Scelgo orari e allestisco le scene con la precisione di un artista nato.Ero tornata (lì) e non c'era nessuno ad accogliermi, anche se me lo aspettavo.All'inizio ero arrabbiata ma poi, sopraffatta dall'amarezza della situazione, diventai triste.Ritornare dall'uomo che amate e scoprire che non c'è.Era sera e piangevo amaramente, camminando, mentre la pioggia estiva, calda, fitta e pesante ungeva la scura superficie delle strade. Osservai decine di volti sconosciuti in cerca del volto di colui che amavoLa folla mi avvolgva come onde piene di occhi e alla fine mi sembrava di camminare in un oceano.Mi muovevo tra queste prospettive con il mio abito nero, come se avessi creato tutto, anche me stessa: vestita di nero, innamorata, in lacrime, errante per la città.Credo di sapere che cosa stavo cercando di fare: tentavo di sottomettere la città in una proiezionedelle mie crescenti sofferenze.Continuavo a rovistare nel baule dei travestimenti del cuore in cerca delle mie difese, perchè a quei tempi, soffrivo moltissimo se mi avvicinavo troppo alla realtà: il mondo definitivo del quotidiano,con i suoi rigidi confini. La vita non corrispondeva mai alle mie aspettativeCosì mi sentivo sempre ingannata, sempre insoddisfatta.Sempre insoddisfatta anche ora mentre vagavo in lacrime nell'aromatico labirinto di strade alla disperata ricerca di un amante perduto.La sua immagine esisteva già in qualche angolo della mia mente, e stavo cercando di scoprirlo nella realtà; guardavo ogni volto che incontravo nel caso fosse quello giusto, cioè quello che corrispndeva alla mia idea di volto, mai visto, di colui che dovevo amare, che mi consumava.Lo creai unicamente in relazione a me, come un'opera d'arte romantica, un oggetto corrispondente al fantasma dentro di me.Poi la città con le sue strade e il mio vestito nero svanì, smisi quasi subito di essere in un luogo magico e terribile.La mattina mi svegliai e scoprii che ero a casa.La cosa più difficile del mondo è recitare con naturalezza, non è vero?Tutto il resto è artificio. D.DGiugno 2004
La Donna con il Muro dei Senza Domani
Scelgo orari e allestisco le scene con la precisione di un artista nato.Ero tornata (lì) e non c'era nessuno ad accogliermi, anche se me lo aspettavo.All'inizio ero arrabbiata ma poi, sopraffatta dall'amarezza della situazione, diventai triste.Ritornare dall'uomo che amate e scoprire che non c'è.Era sera e piangevo amaramente, camminando, mentre la pioggia estiva, calda, fitta e pesante ungeva la scura superficie delle strade. Osservai decine di volti sconosciuti in cerca del volto di colui che amavoLa folla mi avvolgva come onde piene di occhi e alla fine mi sembrava di camminare in un oceano.Mi muovevo tra queste prospettive con il mio abito nero, come se avessi creato tutto, anche me stessa: vestita di nero, innamorata, in lacrime, errante per la città.Credo di sapere che cosa stavo cercando di fare: tentavo di sottomettere la città in una proiezionedelle mie crescenti sofferenze.Continuavo a rovistare nel baule dei travestimenti del cuore in cerca delle mie difese, perchè a quei tempi, soffrivo moltissimo se mi avvicinavo troppo alla realtà: il mondo definitivo del quotidiano,con i suoi rigidi confini. La vita non corrispondeva mai alle mie aspettativeCosì mi sentivo sempre ingannata, sempre insoddisfatta.Sempre insoddisfatta anche ora mentre vagavo in lacrime nell'aromatico labirinto di strade alla disperata ricerca di un amante perduto.La sua immagine esisteva già in qualche angolo della mia mente, e stavo cercando di scoprirlo nella realtà; guardavo ogni volto che incontravo nel caso fosse quello giusto, cioè quello che corrispndeva alla mia idea di volto, mai visto, di colui che dovevo amare, che mi consumava.Lo creai unicamente in relazione a me, come un'opera d'arte romantica, un oggetto corrispondente al fantasma dentro di me.Poi la città con le sue strade e il mio vestito nero svanì, smisi quasi subito di essere in un luogo magico e terribile.La mattina mi svegliai e scoprii che ero a casa.La cosa più difficile del mondo è recitare con naturalezza, non è vero?Tutto il resto è artificio. D.DGiugno 2004