Creato da MalinconieSublimi il 07/06/2011

GiulianoPiancastelli

FAENZA ARTE...STUDIO D'ARTE PIANCASTELLI...VICTORIAN ART

 

LA ROCCHETTA MATTEI..Conte Cesare Mattei

 

 

LA ROCCHETTA MATTEI

"La rinascita"

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Conte

CESARE MATTEI

"I frutti di un genio "

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 Chi è dotato di un animo sensibile, non può non rimanere affascinato e commosso davanti a tanta bellezza e genialità, questa è la Rocchetta Mattei. Nemmeno si può rimanere indifferenti davanti alla figura straordinaria del Conte Cesare Mattei.

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Possiamo solo ritenerci onorati di esser suoi connazionali. Ho imparato ad amare la Rocchetta e il genio del Conte Mattei fin da bambino. Anche se vivo nella provincia di Ravenna, ho sentito quei luoghi sempre vicino, grazie ai racconti di Elda Vivarelli e Elvira Cioni, che è la nipote  di quell'Elvira Cioni che per molti anni lavorò alla Rocchetta Mattei, negli anni in cui però il conte era già morto. Chi mi conosce sa quanto amo i luoghi abbandonati, e la rocchetta era splendida anche in rovina, ora che è rinata certamente non ha più quel fascino che l'autenticità degli ambienti e la polvere dell'abbandono dona, ma è certo che senza questo restauro sarebbe scomparsa.

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( la fase dei restauri )

La Rocchetta Mattei è una rocca situata sull'Appennino settentrionale, su di un'altura posta a 407 metri sul livello del mare, in località Savignano nel comune di Grizzana Morandi, sulla strada statale n° 64 (Porrettana), in provincia di Bologna. Costruita nella seconda metà del XIX secolo, mescola stili diversi, dal medievale al moresco.

( gli anni dell'abbandono )

Fu la dimora del conte Cesare Mattei, letterato, politico e medico autodidatta fondatore della medicina elettromeopatica, sulle basi della medicina omeopatica. Il 5 novembre 1850 viene posta la prima pietra della Rocchetta, e già nel 1859 è considerata abitabile, tanto che Cesare Mattei non se ne allontana più. All'interno della Rocchetta il conte conduce una vita da castellano medievale e arriva addirittura a crearsi una corte, con tanto di buffone.

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Il castello voleva essere la sede della nuova medicina mondiale che il Conte divulgò con grande successo in tutto il mondo e ospitava illustri personaggi che arrivavano da ogni dove per farsi curare. La fama della Rocchetta crebbe con quella del Conte e dell'elettromeopatia, nella quale erano riuniti il potere delle erbe con quello dell'elettricità vegetale. Il conte possedeva industrie farmaceutiche in tutto il mondo e da tutto il mondo vennero a farsi curare da ogni tipo di malattia; sembra che, addirittura, ospiti della Rocchetta siano stati Ludovico III di Baviera e lo zar Alessandro II. Nel 1925 è visitata in forma ufficiale da S. A. R. il Principe di Piemonte. Persino Dostoevskji cita il Conte ne I fratelli Karamàzov, quando fa raccontare al diavolo di essere riuscito a guarire da terribili reumatismi grazie a un libro e a delle gocce del Conte Mattei, per non parlare di Sir Arthur Conan Doyle che come il  Conte aveva una passione per lo spiritismo.

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L'insieme di edifici che forma il castello odierno è collocato su un complesso medievale, appartenuto agli imperatori Federico il Barbarossa e Ottone IV e dominio della Contessa Matilde di Canossa. Prima di scegliere come luogo per la costruzione del suo castello la località Ponte, pare che Cesare Mattei avesse visitato diversi luoghi. Il luogo fu preferito per molte ragioni: la comodità dell'accesso, l'isolamento del rialzo roccioso formante un gigantesco piedistallo naturale, la situazione del luogo sulla confluenza dei fiumi Limentra e Reno, le vallate dei quali domina sovrano questo scoglio in faccia al pittoresco gruppo di Montovolo e Monvigese.

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Lo stile prevalente è il moresco, a cui si aggiunge l'architettura italiana medioevale e moderna.

Sopra l'ingresso principale una iscrizione in alto ricorda l'origine e il compimento dell'edificio con le parole seguenti:

« Il Conte Cesare Mattei - sopra le rovine di antica rocca - edificò questo castello dove visse XXV anni - benefico ai poveri - assiduamente studioso - delle virtù mediche dell'erbe - per la qual scienza ebbe nome in Europa - ed era cercato dagli infermi il suo soccorso - Mario Venturoli Mattei - compié l'edificio - e secondo il voto di lui - nel X anno dalla morte - ne portò qui le ceneri - con amore e riconoscenza di figlio - il III Aprile MCMVI »

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Una larga e comoda scala conduce al vestibolo del corpo abitato. Un ippogrifo è a guardia dell'entrata, per la quale si passa in un cortile scavato nella roccia. Due gnomi a guisa di cariatidi sostengono lo stipite di una porta di faccia. Il catino monolite che occupa il centro proviene dalla parrocchiale di Verzuno ove serviva da battesimale. In questo cortile, entrando, nell'angolo sinistro il 5 novembre 1850, alla presenza di pochi amici, Cesare Mattei pose la prima pietra della costruzione, da lui chiamata col vezzeggiativo di Rocchetta. Dallo stesso lato una porta conduce a una scaletta e poi al magnifico loggiato noto come Loggia Carolina in stile orientale. La scala della Torre conduce, attraverso un ponte levatoio, a una stanzetta dalle finestre piccole e dal soffitto a stallatiti, che fu la camera da letto del Conte Cesare Mattei, in cui sono ancora conservati i mobili originali e le pipe di proprietà del conte.

« Finxerat. Haec. Deus. Huc Immissa. Luce. Superne Signavitque. Umbras. Lumine. Ducta. Manus Hisce. Nova. Ex. Herbis. Mundo. Medicina. Paratur Hinc. Vetus. Ella. Fugit. Victima. Strata. Jacet »

 

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Quasi di fronte si trova la scala delle visioni dove una fantasia allegorica nella volta rappresenta la nuova scienza omeopatica che vince la vecchia medicina. Due distici del latinista abate Giordan, nizzardo, amico del Mattei e ospite in Rocchetta, celebrano la vittoria:

 

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La scala conduce alla sala inglese sull'alto del torrione principale. Ritornando nella Loggia Carolina si trovano la camera bianca e la camera turca. Dopo un breve tratto di roccia scoperta, rupe e balcone allo stesso tempo, si trova il cortile dei Leoni, la parte meglio riuscita dell'intero edificio, riproduzione del cortile dell'Alhambra di Granada. A lato del cortile dei Leoni si trova l'ingresso a una specie di vasta cantoria, che sovrasta l'interno della chiesa del castello.

 

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Entro un'arca rivestita di maioliche si trovano le spoglie di Cesare Mattei. L'arca non riporta alcun nome, ma soltanto un'iscrizione:

 

« Anima requiescat in manu dei »
« Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d'anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell'Universo! »

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Ripassando dal cortile dei Leoni si entra nel salone della pace, così chiamata in omaggio alla fine vittoriosa della Grande Guerra, e successivamente nella sala della musica nella chiesa, imitazione della cattedrale di Cordova. Accanto alla chiesa si trova il salone dei novanta, così chiamato perché il Conte Mattei avrebbe voluto tenervi un banchetto di vecchi nonagenari quando avesse raggiunta questa età.

 

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Morì prima del tempo senza aver vista la sala compiuta, che fu terminata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei. Si esce nel parco e da qui una elegante scala in macigno conduce alla Porrettana. Varie costruzioni minori, destinate un tempo a locali di servizio e oggi trasformate in villette, coronano il corpo principale.

 

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Durante la guerra le truppe tedesche danneggiano gli interni dell'edificio, tanto che, a conflitto ultimato, l'ultima erede, Iris Boriani, non riuscendo a vendere la Rocchetta, la offre gratuitamente al Comune di Bologna, che però non accetta la donazione. Nel 1959 la Rocchetta viene acquistata da Primo Stefanelli che trasforma una delle costruzioni minori, già adibita a padiglione da caccia, in accogliente albergo con annesso ristorante, dal quale accedere all'adiacente ombroso parco, vera oasi di quiete e serenità. Stefanelli si pone l'obiettivo di riparare i danni per riportare il castello nelle originarie condizioni, per farne una meta turistica di notevole interesse. Nel 1989, Stefanelli muore e la situazione precipita: per problemi vari la Rocchetta è stata definitivamente chiusa al pubblico.

Si racconta che all'interno della Rocchetta Mattei si aggiri ancora il fantasma del conte. Le ricerche hanno affermato che si tratta di una leggenda inventata da Primo Stefanelli per rendere più turisticamente attrattiva la Rocchetta.

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Nel 1997 nasce un comitato per la tutela del castello che, nel totale abbandono dei proprietari e delle istituzioni governative, sembrava destinato alla rovina. Vengono promosse molte iniziative al riguardo, una catena umana attorno alla Rocchetta, conferenze e dibattiti, che riscuotono molto successo.

Nel 2000 viene istituito un museo sul Conte Cesare Mattei, la Rocchetta Mattei e l'Elettromeopatia in Via Nazionale 117 a Riola di Vergato, sede del Comitato "Archivio Museo Cesare Mattei", il quale continua tutt'oggi nella raccolta di reperti storici inerenti alla vita del Conte Cesare Mattei.

Nel 2006 la Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna ha ufficialmente annunciato l'acquisizione della Rocchetta Mattei.

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Il Conte Cesare Mattei

Nacque a Bologna l'11 gennaio 1809 da famiglia agiata, e crebbe a contatto con i massimi pensatori dell'epoca come Minghetti e Andrea Costa. Nel 1837 fu uno dei fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio che avrebbe aiutato lo stato pontificio a fermare l'avanzata austriaca. Venne nominato Deputato al Consiglio di arruolamento della Guardia Civica Bolognese con il grado di tenente colonnello e capo dello Stato Maggiore, carica che venne poi abbandonata in quanto eletto, nel 1848, deputato al Parlamento di Roma. Nel 1850, dopo la morte della madre a causa di un tumore, decise di ritirarsi dalla vita politica per dedicarsi allo studio della medicina. Acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell'antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato "Rocchetta", dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859.

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Andando oltre le teorie di Hahnemann (fondatore dell'omeopatia) elaborò una nuova scienza medica che chiamò Elettromeopatia e nel 1881, benché avversato dalla medicina, iniziò la produzione dei rimedi elettromeopatici esportandoli anche all'estero. Nacque un deposito centrale a Bologna e altri 26 depositi autorizzati in tutto il mondo che crebbero fino a 107 nel 1884, tra i più importanti quelli in Belgio, U.S.A., Haiti e Cina. Negli anni 1887/1888, errate speculazioni finanziarie del nipote Luigi Mattei, predestinato erede e co-intestatario di quasi tutte le proprietà, causarono una gravissima crisi economica alla famiglia. Non riuscendo a far fronte ai debiti e agli altissimi tassi degli usurai, molti beni vennero messi all'asta. La rovina minacciò di sommergere tutto il patrimonio, compresa la Rocchetta. Decise di diseredare il nipote e riuscì a sanare in parte la situazione, coadiuvato dal suo collaboratore Mario Venturoli (1858-1937), che adottò nel 1888 in segno di riconoscenza. Nel 1895, ormai anziano e reso paranoico dalle continue dispute con i medici allopatici, a causa di una incomprensione con la nuora (sospettata di aver tentato di ucciderlo servendogli un caffè avvelenato), cacciò lei e Mario dal castello e in seguito li diseredò.

Morì il 3 aprile 1896 all'età di 87 anni.

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Durante la sua vita trovarono lavoro e benessere tutte le famiglie della zona, e il territorio, povero e poco abitato, conobbe sviluppo e prosperità anche grazie alla costruzione della linea ferroviaria Bologna-Riola da lui voluta. Era sempre caritatevole con i poveri che avevano bisogno di cure ai quali dava i medicinali gratuitamente. Il feretro fu trasportato nella chiesina di Savignano con l'onore della musica di Porretta e circa 2000 persone a seguito. Il 14 aprile 1896 fu celebrato un Ufficio con 60 sacerdoti e più di 6000 persone, che si accalcarono negli spazi intorno alla chiesa per rendergli omaggio.

Nel 1904 il Venturoli riuscì a risultare coerede con i nipoti, terminò i lavori alla Rocchetta, rimodernò case e villini e continuò l'attività elettromeopatica. Nel 1906, come espressamente richiesto nel suo testamento, le spoglie vennero portate in Rocchetta e tumulate nella cappella. Nel 1914, nonostante la sua morte, i depositi aumentarono ancora e divennero ben 266 in tutto il mondo. Nel 1937 morì Mario Venturoli e alla conduzione dell'azienda successe la vedova, Giovanna Maria Longhi, che ereditò anche il segreto dei preparati elettromeopatici e ne continuò la produzione. Negli anni della seconda guerra mondiale avvenne il declino progressivo della azienda elettromeopatica e la Rocchetta subì moltissimi danni e saccheggi. Giovanna Maria Longhi e la figlia Iris Boriani si trasferirono così a Bologna. Nel 1956 morì Giovanna Maria Longhi, che lasciò il segreto alla figlia. L'industria elettromeopatica in breve tempo ridusse l'attività fino alla chiusura. Dopo la morte di Iris Boriani, il segreto dei rimedi Mattei passò alla figlia ed erede, Gianna Fadda Venturoli che lo custodisce tuttora.

LA LANTERNA DELLA ROCCHETTA, TORNA A BRILLARE

Per avere maggiori informazioni sulla Rocchetta Mattei

e sulla vita del Conte Cesare Mattei, potete visitare questo sito ufficiale...

http://www.cesaremattei.com/

Vi invito a cliccare mi piace, sulla pagina facebook ufficiale del Museo Mattei. Ecco il link

https://www.facebook.com/CesareMattei1809?ref=profile

 

 
 
 

Daniela D'Antoni POESIE

Post n°160 pubblicato il 18 Giugno 2015 da MalinconieSublimi
 

 

PAINTING BY

GIULIANO PIANCASTELLI

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AL LARGO

Poesia di

DANIELA D'ANTONI

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Prendi il largo
e poi ti arresti,

in balìa di quelle onde a te moleste:

non ti stacchi
da quel faro che, sicuro,

ti culla assieme alla marea...

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Per leggere altre poesie di Daniela D'Antoni

clicca sul link...

http://blog.libero.it/ETEREA/

 

 

 

 

 
 
 

Maurizio Mazzocchi...Poesia

Post n°159 pubblicato il 05 Giugno 2015 da MalinconieSublimi
 

POESIA

di

Maurizio Mazzocchi

Dovrà pur finire
questo vento freddo
che disperde petali
tra le pietre senza terra.
I miei ricordi
giacciono sotto un giaciglio di marmo.
Torri tristi in lontananza.
Cancelli arrugginiti nei giardini del cuore
La luna pallida è impazzita
solo incubi e turbe tra le stelle.
Dove deporrò il libro dolente della vita
affinchè l'usignolo sappia guardarsi
dalle sue pagine tristi?
Dovrà pur finire questo vento freddo
che si annida tra le rughe del tempo.
Guardo le mie mani
piene di ferite e nettare

 m.m.

 
 
 

JOHN KEATS...Keats-Shelley House

Post n°158 pubblicato il 25 Maggio 2015 da MalinconieSublimi
 

JOHN KEATS

Keats-Shelley House in Rome

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John Keats nacque a Londra il 31 ottobre 1795 da una famiglia di estrazione modestissima. Come tanti artisti non godette il successo in vita, soprattutto  in patria. Oggi John Keats è considerato uno dei più grandi poeti del Romanticismo inglese e alcune delle sue opere, soprattutto le odi, hanno raggiunto la fama immortale. Molti scrittori e artisti, come ad esempio Jorge Luis Borges sono stati profondamente influenzati dalla sua poetica.

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( Una delle case in cui abitò Keats a Londra )


Il padre Thomas, era un garzone di una scuderia a Finsbury, un noto sobborgo di Londra, che sposò la figlia del proprietario, Frances Jennings. John Keats fu il primo di 5 figli: George, Thomas, Edward, Frances. Nel 1803 inizia a frequentare a Enfield la scuola del reverendo John Clarke, ma in un primo momento sembrò preferire la lotta e il pugilato ai libri, tanto che arriva a picchiare un maestro che aveva trattato sgarbatamente il fratellino Tom. Sarà proprio il figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, la cui amicizia lascerà un importante segno nella vita del poeta, a far scaturire il suo amore per la letteratura, iniziandolo a opere che diventeranno per lui fonte d'inesauribile ispirazione, prima fra tutte La Regina delle fate. A soli 8 anni perse il padre che cadde da cavallo e sua madre si risposò con William Rawlings, ma non fu un matrimonio felicissimo.

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( Keats House, la casa Londinese in cui abitò dal 1818 al 1820 )

Nella foto sotto, uno dei ritratti più famosi raffiguranti John Keats, dipinto dal suo amico William Hilton

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In quel periodo particolarmente triste Keats si dedicò con passione alla lettura alzandosi di buona lena, leggeva continuamente, anche durante i pasti. Si narra che se i maestri lo mandavano fuori per un qualche esercizio, camminava leggendo vincendo il suo primo premio scolastico. Nel frattempo la madre pose fine al secondo ed infelice matrimonio e ritornò dai figli, ma ben presto si ammalò di tubercolosi, morendo il 10 marzo del 1810, lasciando i figli in custodia alla nonna. Questa incarica due tutori, John Nowland Sandall e Richard Abbey, di prendersi cura dei ragazzi. Abbey è il principale responsabile del patrimonio dei fratelli Keats, ma lo amministrerà in modo disonesto, tanto da lasciare John in grandi ristrettezze economiche fino alla fine dei suoi giorni. Keats studiò medicina ed ottenne anche l’abilitazione, ma non esercitò mai la professione. Preferì accostarsi alla letteratura, recandosi a teatro e alle idee radicali, misurandosi con poeti come Wordsworth, Byron, Shelley che in quel periodo andavano di moda. Grazie alla sua amicizia con il pittore Benjamin Haydon e John Hamilton Reynolds, riesce a essere presentato a Leigh Hunt, che diventa così il suo principale modello di riferimento poetico degli esordi. Il piccolo circolo di artisti e letterati riunito intorno a Hunt si dimostra molto stimolante per Keats. Sono all'ordine del giorno gare poetiche in cui si deve comporre un sonetto in soli quindici minuti: è l'occasione in cui sono stati scritti Written in Disgust of Vulgar Superstition, On the Grasshopper and Criket e To the Nile. Un giorno, mentre Keats e Hunt siedono in casa con due autocelebrative corone d'alloro in capo, bussa qualcuno. Hunt si toglie subito la corona, ma Keats in preda all'entusiasmo rifiuta e rimane così per tutta la visita, probabilmente delle sorelle di Reynolds. Sull'evento scrive To the Ladies Who Saw Me Crown'd e poi God of the golden bow, in cui chiede scusa ad Apollo, dio della poesia per la sua sfacciataggine.

 


Nel frattempo, dopo essersi trasferito coi fratelli a Cheapside, Keats scrive quella che viene considerato quasi unanimemente la sua prima importante poesia, On First Looking into Chapman's Homer, pubblicata sull'Examiner nel dicembre 1816. Hunt celebra Keats e Shelley come i due più promettenti poeti di quella generazione. Finalmente il 3 marzo 1817 Keats pubblica il suo primo libro di poesie, dal titolo Poems, che tuttavia sotto il punto di vista della critica si rivela un fallimento e lascia gli editori, Charles e James Ollier, insoddisfatti. Keats cambia allora editori, accordandosi con Taylor e Hessey, che pubblicheranno tutte le sue poesie successive. Nell'aprile del 1817 Keats fa un viaggio sull'Isola di Wight, dove, immerso completamente nella propria poesia, inizia a ideare, e poi scrivere, il suo poema, Endymion. Tra i diversi viaggi di quell'estate è importante ricordare quello a Canterbury e Hastings, dove incontra Isabella Jones, di cui si infatua, ma del cui rapporto con il giovane poeta non si sa molto. Fino a quel momento si conosce solo un'altra donna che aveva colpito violentemente l'immaginazione di Keats, una sconosciuta vista di sfuggita nel 1814 a Vauxhall. Pensando a lei, scrive Fill for me a brimming bowl e forse la rievoca anche a anni di distanza in When I have fears that I may cease to be e Time's sea hath been five years at its slow ebb.

 

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Il 28 novembre, quando Endimione è ormai terminato, partecipa a una cena, soprannominata "Immortal dinner", a casa di Haydon, a cui sono presenti anche Wordsworth, Lamb e altri. Durante la serata Haydon chiede a Keats di recitare il delizioso inno a Pan del libro I di Endimione, ma il commento di Wordsworth è piuttosto secco: "Un grazioso pezzo di paganesimo." Keats non glielo perdonerà mai. I primi mesi del 1818 il fratello Tom si ammala e iniziando a perdere sangue in maniera preoccupante. L'altro fratello, George, si sposa con Georgiana Wylie e partono per l'America in cerca di fortuna, mentre poco dopo, a inizio estate, Keats comincia il giro a piedi del Lake District e della Scozia con l'amico Charles Brown. Al suo ritorno trova le condizioni del fratello aggravate. Inoltre Endymion al pari di Poems è stato stroncato dalla critica. Il 1º dicembre1818 Tom Keats muore di tubercolosi e John si trasferisce nella casa di Brown a Londra. Là incontra Fanny Brawne,  Keats si innamora rapidamente, che però non sposa a causa delle sue condizioni economiche poco agiate e della sua salute precaria. La pubblicazione postuma della loro corrispondenza scandalizzerà la società vittoriana. La sua relazione viene troncata quando, nel febbraio del 1820, Keats ha il primo attacco di tubercolosi. Su suggerimento dei suoi medici si lascia alle spalle la fredda aria di Londra e si trasferisce in Italia, invitato da Shelley.

 

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( Roma, Keats Shelley House )

 

Per un anno le sue condizioni sembrano migliorare, ma la sua salute alla fine peggiora.

 

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( Keats in punto di morte )

 


Muore il 23 febbraio del 1821 a Roma, in un appartamento che guarda la celeberrima Piazza di Spagna e viene sepolto nel cimitero acattolico di Roma.

 

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( Roma, cimitero acattolico )

 

La sua ultima richiesta viene rispettata ed è così che sulla sua lapide si legge solo il seguente epitaffio, « Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell'acqua” » .

 

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Le lodi alla poesia di Keats vennero in primo luogo da Oscar Wilde che giunto a Roma, dopo esser stato ricevuto dal papa si distese davanti alla tomba di Keats e lì per lungo tempo venerò il grande poeta. Egli doveva molto a Keats come pure a Walter Pater, primo decadentista.

 

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( Roma, Keats-Shelley house )


Il romanticismo etico di Keats, a differenza di quello dei suoi contemporanei, in particolare quelli della prima generazione Wordsworth e Coleridge) è basato più sul valore della bellezza in genere che su un misticismo naturalistico. La poesia di Keats è caratterizzata per la maggior parte dall'ispirazione ai grandi poeti del passato e spesso si riduce ad un manierismo imitativo.

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Numerosi sono i casi di "ispirazione artificiosa" o di "lessico preso a prestito" copiato ed incollato con stucchevole banalità. Solo raramente in gioventù, o nelle grandi odi della maturità, Keats riuscì a liberarsi da tale manierismo, riuscendo a raggiungere alte vette poetiche ispirate ad una Weltanschauung davvero personale.

 

 Proprio per questo motivo, produce dispiacere la morte precoce, a soli 25 anni. Morte sopraggiunta proprio nel pieno della maturità artistica.

Della Keats-Shelley house è curatore il Dr. Giuseppe Albano, che fa anche  parte del consiglio della fondazione "Charles Dickens Museum"...un altro luogo che mi è entrato nel cuore.

Ecco il link della bellissima  Keats-Shelley House a Roma

http://www.keats-shelley-house.org/it 

 
 
 

THE PORTRAIT OF LORD ANTON

Post n°157 pubblicato il 14 Maggio 2015 da MalinconieSublimi
 

THE PORTRAIT OF LORD ANTON

Ritratto di Gentiluomo dalle intense atmosfere vittoriane

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Raramente per un artista è gratificante realizzare un quadro su commissione, perchè ovviamente bisogna andare in contro alle esigenze e ai desideri del cliente, e sacrificare le proprie. In questo caso però devo dire  che è stata una esperienza molto gradevole, perchè gli interessi e le passioni del cliente collimavano con le mie.

Un dipinto nato per caso, ma in modo molto curioso e affascinante.

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Era il 9 ottobre del 2008 mentre stavo passeggiando lungo il viale alberato, con al fianco la mia inseparabile bicicletta e avvolto nel mio completo beige. Ho sempre amato passeggiare lungo i viali, specialmente nel periodo autunnale quando le foglie con i loro colori sono una vera esplosione di rossi, arancio, gialli. Da lì a poche settimane il viale avrebbe assunto quei colori che tanto amo. Passeggiavo assorto nei miei pensieri come avvolto in una nuvola grigia, incurante del resto del mondo, perso in chissà quali sogni...come al solito.

All'improvviso quella nube fu dissolta da una voce che mi chiamava, riportandomi con i piedi per terra, e svegliandomi come da un torpore. Dall'altro lato della strada un signore distinto dai modi eleganti mi chiese: Ma lei è il pittore Piancastelli? Tempo fa mi sono ritrovato tra le mani un suo vecchio dèpliant, ed ammirando le foto dei suoi dipinti, mi è sembrato di riconoscerla in quei volti.

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Io rimasi stupito. Certamente fu il complimento più bello che mi fosse mai stato fatto. Quel signore non mi conosceva, ma guardando i miei quadri era riuscito a capire chi ero. Ho sempre desiderato che le mie opere fossero lo specchio della mia anima, e lui indirettamente me lo confermò, lasciandomi senza parole. Mentre mi raccontava di sè rimanevo sorpreso dalle tante affinità. La passione per l'età vittoriana, l'amore per il Regno Unito...visto anche le sue origini inglesi, il sentirsi figli di un altra epoca. Come potevo non accettare di fargli il ritratto?

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Ho sempre avuto la certezza che nella vita nulla avviene per caso. Senza dubbio in una vita precedente eravamo già amici, da quel momento l'amicizia è ripartita, come se i secoli non fossero passati. Ho sempre ritenuto che l'amicizia vera sia in grado di donarla solo un animale, solo gli animali infatti sono leali e fedeli e ci accettano come siamo...con i nostri pregi e i nostri difetti. Ma a volte anche le persone possono sorprenderci...

J.P.

 
 
 

WILLIAM BLAKE

Post n°155 pubblicato il 06 Aprile 2015 da MalinconieSublimi
 

WILLIAM BLAKE

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William Blake (Londra, 28 novembre 1757 – Londra, 12 agosto 1827) è stato un poeta, incisore e pittore inglese.

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 Secondo Northrop Frye, che si dedicò allo studio dell'intero corpus poetico di Blake, i suoi versi simili a profezie costituiscono "Quello che, in rapporto ai reali meriti, è il corpus poetico in lingua inglese meno letto". Altri hanno invece lodato l'arte pittorica di Blake e un critico nostro contemporaneo lo ha proclamato "Di gran lunga il più grande artista che la Gran Bretagna abbia mai prodotto.Considerato un tempo pazzo per le sue idee stravaganti, attualmente è invece molto apprezzato per la sua espressività, la sua creatività e per la visione filosofica che sta alla base del suo lavoro.

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William Blake nacque a Londra, al 28A di Broad Street nei paraggi di Golden Square, il 28 novembre del 1757, in una famiglia appartenente alla borghesia. Era il terzo di sette fratelli, una femmina e sei maschi, due dei quali morirono durante l'infanzia. Il padre di Blake, James, era un venditore di calze e maglieria. Non frequentò mai la scuola ma fu educato in casa dalla madre.

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Blake iniziò ad accostarsi all'arte realizzando delle incisioni in cui copiava disegni di antiche rovine greche acquistati per lui dal padre (un'ulteriore indicazione del sostegno che i genitori fornivano alle aspirazioni del figlio), un tipo di attività che allora era preferita al semplice disegno. Grazie a questi disegni - che riproducevano opere di Raffaello, Michelangelo, Maarten van Heemskerck e Albrecht Dürer, entrò per la prima volta in contatto con i modelli classici. I suoi genitori compresero quale fosse la sua indole e decisero di non mandarlo a scuola, ma di iscriverlo invece a dei corsi di disegno. In questo periodo divenne un avido lettore, scegliendo autonomamente gli argomenti che lo interessavano. Iniziò anche ad avvicinarsi alla poesia; i suoi primi lavori lasciano trasparire la sua confidenza con le opere di Ben Jonson e Edmund Spenser.

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Il 4 agosto 1772 Blake firmò un contratto come apprendista dell'incisore James Basire, che aveva lo studio in Great Queen Street, della durata di sette anni. Alla fine di questo periodo, all'età di 21 anni, sarebbe stato pronto per diventare un incisore professionista.
Dopo due anni Basire lo mandò a copiare dal vivo particolari delle chiese gotiche di Londra e l'esperienza fatta all'Abbazia di Westminster ebbe un suo ruolo nella formazione del suo stile e dei suoi ideali artistici.
Nel 1778 Blake si iscrisse alla Royal Academy, ospitata nella Old Somerset House nei pressi dello Strand, per seguire un corso della durata di sei anni.

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Nel 1782 Blake conobbe John Flaxman (York 1755 - Londra 1826) scultore, disegnatore inglese (illustrò l'Iliade, l'Odissea, la Divina Commedia e fu interprete ammirato durante il periodo neoclassico), che diventò il suo mecenate, e Catherine Boucher, che sarebbe poi diventata sua moglie. In quel periodo Blake stava riprendendosi dalla fine di una relazione conclusasi malamente, con il rifiuto della sua proposta di matrimonio. Mentre raccontava la storia a Catherine e ai suoi genitori ella gli espresse comprensione, al che il poeta le chiese "Provate compassione per me?" e, quando la ragazza rispose di sì, le disse: "Allora io vi amo!". Blake sposò Catherine - di cinque anni più giovane - il 10 agosto 1782 nella chiesa di St. Mary a Battersea.
Nel 1788, all'età di trentuno anni, Blake iniziò a sperimentare l'incisione a rilievo, un metodo che avrebbe poi impiegato in numerosi tra i suoi libri, dipinti e opuscoli, ma anche nelle sue poesie, che includono le Profezie e il capolavoro La Bibbia.
Nel tempo Blake abbe modo sempre più di introdursi nell'ambiente artistico dell'epoca, conoscendo i più importanti artisti in campo pittorico e letterario.

 

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Rifiutò sempre qualsiasi forma di autorità imposta; nel 1803 fu anche accusato di lesa maestà e di aver pronunciato espressioni sediziose e che rivelavano intenzioni traditrici verso la corona, ma fu in seguito assolto dalle accuse dal tribunale di Chichester.
Nel prosieguo della carriera Blake iniziò a vendere un gran numero di opere, In particolare le sue illustrazioni della Bibbia, a Thomas Butts, un mecenate che lo considerava però, più che come un artista di valore, un amico; è un tipico esempio del modo in cui Blake venne considerato per tutto il corso della vita.
L'incarico di illustrare l'Inferno di Dante fu affidato a Blake nel 1824 da John Linnell, con il proposito finale di trarne una serie di incisioni.

 


Le illustrazioni del poema realizzate da Blake non si presentano come un semplice accompagnamento del testo, ma sembrano piuttosto rivederlo criticamente, e fungere da commentario degli aspetti spirituali e morali dell'opera.
Il giorno della sua morte Blake lavorò senza concedersi un attimo di riposo alle sue illustrazioni dell'Inferno di Dante. Alla fine, raccontano, smise di lavorare e si girò verso la moglie che se ne stava in lacrime vicino al letto. Si dice che, guardandola, il pittore abbia esclamato:
« Resta ferma Kate! Esattamente come sei ora. Farò il tuo ritratto, perché per me tu sei stata sempre come un angelo. »
Dopo aver finito il ritratto (oggi andato perduto), poggiò i suoi strumenti ed iniziò a cantare inni e poesie.[19] Alle sei di quella sera, dopo aver promesso alla moglie che sarebbe rimasto per sempre con lei, Blake morì.

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Dopo la morte di Blake Catherine si trasferì a casa di Tatham per fare la governante. Era convinta che lo spirito del marito le facesse visita con regolarità. Continuò a vendere le sue miniature e i suoi dipinti, ma non concludeva alcuna trattativa senza aver prima "consultato il Sig. Blake". Il giorno della sua morte, nell'ottobre del 1831, era calma e sorridente come il marito e si rivolse a lui "come se si trovasse semplicemente nella stanza accanto, per dirgli che lo stava raggiungendo e non ci avrebbe impiegato molto."
Blake sostenne di aver avuto visioni per tutta la vita. Spesso si concretizzavano in piacevoli immagini di tipo religioso. Senza dubbio, i principi religiosi e le immagini sacre occupano un posto centrale tra le opere di Blake. Dio e la cristianità hanno rappresentato il fulcro dei suoi scritti e la fonte della sua ispirazione. Inoltre Blake credeva di ricevere personalmente istruzioni ed incoraggiamento dagli Arcangeli per creare le sue opere, che sosteneva che gli Arcangeli stessi poi leggessero ed ammirassero.

 

 

Alcune frasi famose di Blake:


Coloro che reprimono il desiderio, lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da essere represso.

È più facile perdonare un nemico che un amico.

Nessun uccello vola troppo in alto, se vola con le proprie ali.

Una verità detta con cattiva intenzione batte tutte le bugie che si possono inventare.

Sii sempre pronto a dire ciò che pensi, e il meschino ti eviterà.

Le sue massime sono sempre taglienti e profonde. I suoi quadri sono davvero particolari un artista singolare medianico e visionario.


William Blake ebbe una vita difficile ma la sua forza e la sua onestà lo fecero conoscere al mondo intero anche se visto come un alieno essendo dedito al mondo del mistero.  Le sue opere hanno come protagonisti il simbolismo e l'oniricità dei suoi viaggi attraverso certe forme di introspezione medianica. Blake era un forte medium le sue massime e le sue poesie sono cariche di forza e di un interiorità profondissima. I suoi quadri sembrano avere una calamita che ti spingono in un vortice profondo suscitandoti forti emozioni. Certo è un genere che non a tutti può piacere e credo che per accoglierlo veramente bisogna essere un po' legati ad una quarta dimensione ed essere molto introspettivi. una sua massima diceva " Io non interrogo il mio occhio più di quanto interrogherei una finestra a proposito di una veduta. Io guardo attraverso di esso e non con esso."

Poesia

Il Giardino d'Amore
Nel Giardino D'amore un giorno entrai
e vidi cosa mai veduta prima:
una Cappella eretta proprio al centro
del prato ove ero solito giocare.

Essa aveva cancelli ben sprangati,
"Tu non devi" era scritto sulla soglia;
io al Giardino d'Amore mi rivolsi,
che tanti fiori aveva generato;

e lo vidi di tombe tutto ingombro,
e al posto dei fiori v'eran lapidi;
e Preti neri intorno ad imbrogliare
tra spini i miei piaceri e desideri.

 

 
 
 

Ada Trerè Ciani....Scrittrice

Post n°154 pubblicato il 26 Marzo 2015 da MalinconieSublimi
 

Ada Trerè Ciani

Scrittrice

 

Se mi si chiedesse qual' è il difetto più grande, sicuramente risponderei l'ingratitudine. Ed è un difetto che io non ho e non voglio avere. Spesso ci si dimentica di quando non ci "filava" nessuno, ed all'improvviso una persona ci ha teso la mano facendoci uscire dall'ombra. Ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto comprendere di valere qualcosa, di non essere un vaso di coccio tra i vasi di ferro, ma di avere qualcosa da dire. Ancor di più certi gesti acquistano valore quando vengono fatti in modo disinteressato, senza pretendere e ricevere nulla in cambio. Certamente in casa mia l'amore per l'arte è sempre stato vivissimo. Ho sempre visto i miei genitori intenti a leggere i grandi classici della letteratura, e certamente mia madre è stata la prima a credere nel mio talento. Senza mai ostacolare il mio voler essere pittore, ma anzi, incitandomi e finanziandomi fin da piccolissimo. Ho iniziato a dipingere a tredici anni e da subito ha creduto in me.

( La signora Ada Trerè Ciani quando era l'insegnante di mia sorella )

Fuori dalla famiglia però se devo dire grazie a qualcuno è sicuramente  la maestra e scrittrice Ada Trerè Ciani. Avevo sempre vissuto il mio essere artista, in modo riservato cercando di non attirare l'attenzione. Ma un giorno lei vide un mio affresco, e subito incuriosita venne a visitare casa mia per vedere tutti i miei quadri. Mi portò esponenti dell'arte per comprendere se avevo le qualità per emergere, e visto che i giudizi furono positivi, mi inserì prima in una collettiva nel paese, poi in una mostra a Faenza di un certo prestigio insieme ad artisti già affermati, poi in una personale in cui la mia arte era protagonista assoluta. Scrisse articoli che parlavano del mio talento, commenti su depliant, ma cosa più importante mi insegnò come ci si deve muovere per organizzare un evento d'arte. Ho imparato grazie a lei che bisogna osare, chiedere senza paura, al massimo verrà detto un no!... Ma bisogna rincorrere i propri sogni. Il mio carattere nel tempo è molto cambiato, e come mi definì lei tempo fa....ora sono un carro armato che schiaccia chiunque, per ottenere ciò che vuole. Mi ha insegnato a non avere paura.
Se ora ricevo inviti a mostre un po' da tutta europa, se vengo contattato da esponenti della cultura di grande livello e questo blog ha visite da tutte le parti del mondo, è grazie anche a lei che mi ha fatto comprendere che potevo osare, potevo emergere. Avere il talento non serve a nulla se lo si tiene nascosto, se non lo si propone al mondo esterno.
Sono molti gli artisti che ha aiutato a farsi conoscere, non tutti dotati di buona memoria, ma io invece la memoria ce l'ho buona e la ringrazio
L'ho sempre ammirata come scrittrice. Lei, maestra elementare, era riuscita ad affermarsi. Il suo libro Fiori di banco venne pubblicato da Bompiani, su segnalazione di Umberto Eco. Questo dice già tutto! Fu subito un vero successo! Una volta accesi la televisione e la vidi a Domenica in, tra Pippo Baudo, Roberto Benigni ed altri personaggi. Un altra volta invece, protagonista a Mixer di Giovanni Minoli. Tutto questo mi divertiva molto ed accresceva in me il desiderio di emulare la sua voglia di emergere.


Fiori di banco di Ada Trerè Ciani, è una delle prime raccolte (se non la prima) di “amenità” scolastiche. Si presenta come un quaderno a quadretti. Ricordo ancora la frase in copertina: “Carlo Magno quando morì divise tutti i sudditi in tre parti”, ma anche un brano nella sezione religiosa,
*“San Martino vide un povero che aveva freddo e allora con la spada lo tagliò in due”, o una scena di vita familiare contadina:

 *“Mio padre faceva il maiale e mio zio lo aiutava”.

*Quando morì la parte di Oriente, Teodosio la diede ad Arcadio con la sua capitale Costantinopoli. A Onorio gli diede la parte di un Accidente.

* Le madri spartane dicevano ai loro figli: torna morto o torna vivo!

*Tiberio era figlio adottivo di Augusto cioè vuol dire che non era suo figlio fisso.

*Il padre di Carlo Magno era Peppino in breve.

* Il feudatario si alzava verso le cinque o le sei e cominciava a fare la cacca oppure metteva un guanto e prendeva i falchi.

...e tanti altri.


Questo libro ha dato il via alla lettura di tutto un filone di libri umoristici...seguiranno " Io speriamo che me la cavo", ecc. ecc. Ma la prima è stata lei.  Un libro scritto negli anni 70 ma che mantiene una freschezza e una ironia ancora molto attuale.

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Ovviamente non ha scritto solo questo libro... tralasciando le sue collaborazioni a varie riviste e altri libri a cui ha dato il suo  contributo insieme ad altri scrittori, e il suo ruolo di "memoria storica" del suo paese ( Fognano )..con la raccolta di aneddoti e eventi storici avvenuti nella valle del Lamone, mi piace ricordare le seguenti opere...

"Quisquicole"

"La gaia fattoria ( trilogia per bambini )"

"Tipi da spiaggia"

"La zia"

"La nostra gente"

"Quando cantava il ruscello"

"Un giardino nel cielo"


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J.P.

 

 
 
 

MONREALE..San Sebastiano

Post n°153 pubblicato il 19 Marzo 2015 da MalinconieSublimi
 

IL MIO SAN SEBASTIANO

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Monreale

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Da artista indipendente ho sempre rifiutato di partecipare a mostre, preferendo internet per far conoscere la mia arte. Infatti la notorietà che mi ha dato è stata una vera rivelazione. Nonostante riceva inviti a partecipare ad esposizioni dall'america all'europa non ho mai aderito. Ultimamente però ho deciso di iniziare a partecipare con una sola opera, ad eventi di qualità in location interessanti dal punto di vista artistico. E così il mio San Sebastiano ora è in Sicilia, nella bellissima Monreale.

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...ospite della Civica Galleria Giovanni Sciortino, in occasione del Premio Guglielmo II

dal 21 al 29 marzo.

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L'invito mi è arrivato da parte del Dott. Salvatore Russo, Critico d'arte prestigioso e già collaboratore del Prof. Vittorio Sgarbi, nell'annuario d'arte contemporanea...

http://www.artistiannuario.it/comitato.php

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( Salvatore Russo Critico D'Arte )

Ecco un articolo che spiega la manifestazione.

http://www.monrealepress.it/mp-monreale-torna-il-premio-guglielmo-oltre-250-le-opere-esposte-7389.asp

A luglio invece le mie opere saranno presenti fuori Roma, presso i castelli romani, nella prestigiosa location Castel Vecchio

 http://www.locationmatrimonio.it/castel_vecchio.html

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LONDON..Charles Dickens Museum

Post n°152 pubblicato il 13 Marzo 2015 da MalinconieSublimi
 

 

LONDON

Charles Dickens Museum

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Il Charles Dickens Museum (Museo Charles Dickens) è un museo dedicato al romanziere britannico Charles Dickens, situato a Londra, al numero 48 di Daughty Street, in una abitazione dove Dickens visse dal 25 marzo 1837 al dicembre 1839.

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La vita di Dickens nell'edificio


Il museo si trova in una tipica casa in stile georgiano, al 48 di Daughty Street nel distretto di Holborn, a Londra.

Dickens vi si trasferì il 25 marzo 1837 (un anno dopo il suo matrimonio), per rimanervi fino al dicembre 1839, insieme alla moglie Catherine e ai tre maggiori dei suoi dieci figli.

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Inoltre, altre due delle figlie di Dickens, Mary e Kate Macready, ebbero qui i loro natali. Gli anni in cui l'autore occupò questa casa furono per lui molto fecondi anche dal punto di vista letterario: qui venne completato Il Circolo Pickwick (1836) e furono scritti interamente Oliver Twist (1838) e Nicholas Nickleby (1838–39); in questo periodo, inoltre, Dickens lavorò anche a Barnaby Rudge (1840–41).

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Dickens prese in affitto l'abitazione, che è l'unica "superstite" fra le residenze londinesi in cui egli abitò, per tre anni, a 80 sterline l'anno.

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Mentre la famiglia Dickens abitava in questa casa, a essa si unirono anche il fratello minore dello scrittore, Frederick, e la sorella maggiore di Catherine, di 17 anni, Mary, che si trasferì da Furnival's Inn per offrire il suo aiuto alla sorella, recentemente sposata, e al cognato (per la sorella non maritata di una sposa non era insolito all'epoca vivere con la coppia di sposi).

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Dickens si affezionò notevolmente a Mary, che però morì tra le sue braccia dopo una breve malattia, nel 1837.

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Mary continuò a "vivere" nei romanzi di Dickens, in alcuni dei quali il suo personaggio fu trasposto: in particolare, la morte di Nella ricorda quella della parente dell'autore.

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Nel 1939 Dickens si trasferì in una casa di maggiori dimensioni, poiché la sua famiglia era cresciuta, il che coincidette con l'aumento della sua ricchezza, dovuto alla sua attività di romanziere.

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Sviluppato su quattro piani, il museo contiene importanti dipinti, edizioni rare delle opere di Dickens, manoscritti, mobili originali e altri articoli relativi all'autore, alla sua vita e alle sue opere.

 

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La cosa che affascina di più in questa casa-museo, è che si ha l'impressione che Charles Dickens sia appena uscito di casa, o che debba rientrare da un momento all'altro. Tutto è rimasto come era ed è una bellissima testimonianza di come era la vita ai tempi di Dickens.

 

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Forse l'oggetto più pregiato in mostra è l'incompiuto ritratto dell'autore, Il sogno di Dickens di R.W. Buss (lo stesso che illustrò, fra l'altro, Il Circolo Pickwick). Il dipinto ritrae Dickens nel suo studio a Gads Hill Place attorniato da molti dei personaggi da lui creati.  L'edificio che ospita il Museo fu minacciato da una demolizione nel 1923, ma fu salvato dall'associazione Dickens Fellowship (fondata nel 1902) che lo acquistò sollevandolo dall'ipoteca che lo gravava e lo ristrutturò.

 

Il museo fu aperto nel 1925, sotto la direzione di un trust indipendente; originariamente si chiamava "Dickens House Museum".

ECCO IL LINK DEL SITO...

http://www.dickensmuseum.com/

 
 
 

PETER J. MARING ART

Post n°151 pubblicato il 10 Marzo 2015 da MalinconieSublimi
 

PETER J. MARING

ART

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PAINTING BY PETER MARING

( Sagittarius….acryl on canvas 40x50 cm. )

La pittura di Peter Maring è una rivelazione per chi osserva.

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PAINTING BY PETER MARING

E’ un respiro per l’anima l’esplosione di colori accesi e squillanti che mettono in risalto figure, paesaggi e “mondi”....

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PAINTING BY PETER MARING

 ...soprattutto quelli interiori che emergono e chiedono al “pennello” di essere tradotti sulla tela.

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PAINTING BY PETER MARING

Visioni immaginifiche di mondi surreali dove alberi e paesaggi vengono trasfigurati dalla “LUCE” a cui egli affida il compito delicato di metterli in risalto.

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PAINTING BY PETER MARING

Luce che delinea i contorni che egli di proposito sfuma poiché l’anima è così inafferrabile e così poco decifrabile che non accetta contorni.

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PAINTING BY PETER MARING

 E’ la tecnica che la mette in risalto, tecnica e colore che attraversano varie fasi della sua pittura e della sua sensibilità interiore. 

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PAINTING BY PETER MARING


Peter Maring racconta ogni più nascosto e intimo segreto custodito dalla natura e lo mostra a noi con disarmante verità semplicemente narrando.

 

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PAINTING BY PETER MARING

Rimanere incantati dalle sue creazioni è inevitabile..

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PAINTING BY PETER MARING

 

Nelle sue tele ogni cespuglio, ogni foglia, ogni petalo viene affrontato con estrema cura formale, trattato come un micro-cosmo.

 

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PAINTING BY PETER MARING

 

Una prospettiva di luci, ombre e colori dona profondità alle opere, modellando uno spazio fisico che appare in rilievo.

 

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PAINTING BY PETER MARING

 

Dalle sue opere ci viene incontro un dolce presagio di serenità, grazie a una luce impalpabile e diffusa, intessuta da un senso di sospensione, di attesa misteriosa, di dolcezza. A suo modo egli è un poeta, dell'atmosfera, delle piante, degli animali, della figura umana, del silenzio.

 

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PAINTING BY PETER MARING

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PAINTING BY PETER MARING

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Julian Piancastelli

 
 
 

LONDON Sherlock Holmes Museum

Post n°150 pubblicato il 22 Febbraio 2015 da MalinconieSublimi
 

London

Sherlock Holmes Museum

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Il Museo di Sherlock Holmes (Sherlock Holmes Museum) si trova a Londra in Baker Street al numero 239, accanto al 221B Baker Street, che era l'indirizzo scelto da Arthur Conan Doyle per la residenza dell'investigatore.

 

 Il museo è gestito dall'organizzazione no profit Sherlock Holmes International Society.In passato, tra il 1860 e il 1936 la casa, in stile georgiano, attualmente occupata dal museo, è stata, come il "221b Baker Street", una pensione.

Nei libri di Doyle è scritto che Sherlock Holmes, le cui avventure sono proprio ambientate nel periodo tra il 1881 e il 1904, risiedeva in affitto dalla signora Hudson a questo numero.

Il museo comprende tra le altre cose molti oggetti che secondo i curatori sarebbero serviti a Sherlock Holmes per la soluzione di alcuni casi.

Al primo piano c'è lo studio di Holmes, che affaccia su Baker Street, dove l'investigatore insieme al suo amico dottor Watson rifletteva sul caso del momento ed enunciava le sue famose deduzioni.

La stanza è arredata esattamente come è rappresentata nei numerosi film, con le poltrone di faccia al caminetto e molti degli oggetti personali dell'investigatore, quali la lente di ingrandimento, la pipa, il violino, le attrezzature chimiche, il quaderno degli appunti, ecc. fino al bastone da passeggio.

Al secondo piano sono collocate la camera della signora Hudson, sul fronte, e la camera del dottor Watson, sul retro. Anche queste stanze contengono effetti personali, tra cui il diario del dottor Watson con alcune note manoscritte ed estratti del romanzo Il mastino dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles). Nelle stanze del terzo piano sono state allestite delle scene tratte dai romanzi con modelli in cera. Tra le scene è degna di nota quella di Holmes e del professor Moriarty, posti vicini nella stessa stanza.

ECCO IL LINK DEL SITO...

www.sherlock-holmes.co.uk

 

 Arthur Conan Doyle 

Arthur Conan Doyle nacque in Scozia il 22 maggio 1859 in un piccolo appartamento di Edimburgo, al numero 11 di Picardy Place.

Arthur Conan Doyle in età giovanile

Suo padre Charles Altamont Doyle era inglese con remote origini irlandesi, mentre sua madre Mary Foley era irlandese. Il cognome composto lo prese dal prozio Michael Conan, noto giornalista dell'epoca. Il giovane Arthur, secondo di dieci figli, iniziò i suoi studi presso una scuola della sua città per poi proseguire alla Hodder Preparatory School nel Lancashire. I suoi studi più importanti proseguirono presso lo Stonyhurst Jesuit College, scuola cattolica di Clitheroe, poi ancora in Austria, in un altro collegio gesuita e infine all'Università di Edimburgo dal 1876, da cui uscì laureato in medicina nel 1885. È di quel periodo la sua prima opera, Il mistero di Satana Valley (1879, racconto del terrore venduto al Chambers Journal) e il suo primo articolo medico, su un sedativo sperimentato su di sé. L'anno successivo vende a The London Society la storia Il racconto dell'americano, su una mostruosa pianta originaria del Madagascar che si ciba di carne umana (con buona probabilità questo racconto è tra le fonti del romanzo del mistero Relic, di Douglas Preston e Lincoln Child).

Conan Doyle in età matura

Nel 1881 ottenne prima il baccellierato in Medicina, quindi il Master in Chirurgia. Studente brillante trovò il modo per ridurre l'anno di studio a sei mesi, per poter iniziare a fare l'assistente medico: prima per il dottor Richardson a Sheffield, poi per il dottor Elliot a Shropshire, ma soprattutto per il dottor Reginald Hoare a Birmingham. Fu qui che trattato più come figlio che come assistente si appassionò molto alla letteratura e scrisse la sua prima opera. Suoi professori di medicina furono Joseph Lister, professore di chirurgia, inventore e propugnatore del metodo dell'antisepsi, il dottor Joseph Bell, di cui divenne, prima di laurearsi, anche assistente per un breve periodo. Il brillante e freddo dottor Bell, con il suo metodo scientifico e le sue abilità deduttive, gli ispirò in seguito il fortunato personaggio di Holmes, che ha così, almeno nelle origini, un legame con il thriller medico.

Il suo aspetto era ingannevole. Dietro ad un comportamento tranquillo, c'era un uomo dalle forti convinzioni, alcune delle quali ritenute eccentriche dai più, come lo spiritismo, ma tutte profondamente sentite. Tutta la vita di Conan Doyle è una lunga serie di crociate molto combattute, delle quali lo spiritismo era solo l'ultima. Nel 1890 mise in guardia il mondo intero contro la tanto decantata cura per la tubercolosi. Nel 1902 difese il governo britannico contro le accuse di cattiva condotta durante la Seconda Guerra Boera. Nel 1903 venne insignito del titolo di baronetto. Nel 1906 sostenne la riforma per il divorzio. Nel 1909 intervenne contro le atrocità in Congo. Nel 1910 difese pubblicamente Oscar Slater falsamente accusato di omicidio. Nel 1914 mise in guardia tutti contro i devastanti effetti del blocco sottomarino. In ogni caso le sue battaglie, a mezzo stampa, furono condotte con intraprendenza e abilità, a prescindere dai vantaggi che se ne potevano ricavare. Alcune battaglie erano impopolari, ma il personale senso di onore era per lui più importante dell'opinione pubblica.

Come lui stesso disse in una intervista, ha conosciuto cosa volesse dire essere povero e cosa volesse dire diventare abbastanza influente. Ha affrontato ogni tipo di esperienza umana. Conobbe le persone più influenti ed importanti del suo secolo; ha avuto una lunga carriera da scrittore, dopo un periodo da medico, che gli diede il titolo di Dottore di Edimburgo. Praticò moltissimi sport (boxe, cricket, biliardo, motociclismo, calcio, sci), e fu il primo a introdurre l'abitudine di lunghe vacanze in Svizzera, specialmente per cure termali.

 

 
 
 

Historic buildings in London...The MANOR HOUSE

Post n°148 pubblicato il 23 Gennaio 2015 da MalinconieSublimi
 

Historic buildings in London

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MANOR HOUSE

( Edifici storici a Londra )

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La Manor House si trova al numero 21 di Soho Square ed è un edificio nel West End di Londra . Ha origini risalenti al 17 ° secolo, ma l'aspetto attuale risale al 1838. Fu costruita nel 1678 come residenza per aristocratici, ma attraverso la sua storia è stata anche un noto bordello , la sede della Crosse & Blackwell ed ora è un edificio per uffici .
Nel 1678 un contratto di locazione fu concesso su un terreno in Soho Square a John Dunton da Richard Frith e William Pym. Dunton costruì due case su questo sito che  in seguito vennero trasformate in una abitazione singola all'indirizzo N°21 di Soho Square.

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Per i successivi 90 anni, la casa fu abitata da un susseguirsi di figure di spicco, tra cui dal 1685, James Grahme , e poi brevemente nel 1691 da suo fratello Richard Graham, Visconte di Preston .
Tra il 1730 e il 1734, Manor House fu la casa di Sir Rowland 4 Winn Bart di Nostell Priory , Yorkshire . Durante il mandato di Winn George Vertue scrisse che "un grande quadro  della famiglia di Sir Thomas More" fu appeso lì, opera di Hans Holbein e fu commissionato dalla famiglia nel 1592. Quando Winn  lasciò Manor House il dipinto fu portato  a Nostell Priory dove si trova tutt'ora.

Tra il 1772 e il 1775 il numero 21 di Soho Square divenne la sede dell'Ambasciata di Spagna . Ma le case cambiano spesso destinazione nel corso dei secoli, e Manor House divenne addirittura "Il bordello Casa Bianca"

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Nel 1776 infatti la casa, allora conosciuta come la Casa Bianca, fu  acquistata da Thomas Hopper, che, tra il 1778 e il 1801 la trasformò in apparenza come un hotel, anche se tutti i personaggi suoi contemporanei sapevano che la sua vera attività era quella di un bordello di alta classe.  La Casa Bianca era descritta come un ambiente arredato con stile, e aveva camere a tema, lussuose. Tra queste la famosa :"camera d'oro", "Silver Room" e "bronzo Room", un "dipinto da Camera", "Grotta", "carbone Hole" e la più famosa detta " Skeleton Room "che conteneva uno scheletro umano meccanizzato, progettato per spaventare il personale e gli ospiti. Henry Mayhew aveva definito  la Casa Bianca un "luogo di pessima fama" e scrisse:
Alcuni degli appartamenti, si dice, sono stati arredati con uno stile lussuoso , molto costoso; mentre altri erano stati montati con molle, trappole e altri accorgimenti, in modo da non presentare un aspetto diverso da quello di una normale stanza, prima che i meccanismi venissero messi in moto. In una stanza era stata introdotta una povera ragazza disgraziata, quando spostò una tenda, uno scheletro con un sorriso terribile, le precipitò in avanti, e sembrava volesse prendere la creatura terrorizzata, tra le sue braccia ossute. In un'altra stanza, le luci si offuscavano, e poi gradualmente alcune candele, apparentemente auto-accese, rivelavano a una donna colpita dall'orrore, una bara nera, sul coperchio della quale era possibile vedere delle lettere in ottone con su scritto ANNE, o qualunque fosse stato il nome della persona che visitava la stanza in quel momento. Un divano, in un'altra parte del palazzo veniva  fatto scendere in un luogo tenebroso. Una stanza tutta nera di fuliggine in cui era un negozio di carbone.

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Dopo il bordello, passò alla "Crosse & Blackwell".
Nel 1838 la casa fu acquisita da Edmund Crosse e Thomas Blackwell della ditta di condimenti sottaceto Crosse & Blackwell . Intrapresero la prima e unica grande ricostruzione e ristrutturazione della struttura originale e crearono la casa che vediamo oggi di quattro piani principali in mattoni, con una facciata larga e con quattro finestre che fronteggiano Soho Square - la porta d'ingresso era precedentemente su Sutton Row come illustrato nel 1826 in un acquarello di T. Richardson.  Aggiunsero anche una cornice al di sotto del terzo piano e una profonda trabeazione e dei balconi in ghisa al primo e secondo piano. Crosse e Blackwell fecero funzionare il loro business fino al 1925 ed è probabile che il piano terra fosse una sorta di negozio affacciato sulla piazza . La struttura creata dalla Crosse e Blackwell è la casa che vediamo oggi. Anche se sono passati tanti secoli, la Manor House al numero 21 di Soho Square è ancora in uso ed è diventato un edificio per uffici.

 

 

 
 
 

FRANK MILES (1852-1891) Artist

Post n°145 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da MalinconieSublimi
 

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George Francis "Frank" Miles

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( 22 aprile 1852 - 15 luglio 1891 ) 

Miles era un artista inglese con sede a Londra che si era specializzato nei ritratti a pastello di dame dell'alta società, era anche un architetto e un appassionato di botanica . Era l'artista  capo della rivista Vita .
Era  figlio del reverendo Robert Henry William Miles (1818-1883), rettore della Chiesa di S. Maria e All Angels, Bingham , Nottinghamshire, e sua moglie Mary Cleaver. 

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Frank Miles oggi è molto conosciuto per essere stato  uno degli amici di Oscar Wilde che aveva incontrato il 4 giugno a Oxford nel 1876, dove Miles aveva legami familiari nei college e molti amici, anche se non era mai stato uno studente dato che era stato educato in casa (invece che a Eton come suo padre e gli zii). Fu Lord Ronald Gower (1845-1916), scultore, uomo politico e critico d'arte, che fece conoscere Miles a Wilde  . Gower fece questa descrizione di Wilde: il giovane Oscar Wilde, era un piacevole ed allegro compagno, con i capelli lunghi e la testa piena di sciocchezze per quanto riguarda la Chiesa di Roma. La sua stanza era piena di fotografie del Papa e del cardinale Manning ". Ai primi di luglio, Wilde e Gower furono ospiti  per una settimana a casa Miles in Bingham, dove il padre di Frank era un rettore. Lo stesso Gower descrisse Miles come un giovane biondo, alto e dall'aspetto molto piacevole.

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Tre anni dopo, nel 1879, Wilde e Miles  trovarono insieme una casa a Londra, al numero 13 di Salisbury Street allo Strand. 

Wilde chiamava quella casa "Thames House" per la sua vista sul fiume Tamigi. L’abitazione era trasandata, vecchia e buia. Lillie Langtry ricorda che la casa era "un palazzo molto spettrale. Di quella casa però ora non ne rimane più alcuna traccia. In quel periodo infatti i due amici conobbero Lillie Langtry, un'attrice in cerca di successo dell'epoca, ed entrambi si innamorarono di lei cercando di corteggiarla come potevano,(Oscar arrivò a farle una serenata) mentre Miles le dedicava alcuni dei suoi ritratti.

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La Langtry all'epoca era povera e chiese quale attività potesse intrampredenre ai due, Miles le propose di dedicarsi alla floricoltura, la sua idea venne però scartata.
Miles introdusse Wilde e Lillie Langtry , al suo amico e mecenate Signor Ronald Charles Sutherland-Leveson-Gower , che in seguito divenne il modello per  Lord Henry Wotton nel romanzo di Wilde Il ritratto di Dorian Gray .

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Nell' agosto del 1880, Wilde e Miles si erano trasferiti al numero 1 Tite Street a Chelsea...ora rinumerata 44, la casa nominata da loro come "Keats House".

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Miles infatti aveva commissionato ad Edward William Godwin di costruirgli una casa in quella che allora era il N° 1  di Tite street , a Chelsea e vi si era trasferito dalla sua precedente residenza fuori Strand.

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( interno  Miles-Wilde House )

Oscar Wilde aveva vissuto con lui dopo aver lasciato Oxford nel 1878, ma è chiaro che Miles, che aveva due anni più di Wilde, era di gran lunga il partner dominante.

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Wilde, anche se ambizioso, non aveva soldi e poche connessioni sociali, mentre Miles aveva sia un generoso assegno dal suo ricco padre e le royalties da suoi disegni, Miles fu in grado di mantenere il suo amico con stile. In un documento della direzione delle Poste di Londra del 1881 Miles figura come l'occupante, ma non viene menzionano Wilde. Nel censimento del 1881 il nome di  Miles figura come capo famiglia e descrive Wilde semplicemente come un "pensionante".

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Se le voci di questo rapporto  fisico con Wilde sono vere, allora Miles doveva essere bisessuale come era ben noto per il suo interesse pure per le donne,  le "signore della buona società" e le ragazze della classe operaia che spesso usava come modelle per le sue opere. Nell'anno che portò alla sua ultima malattia, Miles fu fidanzato con Miss Gratiana Lucy Hughes (nota come Lucy), figlia di Alfred Hughes 10 ° Baronetto di East Bergholt Lodge, Suffolk. Nel frattempo si era sparsa la voce sui dubbi sessuali di Oscar Wilde, questo era mal visto nel mondo dei cattolici, soprattutto per quanto riguarda il padre di Frank, anche perché indirettamente i dubbi coinvolgevano anche suo figlio che conviveva con lui, a questo punto obbligò il figlio in una lettera a non frequentare più Wilde.

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Quando Miles rivelò il contenuto della lettera, Wilde pretese di sapere se il suo amico avrebbe ceduto ai desideri del padre. Miles dipendeva dal sostegno finanziario del padre, e quindi non aveva alternative. Wilde lasciò la casa, non appena gli fu possibile imballare le sue cose.
Wilde non credeva alle sue orecchie, mai poteva pensare che per colpa di altri la sua amicizia potesse finire, se ne andò affermando che mai più l'avrebbe rivisto, portandogli molta sfortuna: suo padre morì poco dopo nel 1883. Dopo la morte del padre e la partenza di Wilde per l'america ( Wilde e Miles non si sarebbero più incontrati ) Frank Miles divenne seriamente disturbato mentalmente e alla fine venne ricoverato in un manicomio dove morì quattro anni dopo esservi stato rinchiuso.

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Molti furono i dipinti e  disegni in cui raffigurò esponenti di spicco della società britannica, compresi quelli raffiguranti Lillie Langtry , Frances Evelyn Maynard (un altra amante di re Edoardo VII), la contessa di Lonsdale, Sir George Sitwell e sua moglie Ida e la principessa Victoria , Principessa Maud e la principessa Louise . Il suo lavoro può essere visto anche nella chiesa di Bingham, Nottinghamshire dove disegnò le vetrate; a Nottinghamshire County Cricket Club dove si può ammirare un suo lavoro del 1875..un  ritratto di Richard Daft , capitano del Club, e inoltre al Museo della Città la Galleria Nottinghamshire dove è in mostra un suo paesaggio del 1878 di Cenarth.Grazie alla sua passione per la botanica importò molte specie di piante e coltivò nuove varietà.

LA MALATTIA


Nel 1887, Miles fu ricoverato a Brislington per un forte esaurimento nervoso , in un manicomio vicino Bristol , e  vi morì nel 1891 di quello che è stato diagnosticato come 'la paralisi generale dei folli, dopo 4 anni di stanchezza e polmonite. Dopo essersi  impoverito pagando le sue cure mediche presso l'asilo, alla sua morte, i restanti beni di un uomo una volta ricco con una grande eredità e una carriera di successo artistico... erano risultati essere a mala pena solo 20 sterline. La casa in cui visse anni felici con Wilde venne messa in vendita. Pochi anni dopo Oscar Wilde acquistò una casa proprio a pochi passi da quella in cui visse con Miles e vi andò ad abitare con la moglie Costance  e i figli. Mentre Miles morì praticamente in rovina in confronto, il fratello, il Rev. Canon Charles Oswald Miles , che amministrò il suo patrimonio, lasciò 3.600 £ 13s 6d (3 milioni di sterline nel 2008) quando morì nel 1898 e suo cugino, Sir Cecil Miles, 3 ° Baronetto, lasciò 171.591 £ 17s 4d ​​(£ 145million nel 2008 ) nello stesso anno. Fu sepolto a Almondsbury , vicino a Bristol.

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Lillie Langtry
Fu la musa ispiratrice di Frank Miles e fu proprio a lei che il famoso ed apprezzato artista Miles, confidò di essere daltonico, forse per questo motivo preferiva realizzare le sue opere a pastello. La Langtry diventò la prima amante pubblicamente riconosciuta dell'allora principe di Galles, futuro re Edoardo VII tra 1877-1880. Il Principe di Galles era stato ospite del cugino di Frank, Sir Philip Miles.

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Miles the ripper?

Thomas Toughill suggerì Miles come  possibile sospettato di essere " The Ripper"  ( Jack lo squartatore ) nei primi anni del 1970, anche se questa teoria è improbabile, visto che venne rinchiuso proprio nel periodo dei delitti nel manicomio a Bristol.
Forse questo suo sospetto si basa sul fatto che , anche se probabilmente era l'amante di Wilde, si dice che Miles preferisse unirsi anche con giovani ragazze sotto l'età del consenso, per cui la polizia una volta cercò di arrestarlo.

La vita di Miles fu piena di misteri e incontri che segnarono profondamente la sua breve esistenza, che lo portarono a morire a soli 39 anni.

Per conoscere le vicende dell'età giovanile di Oscar Wilde, puoi visitare l'altro mio blog in cui si parla di lui...

http://blog.libero.it/Floorcastels/13033211.html

 
 
 

Within Temptation, Theatres des Vampires - Carmilla

Post n°144 pubblicato il 22 Novembre 2014 da MalinconieSublimi
 

Theatres des Vampires

- Carmilla -

Within Temptation

 - The Howling -

 
 
 

MARIA TERESA ROSSI...Pittrice

Post n°143 pubblicato il 10 Novembre 2014 da MalinconieSublimi
 

MARIA TERESA ROSSI

PITTRICE

"Le magiche atmosfere di una Pittrice di talento"


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La pittrice Maria Teresa Rossi, può fregiarsi a pieno titolo della parola artista, termine spesso abusato ed affiancato ad individui che dell'artista  non hanno nulla.....

 

 

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In lei il talento è evidente e innegabile.....

 

 

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Delle opere che lasciano affascinato chi le ammira...un angolo di paesaggio, un mare in tempesta...una fusione di tecnica, anima, poesia.....

 

 

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La sua arte mi riporta alla mente quella dei pittori del passato, quando l'arte sapeva ancora emozionare.

 

 

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Ma sa anche dipingere in modo moderno, senza però sfociare nel banale e nello scontato, come fanno invece tanti pittori attuali.

 

 

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  Maria Teresa Rossi è un artista consapevole e non improvvisata.

 

 

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Nulla è lasciato a furbesche scorciatoie, a distraenti spettacolarizzazioni.

 

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La comunicazione è immediata e vera.....

 

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Protagonista nelle sue opere resta il bello, resta il vero, attimi e atmosfere di intensa e morbida concentrazione lirica.

 

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Dipinge ciò che vede e lo trasforma in poesia....

 

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..i suoi paesaggi fanno volare la mente verso orrizzonti ormai perduti...

 

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TESTO DI


GIULIANO PIANCASTELLI

 

 
 
 

ANTONELLA COLCER ( Scrittrice )...ACRONIMI

Post n°142 pubblicato il 31 Ottobre 2014 da MalinconieSublimi
 

Ringrazio di cuore la scrittrice...

ANTONELLA COLCER

....per aver creato due bellissimi acronimi con il mio nome e cognome...

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Ecco l'acronimo di GIULIANO...

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...a seguire, l'acronimo di PIANCASTELLI...

KKK

ANCORA GRAZIE ALLA TALENTUOSA SCRITTRICE!...

Per aver saputo cogliere la mia anima Vittoriana.

J.P.

 
 
 

FLOORCASTLES COLLEGE

Post n°141 pubblicato il 30 Ottobre 2014 da MalinconieSublimi
 

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RIAPRE "FLOORCASTLES COLLEGE"

CON UN RACCONTO DI

Antonella Colcer

"Emma e Scarlett"

oltre a nuove notizie sul fantasma della Location Piancastelli

e le sue misteriose presenze.

http://blog.libero.it/Floorcastels

 
 
 

ETTA TERZANO...Poetessa e scrittrice

Post n°140 pubblicato il 22 Ottobre 2014 da MalinconieSublimi
 

POESIA

DI

 ETTA TERZANO

 

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Piove...
Scivolano gocce
giù
da sommità
su cammini desolati,
giù
da ombrelli
su solitudini malate.

Diluvia...
Cadono stille
giù
da rami
su foglie morte,
giù
da lapidi
su fiori marci.

Esequie d'Amore...
Lacrime a lutto
dai miei occhi
fino alle viscere,
dentro il Cuore
ardente di Te.

 
 
 

IL MAESTRO SESTOLORD...COMMENTA L'ARTE DI GIULIANO PIANCASTELLI

 

IL MAESTRO SESTOLORD...

"L'anima misteriosa di un artista d'altri tempi"

II

"IL MARCHIO SESTOLORD"

A volte ci sono doni inaspettati, poche righe che possono far tremare il cuore. Essendo un artista sono abituato ad essere giudicato nel mio operato, ma certi giudizi colpiscono più di altri, quando a esternarli è un artista di fama, oltre ad essere uno studioso di Lord Byron apprezzato a livello internazionale. Le sue parole come pietre preziose hanno adornato la mia vanità....e mi permetto di riportarle...


Il Maestro Piancastelli, è un grande artista e professionista, opere uniche che ci trasportano nell'epoca con dettagli ben precisi del tempo, volti perfetti e le loro espressioni magnetiche, un commento del Maestro Sestolord, osservando queste magnifiche opere "Sublimi emozioni scorrono nell'anima al vedere la bellezza tra espressioni, colori e sentimento, un grande artista che dipinge con l'anima." Sestolord.

Ringrazio anche il Director Galerie Sestolord Memorie Blu Oltremare, Paris, France....

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Francy Petriccione

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IL MAESTRO SESTOLORD

A servizio dell' arte, la genialità del Maestro Sestolord

Cody LaVada - New York, USA

Il misterioso Sestolord, i cui capolavori creativi solo recentemente sono diventati accessibili al pubblico per sua stessa volontà,  deve essere considerato uno degli artisti più enigmatici dell' era moderna. Al di là del tempo, via via che il suo nome diventa sempre più conosciuto a livello internazionale, la sua influenza continua a crescere e già, nel breve corso di pochi anni, il meraviglioso artista è riuscito a raggruppare un seguito di ammiratori e fan devoti ai suoi lavori e ispirati dalle sue creazioni. Non c'è alcun dubbio che il suo nome, in questa veste, continuerà a vivere e a esistere allo stesso modo in cui gli artisti che ha sempre ammirato sono sopravvissuti. La carriera di Sestolord è avvolta nel mistero e dal momento che  alcuni aspetti sono stati svelati, la sfuggente vita  di questo artista promettente intriga moltissimo il suo pubblico.

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L'anonimato sembra essere talmente vitale per lui  che la sua essenza rimane viva puramente attraverso le opere che ha creato. Il suo pseudonimo attuale, Sestolord, è nato nel 2010 in onore del suo adorato scrittore, Lord Byron. Per di più, deve molto a Byron, dal momento che si tratta del più recente poeta che ha ispirato Sestolord a creare il suo ultimo libro, da cui è sgorgata l'acclamata mostra che ha proiettato Sestolord nell' occhio del pubblico. 

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Ciò che si conosce è che l'artista è nato a Parigi negli anni ‘60 con origini italiane. Dopo i numerosi corsi che hanno suggellato il suo amore per le arti, la letteratura, la cultura e antropologia presso università che hanno spaziato dalla Francia all'Italia, dalla Svizzera al Sud-Est Asiatico, Sestolord si è laureato in Lettere e Filosofia, confermando il suo talento e le competenze che i corsi gli avevano trasmesso. È membro della “Societè des Gens de Lettres de France” ed è il fondatore di “Identite Unique” –  un movimento che combatte la discriminazione in tutto il mondo, come le disuguaglianze di genere. Uno degli amori più durevoli di Sestolord, all' interno del mondo dell' arte, è stato per il poeta Lord Byron. Per oltre 20 anni, Sestolord ha continuato a studiare meticolosamente i lavori, le opere e la vita di Byron, fino quasi a dedicare la sua vita e la sua arte alla memoria del poeta inglese. Sestolord ha prestato molto interesse ai viaggi e alla corrispondenza di Byron, come si evince dalla sua più recente mostra "Ricordi dalle lettere e pensieri di Lord Byron rievocati da Sestolord in grafite".

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Questa mostra è stata motivata da una serie di disegni ispirati a Byron che costruiscono una chronica dei viaggi italiani del poeta e delle relazioni che ha intessuto durante i mesi del suo soggiorno in Italia. Piuttosto che aderire ai rigidi contenuti biografici, Sestolord ignora tutto ciò che è canonico e concentra le sue energie artistiche nel ricreare le relazioni sociali e interpersonali che Byron sviluppò mentre era in Italia, durante il periodo in cui soggiornó in posti magnifici come Milano, Bologna, Roma, Este, Bagnacavallo, Pisa, Livorno, Albaro e ovviamente la stupenda Venezia. Sestolord permette a chi osserva la sua arte di essere trasportato indietro nel passato e, dal momento che si è avventurato per l'Europa sull' onda del suo sforzo creativo, di viaggiare accanto a Byron. Anche se Sestolord si focalizza sull' atmosfera sociale della vita di Byron, come il suo coinvolgimento con diverse personalità del mondo letterario, come Percy e Mary Shelley, Lady Blessington e Goethe, molto raramente rappresenta figure umane nelle sue opere.

Esposizione a Palazzo Albrizzi.. Venezia

A dimostrazione di questo, lo stesso Byron non è mai disegnato nei quadri di Sestolord, piuttosto la sua essenza è suggerita e ricreata dalle suggestioni, un frequente fil rouge. Invece di rappresentare deliberatamente i suoi soggetti umani, Sestolord riempie i suoi quadri con oggetti e luoghi che hanno abitato o con cui erano coinvolti: teatri, palazzi, scrivanie, carrozze, oggetti tangibili che sono sopravvissuti a lungo dopo che coloro che li hanno utilizzati sono morti, come succede con le opere d'arte. Le opere d'arte del Maestro Sestolord sembrano certamente permetterci di voltare indietro la pagina e riportarci nel 1700 - 1800, possiamo addirittura sentire Byron declamare le sue poesie. Nel 2011, dopo anni di intense ricerche sulle opere e sui viaggi di Byron, Sestolord ha completato un libro raccogliendo 27 dei suoi lavori ispirati a Byron. È stato un viaggio profondamente personale e introspettivo che ha portato Sestolord incredibilmente vicino alla sua musa. Ha intrapreso gli stessi viaggi che fece Lord Byron, visitando gli stessi paesi e trovandosi nelle stesse esperienze di Byron. In questo modo, il libro è utile non solo come prova del potere immortale dell'amicizia, dell' emozione e del viaggio ma corrisponde a un lavoro biografico che unisce Sestolord a Byron per sempre.

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Il libro successivamente si è espanso fino a trasformarsi nella mostra di Venezia. Venezia è sempre stata un luogo molto speciale per Lord Byron e Sestolord ha dedicato 6 intere opere al soggiorno del poeta nella sua amata città. In effetti, la città ha dimostrato di essere così coerente nel proseguimento della collaborazione artistica tra i vivi e i morti che è stato proprio a Venezia che si é tenuta l'acclamata esposizione. L'Associazione Culturale Italo Tedesca, che ha sede a Palazzo Albrizzi, ha creato un intimo e magnifico percorso espositivo che illustrasse la stupenda unione tra tre brillanti artisti: Sestolord, Byron  e Goethe. Il progetto espositivo é stato chiamato “Goethe e Byron: viaggiatori europei sulle orme del mito classico” e sarà visibile fino al 3 aprile. Comprende due mostre in contemporanea, entrambe ad ingresso gratuito, che mettono in vetrina le meraviglie di Byron e Goethe all' interno del maestoso palazzo di cui Byron un tempo era così appassionato; se si ascolta con attenzione si può quasi sentire l'eco della sua voce risuonare attraverso le pareti.   La mostra "Disegnato tutto il giorno - Disegni italiani di Goethe" è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra diversi partner e la Casa di Goethe di Roma. Parallelamente si sviluppa la personale di Sestolord che venera il genio di Byron, reso nelle opere realizzate in grafite. I suoi quadri hanno piccole dimensioni ma grandi e importantissimi obiettivi, dal momento che non racchiudono solo immagini, ma anche idee, personalità, anime e storie. Le loro misure obbligano a prestare attenzione alla loro presenza: lo spettatore deve avvicinarsi alle opere, fissare le linee tracciate che a prima vista  potrebbero essere scambiate con semplici schizzi ma che una volta analizzati fioriscono in brillanti lavori pieni di dettagli che completano una chronica dei viaggi e delle avventure del'idolo di Sestolord.

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Si può arrivare vicini al suo lavoro ed esaminarlo a fondo, leggendo la geografia delle linee come più si desidera. L'esposizione è stata intima e personale, mostrando le 27 opere d'arte tratte dal libro di Sestolord, mentre musica sontuosa era suonata dal vivo all’incedere a palazzo,  il clima era davvero molto elegante e riportava in vita Byron e Goethe, risorti dal loro passato. I rappresentanti di  ArtTour International erano sul posto per la splendida mostra, estasiati dalle meraviglie che erano state preparate per fare un salto nel passato. I temi toccati dalle opere d'arte spaziano dai viaggi alla conoscenza delle arti, alla letteratura. È stata un' esibizione variegata che ha introdotto senza alcuno sforzo il pubblico al virtuosismo di Sestolord, mentre simultaneamente si è formata un' unione tra il presente e il passato, creando un connubio senza precedenti che permette ad artisti di epoche diverse di essere insieme in una maniera che non si sarebbe mai pensato possibile. Il risultato è  stato un viaggio nel passato sostenuto grazie all'etereo mondo dell' arte. Sestolord è rappresentato dalla Galerie Sestolord Memorie Blu Oltremare, che si trova a Parigi. Il Direttore, Francy Petriccione , ha aiutato a rendere possibile la mostra di Sestolord. Il nome della sua galleria ha diversi significati sfuggenti, misteriosi come l'artista stesso. La parola italiana“memorie”è usata  per riferirsi ai tempi passati e per sottolineare i collegamenti che Sestolord sente di avere con il passato, soprattutto con le epoche classica e romantica.  “Blu” rappresenta da un lato il colore preferito dell' artista, dall' altro é  il colore  che dovrebbe rappresentare la purezza, l'anima e l'acqua. Infine“oltremare”,  si riferisce all' oceano e alla passione di Sestolord per i viaggi; é anche la parola che sta ad indicare l'importanza di superare i limiti fisici e psicologici. É un nome davvero molto dettagliato  e specifico per un'attività, con tante sfumature come l'identità di Sestolord. La bravura di Sestolord, comunque, non è confinata al regno dell' arte. No, nel 2011 è stato fondato  il marchio “SESTOLORD”, specializzato in collezioni d'abiti di alta moda e gioielleria ispirata ai propri disegni. Ogni pezzo è completato dal logo del marchio, una vasta firma avviluppata fatta dal maestro in persona. Le occasioni per vedere i prodotti sono incredibilmente esclusive e spesso disponibili solo su invito o attraverso appuntamento, dal momento che i prodotti sono altamente ricercati e desiderati. Sembra difficile credere che pochi anni fa il nome di Sestolord fosse rinchiuso nell' oscurità quando nel giro di poco tempo si sta guadagnando così tanta attenzione e acclamazione attraverso qualsiasi forma d'arte, dai quadri, ai libri alle collezioni d'alta moda. Mentre ancora tanto di questo Maestro rimane nascosto nel mistero, una cosa sembra certa: il suo genio continuerà a splendere ancora a lungo in futuro e rimarrà  indelebile come i nomi dei suoi idoli. "Palazzo Albrizzi è la sede veneziana dell'Associazione Culturale Italo-Tedesca e hanno chiesto alla Galleria di partecipare in una complessa connessione tra Lord Byron e Goethe attraverso il ruolo artistico e letterario del Maestro Sestolord.

Il risultato è un gran successo, un ponte culturale che unisce paesi distanti, punti di vista diversi e epoche lontane. È stato veramente fantastico avere l'opportunità di presentare il libro e le opere del Maestro Sestolord tra le stesse pareti che tanti anni fa ascoltarono la voce di Lord Byron mentre creava, discuteva e leggeva i suoi capolavori!"

Giulia Spagnesi, Curatrice della mostra “Ricordi dalle Lettere e Pensieri di Lord Byron rievocati da Sestolord in grafite”

MI SEMBRA GIUSTO CONCLUDERE QUESTO POST DEDICATO AL MAESTRO SESTOLORD, CHE INCARNA LA VERA ESSENZA DI LORD BYRON, CON IL TV MOVIE DELLA BBC...BYRON

2° PART

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Percy Bysshe Shelley...Villa Magni, Lord Byron...Castello di Terenzo

 

Percy Bysshe Shelley...Villa Magni

Lord Byron...Castello di Terenzo

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PORTRAIT OF PERCY BYSSHE SHELLEY

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SCANDALO E GENIO A LERICI.

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VILLA MAGNI SHELLEY ( Lerici )

Villa Magni è nota per essere stata, quando era di proprietà dei marchesi Ollandini, residenza, dall'aprile al settembre 1822, di Percy Bysshe Shelley. Shelley e sua moglie Mary, erano giunti in Italia attorno al 1820 e si erano stabiliti a Pisa.

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MARY SHELLEY

L'irrequieto poeta si era spinto a cercare altri luoghi nei dintorni; aveva scoperto le colline di Lerici, ne era rimasto estasiato dal paesaggio allora incontaminato, ed aveva affittato una barca con la quale percorrere tutto il golfo della Spezia. Nel corso delle sue escursioni aveva scoperto il suo luogo ideale in quella casa Magni che si trovava appena fuori dal borgo di San Terenzo, con l'uscio direttamente bagnato dall'onda del mare e con alle spalle le ripide pendici del promontorio di Marigola, immerse in un bosco naturale la cui atmosfera era quella di un perfetto e romantico parco, con i suoi splendidi noci e lecci.

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LA VILLA IN UNA FOTO D'EPOCA

La villa era descritta come la "bianca casa sul mare", su cui si affacciava col caratteristico porticato ad archi, costruito proprio sugli scogli, ed isolata a levante dal paese guardava al promontorio che chiudeva la cala a Levante, verso Lerici. L'amico Edward Trelawny descrive la casa scoperta da Shelley come un costruito rustico, con uno spazio a pianterreno senza pavimento, utilizzato per le barche e le loro attrezzature, ed un unico piano superiore, con la sala centrale e quattro stanze; poi un caminetto per cucinare e una veranda affacciata sul mare sopra il portico. E qui Shelley sentiva di poter vivere a contatto con la sua ispirazione artistica.

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VILLA MAGNI SHELLEY OGGI

Gli Shelley si stabilirono in villa Magni nell'aprile del 1822 e qui richiamarono numerosi amici, tutti venuti ad abitare con loro in una sorta di comunità, trascorrendo giornate dedite alla letteratura, alle passeggiate, alle gite in barca. Una vita da artisti totali, estranei ad ogni regola e convenzione sociale, che vivevano già nel mondo dell'utopia predicando l'amore libero. Con Shelley c'erano la moglie, Mary Shelley (figlia di William Godwin e autrice del Frankenstein), il figlio Percy Florence e tutta l'"allegra brigata" di villa Magni, con Claire Clairmont, sorellastra di Mary, Edward e Jane Williams, John Trelawny, e molti altri.

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INTERNO VILLA SHELLEY

Il loro regime di vita era in ogni suo aspetto agli antipodi di quello vigente nel borgo marinaro, per la promiscuità scandalosa e incestuosa - il grande poeta intratteneva una relazione con la cognata e con Jane Williams -, e per l'esibizione di ricchezze, cultura, e per la pratica del nudismo. Era impensabile per le abitudini dei notabili locali il fatto che persone di elevato ceto sociale abitassero una casa senza mobilia, dormissero su pagliericci prestati dagli abitanti, e che alla baia arrivassero continuamente ospiti che si fermavano a dormire nella villa, e che gli abitanti della casa, la coppia di poeti e i bambini compresi, praticassero il nudismo all'aperto.

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Mary ricordava la volta che Shelley, quando lei e alcune signore prendevano il tè sulla porta di Villa Magni, era uscito dal mare completamente nudo, bagnato, i piedi coperti di sabbia, e come niente fosse era rientrato in casa; le signore erano cadute nel più completo imbarazzo, e lei, da una parte avrebbe voluto sprofondarsi con il pavimento della stanza, ma allo stesso tempo guardava ipnotizzata il marito; il quale venne avanti con la massima naturalezza e salutate elegantemente le ospiti, passava per tre lati della saletta e scomparendo da una porta e lasciando orme di piedi bagnati e di sabbia. Altri modi di vita lasciavano increduli gli abitanti, ad esempio il fatto che Mary Shelley restasse giorni sdraiata a leggere e scrivere mentre il marito cercava domestici in San Terenzo, o che persone di alto rango avessero abitudini vegetariane e mangiassero solo pane, tè, frutta fresca. Addirittura Shelley a volte, preso dal suo estro o dalle sue letture, dimenticava di mangiare. D'altra parte Shelley superava il problema della scarsa alimentazione con massicce dosi di laudano, che gli portavano spesso strane visioni.

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Il poeta era sempre superiore a questi piccoli fatti della vita, e peraltro sempre generoso e disinteressato. Mary era commossa dal fatto che dopo aver riscosso dalle varie banche i frutti delle sue rendite, tornava con l'enorme borsa piena di monete e la rovesciava sul tavolo dividendola nei mucchietti per amici e familiari, senza nulla tenere per sé, a parte quanto gli serviva per la barca e i libri.

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LORD BYRON

Villa Magni in quel periodo fu un continuo andirivieni dalla spiaggia alla barca, dal mare a casa; e tutto era bagnato e pieno di sabbia. L'arrivo più famoso fu quello, il 13 giugno, della Bolivar di Lord George Byron, che irrompeva nelle calme acque della baia sparando sei colpi di cannone per salutare gli amici. Lord Byron fu ospite degli Shelley a villa Magni, ed in questa occasione, grande nuotatore quale era al contrario di Shelley, effettuò la sua traversata a nuoto da Porto Venere a San Terenzo. Nella vita quotidiana il capitano Roberts impartiva lezioni di vela, e William si sforzava di insegnare a Shelley a nuotare per poter navigare in sicurezza; ma il poeta si sentiva superiore a questa necessità, prendendola in scherzo, anche se recentemente aveva dovuto essere salvato da Byron nel lago di Ginevra mentre stava per affogare.

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RITRATTO DI LORD BYRON IN ETA' GIOVANILE

Mary quando usciva in barca si inginocchiava appoggiando la testa sulle ginocchia di Shelley e si lasciava andare al vento. Shelley ebbe sempre un rapporto complesso con l'acqua e quindi col mare; in un dialogo poetico aveva concluso con il Se non puoi nuotare non ti fidare della Provvidenza; ed anche aveva il bisogno di imbarcarsi per inseguire la morte. In visione una bambina che aveva visto viva era emersa dal mare tendendogli le braccia, ed in mare aveva detto nelle sue esplorazioni, fissando la superficie delle acque, "ed ora fissiamo insieme il gran mistero". Ed altri presagi di morte nel mare venivano dai dialoghi con Claire Clairmont e Jane Williams.

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Mary Shelley era incinta, il parto si preannunciava difficile, e Shelley le stava vicino, felice davanti a quel mare. Gli Shelley non avevano confidenza con la popolazione locale, della quale diffidavano, considerandola rozza e ignorante, non piacendo loro neppure il suono del dialetto. Quello che loro interessava era il paesaggio del golfo di Lerici, ne godevamo la sua bellezza ma allo stesso tempo presagivano la tragedia romanticamente celata in tale sublime panorama. Durante le uscite in barca Percy compose gran parte del frammento The triumph of life. Mary il 16 giugno rischiò di morire per aborto spontaneo; Percy arrestò l'emorragia immergendola in acqua ghiacciata. Per Mary egli era "troppo bello", non di questa terra, le faceva giungere sinistri e funebri presagi portandola ad esplorare l'irreale. Shelley coltivava sempre i suoi grandiosi progetti, e per questo aveva acquistato una goletta, commissionandone la costruzione. Essa arrivò a San Terenzo il 12 maggio; era il Don Juan, che Shelley ribattezzò Ariel. Come l'Ariel attraccò per la prima volta a San Terenzo, Mary ebbe la visione della morte che si stava insinuando nella loro vita. Contemporaneamente Percy aveva programmato il suo viaggio a Livorno per incontrare Leigh Hunt, giunto dall'Inghilterra per realizzare un progetto il cui ideatore era stato Shelley. Hunt, Shelley e Byron dovevano infatti dar vita al loro nuovo giornale, The Liberal, che avrebbe dato voce alla loro idea di rivoluzione.

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Il 1º luglio Shelley partì per Livorno incontrandosi con gli amici Byron, che a Pisa era ospite della contessa Teresa Guiccioli, e Hunt. Al ritorno, l'8 luglio, l'Ariel è sorpreso da una tempesta. Il naufragio avvenne a dieci miglia da Viareggio ed i corpi di Percy Shelley, John Williams e del mozzo Charles Vivian furono ritrovati solo dopo dieci giorni. Subito il corpo di Shelley viene seppellito nella sabbia del litorale per poi essere riesumato e bruciato perché nessun corpo che arrivi dal mare può essere seppellito, per evitare il possibile contagio di peste. Ma non sarà un semplice rogo, bensì una pira che ricorda le cerimonie funebri degli eroi omerici, sul litorale di Viareggio. La cremazione avverrà il 15 agosto, alla presenza di George Byron, di Leigh Hunt, di John Trelawny, accorsi a rendere l'ultimo saluto al poeta; sulla pira furono versati incenso, vino e olio secondo la tradizione classica; l'evento è immortalato dal pittore francese Louis-Edouard Fournier.

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L'ULTIMO SALUTO AL POETA SHELLEY

A Villa Magni li attendeva Mary Shelley, reduce dalla gravidanza mancata e dai presagi da tempo percepiti; presagi che in ultimo avevano preso anche lo stesso Shelley, che il giorno prima di naufragare aveva sognato un defunto sotto un velo bagnato per scoprire subito che quell'uomo era lui. Le sue ceneri saranno infine sparse il 21 gennaio 1823 nella parte alta del cimitero protestante di Roma, nei pressi della Piramide di Caio Cestio, simbolo funerario che collegava l'Antichità all'Eternità. Il cuore, che era rimasto intatto, racchiuso in un cofanetto, venne consegnato a Mary Shelley.

A Villa Magni restò solo Mary, sino a metà settembre. Quindi partì per Genova; viaggiò portando con sé il cofanetto che racchiudeva il cuore di Shelley assieme a Byron, che aveva lasciato Pisa il 22 settembre 1822 e, presa con sé Teresa Guiccioli, era partito con una vecchia carrozza a quattro cavalli piena di libri, indumenti, alcuni cani, due scimmie.

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TERESA GAMBA GUICCIOLI

A Genova Mary fu raggiunta dalla famiglia Hunt. Trascorse un anno a Genova, "la splendida città che si specchia nelle acque azzurre del Mediterraneo"; nella città era anche Byron, ospite in villa Saluzzo ad Albaro. Infine Mary il 25 luglio 1823 ripartì per l'Inghilterra; Byron invece partiva per la Grecia, da dove non avrebbe più fatto ritorno.

IL CASTELLO DI TERENZO

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Il castello di S. Terenzo è un altro dei luoghi cari a Byron e a Shelley. Un altra meraviglia del golfo dei poeti , così denominato perchè nei secoli furono moltissimi gli artisti che scelsero questi luoghi per trovare la pace necessaria per creare.  Ma Byron e Shelley furono certamente quelli che maggiormente lasciarono una traccia indelebile del loro passaggio. Purtroppo tutto questo non è valorizzato come meriterebbe. Ritengo che parlare di Lord Byron sia sempre doveroso e importante, a prescindere da chi ne parla e come ne parla.

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LORD BYRON

Purtroppo però quando il Maestro Sestolord ( grande studioso e ricercatore sulla vita e le opere di Lord Byron ) ha mandato sul posto il Direttore Francy Petriccione, in previsione di un importantissimo evento dedicato a Lord Byron, hanno trovato un amara sorpresa. Durante i vari sopralluoghi per l'organizzazione dell'evento infatti, trovarono sempre una parte del castello di San Terenzo chiusa, perdendo così tempo, viaggi ed esborso di denaro. Nell'ultimo tentativo di sopralluogo poi, hanno avuto l'amara sorpresa di trovare diverse aree delle due terrazze del castello transennato. Quindi, evento revocato.

E' molto triste quando una nazione invece di preoccuparsi di promuovere l'arte e la cultura, fa di tutto per ostacolarla!


 

 
 
 

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