Dalle ultime notizie apprendiamo che "il treno del nucleare iraniano non ha freni e non ha la retro marcia" dice il presidente Ahmadinejad, che da buon ingegnere della logistica qual'è, laureato fra l'altro a pieni voti, sa mandare il suo paese dritto dritto contro un muro e senza freni! Che frontale!Sempre dalle varie agenzia di stampa apprendiamo che alcuni generali statunitensi sono pronti a dimettersi nel caso in cui venga predisposto un attacco verso l'Iran. Fra questi il generale dei Marines Pace, di chiare origini italiane (nella foto). Vediamo di capirne il perchè e quali possano essere gli scenari politici e strategici di questa vicenda.Sotto il profilo storico-politico, da sempre gli USA hanno prediletto l'Iran, vuoi per la contiguità territoriale con l'ex Unione Sovietica, vuoi perchè è un paese di ca. 70 mil. di persone con un peso relativo enormemente più importante di tutti i paesi dell'area, sia da un punto di vista strategico, sia economico. Non è poi da sottovalutare il fatto che comunque sin dai primi passi della Repubblica Islamica, ci sia sempre stata una resistenza, spesso solo di opinione, ma comunque l'Iran dello Scià Reza Palhavi era un alleato di ferro con l'occidente e le epurazioni che dal ritorno di Khomeini in Iran si sono nel tempo susseguite, non hanno mai del tutto eradicato quello spirito filo occidentale che spesso solo si sussurra per le strade di Teheran. Oltre tutto, caratterialmente, il popolo iraniano è spesso visto come "gli italiani" del medio oriente, ossia mai del tutto ligi alla Legge, essi stessi spesso si definiscono così.Il fatto che la Repubblica Islamica tenti di disporre dell'arma nucleare è un fatto assodato, infatti non si spiega perchè il tanto sbandierato "nucleare civile" non riceva il nulla osta alle ispezioni non preventivamente concordate con gli ispettori dell'AIEA. Perchè cercano la bomba atomica? L'Iran non è un paese arabo, sono persiani, ha fatto della religione un motivo di superamento delle differenze storiche, esattamente come Stalin fece con l'ideologia comunista che serviva per giustificare un livello superiore fra i diversi popoli ed anime dell'ex impero sovietico. Il fattore religioso serve in questo caso ad essere un addensante di tutti i popoli sciiti, più ancora che mussulmani in senso lato. Infatti il paese islamico dotato di bomba nucleare esiste già da tempo ed è il Pakistan, ma nessuno in occidente si è mai sognato un attacco preventivo verso tale paese per scongiurare che una nazione mussulmana detenga la forza nucleare, anche dopo i moti di radicalismo di Lahore ed Islamabad di tre anni or sono. L'Iran però, a differenza del Pakistan, è storicamente un paese che ha tentato di dominare l'area, anche in tempi recenti. Dopo la rivoluzione komeinista, "l'utile idiota" dell'Unione Sovietica, Saddam Hussein, fu lanciato in una guerra che non avrebbe mai potuto vincere proprio per tenere inchiodata sul fronte sud una rivoluzione che se avesse guardato troppo a nord avrebbe inquadrato l'Afganistan, dove in quel momento c'era l'armata rossa e le repubbliche caucasiche a maggioranza mussulmana. Ciò comunque si è regolarmente verificato, ma dopo diversi anni.Perchè dunque si parla insitentemente di un attacco preventivo e c'è chi lo teme al Pentagono più di ogni cosa? I generali dissenzienti non hanno tutti i torti e non possono essere biasimati di vigliaccheria. L'attacco preventivo, per essere efficace, dovrebbe essere sin dal primo colpo di tipo nucleare stante la conformazione dei siti ed è ovvio che molti non se la sentano di premere il famoso bottone, sopratutto perchè non si sa cosa accadrebbe dopo. Quel livello superiore prima citato, ossia l'addensante religioso è ancora molto vivo in tutta l'area enon solo, ci vorrà molto tempo prima che fuoco si spenga o rallenti il suo incendio delle anime. L'uso dell'arma atomica creerebbe un odio tale da rendere plausibile ciò che il movimento politico pan-arabo non è mai riuscito a concretizzare, ossia il cementare tutti i popoli mussulmani contro l'occidente, questo i generali lo sanno benissimo, infatti la formazione storica e politica a Westpoint è fra le materie più approfondite e studiate anche se a volte sembra proprio di no. (mi riferisco al gen. Sanchez già comandante in capo delle forze in Iraq, un vero asino!)Per cui non resta che un attacco convenzionale, ma questa volta ad uno stato che ha 7 volte la popolazione dell'Iraq, molto patriottica indipendentemente dal governo e con una estensione più che doppia. Quante vite americane costerebbe un simile attaco? Eventuali raid stile quello israeliano ai siti iracheni nel 1985 non sarebbe efficace, in primis perchè, differemente da Saddam, gli iraniani hanno dislocato le diverse procedure per gli usi nucleari in siti anche molto lontani fra loro, ciò vorrebbe dire che il singolo blitz non sarebbe efficace, in secondo luogo il bombardare le arterie di collegamento, coinvolgerebbe per forza le aree e la società civile. E' un gran bel problema! I piani non sono poi così segreti, per lo meno a grandi linee chiunque abbia un minimo di formazione capirebbe l'evolversi degli stessi, ovviamente non nei dettagli. Comunque la progressione sarebbe grosso modo questa: accecamento delle sentinelle elettroniche, bombardamento delle piste e neutralizzazione dell'aviazione, blocco contestuale della ben misera marina nei porti, colpi definitivi mediante bombe nucleari di teatro ai siti, che sono ben otto, distruzione delle più importanti arterie di comunicazione ai siti stessi. Ai bombardieri tradizionali questa volta si ricorrerebbe a piene mani agli UCAV (arei senza pilota) che hanno già la capacità di sganciare bombe intelligenti in modo autonomo ed alcuni di questi sono anche di tecnologia stealth (non visibile ai radar). Successivamente impiego delle forze speciali per il controllo e l'eradicamento di ciò che resta eventualemente ancora in piedi. Ma dopo tutto ciò che succede? Il potenziale terroristico dell'Iran ne verrebbe rafforzato, sappiamo che persino in sud America ci sono stati dei campi di addestramento di terroristi islamici, per cui la reazione sarebbe del tutto non prevedibile e di difficile difesa, tanto più che potrebbe avvenire in forma chimica e/o batteriologica. Per tale ragione dopo un simile attacco preventivo il governo iraniano deve essere sostituito con la forza e ciò non scagiona del tutto dagli attacchi terroristici nel resto del mondo. I generali ben sanno che ad oggi gli Stati Uniti non possono sostenere un simile peso da soli, anche in presenza di alleati di ferro come la Gran Bretagna e sopratutto Israele, più direttamente interessato all'area, il peso sarebbe eccessivo e le conseguenze strategiche molto gravi, a partire dai rapporti con la Russia e la Cina, si rischia davvero un conflitto mondiale per giunta strisciante e mai del tutto dichiarato. Per fortuna Rumsfeld non è più dov'era!Non a caso l'attuale segretario di Stato Rice vuole "tirare alla lunga", ossia provare a trattare per, nel mentre, armare la resistenza interna che esiste ed è molto più organizzata ed estesa di quanto si possa immaginare. C'è da sperare che il muro Ahmadinejad lo troverà sì nell'occidente, ma non c'è che augurarci che sia il suo popolo a fermarlo prima della tempesta nucleare. Prima di Lepanto i Turchi non immaginavano la forza di Venezia, oggi gli iraniani, anche il popolo, sanno bene a cosa andrebbero incontro, sopratutto i generali che sono tutto tranne che degli sprovveduti! Chi è generale oggi in Iran ha spesso studiato in occidente, magari allora col grado di capitano, per cui ha potuto godere di una formazione di tutto rispetto. Il finanziamento di un golpe potrebbe essere la strada più lunga, ma di sicuro la più praticabile e la meno rischiosa in senso lato.
La prossima Lepanto?
Dalle ultime notizie apprendiamo che "il treno del nucleare iraniano non ha freni e non ha la retro marcia" dice il presidente Ahmadinejad, che da buon ingegnere della logistica qual'è, laureato fra l'altro a pieni voti, sa mandare il suo paese dritto dritto contro un muro e senza freni! Che frontale!Sempre dalle varie agenzia di stampa apprendiamo che alcuni generali statunitensi sono pronti a dimettersi nel caso in cui venga predisposto un attacco verso l'Iran. Fra questi il generale dei Marines Pace, di chiare origini italiane (nella foto). Vediamo di capirne il perchè e quali possano essere gli scenari politici e strategici di questa vicenda.Sotto il profilo storico-politico, da sempre gli USA hanno prediletto l'Iran, vuoi per la contiguità territoriale con l'ex Unione Sovietica, vuoi perchè è un paese di ca. 70 mil. di persone con un peso relativo enormemente più importante di tutti i paesi dell'area, sia da un punto di vista strategico, sia economico. Non è poi da sottovalutare il fatto che comunque sin dai primi passi della Repubblica Islamica, ci sia sempre stata una resistenza, spesso solo di opinione, ma comunque l'Iran dello Scià Reza Palhavi era un alleato di ferro con l'occidente e le epurazioni che dal ritorno di Khomeini in Iran si sono nel tempo susseguite, non hanno mai del tutto eradicato quello spirito filo occidentale che spesso solo si sussurra per le strade di Teheran. Oltre tutto, caratterialmente, il popolo iraniano è spesso visto come "gli italiani" del medio oriente, ossia mai del tutto ligi alla Legge, essi stessi spesso si definiscono così.Il fatto che la Repubblica Islamica tenti di disporre dell'arma nucleare è un fatto assodato, infatti non si spiega perchè il tanto sbandierato "nucleare civile" non riceva il nulla osta alle ispezioni non preventivamente concordate con gli ispettori dell'AIEA. Perchè cercano la bomba atomica? L'Iran non è un paese arabo, sono persiani, ha fatto della religione un motivo di superamento delle differenze storiche, esattamente come Stalin fece con l'ideologia comunista che serviva per giustificare un livello superiore fra i diversi popoli ed anime dell'ex impero sovietico. Il fattore religioso serve in questo caso ad essere un addensante di tutti i popoli sciiti, più ancora che mussulmani in senso lato. Infatti il paese islamico dotato di bomba nucleare esiste già da tempo ed è il Pakistan, ma nessuno in occidente si è mai sognato un attacco preventivo verso tale paese per scongiurare che una nazione mussulmana detenga la forza nucleare, anche dopo i moti di radicalismo di Lahore ed Islamabad di tre anni or sono. L'Iran però, a differenza del Pakistan, è storicamente un paese che ha tentato di dominare l'area, anche in tempi recenti. Dopo la rivoluzione komeinista, "l'utile idiota" dell'Unione Sovietica, Saddam Hussein, fu lanciato in una guerra che non avrebbe mai potuto vincere proprio per tenere inchiodata sul fronte sud una rivoluzione che se avesse guardato troppo a nord avrebbe inquadrato l'Afganistan, dove in quel momento c'era l'armata rossa e le repubbliche caucasiche a maggioranza mussulmana. Ciò comunque si è regolarmente verificato, ma dopo diversi anni.Perchè dunque si parla insitentemente di un attacco preventivo e c'è chi lo teme al Pentagono più di ogni cosa? I generali dissenzienti non hanno tutti i torti e non possono essere biasimati di vigliaccheria. L'attacco preventivo, per essere efficace, dovrebbe essere sin dal primo colpo di tipo nucleare stante la conformazione dei siti ed è ovvio che molti non se la sentano di premere il famoso bottone, sopratutto perchè non si sa cosa accadrebbe dopo. Quel livello superiore prima citato, ossia l'addensante religioso è ancora molto vivo in tutta l'area enon solo, ci vorrà molto tempo prima che fuoco si spenga o rallenti il suo incendio delle anime. L'uso dell'arma atomica creerebbe un odio tale da rendere plausibile ciò che il movimento politico pan-arabo non è mai riuscito a concretizzare, ossia il cementare tutti i popoli mussulmani contro l'occidente, questo i generali lo sanno benissimo, infatti la formazione storica e politica a Westpoint è fra le materie più approfondite e studiate anche se a volte sembra proprio di no. (mi riferisco al gen. Sanchez già comandante in capo delle forze in Iraq, un vero asino!)Per cui non resta che un attacco convenzionale, ma questa volta ad uno stato che ha 7 volte la popolazione dell'Iraq, molto patriottica indipendentemente dal governo e con una estensione più che doppia. Quante vite americane costerebbe un simile attaco? Eventuali raid stile quello israeliano ai siti iracheni nel 1985 non sarebbe efficace, in primis perchè, differemente da Saddam, gli iraniani hanno dislocato le diverse procedure per gli usi nucleari in siti anche molto lontani fra loro, ciò vorrebbe dire che il singolo blitz non sarebbe efficace, in secondo luogo il bombardare le arterie di collegamento, coinvolgerebbe per forza le aree e la società civile. E' un gran bel problema! I piani non sono poi così segreti, per lo meno a grandi linee chiunque abbia un minimo di formazione capirebbe l'evolversi degli stessi, ovviamente non nei dettagli. Comunque la progressione sarebbe grosso modo questa: accecamento delle sentinelle elettroniche, bombardamento delle piste e neutralizzazione dell'aviazione, blocco contestuale della ben misera marina nei porti, colpi definitivi mediante bombe nucleari di teatro ai siti, che sono ben otto, distruzione delle più importanti arterie di comunicazione ai siti stessi. Ai bombardieri tradizionali questa volta si ricorrerebbe a piene mani agli UCAV (arei senza pilota) che hanno già la capacità di sganciare bombe intelligenti in modo autonomo ed alcuni di questi sono anche di tecnologia stealth (non visibile ai radar). Successivamente impiego delle forze speciali per il controllo e l'eradicamento di ciò che resta eventualemente ancora in piedi. Ma dopo tutto ciò che succede? Il potenziale terroristico dell'Iran ne verrebbe rafforzato, sappiamo che persino in sud America ci sono stati dei campi di addestramento di terroristi islamici, per cui la reazione sarebbe del tutto non prevedibile e di difficile difesa, tanto più che potrebbe avvenire in forma chimica e/o batteriologica. Per tale ragione dopo un simile attacco preventivo il governo iraniano deve essere sostituito con la forza e ciò non scagiona del tutto dagli attacchi terroristici nel resto del mondo. I generali ben sanno che ad oggi gli Stati Uniti non possono sostenere un simile peso da soli, anche in presenza di alleati di ferro come la Gran Bretagna e sopratutto Israele, più direttamente interessato all'area, il peso sarebbe eccessivo e le conseguenze strategiche molto gravi, a partire dai rapporti con la Russia e la Cina, si rischia davvero un conflitto mondiale per giunta strisciante e mai del tutto dichiarato. Per fortuna Rumsfeld non è più dov'era!Non a caso l'attuale segretario di Stato Rice vuole "tirare alla lunga", ossia provare a trattare per, nel mentre, armare la resistenza interna che esiste ed è molto più organizzata ed estesa di quanto si possa immaginare. C'è da sperare che il muro Ahmadinejad lo troverà sì nell'occidente, ma non c'è che augurarci che sia il suo popolo a fermarlo prima della tempesta nucleare. Prima di Lepanto i Turchi non immaginavano la forza di Venezia, oggi gli iraniani, anche il popolo, sanno bene a cosa andrebbero incontro, sopratutto i generali che sono tutto tranne che degli sprovveduti! Chi è generale oggi in Iran ha spesso studiato in occidente, magari allora col grado di capitano, per cui ha potuto godere di una formazione di tutto rispetto. Il finanziamento di un golpe potrebbe essere la strada più lunga, ma di sicuro la più praticabile e la meno rischiosa in senso lato.