Visti da lontano

I soldatini della speranza


In questi giorni in Europa e nel mondo è arrivata l’eco di fatto che sta stupendo moltissimo il medio oriente e non solo: la popolazione di un campo profughi palestinese in Libano a sud della città di Tiro ha avuto un moto di ribellione verso gli estremisti di Al-Quaeda presenti in zona, coperti ed aiutati dai “picciotti” di Nasrallah, veri padroni della zona. (vedasi il post n. 2), il c.d. “Partito di Dio” Il fatto ancora più incredibile è che l’Esercito libanese abbia snidato diverse cellule terroristiche decimandole. Pur con diverse perdite fra le proprie fila, è morto anche un capitano, con un rapporto tuttavia di tutto favore, pari ad 1 a 4. Per ogni militare libanese caduto, ben 4 terroristi sono morti nei combattimenti, dato tutt’altro che negativo, visto che le battaglie ingaggiate erano quasi dei corpo a corpo in spazi molto ristretti e pieni di civili, tanto da non poter usare le armi pesanti, né l’appoggio aereo, peraltro poco più che teorico vista la consistenza dell’aviazione militare libanese.  Il Libano è risorto anche nella coscienza nazionale, dopo la spaventosa guerra civile degli anni 80, (una specie di “tutti contro tutti”), dopo la “pax siriana” imposta col terrore negli anni ’90, il popolo libanese ed il suo Esercito si stanno lentamente riappropriando del proprio futuro in modo democratico, anche se in presenza delle uccisioni mirate di esponenti politici anti-siriani, anche con le bombe di Nasrallah, anche dopo l’intervento israeliano che pur non diretto contro il Libano in quanto Repubblica Libanese, ma contro una propria costola estremistica come il “partito di Dio”, sita a sud della città di Tiro appunto, ha comunque creato notevoli distruzioni pur non riuscendo nell’intento di eradicare la forza para-militare di Nasrallah. E’ altresì notizia recente che anche nelle zone tribali del Pakistan diversi uomini non pakistani e non di etnia Pastun membri di Al Quaeda sono stati uccisi dagli stessi “compagni di merende” pakistani. Ciò tuttavia è una ribellione interna alla organizzazione terroristica, la popolazione civile ne è solo la vittima o complice, visto l’appoggio popolare che Al Quaeda gode in quell’area. Per la prima volta in assoluto credo, la popolazione civile, sia libanese che palestinese, indifferentemente dalla fede professata, si è ribellata al medio evo dell’estremismo ed ha trovato nel gen. M. Sulaiman (nella foto), Capo di Stato Maggiore del piccolo Esercito, un vero comandante deciso e risoluto a far rispettare il proprio ruolo di difensore della Repubblica.  Da tempo si parla del “modello libanese” nato dopo le devastazioni della guerra civile.  Nessuno si aspettava però che un esercito povero di uomini, addestramento e mezzi potesse tenere a bada addirittura Al-Quaeda in veri e propri combattimenti corpo a corpo.L’esercito, come logico, rispecchia in pieno le divisioni, a volte le lacerazioni, ancor oggi visibili, retaggio della guerra civile. Tuttavia sta combattendo in modo esemplare, con l’appoggio popolare e con la capacità di muovere attacchi in modo rapido ed estremamente offensivo, muovendosi in un ambiente peggio di una giungla, stante che il campo profughi non è composto da tende, ma da agglomerati disordinati di palazzoni di 10 piani, stracolmi di civili che però questa volta orientano il tiro dei tiratori scelti, danno indicazioni sui covi, consentono di muovere uomini e mezzi in spazi ristretti e pochi giorni fa sono entrati in campo anche i blindati. (Vecchi blindati italiani VCC della metà degli anni ’70). Combattono e purtroppo muoiono insieme capitani con cognomi francesi, soldati semplici nati in Arabia Saudita, figli della grande emigrazione libanese verso la penisola arabica,  sciiti, cristiani, maroniti, sanniti, insomma più semplicemente libanesi. Nasrallah ed i suoi picciotti si sono defilati al volo dal teatro degli scontri, ben sapendo di non potersi permettere di sparare su un libanese, lasciando al loro destino gli “alleati” della Jihad, se avessero provato a proteggere “i fratelli” delle varie nazionalità venuti a cercare fortuna con le armi, si sarebbero alienati in attimo l’appoggio che comunque hanno, dato soprattutto dai soldi che arrivano dalla penisola arabica e dai servizi segreti iraniani. Una reale inversione di tendenza? No, semplicemente una battuta d’arresto imprevista nei piani di espansione iraniana, presto Nasrallah sarà costretto a scendere a patti col governo centrale e dalla sua posizione di partito combattente, riprenderà il tentativo di scissione o quanto meno di controllo strisciante ma chiaro dell’Iran sull’area, il che vorrebbe dire lo sbocco al Mediterraneo, ottima base per i piccoli sottomarini tascabili con equipaggi di soli 10 uomini appena comprati dalla Corea del Nord e rimodernati in Italia, per infastidire con  attacchi “a sciame” le rotte mediterranee, mare molto più aperto e meno controllabile dello strettissimo Golfo Arabico. Il ns. contingente è li a guardare, in teoria le frontiere con Israele, in pratica ad evitare che i già citati “picciotti”, di nuovo molto ben armati ed addestrati, compiano altri tentativi di uno scontro diretto con Israele che favorirebbe solo la scissione del Libano del sud.