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Libertà di stampa, dal vangelo secondo Silvio


Il mega presidentissimo stava costipato assai. Le imminenti elezioni sono un banco di prova importantissimo. Uno e trino, prepara con meticolosa cura la prossima conferenza stampa-convention elettorale. Allerta truccatrici e luminari restauratori della cappella sistina, per rendere il suo aspetto smagliante e giovanilisticamente vincente agli occhi dell'elettorato fremente. Nelle sei ore trascorse in sala stuccaggio, ha tempo per ripassare il discorso: Sondaggi incoraggianti...la vittoria elettorale plebiscitaria del 2008...i successi coi rifiuti...il Milan che non va più bene, da quando non lo allena più lui...la costruzione della case in cartongesso in Abruzzo...la sua poderosa vigoria sessuale, con impenitenti battutine ammiccanti...i complotti delle sinistre...i giudici venduti e comunisti...e in conclusione, il paese in gran ripresa, evidentissima, circolando per le strade di Villa San Martino."Molto benissimo, ce l'ho tutto a mente! fare la campagna elettorale è durissima, ma io sono invincibile!", afferma balzando in piedi come ercolino indistruttibile, cui hanno impiantato il cuore di un tirannousaurus rex lattante. Pronto e scattante, per ascoltare (anzichenò) le perigliose domande dei curiosi, e rispondere con la trecentoduemilacentoventiseiesima replica della sua filippica. Fiancheggiato dal buttafuori Ignazio, ribadisce con veemenza e piglio dittatoriale: "Mi raccomando, fido gerarca del buon governo, vigili su quei marrani. Nessuna violenza in pubblico, che già ci sono le malelingue dei Dandini e Santori, a diffamarci, con falsità. Noi siamo fautori della libertà di stampa. Ma che nessun infiltrato venduto osi parlare di quisquilie demagogiche come lavoro...economia...scuola...processi...scandali...escort...e la nostra incapacità di iscrivere le liste...".Ignazio, con mascella serrata e sguardo pieno di antica fierezza, lo tranquillizza."Stia tranquillo maestà! Abbiamo controllato all'entrata. Non c'è nessun giornalista vero. Abbiamo convocato gente proveniente dal pubblico di 'Pomeriggio cinque', 'Forum'...e qualche manichino in esubero della 'standa' truccati finemente. Risparmiamo anche sull'olio di ricino!". Chiosa con un luciferino sorriso.La conferenza inizia. Il premier è un fiume in piena. Va a braccio come un istrione inesauribile. Mattatore assoluto. Ed è tutto uno snocciolare di successi, vittorie esaltanti e senza appello. Pare di udire nell'aere il delizioso inno "per fortuna che Silvio c'è...", intonato da giovani elegantissimi, sbarbarti e lobotomizzati di recente. Tutto fila liscio, in un rutilar gioiso di grandezza immortale. La sua. "Il governo del fare...contro il complotti di gente che vuole il male del paese...due milioni di disoccupati? fandonie, meschinità! stiamo tutti bene...sarà gente di sinistra, o donnini che non hanno scoperto il gran segreto per vivere bene: sposare un miliardario, o fare le escort (di gran lusso però).". E poi gustosi siparietti da 73enne Don Giovanni impenitente con la prostata d'amianto, ammiccamenti suadenti alle fanciulle in venerazione mistica. Seguita a strizzare l'occhietto, talmente infervorato da lacerarsi i punti del lifting settimanale.Prosegue come posseduto dal demone dell'esaltazione del nulla. Anni di studi per capire come fare a dire un mare di niente, in modo convincente, e rapire i cuori di chi ha nel suo dna l'inclinazione morbosa ad essere dominata e sodomizzata dalla dittatura. Senza alcun contraddittorio, inebria l'uditorio estasiato. I sudditi applaudono spellandosi le mani, e porgendo il loro orefizio al Duce sorridente. "Silvio! Silvio!", si ode uno spontaneo coro possente e giulivo. E poi "Libertà! Libertà!".Ello, quasi imbarazzato, e col naso posticcio che si sta sgretolando, li interrompe. "Falsità...giudici che fanno politica e che vogliono impedire al premier democraticamente eletto, di fare il bene del paese. Trasmissioni satiriche che mi dileggiano...magistrati che vogliono distruggermi....giornalisti faziosi che pensano al gossip e non vedono quello che stiamo facendo per la Italia nostra...Impediremo a questi comunisti di impadronirsi del paese!". Altre ovazioni. Qualcuno si guarda attorno, temendo che un comunista mangi il suo neonato.Dal fondo della sala, si alza un uomo in malarnese, sui settantatre anni d'età. Ingobbito e piccolo di statura, indossa una berretta di lana color vinaccia ed un logoro cappotto del 1956. Si protegge il viso da tanti flash, quasi nascondendosi dietro una pianta tropicale. Poi prende coraggio:"Maestà, mi permette?" esordisce con voce titubante ed emozionata. Il premier contrae il viso plastificato. Non s'aspettava che un simile relitto umano osasse interromperlo. "chi ha fatto entrare questo frivolo Hippie di sinistra, camuffato...e poi, è di una vecchiaia decrepita, orrore!", sibila al suo entourage. Anche Ignazio buttafuori è sorpreso da quella visione raccapricciante. Non è dei loro, non c'ha nemmeno la cravatta, è evidente. Sorride nervosamente, provando a trattenere il livore squadrista. Si avvicina all'ominide con fare sicuro. Pronto, in caso di bisogno, a prendere a calci negli stichi e manganellate nelle palle, l'infiltrato sovversivo."Presidente, io sono un suo gran sostenitore da anni...".I visi del premier e dei suoi bodyguard delle libertà, si distendono, tranquillizzati."Lei è un vincente, dopo di lei le squadre italiane sono andate ad imporre il loro gioco all'estero, ha fondato la mediaset, con cui io e mia moglie Adalgisa ci sollaziamo alla sera...".Il messia gongola soddisfatto..."Bravo, vada a dirlo a quelli della sinistra, che infangano ogni giorno i miei successi..."."Certo Sire, ma io volevo dirle che prendo 430 euro di pensione al mese...mia figlia Maria Giuseppa ha 42 anni ed è disoccupata...e devo comperarle anche le medicine per la testa, perché ha un forte esaurimento nervoso...come faccio ad avere fiducia che risolverete i miei problemi, se non siete in grado nemmeno di iscrivere una lista elettorale?".Si forma un capannello attorno allo sventurato. Volano ceffoni, sberle e calci. Qualcuno lo pesta camminandoci sopra coi tacchi puntuti. "Lasciatelo stare - tuona il premier - noi siamo il governo delle libertà, non oseremmo mai interrompere un loro comizio!" "Ma questo non è un comizio...". Strilla a mezza voce lo sventurato da terra. Gli uomini del presidente, lo alzano in piedi."Ora quelli dell'opposizione si servono anche dei cenci d'uomo pur d'attaccarmi...conducetelo fuori di qui. E che quel vecchiaccio abbia un processo regolare, lui.".I gendarmi presidenziali portano l'attempato pensionato, coetaneo del premier, nel retro. E lo fucilano al petto. Poi intonano l'inno delle libertà.