Della morte bisogna avere sempre pietà. Così ci insegnava al catechismo un prete molestatore di ragazzini. Non è certo quella religione a dovercelo imporre, ma la religiosità che ognuno possiede, al di là delle dottrine. Cossiga è scomparso, o è crepato, a seconda della sensibilità di ciascuno, appunto. E non si può dire lo abbia fatto in silenzio. L'oscuro protagonista di uno dei tanti periodi bui della recente storia d'Italia, se n'è andato, portandosi nella lussuosa bara tanti segreti e parole non dette. Bandiere ed onori di stato per chi quello stato ha contribuito ad insozzarlo, sporcandolo di sangue o col silenzio dei vigliacchi. Dall'omicidio Moro alla strage di Ustica, all'attentato alla stazione di Bologna, fino a Gladio. L'ex presidente, ormai senatore a vita ha continuato, come vecchia scatola nera sibillina, ad elargire le sue mezze verità come perle di mondezza esecrabile. Ogni giorno, a chi voleva attingere. Da radio e giornali. Trattato come grande autorità e conoscitore di politica.Nemmeno molto tempo addietro, è capitato più di intravvedere quel buffo vecchio. Usciva dalla sua abitazione scortata 24 ore su 24 da pattuglie di carabinieri. Dicono che spetti agli ex capi di stato. Più volte mi sono chiesto a cosa servisse quella protezione, per quel vecchietto, non dissimile dai tanti anziani con la berretta che ritirano la pensione alle poste. Passando dall'altra parte della strada, sembrò addirittura che mi sorridesse. Forse solo una suggestiione, una specie di incubo indotto. Ma sembrò davvero che mostrasse in mia direzione un osceno movimento delle labbra leporine, come un povero criceto squilibrato. Me ne feci una ragione. Il simbolo del potere, della vecchia repubblica dei veleni e delle sommosse, era lì. Un rottame malmesso che continuava a far sentire la sua voce. Spesso provocazioni folli, vaneggiamenti che avrebbero richiesto, se non il carcere, almeno un internamento in qualche casa di cura. Lontano da microfoni e giornali, come minimo risarcimento per quelle vittime del suo sprezzante uso ed abuso del potere."Gli promisi: 'Ti porterò le arance', perché gli ho sempre detto che merita di andare in galera per le sue nequizie politiche e le sue responsabilità". Così ammise Marco Pannella, anni fa, dopo aver ricevuto una sua visita al capezzale di ospedale. Ora si può dire. Qualcuno, col coraggio della verità, lo diceva anche prima: Cossiga è stato un assassino. Un mandante di omicidio. Non è una malignità, e nemmeno un volgare cavalcare becere dicerie. Lo confessò egli stesso, senza alcuna remora o vergogna, qualche anno fa, svelando l'inconfessabile segreto di pulcinella. I fatti risalgono al 1977, e ad un sit-in commemorativo per la vittoria del referendum che introduceva il divorzio in Italia, tra alcuni giovani militanti Radicali scoppiano strane sommosse. Perde la vita la 19enne Giorgiana Masi. "Uccisa dal fuoco amico", l'aberrante ricostruzione dell'allora Ministro degli Interni Cossiga. Lo stesso ministro che qualche tempo dopo, in un rigurgito di dignità di ritorno, si dimise dall'incarico a seguito della morte dell'Onorevole Aldo Moro. Il leader Radicale denunciò, nel coacervo di grottesche ricostruzioni e mezze verità nacoste, le evidenti infiltrazioni tra i pacifici manifestanti. Agenti in borghese tra i militanti, che avrebbero provocato i disordini e sparato quei colpi. Ad anni di distanza, ormai senatore a vita e farneticante oratore a richiesta, ecco che in modo quasi beffardo, Cossiga confessa implicitamente quell'orrendo omicidio di Stato. Interrogato sulle dimostrazioni studentesche post riforma Gelmini, il presidente emerito (ed ignobile) si lascia andare ad una delle sue gemme di oscena violenza: "Gli studenti andrebbero picchiati tutti a sangue. Anche i professori andrebbero picchiati a sangue...certo, non quelli anziani, ma certe giovani signorine si...Cosa dovrebbe fare Maroni? Niente, agire come facevo io...mettere degli agenti in borghese, infiltrati tra di loro, ed aspettare che arrivi il suono delle ambulanze". Una confessione agghiacciante. Mondezza inqualificabile che dipinge l'intima lordura morale dell'integerrimo uomo delle istituzioni, e conferma il "metodo Cossiga" per mantenere l'ordine e la sicurezza del paese: L'omicidio e la repressione. E restituisce triste giustizia a Giorgiana Masi, vittima della violenza repressiva di uno stato assassino, per anni vendutaci maldestramente da quei lugubri mandanti di morte, come incidente derivante da "fuoco amico". Una delle tante meschine verità insabbiate dallo Stato, e da quelle immonde personalità che ne dovevano garantire la sicurezza.Cossiga ora è morto. Porta con se questo omicidio implicitamente confessato, e forse altri che non ha voluto o potuto. Segreti e verità occulte, storie di servizi segreti deviati, stragi e delitti qapplicati secondo mandamenti criminali. Tutto con lui, in quella costosa bara. "La morte ti fa bella", e provvede anche a cancellare gli orrori, i delitti e le infami gesta. Qualcuno ne farà ora il ritratto di un eroe, uomo delle istituzioni integerrimo, uno dei protagonisti della nostra storia recente. Altri, pur con la pietà dovuta a chi scompare, continueranno a considerarlo un reo confesso, il mandante dell'omicidio di Giorgiana Masi, diciannovenne e non violenta dimostrante.Leggevo ieri un articolo, non chiedetemi dove. Qualcuno auspicava la nomina di Marco Pannella a senatore a vita, come gesto riparatore. Se così fosse "anche Giorgiana, da lassù, tornerebbe a sorridere", si leggeva. Sarebbe un, seppur tardivo, segnale di libertà. Lo scranno dell'assassino, occupato dal simbolo e vittima di quell'effferato omicidio. L'immagine di un paese che dà un segnale forte di cambiamento, ed il riconoscimento a Marco Pannella, ottantenne protagonista della nostra storia, quella vera, limpida e non insozzata da veleni di Palazzo e segreti di Stato. Un uomo libero, che imbracciando le sole armi della non-violenza, facendo male al suo corpo al più, ha condotto e vinto battaglie di laica libertà. Lotte che hanno contribuito, contro tutti, allo sviluppo umano e sociale di questo paese. Il divorzio, l'aborto, i diritti delle donne, il laico diritto dell'uomo di poter decidere del proprio corpo contro gli ayatollah dello stato-religione italiano, la moratoria della pena di morte. Storie di civiltà conquistata, la parità di diritti per le minoranze emarginate del paese.Un uomo di diritti e libertà in senato, al posto del rappresentante principe dello Stato assassino. Una gran bella storia. Utopia folle, destinata a franare e rimanere tale, come tutte le cose giuste.