Non è mica morto, il tiranno. Eccolo come un satropo, dichiarare di avere i numeri. Lo afferma con certezza e sguardo diabolicamente sicuro. Ha i numeri per essersi ricomprato la fiducia. Vecchi papponi conquistati da centinaia di migliaia di euro. Una rendita a vita, un mutuo milionario. Pronti a vendersi l’impudico e rivoltante deretano a brandelli, in nome della libertà. Li pesca ovunque. Sbucano vecchi faccendieri, intrallazzatori professionali a caccia di voti degni del più nauseabondo mercimonio della vacche. Comprano puttane e onorevoli, con semplicità disarmante. Come fosse cosa normale. Valigette piene di danari e promesse. Ci sono persino i Radicali, che non si sbilanciano. Solo per destare scalpore. Magari qualche secondo di apparizione televisiva ed occupare più dello 0,001 per cento di spazio dedicato alla politica. Pannella fa il sibillino. “Non parteciperemo alla spartizione del bottino”, dichiara. Ci può stare. Un’affermazione e comportamento in linea con l’essere imprevedibile mina vagante e scheggia pazza dell’intero panorama politico italiano. Ma i Radicali che salvano il governo delle libertà stuprate e del diritto alla vita deciso da ayatollah religiosi, suona come sinistra sirena di morte. L’ennesima, forse la più dolorosa, in un paese che ormai non è più capace di conoscere l’indignazione, ma si lascia morire come un triste delfino spiaggiato. E il solo dubbio vale una condanna a morte. Vedere gli eroi della vera rivoluzione libertaria complici di Gasparri, Santanchè, Bondi, La russa, del maggiordomo spiritato Capezzone, fa crollare ogni ideale puro. Sapere i campioni dei diritti umani, delle minoranze religiose, sessuali ed etniche indecisi se mescolarsi a quel lombrosario recalcitrante bestialità civili, proibizioni, che divelle con ferocia ed intransigenza ogni diritto dei "dimenticati", somiglia all’abisso reale. I Radicali che vanno con Sacconi e Mussolini e come vedere il topo che appoggia il partito dei gatti divoratori di topi. Mi è balzata alla mente, improvvisa e smarrente, un’immagine ancor più triste. Cosa mai penserebbe oggi Piergiorgio Welby di sviluppi così orridamente ripugnanti, confinanti con l’abominio? Cosa direbbe, con la sua lucida ironia, di quel gruppo di coraggiosi e sprezzanti kamikaze che hanno combattuto al suo fianco una battaglia di libertà vera, nel trovarseli ora intenti a riflettere se dare o meno la fiducia agli aguzzini della vita morta in nome della religione? Quali sentimenti proverebbe l’anima pulsante di Piergiorgio Welby, vedendo quelle impavide ancelle a difesa della vita dignitosa, del diritto di ognuno di poter scegliere i propri destini terreni, intenti a salvare i talebani venditori di vita morta? Complici di quello stato religioso e di chi ha provato a partorire l’aberrante mostruosità di un “testamento biologico” dettato dal loro Dio. Morirebbe un’altra volta, stavolta in modo assai più doloroso, Piergiorgio. Capirebbe come quelle parole e battaglie sono state soltanto uno strumento finto. Parole alitate ad un vento posticcio, sconfitte da becere opportunità da pizzicagnoli. Atrocemente piccole, al cospetto della grandezza di quelle lotte di civiltà. Come potrebbe immaginare di vedere Pannella e Rita Bernardini dare convinta fiducia a quei personaggi lombrosiani che si riunìrono notte tempo per “salvare” Eluana Englaro? Cosa diavolo resterebbe delle parole di questi anni, nel saperli a braccetto col regime dei diritti umiliati? Appoggiare colui che senza provare vergogna, rivelò al mondo che Eluana Englaro doveva vivere la loro vita, perché “capace ancora di concepire”?Ovunque si trovi, Piergiorgio proverà una gran pena.
SE VI VEDESSE PIERGIORGIO WELBY, CHE PENA
Non è mica morto, il tiranno. Eccolo come un satropo, dichiarare di avere i numeri. Lo afferma con certezza e sguardo diabolicamente sicuro. Ha i numeri per essersi ricomprato la fiducia. Vecchi papponi conquistati da centinaia di migliaia di euro. Una rendita a vita, un mutuo milionario. Pronti a vendersi l’impudico e rivoltante deretano a brandelli, in nome della libertà. Li pesca ovunque. Sbucano vecchi faccendieri, intrallazzatori professionali a caccia di voti degni del più nauseabondo mercimonio della vacche. Comprano puttane e onorevoli, con semplicità disarmante. Come fosse cosa normale. Valigette piene di danari e promesse. Ci sono persino i Radicali, che non si sbilanciano. Solo per destare scalpore. Magari qualche secondo di apparizione televisiva ed occupare più dello 0,001 per cento di spazio dedicato alla politica. Pannella fa il sibillino. “Non parteciperemo alla spartizione del bottino”, dichiara. Ci può stare. Un’affermazione e comportamento in linea con l’essere imprevedibile mina vagante e scheggia pazza dell’intero panorama politico italiano. Ma i Radicali che salvano il governo delle libertà stuprate e del diritto alla vita deciso da ayatollah religiosi, suona come sinistra sirena di morte. L’ennesima, forse la più dolorosa, in un paese che ormai non è più capace di conoscere l’indignazione, ma si lascia morire come un triste delfino spiaggiato. E il solo dubbio vale una condanna a morte. Vedere gli eroi della vera rivoluzione libertaria complici di Gasparri, Santanchè, Bondi, La russa, del maggiordomo spiritato Capezzone, fa crollare ogni ideale puro. Sapere i campioni dei diritti umani, delle minoranze religiose, sessuali ed etniche indecisi se mescolarsi a quel lombrosario recalcitrante bestialità civili, proibizioni, che divelle con ferocia ed intransigenza ogni diritto dei "dimenticati", somiglia all’abisso reale. I Radicali che vanno con Sacconi e Mussolini e come vedere il topo che appoggia il partito dei gatti divoratori di topi. Mi è balzata alla mente, improvvisa e smarrente, un’immagine ancor più triste. Cosa mai penserebbe oggi Piergiorgio Welby di sviluppi così orridamente ripugnanti, confinanti con l’abominio? Cosa direbbe, con la sua lucida ironia, di quel gruppo di coraggiosi e sprezzanti kamikaze che hanno combattuto al suo fianco una battaglia di libertà vera, nel trovarseli ora intenti a riflettere se dare o meno la fiducia agli aguzzini della vita morta in nome della religione? Quali sentimenti proverebbe l’anima pulsante di Piergiorgio Welby, vedendo quelle impavide ancelle a difesa della vita dignitosa, del diritto di ognuno di poter scegliere i propri destini terreni, intenti a salvare i talebani venditori di vita morta? Complici di quello stato religioso e di chi ha provato a partorire l’aberrante mostruosità di un “testamento biologico” dettato dal loro Dio. Morirebbe un’altra volta, stavolta in modo assai più doloroso, Piergiorgio. Capirebbe come quelle parole e battaglie sono state soltanto uno strumento finto. Parole alitate ad un vento posticcio, sconfitte da becere opportunità da pizzicagnoli. Atrocemente piccole, al cospetto della grandezza di quelle lotte di civiltà. Come potrebbe immaginare di vedere Pannella e Rita Bernardini dare convinta fiducia a quei personaggi lombrosiani che si riunìrono notte tempo per “salvare” Eluana Englaro? Cosa diavolo resterebbe delle parole di questi anni, nel saperli a braccetto col regime dei diritti umiliati? Appoggiare colui che senza provare vergogna, rivelò al mondo che Eluana Englaro doveva vivere la loro vita, perché “capace ancora di concepire”?Ovunque si trovi, Piergiorgio proverà una gran pena.