Il governicchio di Scilipoti sopravvive. Il messia raggiante se ne va a Bruxelles, aggrappato con le unghie a quel potere che rappresenta la bieca alternativa del gabbio. All’estero continuano a sorprendersi per la scellerata politica personalistica del dittatore tappo. Non sanno se continuare a ridere o inviare i caschi blu. Perché nessuno li ha ancora invocati, i caschi blu. Il fascista picchiatore La Russa, ministro della Difesa ed atononominatosi moderato, dà spettacolo in tv. Minaccia un ventenne studente, lo zittisce con livore da gerarca balilla. Maroni annuncia pugno duro contro gli studenti. Si prova a difendere l’illuminata riforma della scuola degna di un paese terzomondista che deve nascere e pascere nell’ignoranza più estrema, favorendo l’esclusiva cultura degli oligarchi. Ridando senso a quelle vecchie parole in musica: “Di che si stupisce, anche l’operaio, vuole il figlio dottore...Che roba contessa, han fatto uno sciopero, quei quattro ignoranti...volevano avere i salari più aumentati, dicevano, pensi, di esere sfruttati. E quando è arrivata la polizia quei quattro straccioni han gridato più forte, di sangue han sporcato i cortili e le porte, chissà quanto tempo ci vorrà per pulire...". La Ministra si spende a favore della riforma, con quella faccia da velina racchia. C’è un controsenso abominevole in lei. Essere una berlusconiana ministra velina, ma di una bruttezza grottesca. Farfuglia solo idiozie, banalità imbarazzanti. Come la compagna di banco delle elementari (la terza, al più), che interrogate cantilenavano parole apprese a memoria. Alfano invia ispettori alla procura di Roma, per indagare sulla scarcerazione di studenti dimostranti contro simile riforma. Il popolo dei garantisti e moderati, eccolo. E nessuno ha richiesto alla comunità internazionale l’invio dei caschi blu per far terminare quest’orrido regime fascista. Cosa aspettano? Che infiammi definitivamente la rivoluzione? In Belgio Pipino l’irrefrenabile invece ostenta gran sicurezza e sorriso radioso, malgrado l’addiaccio rischi di congelargli il giovanile volto di plexiglass. Incontra un manipolo di giovani del “popolo della libertà” operanti in belgio. Una giornalista li intervista. Tutti con la riga di lato, l’espressione subnormale ed un impeccabile costume da imprenditori rampanti. Li ascolti e capisci come questo paese sia morto, in mezzo a quella riga squadrata. “Il Presidente ci ha parlato della sua ennesima VITTORIA.”, dice uno riferendosi al trionfo mercantile del 14. “E’ un grande il nostro Presidente!”, gli fa eco un altro imberbe e con lo sterco secco nel cervello e merda di capra nello sguardo. Esce il Sultano dalla sala ed ecco uno spontaneo coro dei giovani che rappresentano il futuro della nazione: “Silvio! Silvio! Silvio!!", si ode. Il Premier giubilante saluta la folla in estasi e si dilegua nel gelido buio come immortale eroe.