Obama si spende, nemmeno i capi delle moderne democrazie europee si sottraggono ad una presa di posizione invitando il dittatore-mummia egiziano a passare la mano. E l’Italia? Silenzio catacombale delle istituzioni. Tutti presi tra scandali con prostitute minorenni e compravendite di parlamentari, videomessaggi surreali ed inviti ad abbassare i toni. Il maestro di sci-ministro degli esteri irrompe alla camera. Esporrà una posizione unitaria sulla delicata situazione in Egitto? No, ello provvede ad informare il paese che la lettera del Ministro di St. Lucia sull'increscioso affaire della casa monegasca di Fini, è autentica. Senza che nessuno abbia richiesto nulla. Torna alla mente l’immagine di qualche mese fa, quando nel mezzo di un summit internazionale, il nostro amatissimo premier si lanciò in una consueta boutade, col sorriso tipico del battutista da crociera. “Chiederò al presidente Moubarak qualche consiglio di politica interna, visto che è al potere da trent’anni.". Ecco, l’Italia nel modo è tragicamente racchiusa in quella frase.Ma non bisogna essere troppo malvagi. Vien quasi da provare umana compassione. Che vitaccia d’infermo può condurre un uomo anziano, che dorme due ore a notte per lavorare al nostro futuro? Già me lo figuro, in tenuta casalinga (una pandrana lamellata d’oro e zaffiri) che s’agita e s’indigna, agita i pugni nell’aere come un matto allo stadio ultimo. A lunedì “l’infedele”, martedì “Ballarò”, giovedì altra indignazione con “Annozero”, e week end di tribolate visioni pallonare. Sempre sul divano. Fortuna che c’è anche il mercoledì di coppa o il garbato salotto di nane e puttane gestito dal fido ciwawa effeminato Signorini. Finalmente uno non di parte e fazioso (sbuffa) con cui si può parlare alla propria gente di cose serie, dei comunisti che sgranocchiano i bambini, ad esempio. Sempre solerte nel venire incontro ai bisogni della patria, l’estroso giornalista (sì, giornalista). Dal fidanzato immaginario di Noemi Letizia, fino all’ultimo affondo istituzionale: Ruby rubacuori. La conclamata prostituta minorenne che frequentava le ville del Monarca, con tanto di prove e telefonate a testimoniarlo, nel salotto del servo Signorini ci viene presentata come candida anima. Fatina sventurata che giammai potrebbe fare quelle cose brutte (ma brutte, brutte!), vittima di un’infanzia violenta e prossima al noviziato nelle pie consorelle dell’ordine delle carmelitane scalze. La telefonata in cui chiede 5 milioni di euro al sultano in cambio del silenzio, una invenzione dei cospiratori. L’altra in cui si definisce “il culo del presidente”, voci degli alieni. Vite parallele, che provocano un lieve sgorgar di larme. Signorini è pure un poco commosso. Anzi, tra qualche settimana la ragazza si sposerà. Le hanno trovato un fidanzatino. Forse l’hanno anche ingravidata, all’occorrenza.Insomma, il governo del fare è nel pieno del suo lavoro, condotto dall’instancabile duce posticcio. Non si ferma mica a Signorini. Ecco che d’improvviso è convocato un consiglio di guerra. L’ingenuo pensa ad un intervento sull’economia del paese o sull’occupazione. Certo, siamo lì. Giungono al quartier generale tutti i ministri. Eruditi con fermezza sul feroce piano di battaglia da tenere nei salotti tv. Poi, come risulta dalle intercettazioni, il Capo della Italia riunisce anche tutte le starlette-escort coinvolte nello scandalo. Ci sarebbe materiale per un’altra imputazione, oltre alle milleduecentotrentadue che già ha: inquinamento delle prove di proporzione colossale. Ma ello può. Le ninfette coi labbroni rifatti e grosse tette, prendono alacremente appunti sul block notes. Ghedini stende il piano e quelle scrivono. Alcune meglio delle altre, essendo financo laureate o bilingue.E non è mica finita l’estenuante giornata di lavoro. Rimane da programmare nel dettaglio le presenze televisive degli accecati kamikaze. Meglio se donne. Ed ecco che la scelta ricade su Carfagna, Di Girolamo e qualche altro volto ripugnante. Troneggia il nome della più fedele talebana del premier, incaricata di inscenare crisi isteriche in giro per l’etere: La Saltanquì. Chi meglio di una svitata femminista può difendere il suo premier dall’accusa di prostituzione minorile? Una che si è sempre spesa contro la schiavitù della donna oggetto. Che ringhiava contro le ragazze immagine in discoteca. Sbraitava col labbro leporino, affinché le nostre strade fossero ripulite da maleodoranti negre battone, così contrarie al decoro e pericolose per i cittadini per bene. Colei che auspicava la castrazione chimica per i pedofili, la galera per i clienti sorpresi con donnacce di strada, la pena di morte ai papponi. Ora eccola, che accusa tutti di offendere le donne, epitetando le povere orfanelle pie dell’Olgettina come prostitute. Altro non sono che donne sfortunate, che un uomo generoso e pure un po’ psicologo come il Premier decide di aiutare con un sostegno, morale, psicologico ed anche materiale. Inculandosene tre per notte. Con molto amore. Nessuna prostituta. Nessun pappone e sfuruttatore, dunque. Siamo mica per strada. Si struggono le kamikaze, continuando ad offendere la dignità. La nostra, perché la loro è stata già giocata a scopone scientifico. Si scagliano a testa bassa contro le forze dell’ordine che hanno fatto irruzione negli appartamenti delle pupe del boss. Le hanno trattate come luride mignotte. Sottratto carte, cellulari, chiavette usb. Persino le chiavette usb. Mica s’indignano per le camerunesi trattate come bestie, durante le retate. Anche la prostituzione ha una sua classe sociale. Una sua dignità.Il megapresidente è stravolto da una simile mole di lavoro. Deve anche registrare un altro videomessaggio: “Care amiche, cari amici, eccoci qui!”. E via, nell’ennesimo rutilar di deliri senza fine. Inveisce contro i giudici, incarica ancora l’attempata soldatessa di caucciù Saltanquì di dare battaglia. Definire i dettagli di un’epocale manifestazione contro i giudici. Una cosa da far rabbrividire l’idea di dittatura. Che nemmeno Totò Riina, per quel briciolo di decenza di ritorno, avrebbe potuto pensare.Dopo una tribolata notte insonne, ecco la svolta del megapresidentissimo. L’ultima trovata da istrionica cariatide ormai ad un passo dalla botola dell’impiccato. Qualcuno deve avergli fatto capire di essere diventato atroce parodia di uno scherzo, travestito da potere. I bene informati credono che la figura mastodontica sia nientemeno che Giuliano Ferrara. Fine editorialista di 200kg. Tutto si può dire di Ferrara, tranne che sia della stessa risma politica dei personaggi attorno al Messia morente. Un lombrosario di starlette-escort, nani, piccoli e riottosi balilla decerebrati, ottantenni voyeur, ballerine del ventre, ottuagenari piduisti rincoglioniti, padani ignoranti, esaltate fasciste da battaglia. Ferrara consiglia, forse scrive di proprio pugno una ottocentesca e struggente lettera al “Corsera”. Smielate a sibilline frasi suadenti all’opposizione, ed una responsabile proposta di cooperazione. In un sussulto d’orgoglio, Bersani declina con fermezza. Ed il Messia torna ad inveire con la consueta classe da ultras.Meno male che è venerdì ed il Monarca, stremato da un’intensa giornata di lavoro per il bene del popolo, potrà divagare le laide carni putrescenti con una elegante festa privata. Ballerine, lasciva carne fresca. Ed il lettone su cui potrà venire incontro ai bisogni di qualche ragazza bisognosa. Economia e lavoro, si diceva.