Lo avevano avvistato in pieno meriggio, passeggiare nudo sulle gelide acque del suo ruscello personale. Tristo e pensoso. Domandarsi perché tanto odio attorno alla sua figura.Tornato nella sua magione, ecco la geniale scintilla del “fare”: Il messia indice una gran cena in villa, per omaggiare degnamente la festa della donna. Canzoni, divertimento, rutilanti barzellette e culturali riflessioni filosofiche. Tutto all’insegna della più sobria cultura e di quella tipica raffinatezza di stampo arcorino che da anni ha saputo inculcare nelle menti del suo popolo. Sui cancelli troneggia un gigantesco striscione in onore della femmina. “Donne, l’altra parte del cieloooo!!!”, e sullo sfondo una enorme passera stellata.Data l’occasione speciale, il despota ha deciso di condividere le briose grazie delle 82 ragazze con alcuni fidi collaboratori. Giungono alla spicciolata, accolti dal sultano bardato di una vestale beduina e con turbante d’oro zecchino tempestato di diamanti. Ello li saluta con un radioso sorriso ebbro di contagioso entusiasmo. Ed ecco arrivare, tutti con un mazzolino di mimose nel pugno, ministri, vice sottosegretari, papponi, tangentisti semplici, ottuagenari malati mentali con la gotta e anziani giornalisti con negli occhietti una catarattosa cupidigia depravata. Ci sono anche i RESPONSABILI, fulgidi esempi di meritocrazia politica, pronti a rivestire importanti ruoli nel nuovo organigramma governativo, come ringraziamento per la loro adesione alla missione superiore. Promozioni dovute, assieme a quelle donne che più si sono distinte nella salvaguardia del monarca, nei salotti tv. Fanno tutti un inchino al munifico anfitrione ed entrano. Terminato il discorso di rito, il Messia invita tutti nella sala delle cene. Ad eccezione di Ghedini ed Alfano, smunti, emaciati e con allarmanti occhiaie da pre-morte. “Tutti, tranne voi due, lazzaroni! Che dovete studiare le carte della riforma e dei miei processi. Per cosa vi paga lo stato? Per fare i Ministri o per difendere il vostro divino? Date la mia disponibilità a comparire tutti i lunedì dalle ore 5,45 alle 6,15. Che a quell’ora le botteghe dove stanno i giudici…sì, cioè, le procure, sono tutte chiuse. E se ne cessario aboliremo anche il lunedì, con una riorma epocale del calendario!”.Nella sala del divertissement, gli angoscianti problemi vengono messi alle spalle. Le fanciulle si dimenano in pista come matte squilibrate. Si agitano tutte, simili a serpentelli imbizzarriti. Il messia applaude, poi si spoglia ignudo e mette un accappatoio con stemma regale. Lele Mora, autentico “maitre a penser” del Governo del fare, è raggiante e sudaticcio. “Le ha viste che puledre, Presidente? Tutta carne di prima scelta, lei è un uomo buono, bravo…confesso di aver avuto un’erezione nel vederla denudato…posso toccarle il culo?”. Il premier gonfia il petto, neanche le checche resistono al suo fascino ammaliatore. Poi il Lele fa ascoltare al suo Duce la suoneria del cellulare, “faccetta nera”, e gli domanda: “Santità, ma quando torneranno quei tempi meravigliosi? Quando spezzeremo le gambe ai comunisti di merda?”. Lo interrompe una stizzita Saltamiquì. “Ma la faccia finita frocione! Che ai tempi belli, gli invertiti come lei li curavano a base di manganellate nelle gengive ed olio di ricino!”. “Stai calma cara, noi siamo per la libertà di fare ciò che ci pare nelle nostre case. Per la suburra è un altro conto.”, placa il suo ardore, Silvio il moderato. L’attempata sottosegretaria guarda le discinte teenager che agitano le zizze. In un moto d’invidia, fa partire il reggipetto e si lancia nella mischia. “Maestà mi vede? Mi vede? Cos’ho da invidiare io a queste? Eh? Eh? Viva le donne e lo 8 marzo! Viva l’emancipazione delle vere femmine come noi!”. Due infermieri se la portano via a braccia. C’è persino il gran camaleonte della stampa libera Ferrara e la sua esondante cultura smutandata. L’antiabortista danza leggiadro ed in mutande, rendendo l’aria irrespirabile. Sembra che un branco di montoni infradiciati da due notti di pioggia abbia invaso la pista.Le ancelle esagitate, senza farsi distrarre dal fetore di vecchiume putrescente, non lesinano balletti sexy e languide carezze all’Imperatore. Provano a catturare la sua attenzione malata. Negli attimi di pausa si accapigliano con le gote livide di rabbia. Le cagnette strillano, s’insultano, graffiano. Una studentessa bocconaiana sembra la più indispettita, ed inveisce verso una baldracca brasiliana delle favelas: “Che diritto hai tu di chiedere tutti quei soldi al Papi nostro, eh? Lo sai da quanto sto qui io, brutta aborigena? Sei notti di filato! Sono stanca, distrutta.”. Poi chiama i genitori, in spasmodica ed apprensiva attesa. La mamma è maternamente premurosa. S’informa su quanti danari la sua anitroccola dalle chiappe d’oro è riuscita ad ottenere. Quella, un po’ demoralizzata, risponde: “Ancora nulla mamma, sono reclusa qui da sei giorni, ma non so se mi fa rimanere stasera…sono in tante, tutte agguerritissime.”. Spazientito, il babbo prende la cornetta: “Embè, e tu datti da fare no? Te lo debbo insegnare io? Che ti ho fatto studiare a fare? E’ la festa della donna, e fai la donna no! Stagli vicino, impegnati, ricordagli che ti ha “iniziato” lui, offrigli il culo, ma sempre con grande eleganza!”.Il despota è al settimo cielo. Circondato da quelle cagnette frementi, non si tiene. Solo cagnette fameliche attorno a lui. Ministre, sottosegretarie o escort semplici. Tutte pronte a vendersi quel briciolo di dignità dormiente o la vulva, per ingraziarsi il Messia. Chi dimenandosi in pista, chi facendosi scoppiare la jugulare nei salotti tv. Il Despota è fiero di onorare la donna nelle sfaccettature più essenziali della sua essenza. Le osserva estasiato: “Ah, meravigliose creature! Siete l’altra parte del cielo!” Volge gli occhietti malati in alto e vede una enorme fica sorridente. Disserta amabilmente col fido sguattero Emilio Fede che con un block notes segna i voti istituzionali, sempre all’insegna della sobria eleganza: “Elasticità anale, orientamento alla pompa, proattività fellatoria, spagnola ravvicinata…”. “Che mi dici Emilio, di quella brunetta lì? Mi sembra assai attiva e motivata!”. “E’ fresca di giornata mio Sire. 18 anni compiuti sei giorni fa.”. “Molto benissimo, stasera la provo. Ma mi ricordi di pagarle un chirurgo estetico. Avrà si e no una quarta, io esigo la sesta abbondante! E le labbra? Una ritoccatine anche a quella!”. “Maestà, ci sarebbero le due gemelle siamesi del circo Medrano che danno dei problemi. Sono recluse nella sala dello scopatoio da due settimane. Si dicono provatissime, cominciano a vaneggiare, vogliono gettarsi dalla finestra.”. “Addirittura! Le mando tutte al manicomio, le donne! Ah, che conquistatore affascinante e dannato! Sono invincibile! Domani paghi il disturbo (con il bonus “iniziazione presidenziale”). Mandi anche un biglietto di ringraziamento ai genitori e confermi che metteremo a loro disposizione una valida equipe di neuropsichiatri.”.L’atmosfera si fa più rovente. Il sultano schiocca le dita ed iniziano i gustosi travestimenti delle ninfe.Spicca la consigliera in vestito maschile, bombetta e baffetti da Hitler. Inizia a sculettare e spogliarsi, strusciandosi al sultano ignudo con un ciuffo di mimose sulle pudenda morte. “Che donna Emilio! Che femmina! Ha delle qualità fuori dal comune la mia consigliera!”. Il maggiordomo è tutto costipato, commosso. “Ah che mente, mio sire, che mente! Quante hanno sfondato grazie al suo occhio clinico!”. “Quante ne ho sfondate, vorrà dire!”. Risate irrefrenabili del consesso. Poi è un rutilar frenetico di maliarde ragazze pettorute che ancheggiano ammiccanti. Chi travestita da infermiera, chi da poliziotta. Il despota impazzisce letteralmente. La devianza mentale allo stadio ultimo, lo vuole eccitato come un riccio quando vede una donna vestita da uomo, o una finta poliziotta che gli fa tintinnare le manette, una infermiera con la macchinetta della pressione. Sembra chiara, l’interpretazione. Omosessualità latente, e sadomasochistico desiderio di spirare o essere arrestato, rispettivamente tra le braccia di una infermiera o una poliziotta. Ello si lancia, nudo come un verme raggrinzito, nel centro della mischia. Un inestricabile groviglio di giovani chiappe, tette e senile malattia terminale. Eccolo, l'uomo della rivluzione liberale, colui che avrebbe dovuto salvare il paese. Un nonnetto pitturato a gioventù, che si getta fra le cagnette badanti che provano ad estorcergli danari, posti in tv o in parlamentoLa festa è un successone. “Evvivaaaaa…voi donne siete delle creature fantastiche!” tuona, prima di intonare una canzone napoletana. Poi un rapido discorso: “Mie care, siete tantissime qui, in questa festa che esalta la vostra purezza, intelligenza e libertà di esseri pensanti! Ma purtroppo siete troppe anche per i miei 23 anni. Il vostro Presidente potrà far rimanere solo trenta di voi nel megalettone a forma di vulva. Visto che è l’8 marzo faccio uno sforzo!”. Altra ovazione della platea. Alcune ministre strillano strappandosi i capelli. “Addirittura trenta? Che uomo instancabile! Che maschio! Stanotte ne manda via sciancate una trentina! Viva il Premier e la libertà di noi donne!”. Le aspiranti starlette cercano gli ultimi spunti, un guizzo che lo faccia intenerire. “Papi, io ci ho bisogno. Ho la bimba e le devo comperare il latte!”, fa una dominicana. Una troia di Cinisello fa presente l’operazione che dovrà subire ai denti. Tutte nude e con due mazzolini di mimosa sui capezzoli, vanno a sedersi sulle sue ginocchia. Ello le ascolta col fare da buon padre di famiglia. Affianco a lui, coi guanti bianchi, il viscido sguattero Bruno Vespa gli porge la cornetta. “Eccellentissimo, c’è sua Eminenza il Cardinal Bagnasco al telefono, dice che è urgentissimo!”. Il sultano è indispettito. “Ma che ci fanno ancora svegli quelli? Non recitano i vespri? E va bene, me lo passi vah.”. Le due fanciulle non mollano la presa, iniziando a fare le fusa al loro re mida satiriaco. “Ohhh, saluti Cardinale, come la va? Io sono in ritiro spirituale!”. Segue un colloquio amicale. Il porporato esprime qualche dubbio ed imbarazzo per le continue voci di bordello istituzionale che si diffondono. Non sa come giustificare il silenzio ecclesiastico su simili vicende degradanti. Silvio non si scompone e risponde a tono. “Stia tranquillo e lasci perdere questo vile gossip. Sono comunisti, che ci vuole fare? Qui ci sono solo feste piene di decoro e buon gusto. Accolgo ragazze studiose, quasi tutte timorate e financo illibate, pensi.”. Intanto le due, un po’ seccate, iniziano a praticargli una portentosa fellazione multipla, con linguamento carpiato all’indietro. L’uomo di chiesa pare rassicurato, ma il Premier insiste. “Poi, caro prete, lei lo vorrebbe il governo nelle mani dei mangiapreti? Degli abortisti? Degli omossessuali invertiti che non hanno a cuore, come noi della Pdl, i valori della famiglia tradizionale? Crede che vi daranno gli stessi foraggiamenti per le scuole ecclesiastiche? Siamo seri...”. Ora il porporato è davvero convinto, e riaggancia non prima di avergli augurato un buon fine nottata di esercizi spirituali.