Quando si dice che se stiamo praticando il sentiero dell’auto conoscenza e che dobbiamo considerare il nostro “nemico o avversario” come il nostro miglior maestro, si sta dicendo una cosa vera.Perché, egli, diversamente da un amico, non è indulgente verso di noi, non ci concede attenuanti, non è disponibile ad alcuna accondiscendenza nei confronti del nostro ego. Per cui quando ci confrontiamo o scontriamo con lui, ci troviamo di fronte ad uno specchio implacabile, dal qual vengono riflesse soprattutto le parti di noi che generalmente non esponiamo, che tendiamo a nascondere. Mentre l’amico o un compagno tendono ad ungere il nostro ego, gratificando spesso le nostre aspettative, bisogni o desideri, il “nemico ce li nega in tutte le maniere… ostacolandoci.Tutto ciò fa emergere in noi reazioni e identificazioni di ruolo che, se siamo dei veri ricercatori di noi stessi, in essi troviamo una preziosa occasione di osservarli in modo chiaro.Certo, per fare questa operazione non dobbiamo perderci in esse e dobbiamo essere estremamente onesti e sinceri con noi stessi. Non dobbiamo porre l’attenzione o il giudizio sull’altro, ma solo su ciò che sta succedendo in noi. L’altro è stato solo il cerino che ha fatto scoppiare il materiale esplosivo il quale è totalmente nostro. Questo è importantissimo da capire: non bisogna guardare l’altro ma porre la consapevolezza su ciò che sentiamo e come viviamo noi la situazione, che cosa ci muove dentro nell'animo.Nessun altro come un “nemico” può farci notare parti di noi rimosse, rifiutate… Noi, invece di colpevolizzarlo, difendendoci da lui e basta, dovremmo usarlo anche come “maestro” che ci mette alla prova, come strumento di una palestra psicologica e spirituale, espediente indiretto per la emersione dei nostri punti critici sui quali dobbiamo ancora lavorare. Dovremmo quasi ringraziarlo per fornirci un laboratorio emotivo nel quale imparare a vedere i nostri attaccamenti non risolti e difetti ancora oscuri; questo per poi superarli e non farci più coinvolgere emotivamente, sviluppando calma e distacco… per migliorare la nostra capacità di non perdere l'equilibrio, la serenità e disponibilità alla comprensione delle altrui motivazioni o situazioni.Ecco dunque in sintesi il senso dell’affermazione: il nostro “nemico” è un nostro maestro.Inoltre, per i ricercatori spirituali, come sostengono i veri Maestri, nei suoi confronti dovremmo avere pure, paradossalmente, un senso di gratitudine.
Il nemico è sempre un maestro
Quando si dice che se stiamo praticando il sentiero dell’auto conoscenza e che dobbiamo considerare il nostro “nemico o avversario” come il nostro miglior maestro, si sta dicendo una cosa vera.Perché, egli, diversamente da un amico, non è indulgente verso di noi, non ci concede attenuanti, non è disponibile ad alcuna accondiscendenza nei confronti del nostro ego. Per cui quando ci confrontiamo o scontriamo con lui, ci troviamo di fronte ad uno specchio implacabile, dal qual vengono riflesse soprattutto le parti di noi che generalmente non esponiamo, che tendiamo a nascondere. Mentre l’amico o un compagno tendono ad ungere il nostro ego, gratificando spesso le nostre aspettative, bisogni o desideri, il “nemico ce li nega in tutte le maniere… ostacolandoci.Tutto ciò fa emergere in noi reazioni e identificazioni di ruolo che, se siamo dei veri ricercatori di noi stessi, in essi troviamo una preziosa occasione di osservarli in modo chiaro.Certo, per fare questa operazione non dobbiamo perderci in esse e dobbiamo essere estremamente onesti e sinceri con noi stessi. Non dobbiamo porre l’attenzione o il giudizio sull’altro, ma solo su ciò che sta succedendo in noi. L’altro è stato solo il cerino che ha fatto scoppiare il materiale esplosivo il quale è totalmente nostro. Questo è importantissimo da capire: non bisogna guardare l’altro ma porre la consapevolezza su ciò che sentiamo e come viviamo noi la situazione, che cosa ci muove dentro nell'animo.Nessun altro come un “nemico” può farci notare parti di noi rimosse, rifiutate… Noi, invece di colpevolizzarlo, difendendoci da lui e basta, dovremmo usarlo anche come “maestro” che ci mette alla prova, come strumento di una palestra psicologica e spirituale, espediente indiretto per la emersione dei nostri punti critici sui quali dobbiamo ancora lavorare. Dovremmo quasi ringraziarlo per fornirci un laboratorio emotivo nel quale imparare a vedere i nostri attaccamenti non risolti e difetti ancora oscuri; questo per poi superarli e non farci più coinvolgere emotivamente, sviluppando calma e distacco… per migliorare la nostra capacità di non perdere l'equilibrio, la serenità e disponibilità alla comprensione delle altrui motivazioni o situazioni.Ecco dunque in sintesi il senso dell’affermazione: il nostro “nemico” è un nostro maestro.Inoltre, per i ricercatori spirituali, come sostengono i veri Maestri, nei suoi confronti dovremmo avere pure, paradossalmente, un senso di gratitudine.