Nonostante l’apparenza, l’illusoria evidenza, noi non siamo lo spazio delimitato nella nostra pelle, l’area mentale che abbiamo circoscritto con un perimetro che si è auto denominato persona.In questo involucro, che è l'organismo corpo-mente, nel quale sono andati depositandosi aggregati di memorie, sono stati coltivati grumi di emozioni, archiviate risme di pensieri che hanno definito uno spazio originario che non era definibile, noi ci siamo persi il collegamento con l’essenza.In questo processo identificativo è andata perdendosi quella che era l’innocenza impersonale primaria.Questo insieme di fattori che si è auto creato per assimilazione ed induzione, per convenzione collettiva, amiamo chiamarlo “io” ed in esso ci culliamo con un legame che ci condiziona l’esistenza. Spesso non sappiamo fino a che punto. Mentre in realtà saremmo spazio infinito, Coscienza senza confini, se solo ci ricordassimo che questi limiti e barriere formali ce li siamo dati noi, ce li hanno certificati gli altri senza sapere che ci avrebbero in una certa misura ipnotizzato, costruendo con noi e su di noi una statica identità che non è il nostro autentico essere. Purtroppo per molti, aver perso le chiavi per rimuovere questa fittizia identificazione con l’involucro corpo-mentale, nel caso ne sentissimo il bisogno, risulta un problema non facile da risolvere senza indicazioni…Comunque, verrà il momento che intraprenderemo la via della ricerca di queste chiavi.Intanto, in questo mondo fatto di vasi e bolle che rivendicano autonomie improprie, abbiamo la necessità di presentarci come l’involucro che ci contiene, perché altrimenti non potremmo essere riconosciuti e riconoscerci nello schema e nelle regole di un gioco sociale stabilito. Ma prendere noi stessi per la forma del contenitore in cui ci manifestiamo è un grande abbaglio, che scontiamo con sofferenze di ogni tipo. Questo accade finché si procede in questo modo: vedendoci come vasi- contenitori e non come puro spazio cosciente.Solo quando il vaso, o la bolla variopinta, che ci contiene si romperà in un lampo di comprensione definitiva, avendo ritrovato le chiavi per attingere al nostro essere fondamentale, ritorneremo ad essere quel che siamo sempre stati: spazio sconfinato. Allora la beatitudine che noi siamo naturalmente, ci respirerà fondendoci nell’ebbrezza della libertà che può darci l’agire senza sentirsi agente personale.
Il vaso contenente spazio-coscienza
Nonostante l’apparenza, l’illusoria evidenza, noi non siamo lo spazio delimitato nella nostra pelle, l’area mentale che abbiamo circoscritto con un perimetro che si è auto denominato persona.In questo involucro, che è l'organismo corpo-mente, nel quale sono andati depositandosi aggregati di memorie, sono stati coltivati grumi di emozioni, archiviate risme di pensieri che hanno definito uno spazio originario che non era definibile, noi ci siamo persi il collegamento con l’essenza.In questo processo identificativo è andata perdendosi quella che era l’innocenza impersonale primaria.Questo insieme di fattori che si è auto creato per assimilazione ed induzione, per convenzione collettiva, amiamo chiamarlo “io” ed in esso ci culliamo con un legame che ci condiziona l’esistenza. Spesso non sappiamo fino a che punto. Mentre in realtà saremmo spazio infinito, Coscienza senza confini, se solo ci ricordassimo che questi limiti e barriere formali ce li siamo dati noi, ce li hanno certificati gli altri senza sapere che ci avrebbero in una certa misura ipnotizzato, costruendo con noi e su di noi una statica identità che non è il nostro autentico essere. Purtroppo per molti, aver perso le chiavi per rimuovere questa fittizia identificazione con l’involucro corpo-mentale, nel caso ne sentissimo il bisogno, risulta un problema non facile da risolvere senza indicazioni…Comunque, verrà il momento che intraprenderemo la via della ricerca di queste chiavi.Intanto, in questo mondo fatto di vasi e bolle che rivendicano autonomie improprie, abbiamo la necessità di presentarci come l’involucro che ci contiene, perché altrimenti non potremmo essere riconosciuti e riconoscerci nello schema e nelle regole di un gioco sociale stabilito. Ma prendere noi stessi per la forma del contenitore in cui ci manifestiamo è un grande abbaglio, che scontiamo con sofferenze di ogni tipo. Questo accade finché si procede in questo modo: vedendoci come vasi- contenitori e non come puro spazio cosciente.Solo quando il vaso, o la bolla variopinta, che ci contiene si romperà in un lampo di comprensione definitiva, avendo ritrovato le chiavi per attingere al nostro essere fondamentale, ritorneremo ad essere quel che siamo sempre stati: spazio sconfinato. Allora la beatitudine che noi siamo naturalmente, ci respirerà fondendoci nell’ebbrezza della libertà che può darci l’agire senza sentirsi agente personale.