Come un pendolo può oscillare da una parte all’altra, fino a trovare gradualmente il suo equilibrio naturale nel mezzo, anche per noi, nella misura in cui ritroviamo la nostra consapevolezza ri-centrante, possiamo constatare il nostro livello di coscienza liberato dai legami del desiderio e della paura, dagli attaccamenti, dalle emozioni negative, dalle aspettative…Il tempo sempre minore che può passare dallo sbilanciamento al ritorno alla quiete, alla pace, mostra la capacità di essere coinvolti sempre meno nelle faccende e passioni perturbatrici la serenità dell’animo. Questo tempo che si riduce è il segno tangibile di una avvenuta maturità interiore che si va acquisendo. Non è insensibilità che cresce, ma è la presenza consapevole sempre più forte che si manifesta nei fatti. Questo tempo, anche se soggettivo e relativo alla caratterialità dell’individuo, è l’indice della gestione consapevole della nostra emotività, del nostro grado di dis-identificazione dai ruoli, dal distacco del nostro senso dell’ego che interagisce non sempre armoniosamente con l’ambiente, con il mondo.A seconda della gravità del fatto che ci ha s-centrati, sbilanciati, dunque alterato lo stato della nostra consapevolezza, esso può avere un impatto maggiore o minore su di noi nella misura in cui noi ci facciamo coinvolgere, “prendere” dall’evento. Sta appunto nella qualità della risposta non reattiva, e nel tempo ridotto al ritorno all’equilibrio nella situazione data che dimostriamo d’essere sempre più evoluti. Dipende da noi: dal minor tempo che ci mettiamo a sbollire la nostra rabbia, gelosia… qualsiasi emozione negativa. Ciò significa che siamo sulla strada giusta della nostra crescita psicologica e spirituale. Non è facile, lo so, ma ciò è il “lavoro” che ci spetta per crescere umanamente e spiritualmente. Pian piano, se lo vogliamo,possiamo riuscirci. Gli strumenti in tal senso ci sono, e di vario gene, per ogni tipo di personalità.Non è detto, non è comunque scontato, che si riesca un giorno a trovare quell’imperturbabilità positiva e gioiosa nella quale è difficile perdersi anche nelle circostanze più difficili; ma nel frattempo, accettandoci così come siamo, è utile osservare se miglioriamo o meno nell’essere sempre più pronti e inclini all’equilibrio. L’accettazione è paradossalmente il presupposto per il miglioramento, perché non crea inutili quanto dannose lotte in noi stessi, fra parti di noi che si combattono. Conflittualità e divisione interna che di fatto ostacolano la crescita. Occorre piuttosto l’osservazione neutrale dei fenomeni, in cui le tecniche di meditazione possono servire come efficace ausilio. Questa è la Consapevolezza non giudicante e compassionevole, verso di noi e verso gli altri.
Il sacro equilibrio
Come un pendolo può oscillare da una parte all’altra, fino a trovare gradualmente il suo equilibrio naturale nel mezzo, anche per noi, nella misura in cui ritroviamo la nostra consapevolezza ri-centrante, possiamo constatare il nostro livello di coscienza liberato dai legami del desiderio e della paura, dagli attaccamenti, dalle emozioni negative, dalle aspettative…Il tempo sempre minore che può passare dallo sbilanciamento al ritorno alla quiete, alla pace, mostra la capacità di essere coinvolti sempre meno nelle faccende e passioni perturbatrici la serenità dell’animo. Questo tempo che si riduce è il segno tangibile di una avvenuta maturità interiore che si va acquisendo. Non è insensibilità che cresce, ma è la presenza consapevole sempre più forte che si manifesta nei fatti. Questo tempo, anche se soggettivo e relativo alla caratterialità dell’individuo, è l’indice della gestione consapevole della nostra emotività, del nostro grado di dis-identificazione dai ruoli, dal distacco del nostro senso dell’ego che interagisce non sempre armoniosamente con l’ambiente, con il mondo.A seconda della gravità del fatto che ci ha s-centrati, sbilanciati, dunque alterato lo stato della nostra consapevolezza, esso può avere un impatto maggiore o minore su di noi nella misura in cui noi ci facciamo coinvolgere, “prendere” dall’evento. Sta appunto nella qualità della risposta non reattiva, e nel tempo ridotto al ritorno all’equilibrio nella situazione data che dimostriamo d’essere sempre più evoluti. Dipende da noi: dal minor tempo che ci mettiamo a sbollire la nostra rabbia, gelosia… qualsiasi emozione negativa. Ciò significa che siamo sulla strada giusta della nostra crescita psicologica e spirituale. Non è facile, lo so, ma ciò è il “lavoro” che ci spetta per crescere umanamente e spiritualmente. Pian piano, se lo vogliamo,possiamo riuscirci. Gli strumenti in tal senso ci sono, e di vario gene, per ogni tipo di personalità.Non è detto, non è comunque scontato, che si riesca un giorno a trovare quell’imperturbabilità positiva e gioiosa nella quale è difficile perdersi anche nelle circostanze più difficili; ma nel frattempo, accettandoci così come siamo, è utile osservare se miglioriamo o meno nell’essere sempre più pronti e inclini all’equilibrio. L’accettazione è paradossalmente il presupposto per il miglioramento, perché non crea inutili quanto dannose lotte in noi stessi, fra parti di noi che si combattono. Conflittualità e divisione interna che di fatto ostacolano la crescita. Occorre piuttosto l’osservazione neutrale dei fenomeni, in cui le tecniche di meditazione possono servire come efficace ausilio. Questa è la Consapevolezza non giudicante e compassionevole, verso di noi e verso gli altri.