C’è una fase critica nel cammino della crescita interiore, che ho passato ed è importante: è il momento in cui ci si fa prendere dal sentimentalismo, dai sensi di colpa, dalla paura della solitudine. E' un passaggio delicato e difficile, lo so. Perché c'è una parte di noi che vorrebbe l'abbraccio, la consolazione, il conforto della complicità, l'armonia a tutti i costi… e da questi stati d’animo si è tentati di accondiscendere per cercare una pace fittizia. E' una insidia dalla quale ci si deve guardare, se si vuol andare più in profondità nella conoscenza di noi stessi.Si deve assolutamente comprendere che l'altro non c'entra. Mai. L’altro con cui interagiamo che ci può odiare, amare o essere indifferente nei nostri confronti non centra. L'altro fa solo emergere i nostri bisogni, le nostre paure, i nostri attaccamenti. Non importa se l’altro sia sincero o meno, che sia consapevole o meno: quello che conta è sempre quello che succede dentro di noi. E’ solo su questo cui dobbiamo porre la nostra attenzione, su cui dobbiamo lavorare.L’altro è sempre uno specchio che ci mostra ciò che accade in noi. Sia nel bene che nel male, nel positivo che nel negativo. Non dobbiamo attaccarci a nessuno di queste rappresentazioni: solo osservarle.Quindi, da una focalizzazione apparentemente e sostanzialmente centrata su una emotività mal gestita o fintamente buonista e accogliente, perchè è insicura e traballante, sarebbe importante, a mio parere, salire verso una visione che scaturisce invece da un "terzo occhio", almeno un pò più aperto e panoramico di quello che quello che sceglie ancora fra il buono ed il cattivo, da quello che vede in modo dualistico, dell’ego bisognoso e mendicante d’amore.Quel terzo occhio che è l'occhio dell'impersonalità, il quale può darci una apertura e una visuale delle cose e dei meccanismi molto più lucida di quella abituale, in cui sono coinvolti i piani delle memorie e delle reattività emotive. Questo non vuol dire non ascoltare il cuore, ma anzi ascoltarlo con maggior chiarezza, equilibrio e compassione, ma anche con un maggior distacco. Paradossalmente totale coinvolgimento e totale distacco. Non è facile, ma si può. Questo vuol dire Esserci, ma esserci senza essere persi nella nebbia delle passioni, della affettività espressa e richiesta a buon mercato, infantilmente. L'amore conscio è un'altra cosa dal sentimentalismo, dallo psicologismo che non ha nessun cognizione del proprio Sè metafisico.
L'altro non è mai la causa...
C’è una fase critica nel cammino della crescita interiore, che ho passato ed è importante: è il momento in cui ci si fa prendere dal sentimentalismo, dai sensi di colpa, dalla paura della solitudine. E' un passaggio delicato e difficile, lo so. Perché c'è una parte di noi che vorrebbe l'abbraccio, la consolazione, il conforto della complicità, l'armonia a tutti i costi… e da questi stati d’animo si è tentati di accondiscendere per cercare una pace fittizia. E' una insidia dalla quale ci si deve guardare, se si vuol andare più in profondità nella conoscenza di noi stessi.Si deve assolutamente comprendere che l'altro non c'entra. Mai. L’altro con cui interagiamo che ci può odiare, amare o essere indifferente nei nostri confronti non centra. L'altro fa solo emergere i nostri bisogni, le nostre paure, i nostri attaccamenti. Non importa se l’altro sia sincero o meno, che sia consapevole o meno: quello che conta è sempre quello che succede dentro di noi. E’ solo su questo cui dobbiamo porre la nostra attenzione, su cui dobbiamo lavorare.L’altro è sempre uno specchio che ci mostra ciò che accade in noi. Sia nel bene che nel male, nel positivo che nel negativo. Non dobbiamo attaccarci a nessuno di queste rappresentazioni: solo osservarle.Quindi, da una focalizzazione apparentemente e sostanzialmente centrata su una emotività mal gestita o fintamente buonista e accogliente, perchè è insicura e traballante, sarebbe importante, a mio parere, salire verso una visione che scaturisce invece da un "terzo occhio", almeno un pò più aperto e panoramico di quello che quello che sceglie ancora fra il buono ed il cattivo, da quello che vede in modo dualistico, dell’ego bisognoso e mendicante d’amore.Quel terzo occhio che è l'occhio dell'impersonalità, il quale può darci una apertura e una visuale delle cose e dei meccanismi molto più lucida di quella abituale, in cui sono coinvolti i piani delle memorie e delle reattività emotive. Questo non vuol dire non ascoltare il cuore, ma anzi ascoltarlo con maggior chiarezza, equilibrio e compassione, ma anche con un maggior distacco. Paradossalmente totale coinvolgimento e totale distacco. Non è facile, ma si può. Questo vuol dire Esserci, ma esserci senza essere persi nella nebbia delle passioni, della affettività espressa e richiesta a buon mercato, infantilmente. L'amore conscio è un'altra cosa dal sentimentalismo, dallo psicologismo che non ha nessun cognizione del proprio Sè metafisico.