, another race of vibrationNon č che Newton avesse sbagliato proprio tutto, quella volta in cui ha concepito il tempo come una specie di contenitore. Ultimamente (ma la cosa si ripete in modo ciclico) mi rappresento il tempo che ho a disposizione come una grande scatola, delle dimensioni di - diciamo - una settimana. E via: dentro tutto quello che ci sta. E ce ne stanno, di cose, poco ma sicuro. Basta comprimere un po' qui, smussare un po' lā. Rinunciare: mai. Posticipare: spesso. Beh, ok, ce la si fa sempre. Ogni tanto qualcosa sembra aggiungersi di sua spontanea volontā, e allora si cerca di ficcarlo dentro da qualche parte, e di goderselo anche, possibilmente. Com'č naturale che sia, nelle fasi in cui afferri qualcosa, siccome hai due mani e non sei un polipo, devi lasciare che qualcos'altro ti cada e sperare che non si rompa. E quello che tieni, mentre lo tieni...beh: meglio che te lo guardi e te lo contempli per bene, che te lo fissi in mente per quando sarā il suo turno di cadere. L'altra metafora che mi piace tanto (forse persino di pių) č quella della narrazione. Vivere in una trama di eventi, raccontare se stessi agli altri, ascoltare le loro parole. Vedere nuovi personaggi che fanno la loro comparsa sul palcoscenico (o sulla pagina). Avere la forza di chiudere dei capitoli, il coraggio di aprirne altri. La resistenza per accettare che noi stessi - a nostra volta - siamo spesso, per gli altri, solo dei capitoli di un racconto in cui siamo entrati ed da cui siamo usciti.
No Time, No Space
, another race of vibrationNon č che Newton avesse sbagliato proprio tutto, quella volta in cui ha concepito il tempo come una specie di contenitore. Ultimamente (ma la cosa si ripete in modo ciclico) mi rappresento il tempo che ho a disposizione come una grande scatola, delle dimensioni di - diciamo - una settimana. E via: dentro tutto quello che ci sta. E ce ne stanno, di cose, poco ma sicuro. Basta comprimere un po' qui, smussare un po' lā. Rinunciare: mai. Posticipare: spesso. Beh, ok, ce la si fa sempre. Ogni tanto qualcosa sembra aggiungersi di sua spontanea volontā, e allora si cerca di ficcarlo dentro da qualche parte, e di goderselo anche, possibilmente. Com'č naturale che sia, nelle fasi in cui afferri qualcosa, siccome hai due mani e non sei un polipo, devi lasciare che qualcos'altro ti cada e sperare che non si rompa. E quello che tieni, mentre lo tieni...beh: meglio che te lo guardi e te lo contempli per bene, che te lo fissi in mente per quando sarā il suo turno di cadere. L'altra metafora che mi piace tanto (forse persino di pių) č quella della narrazione. Vivere in una trama di eventi, raccontare se stessi agli altri, ascoltare le loro parole. Vedere nuovi personaggi che fanno la loro comparsa sul palcoscenico (o sulla pagina). Avere la forza di chiudere dei capitoli, il coraggio di aprirne altri. La resistenza per accettare che noi stessi - a nostra volta - siamo spesso, per gli altri, solo dei capitoli di un racconto in cui siamo entrati ed da cui siamo usciti.