SomethingElseMatters

MONDI LONTANISSIMI, TRAIETTORIE ELLITTICHE


Un giorno, niente affatto per caso, qualcuno mi ha detto che conoscersi è solo il primo, timido ed azzardato passo per comprendersi. Si dovrebbe ringraziare il tempo, grande nemico di tutte le menti conservatrici, che spinge avanti inesorabile i granelli di sabbia e - sorta di silenziosa forza geologica - forma pian piano vere e proprie valanghe, che poi è meglio  per tutti se si spostano, o ne verranno travolti. Che nella semplicità dei quotidiani rimbalzi da un giorno all'altro, uno uguale all'altro, pianta con destrezza i semi del cambiamento, il cui fiore germoglia poi persino un po' inaspettato, ma mai veramente del tutto inaspettato. La nostra velocità, la specifica marcia che abbiamo innestato, la perdiamo di vista se ogni tanto non ci si affianca qualcuno che ne ha inserito una di diversa. Che poi la bellezza del confronto debba puntualmente scadere in competizione, è una cosa che faticherò sempre ad accettare. Ogni tanto mi piace ripensare a quando facevo altre cose, speravo in altre cose, e ogni giorno ridisegnavo un orizzonte con la matita dei miei pensieri, per fare in modo che comprendesse un giorno di più del mio transito terrestre. Ci sono tempi in cui la traiettoria si allunga, e la velocità deve cambiare, e bisogna fare un po' più di resistenza per non abbandonare l'orbita, ma siamo proprio sicuri che tutte le leggi della fisica bastino a descrivere l'intensità di ogni passo, la pienezza di ogni respiro?