Il prima ed il dopo

Metafore


“Mi chiedo tu come sei durante il sesso…” Una frase del genere, sussurrata nel bel mezzo di un ristorante con le sue luci soffuse e la musica bassa, avrebbe fatto scivolare dalla sedia un bel po’ di persone.Qualcuno si sarebbe fatto cadere la forchetta dalle mani, qualcun altro avrebbe ingoiato il boccone tutto d’un pezzo senza nemmeno masticarlo, rischiando il soffocamento.Altri avrebbero cominciato a sudare freddo, avrebbero riempito il bicchiere d’acqua e l’avrebbero buttata giù di corsa ripetendosi “Vai, questa è la serata giusta!” Lui no. Ci sono momenti in cui i discorsi scivolano via naturalmente, attimi in cui le cose che si dicono non hanno altro colore se non quello trasparente dei pensieri.Così capita che la mente si liberi dai pudori, dalle titubanze, dagli sciocchi manierismi, e diventi limpida come l’aria. Le parole sono come le gocce che cadono da un rubinetto, le si può osservare cadere una ad una, oppure guardarle formare una piccola pozza alla base del lavandino.Un tutt’uno che riempie il contenitore della personalità, che delinea l’aspetto interiore delle persone, ma soprattutto che permette, a chi si ha di fronte, di specchiarsi sulla superficie dell’acqua ed osservare  la propria immagine riflessa. Quando questo accade, vuol dire che le due persone sono simili e che qualsiasi pensiero potrà essere espresso senza la paura di essere frainteso.  La serata trascorse lentamente, i minuti piacevolmente scanditi da un cameriere buffo che prende le ordinazioni, da una coppia di stranieri, da grossi divani e piatti nuovi. Il tempo non si ferma quando le lancette smettono di girare, quando il sole o la luna fermano il loro percorso nel cielo, quando le campane non suonano i propri rintocchi. Il tempo si ferma quando le scene vissute, i momenti passati, gli attimi trascorsi, rimangono congelati nella memoria delle persone. Perché questo accada non sempre è dato saperlo. Fatto sta che succede, ed il resto non importa….