Sono giorni che combatto, a più riprese, ma lucido non lo diventa mai. La colpa è tutta di mia madre e delle sue assurde idee di dover riciclare tutto. Mi ha portato questo maledettissimo specchio due giorni fa, incastonato in una cornice di legno dorato di qualche secolo addietro, pretendendo che lo appendessi da qualche parte. La cornice ha fatto subito la fine che meritava e devo dire che a contatto con il fuoco del camino ha prodotto dei colori niente male. Il resto, lo specchio appunto, l’ho sagomato della forma che mi piaceva, gli ho attaccato una graffetta di supporto per poterlo appendere, poi ho cominciato a ripulirlo dai residui della lavorazione.La lucidatura però, la parte più importante di tutto il processo, mi sta facendo dannare l’anima. C’è una macchia, una maledettissima macchia, un alone simile a quello che lascia il caffè sui ripiani metallici dei lavandini d’acciaio. Una macchia che non vuol saperne di andarsene via e che occupa perfettamente lo spazio riflesso della mia fronte quando lo metto in posizione e mi ci specchio dentro. Per ora i tentativi sono stati del tutto vani. Dall’aceto, al sapone di Marsiglia, dal miele alla cenere mista ad olio di Jatropha curcas (e non chiedetemi come abbia fatto a procurarmelo ché dovrei scriverci una storia intera per spiegarvelo). Insomma, sembra che le macchie sugli specchi siano la cosa più difficile da mandare via. L’ultima prova è stata quella di cercare in rete qualche soluzione alternativa; ed a parte una noiosissima storia sul funzionamento degli specchi (a proposito, lo sapevate che non è vero che lo specchio inverte la destra con la sinistra?) pare che io le abbia provate davvero tutte e che non mi resti altro che continuare a lavorare d’olio di gomito. Non voglio in casa mia uno specchio che non mi rifletta per quello che sono. Voglio essere io e solo io ad entrare nell’immagine riflessa e ad uscirne lucido come vi sono entrato; un po’ più scuro forse ma comunque me stesso. Sta diventando un’ossessione, una maledetta ossessione; comincio a straparlare, inveire, blaterare cose senza senso ogni volta che mi metto a lavorare a questo fottutissimo specchio. Perdo la lucidità nella ricerca ossessiva della lucidità di qualcosa che dovrebbe riflettermi per come sono, e che invece aggiunge sempre un dettaglio in più non richiesto. Sono allo stremo delle forze. Ad ogni passata, ogni volta che credo di aver terminato il lavoro, torno a piazzare lo specchio al suo posto e la macchia è sempre lì. Non mi arrenderò, non mi arrenderò di certo.Se anche questa volta non riuscirò ad eliminare l’alone, allora vuol dire che si tratta di qualcosa che intacca la vernice riflettente ed allora comincerò a tirar via quella. Mi suona il telefono.Rispondo. La voce di mio fratello risuona un po’ distratta dall’altro lato della cornetta. - Tutto bene?- Sì abbastanza, voi?- Tutto ok, il solito casino dei bambini che giocano ma per il resto è tutto a posto. Tu che fai?- Lucido lo specchio.- Ancora?!?! – La sua voce si fa più attenta – guarda che se non la smetti diventi scemo!-- Credo di esserlo già diventato ma non sarò io a cedere.- A quest’ora avrai consumato il vetro; secondo me tra un po’, a furia di insistere, si spaccherà.- Beh, a quel punto avrò vinto io... – e sorrido.- Comincio a pensare che non sia un problema di specchio, comincio a credere che quella macchia tu ce l’abbia dentro –- Sì, come no!- Vabbè, devo andare, volevo sapere solo come stavi.- Tutto bene grazie. Salutami i bimbi.- Ok ciao.- Ciao. Le mie ultime parole non erano attente, non erano volute, non erano sentite.Erano convenevoli, puri convenevoli, perché attorno a me è sceso un buio terrificante.Sto tremando, tremo pesando alla frase che ho appena sentito. Lascio cadere il telefono sul divano.Mi dirigo in bagno.Accendo la luce e con una certa paura mi avvicino allo specchio IKEA che ho attaccato sul lavandino.Mi ci guardo dentro e sembra tutto a posto.Strizzo gli occhi per combattere la miopia che mi accompagna ogni mattina, prima di mettere le lenti a contatto, ed in quel momento la vedo, netta e distinta nel suo orribile colore beige.Passo la manica del maglione sul vetro, ma non succede niente.La passo sulla mia fronte, ed è ancora lì. Mi allontano continuando a guardarmi incredulo, fino a che non inciampo in una sedia e rovino a terra. Sono steso adesso, immobile sul pavimento freddo.Appena percepisco la differenza di temperatura, sento il termostato che scatta ed accende i termosifoni; quasi a volermi consolare. Bel modo di scoprire che c’è in te qualcosa che non va.Bel modo per capire che si è sporchi dentro...
Lucido
Sono giorni che combatto, a più riprese, ma lucido non lo diventa mai. La colpa è tutta di mia madre e delle sue assurde idee di dover riciclare tutto. Mi ha portato questo maledettissimo specchio due giorni fa, incastonato in una cornice di legno dorato di qualche secolo addietro, pretendendo che lo appendessi da qualche parte. La cornice ha fatto subito la fine che meritava e devo dire che a contatto con il fuoco del camino ha prodotto dei colori niente male. Il resto, lo specchio appunto, l’ho sagomato della forma che mi piaceva, gli ho attaccato una graffetta di supporto per poterlo appendere, poi ho cominciato a ripulirlo dai residui della lavorazione.La lucidatura però, la parte più importante di tutto il processo, mi sta facendo dannare l’anima. C’è una macchia, una maledettissima macchia, un alone simile a quello che lascia il caffè sui ripiani metallici dei lavandini d’acciaio. Una macchia che non vuol saperne di andarsene via e che occupa perfettamente lo spazio riflesso della mia fronte quando lo metto in posizione e mi ci specchio dentro. Per ora i tentativi sono stati del tutto vani. Dall’aceto, al sapone di Marsiglia, dal miele alla cenere mista ad olio di Jatropha curcas (e non chiedetemi come abbia fatto a procurarmelo ché dovrei scriverci una storia intera per spiegarvelo). Insomma, sembra che le macchie sugli specchi siano la cosa più difficile da mandare via. L’ultima prova è stata quella di cercare in rete qualche soluzione alternativa; ed a parte una noiosissima storia sul funzionamento degli specchi (a proposito, lo sapevate che non è vero che lo specchio inverte la destra con la sinistra?) pare che io le abbia provate davvero tutte e che non mi resti altro che continuare a lavorare d’olio di gomito. Non voglio in casa mia uno specchio che non mi rifletta per quello che sono. Voglio essere io e solo io ad entrare nell’immagine riflessa e ad uscirne lucido come vi sono entrato; un po’ più scuro forse ma comunque me stesso. Sta diventando un’ossessione, una maledetta ossessione; comincio a straparlare, inveire, blaterare cose senza senso ogni volta che mi metto a lavorare a questo fottutissimo specchio. Perdo la lucidità nella ricerca ossessiva della lucidità di qualcosa che dovrebbe riflettermi per come sono, e che invece aggiunge sempre un dettaglio in più non richiesto. Sono allo stremo delle forze. Ad ogni passata, ogni volta che credo di aver terminato il lavoro, torno a piazzare lo specchio al suo posto e la macchia è sempre lì. Non mi arrenderò, non mi arrenderò di certo.Se anche questa volta non riuscirò ad eliminare l’alone, allora vuol dire che si tratta di qualcosa che intacca la vernice riflettente ed allora comincerò a tirar via quella. Mi suona il telefono.Rispondo. La voce di mio fratello risuona un po’ distratta dall’altro lato della cornetta. - Tutto bene?- Sì abbastanza, voi?- Tutto ok, il solito casino dei bambini che giocano ma per il resto è tutto a posto. Tu che fai?- Lucido lo specchio.- Ancora?!?! – La sua voce si fa più attenta – guarda che se non la smetti diventi scemo!-- Credo di esserlo già diventato ma non sarò io a cedere.- A quest’ora avrai consumato il vetro; secondo me tra un po’, a furia di insistere, si spaccherà.- Beh, a quel punto avrò vinto io... – e sorrido.- Comincio a pensare che non sia un problema di specchio, comincio a credere che quella macchia tu ce l’abbia dentro –- Sì, come no!- Vabbè, devo andare, volevo sapere solo come stavi.- Tutto bene grazie. Salutami i bimbi.- Ok ciao.- Ciao. Le mie ultime parole non erano attente, non erano volute, non erano sentite.Erano convenevoli, puri convenevoli, perché attorno a me è sceso un buio terrificante.Sto tremando, tremo pesando alla frase che ho appena sentito. Lascio cadere il telefono sul divano.Mi dirigo in bagno.Accendo la luce e con una certa paura mi avvicino allo specchio IKEA che ho attaccato sul lavandino.Mi ci guardo dentro e sembra tutto a posto.Strizzo gli occhi per combattere la miopia che mi accompagna ogni mattina, prima di mettere le lenti a contatto, ed in quel momento la vedo, netta e distinta nel suo orribile colore beige.Passo la manica del maglione sul vetro, ma non succede niente.La passo sulla mia fronte, ed è ancora lì. Mi allontano continuando a guardarmi incredulo, fino a che non inciampo in una sedia e rovino a terra. Sono steso adesso, immobile sul pavimento freddo.Appena percepisco la differenza di temperatura, sento il termostato che scatta ed accende i termosifoni; quasi a volermi consolare. Bel modo di scoprire che c’è in te qualcosa che non va.Bel modo per capire che si è sporchi dentro...