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Storia nostra 136-140

Post n°2426 pubblicato il 02 Gennaio 2016 da valerio.sampieri
 

Storia Nostra
Cesare Pascarella (1858 - 1940)

CXXXVI

E come che tu vedi tante vorte,
Che se dà foco dove c’era er grano,
Che er foco cova, cova, e quanno sorte
Fora te pare peggio d’un vurcano,

Cosí quell’urlo! Usciva da le Porte,
Passava le campagne e a mano a mano
Ch’arrivava a quell’antri piú lontano,
Quell’antri lo strillaveno piú forte.

E tanta fu la furia e la tempesta
De quell’urlo, che a forza de strillallo,
Che... ar papa puro je girò la testa;

Se trovò messo co’ le spalle ar muro,
E un giorno agnede su a Monte Cavallo,
Aprí la loggia e lo strillò lui puro.

CXXXVII

Allora giú da capo precissioni,
Stendardi, lumi, fiori, trasparenti,
Musiche pe’ le piazze, monumenti
De trionfo pe’ tutti li cantoni,

E giorno e notte, su!, dimostrazioni
P’annaje a dimostrà’ li sentimenti.
E lui sortiva da l’appartamenti,
S’affacciava e, lí, giú benedizioni.

Ma, ner mentre dovunque uno guardava,
Vedeva manifesti, arme, bandiere,
Gente pe’ strada che s’abbraccicava,

Che pareva che Roma fosse uscita
Da ’na carcere a fonno a le galere,
Ecchete che viè’ avanti er gesuita.

CXXXVIII

Defatti er capo de la Compagnia
Che aveva ridunato la congrega
Fece: - L’affare qui ha preso ’na piega
Che er papa, cari amichi, dà in pazzia.

Questo, dice, proclama l’annistia,
Benedice l’Italia, vô fa’ lega
Cor Piemonte... E si dura ’st’anarchia
’Sto fregno ce rovina la bottega. -

Et izzo fatto corsero a San Pietro
E dice: - Santità!, ma sete matto?!
Ma, pe’ l’amor de Dio, tornate addietro. -

Addietro? Addietro? E chi lo pô presume?
Doppo che tu, ner mejo che l’hai fatto
Vení’ avanti, lo pôi fermallo un fiume?

CXXXIX

Er fiume si lo pij da lontano
Dove nasce, che ancora nun s’è mosso
Da li monti, si tu je pôi da’ addosso
Fra li sassi, lo fermi co’ ’na mano;

Ma si invece lo lassi scegne’ ar piano,
Che lui te s’incanala drento a un fosso,
Allora te saluto!; a mano a mano
Che viè’ avanti, se gonfia, se fa grosso,

S’intorbida, se slarga, cresce... cresce...
E quanno sbatte giú a Ponte Felice
Fallo ritornà’ in su si t’ariesce.

Tu te ce pôi scannà’ quanto te pare,
Quanno che sta a Ripetta lui te dice:
Te saluto, paranza!, io vado a mare.

CXL

Cosí, capischi, er popolo rispose.
E lui che cominciò a magnà’ la foja,
Fece fra sé: - L’affare qui s’imbroja. -
Cercò de fasse addietro a s’anniscose.

Ma ar punto come staveno le cose,
Che dopo aperto nun aveva voja
D’entrà’ drento e restava su la soja,
Er popolo ci agnede e je l'impose.

Je fece: - Santità, cambi registro. -
E quello prese Pellegrino Rossi,
Lo fece mette’ ar banco der ministro.

Ma già era cominciata la babelle
De turchini, de neri, bianchi, rossi:
Ce provò. Ma je fecero la pelle.

Cesare Pascarella
Storia Nostra

 
 
 
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