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Storia Nostra 141-145

Post n°2457 pubblicato il 10 Gennaio 2016 da valerio.sampieri
 

Storia Nostra
Cesare Pascarella (1858 - 1940)

CXLI

Subito! E fu capata l’occasione
Der giorno che s’apriva er parlamento.
E come venne in legno ner portone
Lo fecero smontà’; come fu scento,

Mentre framezzo a quela confusione
De la folla cercava d'annà’ drento
Verso le scale, presero er momento
Che passava e je diedero un urtone.

E lui che nun capí ch’era un segnale,
Se rivortò; ma un antro a l’improviso
Che stava pronto, dietro, cor pugnale

Je diede in gola, qui, ’na botta a córto,
Che quello chiuse l’occhi, storse er viso,
Fece du’ passi addietro e cascò morto.

CXLII

Allora quanno er popolo s’accorse
De quer ch’era successo ner cortile
De la Cancelleria, subito córse
Lassú a Monte Cavallo cor fucile.

’Riva Galletti, sorte da le file,
Agnede su dar papa e ce discorse;
Ma er papa... er papa rimaneva in forse
E seguitava a fa’ er pesce in barile.

Ma, sai?, quanno che vedde Calandrelli
Che co’ la miccia in mano stava pronto
Cor cannone davanti a li sportelli,

Me capirai che cominciorno a véde’
Che a resiste’ nu’ je tornava conto,
Chinò la testa e je convenne a cede’.

CXLIII

E ceduto che fu, successe uguale
Come quanno che tutto in un momento
S’accumula ner celo er temporale
Che a l’improviso poi te cambia er vento.

Cusí er popolo. Fece tale e quale.
Strillava: - Morte!... Abbasso!... Tradimento!... -
Voleva fa’ er giudizio universale,
Ma poi? Come conobbe er sentimento

Der papa che je ritornava in bono,
Er popolo che insomma è sempre umano
Ricominciò a strillà’: Viva Pio Nono!

Ma se pô di’ che manco ebbe posato
Er fucile, pe’ sbatteje le mano,
Che er papa... Er papa?... Er papa?... Era scappato.

CXLIV

Ma dove scappi via, sii benedetto?
Ma nun scappà’, viè’ qua, ma damme udienza,
Poi dopo scapperai... ma ’bi pazienza,
Ma che talento ci hai ne l’intelletto?

Prima ce metti in mano er fuciletto,
Ce dichi: - Annate! - Annamo lí a Vicenza;
Du’ mesi appena dopo la partenza
Ce richiami e ce dichi: - Io nu’ l’ho detto! -

’Gni tanto te presenti su la loggia,
Benedichi l’Italia, vôi la guerra;
E poi? Quanno che er popolo t’appoggia,

Tu je dài lo Statuto e poi lo strappi;
Vôi corre’ e me te butti giú per terra;
E poi ner mejo te travesti e scappi!

CXLV

E poi? Dopo ch’hai fatto ’sta prodezza,
Dichi che è stato pe’ le condizioni
Che er vicario de Cristo ha la certezza
Che nun pô fa’ la guerra a le nazioni.

Ma quanno chiuso drento a la fortezza
De Gaeta cor re de li Borboni,
’Rivi fino a la gran scelleratezza
De chiedeje fucili, arme, cannoni

Pe’ caricalli e scaricalli in petto
A quelli che t’aveveno adorato,
A quelli che tu avevi benedetto,

Allora (nun scappà’, viè’ qua, risponni),
Allora tutto quanto er vicariato
De Gesú Cristo indove l’annisconni?

Cesare Pascarella
Storia Nostra

 
 
 
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