Quid novi?

Terze Rime 1-2


Terze Rime di Veronica FrancoAbdelkader Salza, Bari, Laterza 1913IDel magnifico messer Marco Veniero alla signora Veronica Franca[Loda la bellezza e l'ingegno di Veronica e la prega di essergli benigna e amorosa.]S'io v'amo al par de la mia propria vita,donna crudel, e voi perché non datein tanto amor al mio tormento aita?E, se invano mercé chieggio e pietate,perch'almen con la morte quelle pene,ch'io soffro per amarvi, non troncate?So che remunerar non si convienemia fé così ma quel mal, che riparaa un maggior mal, vien riputato bene:più d'ogni morte è la mia doglia amara;e morir di man vostra, in questo stato,grazia mi fia desiderata e cara.Ma com'esser può mai che, dentro al latomolle, il bianco gentil vostro bel pettochiuda sì duro cor e sì spietato?Com'esser può che quel leggiadro aspettovoglie e pensier così crudi ricopra,che 'l servir umil prendano in dispetto?La gran bellezza a voi data di sopraspender in morte di chi v'ama e in doglia,qual potete peggior far di quest'opra?Ciò da l'uman desir vostro si toglia,e 'n sua vece vi penetri a la mente,conforme a la beltà, pietosa voglia.Così dentro e di fuor chiara e splendentesarete d'ogni età vero ornamento,non pur di questo secolo presente.Pria che de' be' crin l'òr si faccia argento,da custodir è quel, che poi si perde,chi 'l lascia in man del tempo, in un momento:e, se ben sète d'età fresca e verde,nulla degli anni è più veloce cosa,sì ch'a tenervi dietro il pensier perde;e, mentre di qua giù nessun ben posa,nasce e spar la beltà più che baleno,non che qual nata e secca a un tempo rosa.Ma poi, chi la pietà chiude nel seno,col merto de la fama sua ravvivale chiome bionde e 'l viso almo e sereno.Dunque, per farvi al mondo eterna e diva,amica di pietà verso chi v'ama,siate di crudeltà nemica e schiva.Oh, se vedeste in me l'ardente brama,c'ho di servir voi sola a tutte l'ore,con quel pensier ch'ognor vi chiede e brama,e mi vedeste in mezzo 'l petto il core,a me son certo che null'altro amantepareggereste nel portarvi amore!Ma guardatemi 'l cor fuor nel sembiantepallido e mesto e nel mio venir solo,dì e notte, con piè lasso e cor costante;e, conoscendo il mio soverchio duolo,e come in lui convien ch'ognor trabbocchidi pene cinto da infinito stuolo,volgete a me pietosamente gli occhi,a veder come presso e di lontanoquinci ognor empio Amor l'arco in me scocchi,stendete a me la bella e bianca manoa rinovar il colpo, e che in tal guisail sen più m'apre e insieme il rende sano.O beltà d'ogni essempio altro divisadi cui l'anima in farsi umil soggetta,stando lieta, qua giù s'imparadisa!Amor da que' begli occhi in me saettacon tal dolcezza, che 'l mio espresso dannovia più sempre mi giova e mi diletta.Ben questi al chiaro sole invidia fanno,bench'ancor Febo con diletto mirale bellezze, che tante in voi si stanno:di queste vago Apollo arde e sospira,e per virtù di tai luci giocondeil suo saper in voi benigno inspira;e, mentre questo in gran copia v'infonde,move la chiara voce al dolce canto,ch'a' bei pensier de l'animo risponde.La penna e 'l foglio in man prendete intanto,e scrivete soavi e grate rime,ch'ai poeti maggior tolgono il vanto.O bella man, che con bell'arte esprimesì leggiadri concetti, e le sue formedentro 'l mio cor felicemente imprime!De l'antico valor segnando l'ormequesta ne va sì candida e gentile,svegliando la virtù dove più dorme;né pur rinova il glorioso stiledel poetar sì celebre trascorso,che non ebbe fin qui par né simìle;ma de le menti afflitte alto soccorsoÈ quella man ne l'amorosa cura,che quivi ha 'l suo rifugio e 'l suo ricorso.Di viva neve man candida e pura,che dolcemente il cor m'ardi e consumiper miracol d'Amor fuor di natura,e voi, celesti e graziosi lumi,ch'ardor e refrigerio in un mi sète,e parer gli altrui rai fate ombre e fumi,perch'a me 'l vostro aviso contendete?e non più tosto con pietosi modial mio soccorso, oimè, vi rivolgete?Né però chieggio che disciolga i nodi,che 'ntorno al cor m'ordìo la mai sì vaga,né che in alcuna parte men m'annodinon chiedo ch'entro al sen saldi la piagail bel guardo gentil, che in me l'impresse,d'amor con arte lusinghiera e vaga:da quelle mani e da le braccia stesseesser bramo raccolto in cortesia,e che 'l mio laccio stringan più sempre esse.bramo che quella vista umana e piasi volga al mio diletto, e del bel visoe de la bocca avara non mi sia.Oh che grato e felice paradiso,dal goder le bellezze in voi sì radenon si trovar giamai, donna, diviso:donna di vera ed unica beltade,e di costumi adorna e di virtude,con senil senno in giovenil etade!Oh che dolce mirar le membra ignude,e più dolce languir in grembo a loro,ch'or a torto mi son sì scarse e crude!Prenderei con le mani il forbito orode le trecce, tirando de l'offesa,pian piano, in mia vendetta il fin tesoro.Quando giacete ne le piume stesa,che soave assalirvi! e in quella guisalevarvi ogni riparo, ogni difesa!Venere in letto ai vezzi vi ravvisa,a le delizie che 'n voi tante scopre,chi da pietà vi trova non divisa;sì come nel compor de le dotte opre,de le nove Castalie in voi sorellel'arte e l'ingegno a l'altrui vista s'opre.E così 'l vanto avete tra le belledi dotta, a tra le dotte di bellezza,e d'ambo superate e queste e quelle;e, mentre l'uno e l'altro in voi s'apprezza,d'ambo sarebbe l'onor vostro in tutto,se la beltà non guastasse l'asprezza.Ma, se 'n voi la scienzia è d'alto frutto,perché de la bellezza il pregio tantovien da la vostra crudeltà distrutto?Accompagnate l'opra in ogni canto;e, come la virtù vostra ne giova,la beltà non sia seme del mio pianto:in tanto amor tanto dolor vi mova,sì che di riparar ai tristi affannientriate meco in lodevole prova.S'al tempo fa sì gloriosi ingannila vostra muta, la beltà non facciaa se medesma irreparabil danni.A Febo è degno che si sodisfacciadal vostro ingegno; ma da la beltatea Venere non meno si compiaccia:le tante da lei grazie a voi donatespender devete in buon uso, sì comedi quelle, che vi diede Apollo, fate:con queste eternerete il vostro nome,non men che con gli inchiostri; e lento e infermofarete il tempo, e le sue forze dome.Per la bocca di lei questo v'affermo:non lasciate Ciprigna, per seguireDelio, né contra lei tentate schermo;ché Febo se le inchina ad obedire,né può far altrimenti, se ben poigran piacer tragge in ciò dal suo servire.Così devete far ancora voi,seguitando l'essempio di quel dio,che v'infonde i concetti e i pensier suoi.La bellezza adornate col cor pio;sì che con la virtù ben s'accompagne,lontan da ogni crudel empio desio:queste in voi la pietà faccia compagne,e in tanto vi rincresca, com'è degno,d'un, che de l'amor vostro ognora piagne.E son quell'io, che umìle a voi ne vegno,cercando di placar con dolci preghila vostra crudeltate e 'l vostro sdegno:mercé da voi, per Dio, non mi si nieghi,donna bella e gentil, mio in tanta guerrabenigno il vostro aiuto a me si pieghi.Così sarete senza par in terra.IIRisposta della signora Veronica Franca[Essa lo riama, e vuole ch'egli compia, per amor di lei, opere ed azioni conformi alla virtù dell'animo: solo allora gli concederà le gioie apprese da Venere.]S'esser del vostro amor potessi certaper quel che mostran le parole e 'l volto,che spesso tengon varia alma coperta;se quel, che tien la mente in sé raccolto,mostrasson le vestige esterne in guisa,ch'altri non fosse spesso in frode còlto,quella tèma da me fôra divisa,di cui quando perciò m'assicurassi,semplice e sciocca, ne sarei derisa:«a un luogo stesso per molte vie vassi»,dice il proverbio; né sicuro è puntorivolger dietro a l'apparenzie i passi.Dal battuto camin non sia disgiuntochiunque cerca gir a buona stanza,pria che sia da la notte sopraggiunto.Non è dritto il sentier de la speranza,che spesse volte, e le più volte, fallecon falsi detti e con finta sembianza:quello de la certezza è destro calle,che sempre mena a riposato albergoe refugio ha dal lato e da le spalle;a questo gli occhi del mio pensier ergo,e da parole e da vezzi delusa,tutti i lor vani indizi lascio a tergo.Questa con voi sia legitima scusa,con la qual di non creder a parole,né a vostri gesti, fuori esca d'accusa.E, se invero m'amate, assai mi duoleche con effetti non vi discopriate,come, chi veramente ama, far suole:mi duol che da l'un canto voi patiate,e da l'altro il desio, c'ho d'esser grataal vostro vero amor, m'interrompiate.Poi ch'io non crederò d'esser amata,né 'l debbo creder, né ricompensarviper l'arra, che fin qui m'avete data,dagli effetti, signor, fate stimarvi:con questi in prova venite, s'anch'ioil mio amor con effetti ho da mostrarvi;ma, s'avete di favole desio,mentre anderete voi favoleggiando,favoloso sarà l'accetto mio;e, di favole stanco e sazio, quandol'amor mi mostrerete con effetto,non men del mio v'andrò certificando.Aperto il cor vi mostrerò nel petto,allor che 'l vostro non mi celerete,e sarà di piacervi il mio diletto;e, s'a Febo sì grata mi teneteper lo compor, ne l'opere amorosegrata a Venere più mi troverete.Certe proprietati in me nascosevi scovrirò d'infinita dolcezza,che prosa o verso altrui mai non espose,con questo, che mi diate la certezzadel vostro amor con altro che con lodi,ch'esser da tai delusa io sono avezza:più mi giovi con fatti, e men mi lodi,e, dov'è in ciò la vostra cortesiasoverchia, si comparta in altri modi.Vi par che buono il mio discorso sia,o ch'io m'inganni pur per aventura,non bene esperta de la dritta via?Signor, l'esser beffato è cosa dura,massime ne l'amor; e chi nol credeei stesso la ragion metta in figura.Io son per caminar col vostro piede,ed amerovvi indubitatamente,sì com'al vostro merito richiede.Se foco avrete in sen d'amor cocente,io 'l sentirò, perch'accostata a void'ardermi il cor egli sarà possente:non si ponno schivar i colpi suoi,e chi si sente amato da doveroconvien l'amante suo ridamar poi;ma 'l dimostrar il bianco per lo neroè un certo non so che, che spiace a tutti,a quei, ch'anco han giudicio non intiero.Dunque da voi mi sian mostrati i fruttidel portatomi amor, ché de le frondedal piacer sono i vani uomini indutti.Ben per quanto or da me vi si risponde,avara non vorrei che mi stimaste,ché tal vizio nel sen non mi s'asconde;ma piaceriami che di me pensasteche ne l'amar le mie voglie cortesisi studian d'esser caute, se non caste:né così tosto d'alcun uom compresiche fosse valoroso e che m'amasse,che 'l cambio con usura ancor gli resi.Ma chi per questo poi s'argomentassedi volermi ingannar, beffa se stesso;e tale il potria dir, chi 'l domandasse.E però quel, che da voi cerco adesso,non è che con argento over con oroil vostro amor voi mi facciate espresso;perché si disconvien troppo al decorodi chi non sia più che venal, far pattocon uom gentil per trarne anco un tesoro.Di mia profession non è tal atto;ma ben fuor di parole, io 'l dico chiaro,voglio veder il vostro amor in fatto.Voi ben sapete quel che m'è più caro:seguite in ciò com'io v'ho detto ancora,ché mi sarete amante unico e raro.De le virtuti il mio cor s'innamora,e voi, che possedete di lor tanto,ch'ogni più bel saver con voi dimora,non mi negate l'opra vostra in tanto,che con tal mezzo vi vegga bramosod'acquistar meco d'amador il vanto:siate in ciò diligente e studioso,e per gradirmi ne la mia richiestanon sia 'l gentil vostro ozio unqua ozioso.A voi poca fatica sarà questa,perch'al vostro valor ciascuna impresa,per difficil che sia, facil vi restaE, se sì picciol carico vi pesa,pensate ch'alto vola il ferro e 'l sasso,che sia sospinto da la fiamma accesa:quel che la sua natura inchina al basso,più che con altro, col furor del focorivolge in su dal centro al cerchio il passo;onde non ha 'l mio amor dentro a voi loco,poi ch'ei non ha virtù di farvi farequel ch'anco senz'amor vi saria poco.E poi da me volete farvi amare?quasi credendo che, così d'un salto,di voi mi debba a un tratto innamorare?Per questo non mi glorio e non m'essalto;ma, per contarvi il ver, volar senz'alevorreste, e in un momento andar troppo alto:a la possa il desir abbiate eguale,benché potreste agevolmente alzarvidov'altri con fatica ancor non sale.Io bramo aver cagion vera d'amarvi,e questa ne l'arbitrio vostro è posta,sì che in ciò non potete lamentarvi.Dal merto la mercé non fia discosta,se mi darete quel che, benché vagliaal mio giudicio assai, nulla a voi costa:questo farà che voli e non pur sagliail vostro premio meco a quell'altezza,che la speranza col desire agguaglia.E, qual ella si sia, la mia bellezza,quella che di lodar non sète stanco,spenderò poscia in vostra contentezza:dolcemente congiunta al vostro fianco,le delizie d'amor farò gustarvi,quand'egli è ben appreso al lato manco;e 'n ciò potrei tal diletto recarvi,che chiamar vi potreste pur contento,e d'avantaggio appresso innamorarvi.Così dolce e gustevole divento,quando mi trovo con persona in letto,da cui amata e gradita mi sento,che quel mio piacer vince ogni diletto,sì che quel, che strettissimo parea,nodo de l'altrui amor divien più stretto.Febo, che serve a l'amorosa dea,e in dolce guiderdon da lei ottienequel che via più, che l'esser dio, il bea,a rivelar nel mio pensier ne vienequei modi, che con lui Venere adopra,mentre in soavi abbracciamenti il tiene;ond'io instrutta a questi so dar oprasì ben nel letto, che d'Apollo a l'artequesta ne va d'assai spazio di sopra,e 'l mio cantar e 'l mio scriver in cartes'oblia da chi mi prova in quella guisa,ch'a' suoi seguaci Venere comparte.è'avete del mio amor l'alma conquisa,procurate d'avermi in dolce modo,via più che la mia penna non divisa.Il valor vostro è quel tenace nodoche me vi può tirar nel grembo, unitavia più ch'affisso in fermo legno chiodo:farvi signor vi può de la mia vita,che tanto amar mostrate, la virtute,che 'n voi per gran miracolo s'addita.Fate che sian da me di lei vedutequell'opre ch'io desio, ché poi sarannole mie dolcezze a pien da voi godute;e le vostre da me si goderannoper quello ch'un amor mutuo comporte,dove i diletti senza noia s'hanno.Aver cagion d'amarvi io bramo forte:prendete quel partito che vi piace,poi che in vostro voler tutta è la sorte.Altro non voglio dir: restate in pace.