La Secchia Rapitadi Alessandro TassoniCANTO TERZOARGOMENTOVenere accende a l'armi il Re de' Sardi.Ragunano lor forze i Gemignani:s'uniscono co 'l Potta i tre stendardi,Tedeschi, Cremonesi e Parmigiani.Passa il Re con piú popoli gagliardil'alpi, e discende a guerreggiar ne' piani:e 'l Potta il campo contra a quei dal Sipadel Panaro tragitta a l'altra ripa. 1Era tranquillo il mar, sereno il cielo,taceva l'onda e riposava il vento;e ingemmata di fior, sparsa di gelo,l'alba sorgea dal liquido elemento,e squarciava a la notte il fosco velostellato di celeste e vivo argento:quando la Dea con amorose larvead Enzio re nel fin del sonno apparve. 2E 'n lui mirando: - O generoso figliodi Federico, onor de l'armi, disse,l'italiche città vanno a scompiglio,tornansi a incrudelir l'antiche risse:Modana sovra l'altre è in gran periglio,che fida sempre al Sacro Imperio visse:e tu qui dormi in mezzo 'l mar nascoso?Déstati e prendi l'armi, uom neghittoso. 3Va' in aiuto de' tuoi, ché t'apparecchianuova fortuna il ciel non preveduta:tu salverai quella famosa Secchiache con tanto valor fia combattuta,che giornata campal nuova né vecchianon sarà stata mai la piú temuta:Modana vincerà, ma con fatica,e tu entrerai ne la città nemica. 4Quivi d'una donzella acceso il coreti fia, la piú gentil di questa etadeche sí t'infiammerà d'occulto ardoreche ti farà languir di sua beltade;al fin godrai del suo felice amore,e 'l nobil seme tuo quella cittadereggerà poscia, e riputato fiala gloria e lo splendor di Lombardia. - 5Qui sparve il sonno e s'involò repenteda le luci del Re la Dea d'amore:ei mirò le finestre, e in orientebiancheggiar vide il mattutino albore;chiese tosto i vestiti, e impazientesi lanciò de le piume; e tratta fuorela spada ch'avea dietro al capezzale,menò un colpo e ferí su l'orinale. 6Quel fe' tre balzi, e in cento pezzi rottocadde con la coperta cremesina;con lunga riga fuor sparsa di bottoper la stanza del Re corse l'orina.Fe' in tanto un paggio de la guardia mottoch'era giunto un corrier da la marinacol segno de l'Imperio e la patente,onde fu fatto entrar subitamente. 7Scrivea da Spira Federico al figlioche subito mandasse armi in difesadi Modana, che posta era in periglioper nuova guerra in quelle parti accesa.Letta la carta il Re prese consigliod'andar egli in persona a quell'impresa,e tosto armò d'amici e di vassallisovra 'l lito pisan fanti e cavalli. 8A Modana fra tanto era arrivatol'aviso, che già 'l conte di Nebronacon seicento cavalli avea passatol'Alpi, e s'unía con l'armi di Cremona.Questi da Federico era mandato,non potendo venir egli in persona:gran baron de l'Imperio e lancia rotta,e nemico mortal de l'acqua cotta. 9Da l'altra parte era venuta nuovach'in armi si mettea tutta Romagna;onde deliberâr d'uscir di covai Modanesi armati a la campagna,e far di sé qualche onorata provacol soccorso d'Italia e d'Alemagna.Lasciâr le feste, e tutte le lor possefuron da varie parti a un tempo mosse, 10con ordin che dovesse il giorno sestoal prato de' Grassoni esser ridottada i capi lor tutta la gente a sesto,e l'insegna aspettar quivi del Potta.Musa, tu che scrivesti in un digestoque' nomi eccelsi e le lor prove allotta,dammene or copia acciò che nel mio cantoi pronepoti lor n'odano il vanto. 11Il Prato de' Grassoni a destra manodal ponte del Panaro era distantequanto un arco potria tirar lontano,e quivi ognun dovea fermar le piante.Chi dal monte il dí sesto, e chi dal pianodispiegò le bandiere in un istante;e 'l primo ch'apparisse a la campagnafu il conte de la Rocca di Culagna. 12Quest'era un cavalier bravo e galante,filosofo poeta e bacchettonech'era fuor de' perigli un Sacripante,ma ne' perigli un pezzo di polmone.Spesso ammazzato avea qualche gigante,e si scopriva poi ch'era un cappone,onde i fanciulli dietro di lontanogli soleano gridar: - Viva Martano. - 13Avea ducento scrocchi in una schiera,mangiati da la fame e pidocchiosi;ma egli dicea ch'eran duo mila e ch'erauna falange d'uomini famosi:dipinto avea un pavon ne la bandieracon ricami di seta e d'or pomposi:l'armatura d'argento e molto adorna;e in testa un gran cimier di piume e corna. 14Fu Irneo di Montecuccoli il secondo,figliolo del signor di Montalbano,giovane disdegnoso e furibondo,e di lingua e di cor pronto e di mano;a carte e a dadi avría giucato il mondo,e bestemmiava Dio com'un marrano:buon compagno nel resto e senza pecche,distruggitor de le castagne secche. 15Settecento soldati ei conduceada le terre del padre e de' parenti;ne lo stendardo un Mongibello aveache vomitava al ciel faville ardenti.L'onor de la famiglia di Rodea,Attolino, il seguía con le sue genti,a cui l'Imperator de' regni grecicinta la spada avea con altri dieci. 16Da Rodea, da Magreda e Castelvecchioconduceva costui trecento fanticon sí leggiadro e nobile apparecchioche parean tutti cavalieri erranti:su 'l cimier per impresa avea uno specchiocinto di piume ignote e stravaganti.E dopo lui fu vista una bandierasu gli argini venir de la riviera. 17Le ville de la Motta e del Cavezzo,Camposanto, Solara e Malcantonequivi raccolto avean la feccia e 'l lezzod'ogn'omicida rio, d'ogni ladrone;quel clima par da fiera stella avezzoa morire o di forca o di prigione:fur cinquecento, usati al caldo, al gielo,a l'inculta foresta, al nudo cielo. 18Da Camillo del Forno eran guidatiuom temerario e sprezzator di morte,di semplice vermiglio avea segnatiil suo stendardo e l'armatura forte;non portava cimier né fregi aurati,né divisa o color d'alcuna sorte,fuor che vermiglio; e sovra la sua gentecon nera e folta barba era eminente. 19La gente che solcar soleva l'ondae or solca il letto del gran fiume estinto,e quella dove cade e si profondail Panaro diviso e 'n dietro spinto,lasciâr le barche e i remi in su la sponda;e mosse da guerrier nobile instinto,quivi s'appresentar con lance e spiedi,cento a cavallo e novecento a piedi. 20Per capitani avean due schiericatil'arciprete Guidoni e 'l frate Bravi;che dianzi per ribelli ambo cacciatiavean con una man d'uomini pravila Stellata e 'l Bonden poscia occupati,e 'l transito al Final chiuso a le navi.Or rimessi venían con queste schiere,in abito di guerra, in armi nere. 21Alderan Cimicelli e Grazio Monteseguían dopo costoro a mano a mano;la Staggia l'uno e la Verdeta ha pronte,quei di Roncaglia ha l'altro e di Panzano:il destrier che portò Bellorofontegià in alto, Grazio, e un argano Alderanone le bandiere lor spiegano al vento:e i soldati fra tutti eran secento. 22San Felice, Midolla e Camurana,secento a piedi e ottanta erano in sella;Nerazio Bianchi e Tomasin Fontanagli conduceano a la tenzon novella:Tomasin per insegna avea una ranaarmata con la spada e la rotella;Nerazio, che reggea quei da cavallo,avea una mezza luna in campo giallo. 23S'armò dopo costor quella rivierache da Bomporto a la Bastía si stende;povera gente, ma superba e altera,che 'n terra e 'n acqua a provecchiarsi attende.Fur quattrocento; e ne la lor bandiera,che di vermiglio e d'or tutta risplende,ritratto avea un gonfietto da palloneBagarotto, figliol di Rarabone. 24Il sagace Claretto era con esso,ch'acceso di Dogna Anna di Granatagiunt'era tutt'afflitto il giorno stessoche un genovese gli l'avea rubata.Gli ne fu dato a Parma indizio espressoche l'avrebbe a Bomporto ritrovata;ma quivi giunto ne perdé i vestigi,e bestemmiò sessanta frati bigi. 25Entrò ne l'osteria per rinfrescarsie ritrovò che Bagarotto a sorteraccogliea quivi i suoi soldati sparsi,e d'armi intorno cinte eran le porte.Corsero l'uno e l'altro ad abbracciarsi,ch'erano stati amici a la gran Corte,e l'uno e l'altro le speranze grameavean lasciate a i morti de la fame. 26Narrò Claretto del suo nuovo ardorela lunga scena e l'intricati effetti;con quanti scherni in varie forme Amoregià tutti i suoi rivali avea negletti;e com'or ei perdea per piú dolorela donna sua nel colmo de' diletti.Sorrise Bagarotto e disse: - Frate,tu sciorini ogni dí nuove scappate. 27Vieni meco a la guerra, e lascia andarecotesti amori tuoi da scioperato:la fama non s'acquista a vagheggiareun viso di bertuccia immascherato. -Claretto non istette a replicare,ché gli venne desio d'esser soldato;prese una picca e si scordò di bere:ma ricordiamci noi de l'altre schiere. 28Cittanova spiegâr, Fredo e Cognento,Piramo e Tisbe morti a piè del moro:esser potean costor da quattrocento,e 'l furiero Manzol fu il duca loro,giovane d'alto e nobile talento,a cui cedean l'Agilità e 'l Decoronel ballar la nizzarda e la canariae nel tagliar le capriole in aria. 29Quasi a un tempo arrivar da un altro latoVillavara, Albareto e Navicelli;eran trecento e conduceagli al pratoil fiero zoppo d'Ugolin Novelli:dipinto ha ne l'insegna un ciel turbatoche piove sovra un campo di baccelli.Indi venían tra lor correndo a garaquei del Corleto e quei di Bazzovara: 30Corleto emulator di Grevalcorech'Augusto nominò dal cor giocondoquel dí che fu d'Antonio vincitore,onde poscia con lui divise il mondo;e Bazzovara or campo di sudoreche fu d'armi e d'amor campo fecondo,là dove il Labadin persona accortafe' il beverone a la sua vacca morta. 31Eran guidati dal dottor Masello,ch'avea lasciato i libri a la ventura,e s'era armato che parea un Marcello,con la giubba a l'antica e l'armatura:portava per impresa un ravanellocon la sementa d'or grande e matura;e dietro a lui venían quei di Rubierae di Marzaglia armati in una schiera. 32Bertoldo Grillenzon li conducea,gran giucator di spada e lottatore;ne la bandiera un materasso aveache sdrucito spargea la lana fuore.Questa schiera de l'altra esser potease non uguale, almen poco maggiore;giugneano a punto al numero di millegli armati abitator di quattro ville. 33Galvan Castaldi e Franceschin Muranol'insegne di Porcile e del Montalee le di Cadiana e di Mugnanouniro a l'Osteria de le due scale.Trecento con le ronche avea Galvano;l'altro di picche avea numero eguale:l'impresa di Galvano è una stadera;Franceschino ha una gazza bianca e nera. 34Ecco Alberto Boschetti in sella armato,conte di San Cesario e di Bazzano;ch'avendo poco pria quindi cacciatoil presidio nemico e 'l capitano,s'era fatto signor di quello statocol valor de la fronte e de la mano;ed or di questi e d'altri suoi vassalliper forza armati avea cento cavalli. 35Pomposo viene e ne lo scudo portaa onor di san Lorenzo una gradella:la lancia in mano e al fianco avea la stortatutta la schiera sua leggiadra e bella.Una volpe che fa la gatta mortaspiegano Collegara e Corticellache Bernardo Calori avea condotte,trecento o poco piú tagliaricotte. 36Due figli avea Rangon d'alto valore,Gherardo il forte e Giacopin l'astuto;Gherardo che d'etade era il maggioree 'n piú sublime grado era venuto,de le genti paterne avea l'onoree 'l governo al fratel quivi ceduto;ond'egli se 'n venía portando alterouna conchiglia d'or sovra il cimiero. 37Spilimberto, Vignola e Savignano,Castelnovo e Campiglio in assemblea,Ceiano e Guia, Montorsolo e Marano,con quei di Malatigna armati avea.Cento a caval con le zagaglie in manoe mille fanti arcieri ei conducea,ch'avean con agli e porri e cipolletteavvelenati i ferri a le saette. 37Mentre questi giugnean dal destro lato,già dal sinistro in campo era venutodi Prendiparte Pichi il figlio armatocol fior de la Mirandola in aiuto:fu Galeotto il giovane nomatoper tutta Italia allor noto e temuto;e cento cavalier carchi di magliasotto l'impresa avea d'una tenaglia. 39Campogaiano poscia e San Martinomandaron cinquecento a la pedestre,ch'aveano per insegna un saracinoe armati eran di ronche e di balestre:Mauro Ruberti ne tenea il domínosovrastante maggior de le minestre;vo' dir che de le bocche avea la tagliae dovea compartir la vittovaglia.
La Secchia Rapita 03-1
La Secchia Rapitadi Alessandro TassoniCANTO TERZOARGOMENTOVenere accende a l'armi il Re de' Sardi.Ragunano lor forze i Gemignani:s'uniscono co 'l Potta i tre stendardi,Tedeschi, Cremonesi e Parmigiani.Passa il Re con piú popoli gagliardil'alpi, e discende a guerreggiar ne' piani:e 'l Potta il campo contra a quei dal Sipadel Panaro tragitta a l'altra ripa. 1Era tranquillo il mar, sereno il cielo,taceva l'onda e riposava il vento;e ingemmata di fior, sparsa di gelo,l'alba sorgea dal liquido elemento,e squarciava a la notte il fosco velostellato di celeste e vivo argento:quando la Dea con amorose larvead Enzio re nel fin del sonno apparve. 2E 'n lui mirando: - O generoso figliodi Federico, onor de l'armi, disse,l'italiche città vanno a scompiglio,tornansi a incrudelir l'antiche risse:Modana sovra l'altre è in gran periglio,che fida sempre al Sacro Imperio visse:e tu qui dormi in mezzo 'l mar nascoso?Déstati e prendi l'armi, uom neghittoso. 3Va' in aiuto de' tuoi, ché t'apparecchianuova fortuna il ciel non preveduta:tu salverai quella famosa Secchiache con tanto valor fia combattuta,che giornata campal nuova né vecchianon sarà stata mai la piú temuta:Modana vincerà, ma con fatica,e tu entrerai ne la città nemica. 4Quivi d'una donzella acceso il coreti fia, la piú gentil di questa etadeche sí t'infiammerà d'occulto ardoreche ti farà languir di sua beltade;al fin godrai del suo felice amore,e 'l nobil seme tuo quella cittadereggerà poscia, e riputato fiala gloria e lo splendor di Lombardia. - 5Qui sparve il sonno e s'involò repenteda le luci del Re la Dea d'amore:ei mirò le finestre, e in orientebiancheggiar vide il mattutino albore;chiese tosto i vestiti, e impazientesi lanciò de le piume; e tratta fuorela spada ch'avea dietro al capezzale,menò un colpo e ferí su l'orinale. 6Quel fe' tre balzi, e in cento pezzi rottocadde con la coperta cremesina;con lunga riga fuor sparsa di bottoper la stanza del Re corse l'orina.Fe' in tanto un paggio de la guardia mottoch'era giunto un corrier da la marinacol segno de l'Imperio e la patente,onde fu fatto entrar subitamente. 7Scrivea da Spira Federico al figlioche subito mandasse armi in difesadi Modana, che posta era in periglioper nuova guerra in quelle parti accesa.Letta la carta il Re prese consigliod'andar egli in persona a quell'impresa,e tosto armò d'amici e di vassallisovra 'l lito pisan fanti e cavalli. 8A Modana fra tanto era arrivatol'aviso, che già 'l conte di Nebronacon seicento cavalli avea passatol'Alpi, e s'unía con l'armi di Cremona.Questi da Federico era mandato,non potendo venir egli in persona:gran baron de l'Imperio e lancia rotta,e nemico mortal de l'acqua cotta. 9Da l'altra parte era venuta nuovach'in armi si mettea tutta Romagna;onde deliberâr d'uscir di covai Modanesi armati a la campagna,e far di sé qualche onorata provacol soccorso d'Italia e d'Alemagna.Lasciâr le feste, e tutte le lor possefuron da varie parti a un tempo mosse, 10con ordin che dovesse il giorno sestoal prato de' Grassoni esser ridottada i capi lor tutta la gente a sesto,e l'insegna aspettar quivi del Potta.Musa, tu che scrivesti in un digestoque' nomi eccelsi e le lor prove allotta,dammene or copia acciò che nel mio cantoi pronepoti lor n'odano il vanto. 11Il Prato de' Grassoni a destra manodal ponte del Panaro era distantequanto un arco potria tirar lontano,e quivi ognun dovea fermar le piante.Chi dal monte il dí sesto, e chi dal pianodispiegò le bandiere in un istante;e 'l primo ch'apparisse a la campagnafu il conte de la Rocca di Culagna. 12Quest'era un cavalier bravo e galante,filosofo poeta e bacchettonech'era fuor de' perigli un Sacripante,ma ne' perigli un pezzo di polmone.Spesso ammazzato avea qualche gigante,e si scopriva poi ch'era un cappone,onde i fanciulli dietro di lontanogli soleano gridar: - Viva Martano. - 13Avea ducento scrocchi in una schiera,mangiati da la fame e pidocchiosi;ma egli dicea ch'eran duo mila e ch'erauna falange d'uomini famosi:dipinto avea un pavon ne la bandieracon ricami di seta e d'or pomposi:l'armatura d'argento e molto adorna;e in testa un gran cimier di piume e corna. 14Fu Irneo di Montecuccoli il secondo,figliolo del signor di Montalbano,giovane disdegnoso e furibondo,e di lingua e di cor pronto e di mano;a carte e a dadi avría giucato il mondo,e bestemmiava Dio com'un marrano:buon compagno nel resto e senza pecche,distruggitor de le castagne secche. 15Settecento soldati ei conduceada le terre del padre e de' parenti;ne lo stendardo un Mongibello aveache vomitava al ciel faville ardenti.L'onor de la famiglia di Rodea,Attolino, il seguía con le sue genti,a cui l'Imperator de' regni grecicinta la spada avea con altri dieci. 16Da Rodea, da Magreda e Castelvecchioconduceva costui trecento fanticon sí leggiadro e nobile apparecchioche parean tutti cavalieri erranti:su 'l cimier per impresa avea uno specchiocinto di piume ignote e stravaganti.E dopo lui fu vista una bandierasu gli argini venir de la riviera. 17Le ville de la Motta e del Cavezzo,Camposanto, Solara e Malcantonequivi raccolto avean la feccia e 'l lezzod'ogn'omicida rio, d'ogni ladrone;quel clima par da fiera stella avezzoa morire o di forca o di prigione:fur cinquecento, usati al caldo, al gielo,a l'inculta foresta, al nudo cielo. 18Da Camillo del Forno eran guidatiuom temerario e sprezzator di morte,di semplice vermiglio avea segnatiil suo stendardo e l'armatura forte;non portava cimier né fregi aurati,né divisa o color d'alcuna sorte,fuor che vermiglio; e sovra la sua gentecon nera e folta barba era eminente. 19La gente che solcar soleva l'ondae or solca il letto del gran fiume estinto,e quella dove cade e si profondail Panaro diviso e 'n dietro spinto,lasciâr le barche e i remi in su la sponda;e mosse da guerrier nobile instinto,quivi s'appresentar con lance e spiedi,cento a cavallo e novecento a piedi. 20Per capitani avean due schiericatil'arciprete Guidoni e 'l frate Bravi;che dianzi per ribelli ambo cacciatiavean con una man d'uomini pravila Stellata e 'l Bonden poscia occupati,e 'l transito al Final chiuso a le navi.Or rimessi venían con queste schiere,in abito di guerra, in armi nere. 21Alderan Cimicelli e Grazio Monteseguían dopo costoro a mano a mano;la Staggia l'uno e la Verdeta ha pronte,quei di Roncaglia ha l'altro e di Panzano:il destrier che portò Bellorofontegià in alto, Grazio, e un argano Alderanone le bandiere lor spiegano al vento:e i soldati fra tutti eran secento. 22San Felice, Midolla e Camurana,secento a piedi e ottanta erano in sella;Nerazio Bianchi e Tomasin Fontanagli conduceano a la tenzon novella:Tomasin per insegna avea una ranaarmata con la spada e la rotella;Nerazio, che reggea quei da cavallo,avea una mezza luna in campo giallo. 23S'armò dopo costor quella rivierache da Bomporto a la Bastía si stende;povera gente, ma superba e altera,che 'n terra e 'n acqua a provecchiarsi attende.Fur quattrocento; e ne la lor bandiera,che di vermiglio e d'or tutta risplende,ritratto avea un gonfietto da palloneBagarotto, figliol di Rarabone. 24Il sagace Claretto era con esso,ch'acceso di Dogna Anna di Granatagiunt'era tutt'afflitto il giorno stessoche un genovese gli l'avea rubata.Gli ne fu dato a Parma indizio espressoche l'avrebbe a Bomporto ritrovata;ma quivi giunto ne perdé i vestigi,e bestemmiò sessanta frati bigi. 25Entrò ne l'osteria per rinfrescarsie ritrovò che Bagarotto a sorteraccogliea quivi i suoi soldati sparsi,e d'armi intorno cinte eran le porte.Corsero l'uno e l'altro ad abbracciarsi,ch'erano stati amici a la gran Corte,e l'uno e l'altro le speranze grameavean lasciate a i morti de la fame. 26Narrò Claretto del suo nuovo ardorela lunga scena e l'intricati effetti;con quanti scherni in varie forme Amoregià tutti i suoi rivali avea negletti;e com'or ei perdea per piú dolorela donna sua nel colmo de' diletti.Sorrise Bagarotto e disse: - Frate,tu sciorini ogni dí nuove scappate. 27Vieni meco a la guerra, e lascia andarecotesti amori tuoi da scioperato:la fama non s'acquista a vagheggiareun viso di bertuccia immascherato. -Claretto non istette a replicare,ché gli venne desio d'esser soldato;prese una picca e si scordò di bere:ma ricordiamci noi de l'altre schiere. 28Cittanova spiegâr, Fredo e Cognento,Piramo e Tisbe morti a piè del moro:esser potean costor da quattrocento,e 'l furiero Manzol fu il duca loro,giovane d'alto e nobile talento,a cui cedean l'Agilità e 'l Decoronel ballar la nizzarda e la canariae nel tagliar le capriole in aria. 29Quasi a un tempo arrivar da un altro latoVillavara, Albareto e Navicelli;eran trecento e conduceagli al pratoil fiero zoppo d'Ugolin Novelli:dipinto ha ne l'insegna un ciel turbatoche piove sovra un campo di baccelli.Indi venían tra lor correndo a garaquei del Corleto e quei di Bazzovara: 30Corleto emulator di Grevalcorech'Augusto nominò dal cor giocondoquel dí che fu d'Antonio vincitore,onde poscia con lui divise il mondo;e Bazzovara or campo di sudoreche fu d'armi e d'amor campo fecondo,là dove il Labadin persona accortafe' il beverone a la sua vacca morta. 31Eran guidati dal dottor Masello,ch'avea lasciato i libri a la ventura,e s'era armato che parea un Marcello,con la giubba a l'antica e l'armatura:portava per impresa un ravanellocon la sementa d'or grande e matura;e dietro a lui venían quei di Rubierae di Marzaglia armati in una schiera. 32Bertoldo Grillenzon li conducea,gran giucator di spada e lottatore;ne la bandiera un materasso aveache sdrucito spargea la lana fuore.Questa schiera de l'altra esser potease non uguale, almen poco maggiore;giugneano a punto al numero di millegli armati abitator di quattro ville. 33Galvan Castaldi e Franceschin Muranol'insegne di Porcile e del Montalee le di Cadiana e di Mugnanouniro a l'Osteria de le due scale.Trecento con le ronche avea Galvano;l'altro di picche avea numero eguale:l'impresa di Galvano è una stadera;Franceschino ha una gazza bianca e nera. 34Ecco Alberto Boschetti in sella armato,conte di San Cesario e di Bazzano;ch'avendo poco pria quindi cacciatoil presidio nemico e 'l capitano,s'era fatto signor di quello statocol valor de la fronte e de la mano;ed or di questi e d'altri suoi vassalliper forza armati avea cento cavalli. 35Pomposo viene e ne lo scudo portaa onor di san Lorenzo una gradella:la lancia in mano e al fianco avea la stortatutta la schiera sua leggiadra e bella.Una volpe che fa la gatta mortaspiegano Collegara e Corticellache Bernardo Calori avea condotte,trecento o poco piú tagliaricotte. 36Due figli avea Rangon d'alto valore,Gherardo il forte e Giacopin l'astuto;Gherardo che d'etade era il maggioree 'n piú sublime grado era venuto,de le genti paterne avea l'onoree 'l governo al fratel quivi ceduto;ond'egli se 'n venía portando alterouna conchiglia d'or sovra il cimiero. 37Spilimberto, Vignola e Savignano,Castelnovo e Campiglio in assemblea,Ceiano e Guia, Montorsolo e Marano,con quei di Malatigna armati avea.Cento a caval con le zagaglie in manoe mille fanti arcieri ei conducea,ch'avean con agli e porri e cipolletteavvelenati i ferri a le saette. 37Mentre questi giugnean dal destro lato,già dal sinistro in campo era venutodi Prendiparte Pichi il figlio armatocol fior de la Mirandola in aiuto:fu Galeotto il giovane nomatoper tutta Italia allor noto e temuto;e cento cavalier carchi di magliasotto l'impresa avea d'una tenaglia. 39Campogaiano poscia e San Martinomandaron cinquecento a la pedestre,ch'aveano per insegna un saracinoe armati eran di ronche e di balestre:Mauro Ruberti ne tenea il domínosovrastante maggior de le minestre;vo' dir che de le bocche avea la tagliae dovea compartir la vittovaglia.