Quid novi?

Faccia tosta


Francesco Mastriani è stato uno "scrittore, giornalista, drammaturgo e commediografo. Figlio di Filippo, ingegnere, e Teresa Cava (che di Filippo era cugina), nasce a Napoli il 23 novembre 1819 e vi morirà il 5 novembre 1891. Sposa nel 1844 la cugina Concetta, figlia del cugino Raffaele Mastriani. Autore di oltre cento romanzi, tra i quali il celeberrimo "La cieca di Sorrento", che ne consacrò la fama di romanziere di appendice (per cui si veda N. Ciampaglia, "La cieca di Sorrento" e la scrittura narrativa di Francesco Mastriani: primi sondaggi linguistici, in Linguistica e Letteratura, XXXVII, 1-2, 2012, pp. 183-267). Terzo di sette figli: Giuseppe, Ferdinando, Giovanni, Raffaele, Marianna, Rachele". (Fonte: http://ceod.unistrasi.it/integrale.cgi).La sua lettera ad un non meglio identificato Professore costituisce un preclaro esempio di faccia tosta, dote della quale il Mastriani sembra essere stato doviziosamente munito, dato che il sito sopra menzionato "segnala infine l'esistenza di una lettera indirizzata dallo scrittore al sindaco di Napoli, con istanza per un momentaneo sussidio, datata 4 settembre 1866; in origine in vendita nello studio bibliografico Casella di Napoli, ora è stata acquistata dal prof. Francesco Guardiani (Università di Toronto)".Napoli 16 giugno 1881Gentilissimo Sig. ProfessoreLe parrà strano che, conoscendola io appena per una gentile visita da Lei fattami, prenda sì enorme licenza di scriverle la presente per chiederle un grandissimo favore. Ma sono così rari oggidì gli uomini che a somma coltura della mente accoppiano sentimenti gentili e nobili, che io non so resistere alla ispirazione che mi sorge nell'animo di fare assegnamento sul suo cuore in uno di que' momenti d'imbarazzo che non sono rari nella vita de' letterati onesti.La storia della mia vita è una ben trista elegia, ragguardevole signor Professore. Sfogai spesso ne' miei libri la piena de' miei affanni. Doloroso è il calvario a cui è condannato lo scrittore che non vende l'anima sua e la sua penna alla vile cortigiania. Scrissi sempre con Dio nella mente e nel cuore: dissi amare e terribili verità a' grandi e a' potenti; inde ira!Vivo povera e stentata vita col tenue frutto de' miei lavori; al che si aggiunge oggidì una cronica infermità che mi toglie anche i piccoli proventi che ricavavo dalle mie private lezioni; onde io mi trovo di presente nelle maggiori angustie e pressure, dalle quali non saprei come uscire. Ho scritto e fatto parlare per me al ministro della Pubblica Istruzione; ma la Minerva è sorda alle preci de' mortali. La somma di un Duecento lire mi trarrebbe dal momentaneo imbarazzo in cui mi veggo. Abusando la squisita cortesia di Lei, ardisco pregarla di farsi interprete di questo mio impellente bisogno appo qualcuno de' suoi più agiati compaesani per ottenermi la cennata sommetta. Ella mi assicurò della benevoglienza di che mi onorano cotesti carissimi calabresi; ed io sono sicuro che vorranno darmi questa prova dell'affettuosa loro stima.Non intendo per altro che di questa sommetta di lire Duecento mi si faccia un dono. La gentile persona che di tanto favore mi farà grato dovrà contentarsi bensì che la cennata sommetta di lire Duecento Le venga da me rimborsata a lire venti al mese, cominciando il disconto dalla fine del prossimo entrante mese di luglio. Onestissimo, come mi pregio di essere, non voglio promettere che quel tanto che sono sicuro di attenere.Non dimenticherò un tal favore per tutta la mia vita; e la mia stima pe' generosi figliuoli delle Calabrie si accrescerà del doppio.Ella, signor Professore, faccia in modo che il merito delle opportunità si aggiunga al beneficio, procurando che questo mi arrivi al più presto possibile con lettera assicurata o con vaglia postale al mio indirizzo Vico Fonseca n. 24Perdoni, egregio Sig. Professore, tanta licenza che mi son presa; e, pregandola di far gradire i miei ossequi a cotesti suoi carissimi compaesani, e i miei anticipati ringraziamenti alla gentil persona che mi favorirà, e di cui ella si compiacerà scrivermi il riverito nome acciocché io possa esprimerle i miei sentimenti di gratitudine, mi raffermo con istima ed osservanza.Di Lei devotissimoProf. Francesco Mastriani