Nel V canto del Purgatorio, Pia dei Tolomei si commiata da Dante con le immortali parole:"Deh, quando tu sarai tornato al mondoe riposato de la lunga via»,seguitò 'l terzo spirito al secondo,«ricorditi di me, che son la Pia;Siena mi fé, disfecemi Maremma:salsi colui che 'nnanellata priadisposando m'avea con la sua gemma". Perché ho menzionato Pia dei Tolomei? L'ho fatto perché, Maremma maiala!, la mia salute è in pieno disfacimento da venerdì sera. Non potendomi permettere di ammalarmi, non è poi così facile guarire in fretta. Ecco spiegato perchè sono stato così buzzurro da non rispondere ai commenti lasciatimi in questi giorni (mi scuso e ringrazio gli amici che sono passati a trovarmi).Dal momento che continuo a non essere in grado di scrivere alcunché sul blog, lascio parlare Trilussa che nel 1917 narrò le vicissitudini di altro famoso personaggio femminile, della quale tutti conosciamo soltanto un brevissimo episodio risalente alla sua infanzia. Ovviamente non sto parlando della gentil farfalletta, ma di:La Vispa TeresaSe questa è la storiache sanno a memoriai bimbi di un anno,pochissimi sannoche cosa le avvennequand'era ventenne.Un giorno di festala vispa Teresauscendo di chiesasi alzava la vestaper farsi vederele calze schiffonneche a tutte le donnefa molto piacere.Armando, il pittore,vedendola bella,le chiese il favoredi far da modella.Teresa arrossì,ma disse di sì."Verrete?" - "Verrò:ma badi però...""Parola d'onore!"rispose il pittore.Il giorno seguente,Armando, l'artista,stringendo furentela nuova conquistagridava a distesa:"T'ho presa, t'ho presa!"A lui supplicandoTeresa gridò:"Su, su, mi fai malela spina dorsale:mi lasci che anch'ioson foglia di Dio...Se ha qualche programmane parli alla mamma..."A tale minacciaArmando tremò,dischiuse le braccia,ma quella restò.Perduto l'onore,sfumata la stima,la vispa Teresa,più vispa di prima,per niente pentita,per niente confusa,capì che l'amorenon è che una scusa.Per circa tre lustrifu cara a parecchi:fra giovani e vecchi,oscuri ed illustri,la vispa Teresafu presa e ripresa.Contenta e giulivas'offriva e soffriva.(La donna che s'offre.se apostrofa l'esse,ha tutto interessea dire che soffre.)Ma giunta ai cinquanta,con l'anima affranta,col viso un po' tinto,col resto un po' finto,per torsi d'impacciodai prossimi acciacchiapriva uno spacciodi Sali eTabacchi.Un giorno un cliente,chiedendo un toscanole porse la manocosì... casualmente.Teresa la prese,la strinse e gli chiese:"Mi vuole sposare?Farebbe un'affare!"Ma lui, di rimando,rispose: "No, no!...Vivendo e fumandoche male ti fo'?Confusa e pentitaTeresa arrossì,Dischiuse le ditae quello fuggì.Ed ora Teresa,pentita davvero,non ha che un pensiero:d'andarsene in chiesa.Con l'anima straccasi siede e stabacca,offrendo al Signoregli avanzi di un cuoreche batte la fiacca.Ma, spesso, fissandocon l'occhio smarritola polvere giallache resta sul dito,le sembra il detritodi quella farfallache un giorno ghermivastringendola viva.Così come allora,Teresa risentela voce innocenteche prega ed implora:"Deh, lasciami! Anch'ioson figlia di Dio!""Fu proprio un bel caso!"sospira Teresa,fiutando la presache sale nel naso."Se qui non son lestami scappa anche questa."E fiuta, e rifiuta,tossisce e sternuta:il naso è una trombache squilla e rimbombae pare che l'ecosi butti allo spreco...Tra un fiotto e un rimpianto,tra un soffio e un eccì,la vispa Teresa.... . . lasciamola lì.E' sempre molto attuale Trilussa. Sarà pure passato quasi un secolo, ma sembra di leggere le cronache dei nostri giorni!
Siena mi fe', disfecemi Maremma.
Nel V canto del Purgatorio, Pia dei Tolomei si commiata da Dante con le immortali parole:"Deh, quando tu sarai tornato al mondoe riposato de la lunga via»,seguitò 'l terzo spirito al secondo,«ricorditi di me, che son la Pia;Siena mi fé, disfecemi Maremma:salsi colui che 'nnanellata priadisposando m'avea con la sua gemma". Perché ho menzionato Pia dei Tolomei? L'ho fatto perché, Maremma maiala!, la mia salute è in pieno disfacimento da venerdì sera. Non potendomi permettere di ammalarmi, non è poi così facile guarire in fretta. Ecco spiegato perchè sono stato così buzzurro da non rispondere ai commenti lasciatimi in questi giorni (mi scuso e ringrazio gli amici che sono passati a trovarmi).Dal momento che continuo a non essere in grado di scrivere alcunché sul blog, lascio parlare Trilussa che nel 1917 narrò le vicissitudini di altro famoso personaggio femminile, della quale tutti conosciamo soltanto un brevissimo episodio risalente alla sua infanzia. Ovviamente non sto parlando della gentil farfalletta, ma di:La Vispa TeresaSe questa è la storiache sanno a memoriai bimbi di un anno,pochissimi sannoche cosa le avvennequand'era ventenne.Un giorno di festala vispa Teresauscendo di chiesasi alzava la vestaper farsi vederele calze schiffonneche a tutte le donnefa molto piacere.Armando, il pittore,vedendola bella,le chiese il favoredi far da modella.Teresa arrossì,ma disse di sì."Verrete?" - "Verrò:ma badi però...""Parola d'onore!"rispose il pittore.Il giorno seguente,Armando, l'artista,stringendo furentela nuova conquistagridava a distesa:"T'ho presa, t'ho presa!"A lui supplicandoTeresa gridò:"Su, su, mi fai malela spina dorsale:mi lasci che anch'ioson foglia di Dio...Se ha qualche programmane parli alla mamma..."A tale minacciaArmando tremò,dischiuse le braccia,ma quella restò.Perduto l'onore,sfumata la stima,la vispa Teresa,più vispa di prima,per niente pentita,per niente confusa,capì che l'amorenon è che una scusa.Per circa tre lustrifu cara a parecchi:fra giovani e vecchi,oscuri ed illustri,la vispa Teresafu presa e ripresa.Contenta e giulivas'offriva e soffriva.(La donna che s'offre.se apostrofa l'esse,ha tutto interessea dire che soffre.)Ma giunta ai cinquanta,con l'anima affranta,col viso un po' tinto,col resto un po' finto,per torsi d'impacciodai prossimi acciacchiapriva uno spacciodi Sali eTabacchi.Un giorno un cliente,chiedendo un toscanole porse la manocosì... casualmente.Teresa la prese,la strinse e gli chiese:"Mi vuole sposare?Farebbe un'affare!"Ma lui, di rimando,rispose: "No, no!...Vivendo e fumandoche male ti fo'?Confusa e pentitaTeresa arrossì,Dischiuse le ditae quello fuggì.Ed ora Teresa,pentita davvero,non ha che un pensiero:d'andarsene in chiesa.Con l'anima straccasi siede e stabacca,offrendo al Signoregli avanzi di un cuoreche batte la fiacca.Ma, spesso, fissandocon l'occhio smarritola polvere giallache resta sul dito,le sembra il detritodi quella farfallache un giorno ghermivastringendola viva.Così come allora,Teresa risentela voce innocenteche prega ed implora:"Deh, lasciami! Anch'ioson figlia di Dio!""Fu proprio un bel caso!"sospira Teresa,fiutando la presache sale nel naso."Se qui non son lestami scappa anche questa."E fiuta, e rifiuta,tossisce e sternuta:il naso è una trombache squilla e rimbombae pare che l'ecosi butti allo spreco...Tra un fiotto e un rimpianto,tra un soffio e un eccì,la vispa Teresa.... . . lasciamola lì.E' sempre molto attuale Trilussa. Sarà pure passato quasi un secolo, ma sembra di leggere le cronache dei nostri giorni!