Quid novi?

Busillis


"Temporibus illis" (secondo altri "in diebus illis") avrebbe dovuto scrivere l'amanuense ... ed invece il beccaccione, non avendo capito un tubo della grafia, se ne uscì fuori con "busillis", sicché coloro che in seguito ebbero a trascrivere il testo si trovarono di fronte ad un problema interpretativo insormontabile. Ed ecco perché con il termine busillis si viene ad indicare un problema di improba soluzione.Il busillis, per me, è ora spiegare quale cacchio di contorcimento mentale mi ha fatto dare questo titolo al post. Sinceramente non sono in grado di spiegarlo, per cui me la caverò nel solito modo: abbiate pietà di me, sono vecchio e malato!Posso comunque assicurare che, transitando su un blog, mi sono imbattuto in un post dal quale traspariva con tutta evidenza come la suscettibilità umana sia spesso causa di incomprensioni che raggiungono vette impensabili, soprattutto se rapportate all'importanza assai modesta della materia del contendere. Non per nulla i miei insegnamenti sono costantemente diretti a spiegare come tutto possa risolversi con un sorriso (scherzo naturalmente, dato che mi incacchio diuturnamente per un nonnulla. Solo in merito alla mia missione diretta a dispensare insegnamenti al volgo profano ero serio).Vabbè, le mie consuete cazzate le ho dette ed ora posso tranquillamente scrivere il post autentico: un piccolo aneddoto.Le sfuriate alle quali Socrate era sottoposto da parte di sua moglie Santippe erano quotidiane. Una lite particolarmente violenta venne interrotta dal filoso che, per non starla più a sentir gridare, uscì di casa, sedendosi sulla soglia. A quei tempi non era evidentemente nota la psicologia, perché il metodo scelto da Socrate è quello più idoneo a far vieppiù infuriare chi è già su di giri. Infatti, al colmo dell' ira, Santippe prese un grosso vaso di acqua lurida, rovesciandolo sulla testa del marito.Socrate la prese con molta filosofia (ndr.: questa voleva essere una battuta; humor molto inglese) e, senza scomporsi minimamente, seraficamente disse a Santippe: "Dopo tanto tuonare, mi ero già immaginato che dovesse piovere".Non posso garantire che questo episodio costituisca l'origine del noto proverbio.