Il primo problema è far accetatre le cureRoma, 12 mar. (Apcom) - La difficoltà di accettare una cura è uno dei più importanti fattori di cronicizzazione e di rischio, per questo nasce il quesito se attuare le cure 'salvavita' in modo coercitivo. Il trattamento sanitario obbligatorio prevede che una persona possa essere sottoposta a cure psichiatriche contro la propria volontà. È un provvedimento emanato dal sindaco, in presenza di due certificazioni mediche che attestino che la persona si trova in una situazione mentale di alterazione tale da necessitare di urgenti interventi terapeutici, che gli interventi proposti sono stati rifiutati, ma non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere. Il ricovero avviene, normalmente, nei reparti di psichiatria degli ospedali generali, Spdc, Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, competente per territorio, ma questi reparti accolgono quasi sempre solo adulti. In mancanza di posti letto nei reparti dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura competenti per territorio, il trattamento obbligatorio può essere disposto presso quello più vicino. In pratica, il trattamento sanitario obbligatorio per anoressia nervosa e per bulimia è, in Italia, rarissimo; nei Paesi anglosassoni è almeno quindici volte più frequente. E' diffusa infatti l'opinione che il trattamento obbligatorio non si possa applicare nella maggior parte dei casi di rifiuto delle cure e così anche nei disturbi dell'alimentazione. Gli esperti hanno però spiegato che nei disturbi alimentari il rifiuto non riguarda le cure in generale, ma solo il cambiamento del comportamento alimentare, necessario al recupero di peso: cambiamento cruciale nella fase critica di pericolo di vita. E non si deve dimenticare, che queste pazienti, pur essendo in genere molto intelligenti, preferiscono la morte all'aumento di peso. Il trattamento sanitario obbligatorio inoltre così come è concepito - spiega la Sisdca - è difficile da applicare nei pazienti atipici, come adolescenti affetti da anoressia nervosa, che corrono spesso rischi 'elevatissimi' di morte per malnutrizione o per le sue complicanze somatiche e psichiche. E questo per una serie di motivi: le pazienti sono usualmente seguite da strutture specializzate nei disturbi alimentari, gestite da professionisti diversi da quelli che operano nei nei servizi psichiatrici, dove inoltre i malati hanno caratteristiche cliniche e comportamentali molto diverse da chi soffre di anoressia e bulimia e la convivenza è spesso controproducente. La Sisdca ritiene quindi necessario rivedere le procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio per queste patologie, coinvolgendo sul piano valutativo i medici delle strutture dedicate alla cura dei disturbi del comportamento alimentare e dedicando ai ricoveri coatti strutture medico-psichiatriche specializzate in questi disturbi e non solo quelle psichiatriche, come i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura. Alla conferenza sono intervenuti il sottosegretario con delega alla Salute Francesca Martini, il professor Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, psicoterapeuta e responsabile del Centro disturbi alimentari di Arcugnano, il professor Paolo Santonastaso, ordinario di psichiatria all'Università di Padova, il professor Massimo Cuzzolaro, dell'Università La Sapienza di Roma.
Anoressia e bulimia prime cause di morte per malattia ... -2-
Il primo problema è far accetatre le cureRoma, 12 mar. (Apcom) - La difficoltà di accettare una cura è uno dei più importanti fattori di cronicizzazione e di rischio, per questo nasce il quesito se attuare le cure 'salvavita' in modo coercitivo. Il trattamento sanitario obbligatorio prevede che una persona possa essere sottoposta a cure psichiatriche contro la propria volontà. È un provvedimento emanato dal sindaco, in presenza di due certificazioni mediche che attestino che la persona si trova in una situazione mentale di alterazione tale da necessitare di urgenti interventi terapeutici, che gli interventi proposti sono stati rifiutati, ma non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere. Il ricovero avviene, normalmente, nei reparti di psichiatria degli ospedali generali, Spdc, Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, competente per territorio, ma questi reparti accolgono quasi sempre solo adulti. In mancanza di posti letto nei reparti dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura competenti per territorio, il trattamento obbligatorio può essere disposto presso quello più vicino. In pratica, il trattamento sanitario obbligatorio per anoressia nervosa e per bulimia è, in Italia, rarissimo; nei Paesi anglosassoni è almeno quindici volte più frequente. E' diffusa infatti l'opinione che il trattamento obbligatorio non si possa applicare nella maggior parte dei casi di rifiuto delle cure e così anche nei disturbi dell'alimentazione. Gli esperti hanno però spiegato che nei disturbi alimentari il rifiuto non riguarda le cure in generale, ma solo il cambiamento del comportamento alimentare, necessario al recupero di peso: cambiamento cruciale nella fase critica di pericolo di vita. E non si deve dimenticare, che queste pazienti, pur essendo in genere molto intelligenti, preferiscono la morte all'aumento di peso. Il trattamento sanitario obbligatorio inoltre così come è concepito - spiega la Sisdca - è difficile da applicare nei pazienti atipici, come adolescenti affetti da anoressia nervosa, che corrono spesso rischi 'elevatissimi' di morte per malnutrizione o per le sue complicanze somatiche e psichiche. E questo per una serie di motivi: le pazienti sono usualmente seguite da strutture specializzate nei disturbi alimentari, gestite da professionisti diversi da quelli che operano nei nei servizi psichiatrici, dove inoltre i malati hanno caratteristiche cliniche e comportamentali molto diverse da chi soffre di anoressia e bulimia e la convivenza è spesso controproducente. La Sisdca ritiene quindi necessario rivedere le procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio per queste patologie, coinvolgendo sul piano valutativo i medici delle strutture dedicate alla cura dei disturbi del comportamento alimentare e dedicando ai ricoveri coatti strutture medico-psichiatriche specializzate in questi disturbi e non solo quelle psichiatriche, come i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura. Alla conferenza sono intervenuti il sottosegretario con delega alla Salute Francesca Martini, il professor Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, psicoterapeuta e responsabile del Centro disturbi alimentari di Arcugnano, il professor Paolo Santonastaso, ordinario di psichiatria all'Università di Padova, il professor Massimo Cuzzolaro, dell'Università La Sapienza di Roma.