POLSI&RUGHE.

Post N° 291


Il pozzo emetteva una luce fioca dalla sommità della scalinata circolare, e il resto del tempio rimaneva avvolto nelle ombre. L’anziano indovino scostò il cappuccio, osservando con occhi antichi come stelle il nuovo arrivato: stava curvo, sotto il peso degli anni e di conoscenze che i più ormai avevano dimenticato, all’inizio della gradinata, esile figura stagliata sull’ingresso del delubro. Poi si scostò, avviandosi verso la fonte della luce. “ Entra pure, sei il benvenuto.”L’uomo avanzò, seguendolo.“Sono pochi ormai coloro che vengono qui a cercarmi. Sei lontano da casa, viaggiatore?”“Sono lontano da quella che vorrei fosse casa mia.” La voce suonò forte e sicura in confronto al sussurro del vate.“Ah…Capisco…Avanza, vieni. Sei stato fortunato a trovarmi: fra i pochi che vengono qui, ancor meno sanno vedere.”“E che cosa vedrò? Il futuro?”“Vedrai ciò che vuoi vedere, ciò che più ti sta a cuore.”In silenzio SixPixel salì fino in cima alla scalinata, fermandosi a qualche passo dalla fonte luminosa. Chiuse gli occhi, respirando a fondo. Quando li riaprì, una colonna di luce esplose fino al soffitto, per trasformarsi poi in una bolla eterea e iridescente; l’aria tremolò all’interno, facendo apparire un’immagine. Trattenne il fiato, avvertendo una fitta al palmo della mano destra: la ferita , il taglio che tanto tempo prima la spada di lei aveva tracciato per unire il loro sangue, si era riaperta. Strinse istintivamente l’elsa della spada, e questa vibrò, in maniera dolce, profonda, assorbendo il sangue. Nella sfera una strada si dipanava fra pareti di pietra e colline boscose, solcata dalla scia veloce di una moto rossa; allargava e stringeva le curve sicura, e da sotto il casco si agitava, nell’aria della sera, una coda di capelli ramati: era lei, inequivocabilmente lei.Seconda, terza, quarta, il motore emetteva una melodica sinfonia. Spostarsi sulla mezzeria, dentro la terza, mezza frizione e leggera pinzata, poi stringere a destra sulla corda della curva, un filo di gas a metà traiettoria, spostare il peso e progressione di acceleratore, adrenalina sullo scodare controllato. Di nuovo dritta, quarta, quinta, a fondo polso sulle curve dolci e dalla visibilità perfetta, da poter tagliare comodamente sulla strada deserta. Mollare il gas, quarta, terza e fino in seconda, staccando duro, buttar giù la bimba, questa volta a sinistra, l’asfalto che si fa vicino, che scorre veloce. Tutto bene, ma manca qualcosa. E sul rettilineo successivo un brivido, come fosse stata una carezza sulla sua coscia, come se qualcosa, qualcuna l’avesse stretta da dietro, come se avesse un passeggero.DesmoBaby accostò sul ciglio della strada, la pelle sulla nuca accapponata per la strana sensazione. Spenta la moto, si tolse il casco e i guanti, appoggiando le mani sul serbatoio tiepido. Ancora quella sensazione, questa volta una carezza sul viso: si voltò, ma la sella era corta, il codino era al suo posto, vuoto. “ Ma cosa…?” Era stato un bacio? Leggero, veloce, come un lampo, a fior di labbra. Sul serbatoio era rimasta una traccia lucida. Improvvisamente avvertì la fitta alla mano sinistra, sul palmo: quel taglio ormai guarito stava sanguinando di nuovo. Si sporse di fianco, afferrando l’elsa della spada, assicurata al telaio, sotto il serbatoio, e questa vibrò, in maniera dolce, profonda, assorbendo il sangue. Chiuse gli occhi, la vibrazione aumentava, e lo vide, per un attimo solo, illuminato da una luce surreale, ne incrociò lo sguardo: la stava cercando, la chiamava.La moto si riaccese, docile che sembrava quasi far le fusa. Si rivestì, occhi lucidi nel casco. Scatto metallico della prima, due sgasate a frizione tirata: c’era ancora strada da correre e molte cose da fare: doveva tornare a casa. Prima, seconda, terza…la sua agile e graziosa danza continuò sull’asfalto fattosi seta, sicuro ricamo di traiettorie e pieghe.La luce si spense, lasciando SixPixel con occhi lucidi. Non c’era traccia dell’indovino, il portone del tempio non era spalancato, ma giaceva marcito da tempo sul pavimento, i gradini su cui stava erano sbeccati e corrosi dal tempo. Si voltò e uscì velocemente nell’aria fresca della sera. Cavalcò la moto nera, assicurò la spada al telaio e la accese, ascoltando lo stesso dolce rombare di poco prima. Dalla collina le luci della città di Eridanya brillavano come preziosi gioielli, ma mancava alla sua vista il più bello. La notte si affacciò nel cielo, mentre una canzone d’amore correva veloce sulla via del ritorno.