La Calabria di queste settimane parla ancora una volta il linguaggio di degrado ambientale e sociale, con una escalation progressiva che in questa circostanza mette in discussione persino le condizioni di vita biologica (ferriti di zinco a Sibari, morti bianche a Praia mare, nave dei veleni (quante?), sottosuolo con scorie industriali a Crotone ecc.); parla ancora di “Prenditori” veri o presunti che hanno continuato a farsi beffe della disoccupazione di massa, delle precarietà diffuse e condivise dalle vecchie e nuove generazioni, da autoctoni e migranti, sottraendo fondi nazionali ed europei alla comunità, di cattiva sanità e scuole chiuse, di autostrade ridotte a colabrodo, e di progetti di ponti tra due mafie, di acque pubbliche privatizzate nei profitti , ma non nelle perdite etc etcMa parla anche della reazione popolare, e della manifestazione nazionale del 24 ad Amantea, della Calabria che sta vincendo la battaglia contro la centrale del Mercure, che lotta da anni per la difesa delle coste e dei Parchi montani, che lotta contro elettrodotti, eolico selvaggio, termovalorizzatori, inceneritori e centrali a carbone; che lavora per l’accoglienza ai migranti e per i rom, contro i megavillaggi turistici, di una Calabria dell’indignazione diffusa che può diventare momento costitutivo di un movimento di trasformazione che ricollochi la politica nel giusto contesto di idea e pratica della trasformazione sociale, con l’avvio di una fase di ribellione di massa contro i totem dei poteri costituenti il blocco sociale di oppressione di questa terra: pezzi di ceto politico, professionale ed intellettuale, parti dell’impresa, ’ndrangheta , spesso tenuti insieme da schegge impazzite di logge deviate. In questo processo la Sinistra deve uscire dalla condizione minoritaria nella quale sembra essersi rinchiusa, in uno stato di attesa letargica permanente che suscita profondo disagio, in quanti, nel rispetto dovuto alle dinamiche interne al PD, ritengono avere ben altre necessità da affrontare in questa fase della politica calabrese, e che in maniera sommessa vorrebbero suggerire atteggiamenti piu’ sobri nello “sparare a zero” contro esperienze di governo regionali delle quali hanno condiviso, condividono e condivideranno promozioni e bocciature, senza alcun capro espiatorio da svolazzare come alibi salvifico postumo.Sarebbe davvero paradossale non tenere in considerazione l’ultimo dato elettorale europeo, che alla Sinistra radicale (PRC, PdCI, Sinistra e libertà) ed ad IDV consegna un consenso elettorale che supera il 20% del consenso elettorale. E che se a questo, senza sommatorie azzardate, si aggiunge il voto all’UDC ed al MPA si scopre, con buona pace da parte loro, che le forze del “bipolarismo”(PD e PDL) in salsa calabra rappresentano nel complesso nemmeno il 60% dell’elettorato calabrese. Al punto di poter ragionevolmente dire che non è scontato per nulla e, soprattutto per nessuno, che la guida della coalizione del centro sinistra, On. Loiero relegato in quarantena come sembra piacere a qualche illustre senatore della repubblica, debba essere questione esclusiva del PD.Sia pure da una lettura superficiale emerge una realtà calabrese piuttosto dinamica, che ci parla di una società per nulla normalizzata, ma pronta ad aprirsi alla possibilità di nuovi percorsi. Una realtà che rifiuta a priori la strana transumanza elettorale che si vorrebbe imporre con occhio rivolto ad altre regioni, cosa significa “dato che in Campania succedono alcune cose, in Calabria si aprono vie libere per …” Possibile che non si sia capito nulla dalle ultime elezioni politiche, e che una classe politica intera continui imperterrita a mortificare, nel nome della piu’ oscura autoreferenzialità, uomini e donne di questa terra che non intendono piu’ delegare senza se e senza ma il loro destino.In questo contesto la sinistra calabrese come il vecchio Yu kung, si trova davanti due montagne da scalare: Battere le destre per impedire l’occupazione di altre casematte al “piccolo cesare” di Arcore , in procinto di ridisegnare in forma autoritaria giustizia e costituzione, in ossequio al programma di rinascita nazionale di vocazione pidduista, e dall’altra dar luogo alla costituente di una sinistra maggioritaria, nel rispetto delle storie ed identità, della quale i comunisti siano parte attiva e significativa, ma non esclusiva.In questo contesto possono stabilirsi alcuni percorsi: Si convochi un tavolo delle forze democratiche e di sinistra aperto ai movimenti, alla società civile per indire primarie di coalizione, stilando un patto elettorale tra queste forze ed individuando nelle primarie la possibilità di scelta del presidente attraverso la partecipazione piu’ ampia possibile della popolazione calabrese.La sinistra trovi una candidatura condivisa con un proprio percorso, autonomo dal PD, che ovviamente troverà la rappresentanza nominativa ritenuta piu’ idonea al proprio interno, ed eventualmente toccherà alla dirigenza di quel partito decidere se continuare o meno con l’esperienza in corso.Ovviamente si auspica che IDV sia interna a questo percorso, considerata la circostanza di una oggettiva impossibilità delle forze di Sinistra di riconoscersi in candidature, che aldilà del valore in sé della Persona, non possono rappresentarne gli orizzonti ideali, o se vogliamo in maniera meno prosaica, riteniamo non vi siano i presupposti di credibilità politici da parte di una confindustria calabrese e nazionale, responsabile di sostanziali distrazioni rispetto a quanto accadeva nelle svariate rapine perpetrate ai danni dei calabresi, per tutte valgano i saccheggi della 488. Esiste viceversa una Calabria della cultura, della ricerca, dei movimenti, di personalità che quotidianamente rappresentano la Calabria nella quale si identificano simbolicamente migliaia di calabresi: Stefano Rodotà, Carmine Abate, Ernesto d’Ippolito, Claudio Dionesalvi, Franco Piperno, Mario Alcaro, Sandra Savaglio, Mimmo Calpesti, Tonino Perna, ecc. La sinistra si ritrovi con Loro a discutere insieme per dare slancio e forza a quanti non sono rassegnati né vinti, a quanti vorrebbero ritrovare le tracce di un nuovo illuminismo cultuale ed a nuovi movimenti materiali di liberazione.La costruzione della federazione unitaria della sinistra alternativa, che appare piu’ che mai necessaria, ha bisogno da subito di presentarsi con una dimensione ideale forte ed una vocazione non minoritaria, e queste elezioni possono essere (un) momento costituente di una nuova visione di noi stessi e del Sud, che nel ritrovare le passioni politiche e civile piu’ forti sia capace di riprendere con le proprie forze un cammino di liberazione plurale. A sessanta anni dalle giornate di Melissa, forse è un dovere per le nuove e vecchie generazioni. Angelo BroccoloSegretario Provinciale PRC-SE Cosenza Francesco La BernardaSegretario Provinciale PRC-SE Crotone
Comunicato stampa
La Calabria di queste settimane parla ancora una volta il linguaggio di degrado ambientale e sociale, con una escalation progressiva che in questa circostanza mette in discussione persino le condizioni di vita biologica (ferriti di zinco a Sibari, morti bianche a Praia mare, nave dei veleni (quante?), sottosuolo con scorie industriali a Crotone ecc.); parla ancora di “Prenditori” veri o presunti che hanno continuato a farsi beffe della disoccupazione di massa, delle precarietà diffuse e condivise dalle vecchie e nuove generazioni, da autoctoni e migranti, sottraendo fondi nazionali ed europei alla comunità, di cattiva sanità e scuole chiuse, di autostrade ridotte a colabrodo, e di progetti di ponti tra due mafie, di acque pubbliche privatizzate nei profitti , ma non nelle perdite etc etcMa parla anche della reazione popolare, e della manifestazione nazionale del 24 ad Amantea, della Calabria che sta vincendo la battaglia contro la centrale del Mercure, che lotta da anni per la difesa delle coste e dei Parchi montani, che lotta contro elettrodotti, eolico selvaggio, termovalorizzatori, inceneritori e centrali a carbone; che lavora per l’accoglienza ai migranti e per i rom, contro i megavillaggi turistici, di una Calabria dell’indignazione diffusa che può diventare momento costitutivo di un movimento di trasformazione che ricollochi la politica nel giusto contesto di idea e pratica della trasformazione sociale, con l’avvio di una fase di ribellione di massa contro i totem dei poteri costituenti il blocco sociale di oppressione di questa terra: pezzi di ceto politico, professionale ed intellettuale, parti dell’impresa, ’ndrangheta , spesso tenuti insieme da schegge impazzite di logge deviate. In questo processo la Sinistra deve uscire dalla condizione minoritaria nella quale sembra essersi rinchiusa, in uno stato di attesa letargica permanente che suscita profondo disagio, in quanti, nel rispetto dovuto alle dinamiche interne al PD, ritengono avere ben altre necessità da affrontare in questa fase della politica calabrese, e che in maniera sommessa vorrebbero suggerire atteggiamenti piu’ sobri nello “sparare a zero” contro esperienze di governo regionali delle quali hanno condiviso, condividono e condivideranno promozioni e bocciature, senza alcun capro espiatorio da svolazzare come alibi salvifico postumo.Sarebbe davvero paradossale non tenere in considerazione l’ultimo dato elettorale europeo, che alla Sinistra radicale (PRC, PdCI, Sinistra e libertà) ed ad IDV consegna un consenso elettorale che supera il 20% del consenso elettorale. E che se a questo, senza sommatorie azzardate, si aggiunge il voto all’UDC ed al MPA si scopre, con buona pace da parte loro, che le forze del “bipolarismo”(PD e PDL) in salsa calabra rappresentano nel complesso nemmeno il 60% dell’elettorato calabrese. Al punto di poter ragionevolmente dire che non è scontato per nulla e, soprattutto per nessuno, che la guida della coalizione del centro sinistra, On. Loiero relegato in quarantena come sembra piacere a qualche illustre senatore della repubblica, debba essere questione esclusiva del PD.Sia pure da una lettura superficiale emerge una realtà calabrese piuttosto dinamica, che ci parla di una società per nulla normalizzata, ma pronta ad aprirsi alla possibilità di nuovi percorsi. Una realtà che rifiuta a priori la strana transumanza elettorale che si vorrebbe imporre con occhio rivolto ad altre regioni, cosa significa “dato che in Campania succedono alcune cose, in Calabria si aprono vie libere per …” Possibile che non si sia capito nulla dalle ultime elezioni politiche, e che una classe politica intera continui imperterrita a mortificare, nel nome della piu’ oscura autoreferenzialità, uomini e donne di questa terra che non intendono piu’ delegare senza se e senza ma il loro destino.In questo contesto la sinistra calabrese come il vecchio Yu kung, si trova davanti due montagne da scalare: Battere le destre per impedire l’occupazione di altre casematte al “piccolo cesare” di Arcore , in procinto di ridisegnare in forma autoritaria giustizia e costituzione, in ossequio al programma di rinascita nazionale di vocazione pidduista, e dall’altra dar luogo alla costituente di una sinistra maggioritaria, nel rispetto delle storie ed identità, della quale i comunisti siano parte attiva e significativa, ma non esclusiva.In questo contesto possono stabilirsi alcuni percorsi: Si convochi un tavolo delle forze democratiche e di sinistra aperto ai movimenti, alla società civile per indire primarie di coalizione, stilando un patto elettorale tra queste forze ed individuando nelle primarie la possibilità di scelta del presidente attraverso la partecipazione piu’ ampia possibile della popolazione calabrese.La sinistra trovi una candidatura condivisa con un proprio percorso, autonomo dal PD, che ovviamente troverà la rappresentanza nominativa ritenuta piu’ idonea al proprio interno, ed eventualmente toccherà alla dirigenza di quel partito decidere se continuare o meno con l’esperienza in corso.Ovviamente si auspica che IDV sia interna a questo percorso, considerata la circostanza di una oggettiva impossibilità delle forze di Sinistra di riconoscersi in candidature, che aldilà del valore in sé della Persona, non possono rappresentarne gli orizzonti ideali, o se vogliamo in maniera meno prosaica, riteniamo non vi siano i presupposti di credibilità politici da parte di una confindustria calabrese e nazionale, responsabile di sostanziali distrazioni rispetto a quanto accadeva nelle svariate rapine perpetrate ai danni dei calabresi, per tutte valgano i saccheggi della 488. Esiste viceversa una Calabria della cultura, della ricerca, dei movimenti, di personalità che quotidianamente rappresentano la Calabria nella quale si identificano simbolicamente migliaia di calabresi: Stefano Rodotà, Carmine Abate, Ernesto d’Ippolito, Claudio Dionesalvi, Franco Piperno, Mario Alcaro, Sandra Savaglio, Mimmo Calpesti, Tonino Perna, ecc. La sinistra si ritrovi con Loro a discutere insieme per dare slancio e forza a quanti non sono rassegnati né vinti, a quanti vorrebbero ritrovare le tracce di un nuovo illuminismo cultuale ed a nuovi movimenti materiali di liberazione.La costruzione della federazione unitaria della sinistra alternativa, che appare piu’ che mai necessaria, ha bisogno da subito di presentarsi con una dimensione ideale forte ed una vocazione non minoritaria, e queste elezioni possono essere (un) momento costituente di una nuova visione di noi stessi e del Sud, che nel ritrovare le passioni politiche e civile piu’ forti sia capace di riprendere con le proprie forze un cammino di liberazione plurale. A sessanta anni dalle giornate di Melissa, forse è un dovere per le nuove e vecchie generazioni. Angelo BroccoloSegretario Provinciale PRC-SE Cosenza Francesco La BernardaSegretario Provinciale PRC-SE Crotone