Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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CAPITOLO I (parte seconda)

Post n°3 pubblicato il 03 Marzo 2009 da zoe_scrive
 

Alle prime luci dell’alba, Atar già in tenuta da guerra,accompagnò il piccolo corteo familiare fino in prossimità del bosco e salutò i suoi cari cercando di tranquillizzarli, con una convinzione che lui stesso avrebbe voluto essere maggiore; baciò la sua sposa, abbracciò la madre, suo fratello minore Clautie, un ragazzetto vispo di dodici anni e si accomiatò facendo finta di non notare le lacrime che Velia cercava inutilmente di trattenere.

Molta gente era insieme a loro, famiglie aristocratiche con lo stuolo di servi e di ancelle, popolani, con le loro poche e misere cose, ognuno con ciò che riteneva più caro da salvare, dal forziere d’oro alle ceste di galline, la maggior parte di loro celò i beni di maggior valore nel sotterraneo segreto del tempio di Minerva al quale si accedeva tramite una botola sul pavimento, abilmente occultata.

Larth aveva dato ordine a tutti di nascondersi nei boschi, salvo gli uomini forti e abili che furono arruolati per l’occorrenza, una precauzione che riteneva necessaria, così già alle prime ore del mattino, l’evacuazione della città si era quasi completata; oltre a lui rimanevano suo figlio Atar, come comandante dello scarno esercito e gli altri rampolli della casta aristocratica dominante. I soldati del suo seguito, gli uomini di sua fiducia, erano circa duecento, poi c’erano i popolani, contadini e mercanti per lo più, in tutto non raggiungevano le cinquecento unità. I Romani sarebbero stati almeno tremila, ben armati e ben addestrati.

La nebbia del mattino si stava a malapena sollevando e dava a tutto una dimensione quasi surreale,  sembrava l’ultimo respiro degli Dei notturni, che andava a morire nel cielo il quale si faceva mano a mano più chiaro.

Ritornando a cavallo entro il centro abitato, con le strade prive di vita, Atar ebbe l’impressione di essere in una città dei morti, e un brivido lo attraversò lungo la schiena. Raggiunse i suoi uomini, già in parte schierati di vedetta sulle possenti mura.

- Rachu! - chiamò scendendo da cavallo e assicurando le briglie ad una staccionata – dove è mio padre?

- Da una torretta si calò velocemente un giovane ufficiale, dalle spalle larghe e dal viso pulito, armato di tutto punto – è andato alla porta est, comandante … noi siamo schierati secondo i tuoi ordini!

- Gli arcieri sul perimetro delle mura, per due terzi alla porta orientale che è l’unica attaccabile, i rimanenti alle altre sei porte, non siamo in numero sufficiente neanche per presidiare tutto il perimetro! – disse Atar pensoso e poi continuò sicuro di sé -  Aule Staties si terrà pronto con cinquanta cavalieri sulla collina a sud est, ci proteggerà, se la nostra delegazione dovesse trovarsi nella necessità di ritirarsi.  Vedo che avete già costruito le barricate … bene, hai distribuito tutte le armi?

-   Fatto !

-   Hai istruito gli uomini?

-   Come tu hai detto! – ma perché tutte queste precauzioni? Non ci sarà battaglia ! – disse Rachu con il suo solito modo di fare scanzonato.

-  Bisogna essere pronti ad ogni evenienza, lo sai!

-  Certo che lo so, ma mi piace pensare che andrà tutto per il meglio, mentre tu sei esattamente il mio opposto! – sentenziò Rachu scherzoso.

Atar si fermò e lo guardò con una finta aria di rimprovero – in questi frangenti, dovresti considerarmi come il tuo comandante e non come tuo amico! … Rachu, quando arriverà il nemico, scenderemo a trattare, voglio che tu sia al nostro seguito.

- E gli altri, a parte tu e tuo padre, chi saranno?

- Il giovane Arunte e due soldati.

Rachu dette una pacca sulla spalla al suo grande amico di infanzia e sfoderò un sorriso che spiccava bianchissimo sul viso abbronzato.

- Non capisco come fai !- esclamò Atar scuotendo la testa, mentre si avviavano a piedi, dalla parte opposta della città per recuperare il loro capo.

-  A fare cosa?-

-  Ad essere sempre sorridente!-

-  Amico mio, se tra poche ore dovremo raggiungere gli dei, meglio sorridere adesso, non trovi?

-  Hai così tanto da temere da loro, sciagurato?

Per un attimo, questo spunto ilare, riuscì a far scomparire per un po’ i fantasmi dalla mente del principe.

Si avviarono a passo veloce, intorno a loro un fermento di uomini, rumore di armi, cavalli, un vocio concitato di ordini. Presto raggiunsero il loro capo. Larth era vestito di tutto punto con i paramenti da guerra circondato da alcuni notabili; indossava la sua lorica lucente sulla quale spiccava un grande pettorale d’oro, nel fodero la corta spada con l’impugnatura preziosa d’avorio, degna del suo rango; sotto il braccio teneva l’elmo, sulla cui estremità svettavano piume colorate. Poco distante il suo carro da guerra e da parata, a due ruote, interamente coperto da una lamina di bronzo dorato sulla quale erano incise finemente le gesta di Eracle, un servo stringeva fra le mani le briglie di due splendidi cavalli neri scalpitanti, anch’essi ornati di piume e di lamine bronzee. Il vecchio magistrato, non aveva voluto rinunciare alla magnificenza del suo rango ed indossava i simboli di antiche gesta gloriose, che furono compiute dai suoi avi e una volta, vanto della sua famiglia.

-  Figlio, sei arrivato!- si fece loro incontro con fervore.

Poi rivolto all’ attendente che si trovava al suo fianco – Arunte, raduna le truppe, devo parlare loro- e poi ti rivoglio qui accanto a me- tra poche ore dovrai essere accanto a noi e davanti al nemico-

-   Per me sarà un onore – disse il giovane nobile, poco più che un adolescente, che salutò con reverenza gli altri e si avviò velocemente ad eseguire l’ordine che aveva ricevuto.

Il vecchio capo aveva negli occhi una strana luce e nei movimenti un inaspettato vigore.

-  Padre è tutto pronto- disse Atar

-  Come sta tua madre?

-  Avrebbe voluto vederti.

-  Le lacrime di una donna sono l’ultima cosa che la mia vista potrebbe sopportare in questo momento, non sono di buon auspicio-  borbottò scuotendo la testa mentre si sedeva su un curioso sgabello pieghevole,  tipicamente in uso dai magistrati, appena sistemato a terra da uno schiavo solerte; si soffermò poi ad accarezzarsi la lunga barba.

Dopo pochi minuti tornò Arunte che si era sbrigato ad eseguire il suo compito, con una notizia.

-  La vedetta, è tornata e li dà  a un paio d’ore di marcia…- il ragazzo parlava in modo concitato.

-  Ebbene, sono qui…- Larth si alzò, salì sulla sua biga dorata ed attese che il suo piccolo esercito, si fosse posizionato davanti a lui; Rachu e Atar in qualità di ufficiali, dettero l’ordine agli uomini di rispettare le righe. A schieramento ultimato, fu il silenzio. Il primo ministro, eretto e fiero nella sua corazza lucente, prese la parola con fare solenne.

-  Vi parla il vostro capo designato, sacerdote supremo, depositario della scienza sacra di Tages, primo magistrato- tirò un respiro facendo una pausa – ma mi rivolgo a voi non dall’alto della mia autorità, ma come foste tutti miei figli quest’oggi, al pari del mio amato figlio Atar – rivolse la mano verso di lui – come padre, ho il dovere di proteggere voi e le vostre famiglie, e questa città, della cui grandezza, tutti voi siete stati artefici e che per questo vi appartiene; io farò di tutto affinché nessuna goccia del vostro sangue venga versata, ma, se il volere degli Dei supremi fosse diverso, se essi avessero deciso che il nostro popolo dovrà combattere … ebbene, allora, anche se fosse l’ultima battaglia, noi non li deluderemo e faremo in modo che le nostre vesti siano macchiate di sangue romano! Che gli dei ci proteggano! Onore al nostro popolo!- urlò innalzando la sua spada verso il cielo, imitato da Atar, dagli altri ufficiali, principi e da tutti i soldati e un grido comune si levò verso il cielo:

- Onore! Onore! Onore!-

Larth con gli occhi fiammeggianti, si volse verso suo figlio – e adesso tutti ai posti di combattimento e che gli ufficiali prescelti mi seguano!-

 

 
 
 
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