Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

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CAPITOLO II seconda parte

Post n°8 pubblicato il 11 Marzo 2009 da zoe_scrive
 

-    -   Ci ricaverò almeno mille e duecento assi ciascuna! – ci sarà un premio anche per te, Torquato – disse rivolgendosi all’uomo al suo fianco,  un liberto.

Da dietro ogni tanto provenivano dei lamenti, qualcuna di quelle donne scoppiava improvvisamente a piangere al che, l’altro servo che seguiva il convoglio a cavallo, sbatteva con violenza la sua frusta sulle sbarre, terrorizzando le poverette che gridavano ancora di più.

-          Zitte, chiudete quella bocca, se no ve la faccio assaggiare addosso, questa frusta!- questa scena si ripeteva regolarmente.

Quello era il destino di Velia. Stava rannicchiata in fondo al carro; gli occhi lucidi ma non aveva più altre lacrime da versare, le si fermavano li, in bilico e non volevano più sgorgare. Già dalla partenza aveva avuto dei dolori lancinanti ma stavolta non cessavano come era successo dentro la grotta, si rincorrevano uno dietro l’altro con una frequenza sempre maggiore; pregava perché non fosse giunto il momento, mancava ancora del tempo, no, non doveva decidere di nascere proprio in quel frangente. Ma da un altro punto di vista quella era una vita, che prepotentemente decideva di affacciarsi in mezzo a tutta quella morte e distruzione. Un dolore più forte del solito le fece soffocare un lamento. Sforzandosi di non far vedere la sua sofferenza, la sua fronte le diventava madida di sudore.

Intanto il carro procedeva e le scosse non l’aiutavano.

Stavano attraversando una zona interna collinare, il clima si era fatto più rigido e cadeva una fitta pioggerellina. Una donna vicina a lei si accorse presto di ciò che stava accadendo e le prese amorevolmente la mano coprendola con il suo mantello. Velia non sapeva chi fosse; i suoi abiti erano dignitosi ma non ricchi, forse apparteneva ad una famiglia di mercanti che non frequentava la gerarchia dirigente. Le sorrise, per questo gesto di dolcezza e le strinse la mano ancora più forte, quando sopraggiunse un’altra contrazione terribile che fece segnare di una smorfia di dolore il suo bel volto sudato e stanco.

-          Coraggio signora, temo che sia venuto il momento … tu sei la sposa di Atar il figlio del ministro Larth, non è vero?

Velia annuì con il capo – qual è il tuo nome?- le chiese con un sottile filo di voce.

-Ramtha, il mio nome è Ramtha.

- sei molto gentile … grazie – in quel momento arrivò un’altra fitta ancora più forte, Velia non seppe trattenersi e cacciò un grido che catturò l’attenzione del sorvegliante che seguiva il carro a cavallo. Si avvicinò al galoppo, dette un’occhiata alle due donne e poi si diresse verso il mercante.

- quella gravida … sta male!

- accidenti lo sapevo! – esordì iracondo Licino, togliendosi il mantello dalla testa ed esponendosi alla pioggia – è colpa mia che mi sono preso il rischio! Torquato ferma il carro!

Lo schiavo ubbidì e tirò le redini. Licino scese di corsa, imprecando per aver messo un piede in una pozzanghera e si affrettò, seguito dal sorvegliante che non era sceso da cavallo, verso il retro del carro per accertarsi della situazione.

Allungò la mano attraverso le sbarre e afferrò il viso di Velia, girandolo verso di sé. Velia cercò di ritrarsi e Ramtha l’abbracciò, quasi per sottrarla maternamente dalle grinfie del mercante. Il quale imprecò di nuovo.

-          Brutta stupida, non potevi aspettare ancora un pò?-

Ma Velia non rispose.

-          Io direi di ammazzarla – esordì il sorvegliante.

Licinio ci pensò su un attimo; aveva già programmato di vendere lei e successivamente il figlio, se fosse sopravvissuto, non gli andava di perdere la sua merce così.

-          Abbiamo perso anche troppo tempo – disse poi secco – abbandoniamola qui al suo destino!-

-          No! morirà! – esclamò Ramtha

-          Zitta tu! – le urlò il sorvegliante, facendo schioccare vicino la sua frusta. La donna si ritrasse con un gesto di dolore.

Poi presero la povera Velia per le braccia e la gettarono sul bordo del sentiero. Richiusero la gabbia e poco dopo, la giovane donna sdraiata sulla terra umida, vide allontanarsi lentamente quel carico umano; l’ultima cosa che le rimase negli occhi fu lo sguardo straziato di Ramtha che continuò ad osservarla piangente con il viso tra le sbarre, fino a che la distanza lo permise; poi il carro sparì e Velia fu sola.

 

 
 
 
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