Creato da zoe_scrive il 27/02/2009

ROMANZO

I medaglioni di Turan

 

 

« CAPITOLO II seconda parteCAPITOLO III prima parte »

CAPITOLO II terza parte

Post n°9 pubblicato il 13 Marzo 2009 da zoe_scrive
 

La pioggia si era fatta nel frattempo più insistente, ticchettava sulle foglie del bosco e  sulle pietre del selciato; bagnava l’erba, alimentava le pozzanghere fangose; sostituiva le lacrime che non riuscivano a scendere sul suo viso ma non lavava il dolore del suo cuore. Si sentì prima spaesata e poi perduta.

Non aveva  idea di dove fosse, di quanto avesse viaggiato; si sollevò con fatica e strisciando riuscì a ripararsi sotto un grande olmo, al margine del sentiero; poté appoggiare la testa ad una roccia, si avviluppò nel suo mantello. Aveva freddo. I dolori ripresero fortissimi, pensò che non ce l’avrebbe fatta, che sarebbe morta con il suo bambino, in quel luogo, sola. Pensò ad Atar; chissà se era vivo, no Atar non c’era più, aveva sentito parlare alcuni romani al campo, erano tutti morti!  Era sola al mondo.

Chiese agli dei perché l’avevano voluta chiamare a loro in quel modo, in quel luogo, invece di lasciarla morire insieme al suo sposo. Gridava, dal dolore e dalla disperazione, le contrazioni si facevano sempre più forti e ravvicinate. Dove erano gli antenati? Perché avevano abbandonato la sua famiglia e tutta la sua gente? Come poteva salvare almeno il suo bambino? Gridò con tutta la disperazione del suo cuore, un grido che riecheggiò nel bosco. Un gruppo di corvi spaventati si levò in cielo; Velia li guardò, si contorse per un’altra fitta … doveva spingere … no non era ancora il momento; aveva già visto da ragazzina i preparativi per una partoriente doveva attendere ancora. Pensò a sua madre e a suo padre, barbaramente uccisi davanti ai suoi occhi, volle credere che  fossero li, anime invisibili, insieme ad Atar. Clautie, era solo un bambino … Ma avrebbero potuto proteggerla? I loro spiriti vagavano sicuramente senza pace, non avendo avuto degna sepoltura; i demoni dell’oltretomba avrebbero potuto insidiarli.

 Sofferenza anche dopo la morte.

 Velia non riusciva a scacciare questi pensieri terribili; tentò di sollevarsi; pensò che avrebbe potuto percorrere la strada a ritroso finché le forze l’avessero sostenuta ma un nuovo attacco la fece accasciare e allora si abbandonò al suo destino. Sarebbe stata coraggiosa, sarebbe riuscita a far nascere suo figlio, sarebbero sopravvissuti entrambi. Debole e confusa, cercava di farsi coraggio con questi pensieri quando le parve di sentire un rumore di carri e di cavalli.

Pensò di avere un’allucinazione, si mise in ascolto, non era così; si rotolò verso il sentiero, per farsi vedere, urlò il suo grido di aiuto; vide qualcuno che si avvicinava ma i suoi occhi si facevano sempre più offuscati, sentì delle voci confuse. Delle braccia forti la sollevarono, la deposero in un carro coperto, non sentì più la pioggia sul suo viso, percepì il tepore di un manto asciutto che la coprì e qualcuno che le asciugava la fronte madida mentre una nuova e violenta contrazione la fece gemere. Una voce maschile dette l’ordine di ripartire e di affrettarsi.

Il carro di Lutazio, giunse a destinazione. Atar, si guardò le mani e si toccò il viso – c’è ancora il sangue di mio padre – pensò. Appena un momento dopo, un solerte energumeno lo riportò alla realtà,  prendendolo  quasi di peso e scaraventandolo fuori da quel mezzo, dove aveva viaggiato per un periodo che gli era sembrato interminabile, insieme agli altri prigionieri, ammassati in una bolgia che sapeva di  fango e dolore.

Li misero in fila dentro ad un cortile polveroso e ordinarono loro di spogliarsi, nudi, facendo schioccare una frusta per essere convincenti e velocizzare l’operazione.

Era un freddo pungente, qualcuno cercava di coprirsi le nudità con le proprie mani.

-  che cosa c’è – urlò un sorvegliante grande e grosso con il viso largo e irsuto – la vostra razza non ha mai avuto pudore ma adesso vi sentite delle verginelle?- sputò in terra.

Atar, stava orgogliosamente in piedi, cercando di mantenersi dritto, nonostante avesse la testa che ancora girava e gli lanciò uno sguardo tagliente con quell’unico occhio che in quel momento era utilizzabile. La parte destra del suo viso infatti era gonfia, dolorante e tumefatta.

Durante il viaggio gli era balenata l’idea di uccidersi, ma poi, l’odio che lo aveva pervaso ebbe il sopravvento e rinvigorì il suo spirito di sopravvivenza. Uno scopo infatti per tenersi in vita, ce l’aveva ed era la vendetta; sentiva che un giorno avrebbe avuto l’occasione per dare la pace ai suoi cari, uccisi da un tradimento, e trovare pace a sua volta. Dopo il compimento di questa promessa, e solo dopo, poteva anche permettersi di morire. Dopotutto le cose accadono per un motivo ben preciso, e se a lui era stato concesso di vivere era per compiere la sua missione.

Alcuni schiavi si affrettarono a portare via le vesti sporche dei prigionieri. Altri si avvicinarono con molti secchi pieni di acqua gelida e a ripetizione glieli riversarono addosso per questa sommaria pulizia. La merce non poteva essere presentata sporca, altrimenti nessuno l’avrebbe voluta.

Atar rimase quasi impassibile, abbassò la testa e guardò scivolare ad ogni secchiata sul  suo corpo,  quell’impasto disciolto di polvere, fango e sangue dileguarsi in rivoli marroni che gli scorrevano attraverso le braccia e le gambe fino ad arrivare in terra, ai suoi piedi.

Ad operazione finita, ancora nudi e grondanti furono spinti dentro ad un ampio locale con il soffitto a volta. Atar, che non poteva trattenersi dal battere i denti per il freddo, poté vedere che due uomini stavano giocandosi a dadi le sue calighe da guerra.

- Mi ricorderò la vostra faccia! – mugugnò tra i denti.

Lo stesso sorvegliante grosso, con il viso largo, intimò ai prigionieri di rivestirsi, servendosi di alcuni stracci accumulati in un angolo del locale. Atar fece per dirigersi insieme agli altri, quando questi lo afferrò per una spalla.

-   Tu!-

Il principe si voltò verso di lui, che lo sovrastava in altezza,  e si ritrovò con un pugnale puntato alla gola.

-  cosa hai da guardare?- chiese l’uomo dal viso largo; con la mano libera lo rigirò bruscamente, lo prese per i lunghi capelli e glieli tranciò alla base con lo stessa lama.

-  Non si butta via niente! – sghignazzò, ciondolando le ciocche scure davanti al viso di Atar – diventeranno trecce per qualche vecchia matrona! – rise sgangheratamente, dette una spinta al giovane uomo e se ne andò.

Atar si rivestì mestamente. Dovevano essere ancora molte le umiliazioni da sopportare.

Il mercante Lutazio, che aveva assistito alla scena, si avvicinò al sorvegliante – quello mettilo in una cella separata dagli altri, fallo bastonare fino a stancarlo ma non nelle parti visibili, altrimenti mi si rovina la merce poi lasciagli da bere ma non da mangiare.

L’energumeno lo guardò con aria interrogativa.

-  prima era un loro capo, non voglio rischiare una rivolta; indebolito, umiliato e solo, non sarà un pericolo- poi girandosi se ne andò.

Così, dopo aver ricevuto una sonora scarica di legnate, lo gettarono nella sua cella.

In effetti Atar non si aspettava di essere isolato dal gruppo, non si aspettava che qualcuno ancora lo temesse. Si trovava adesso in un ambiente spoglio, buio, che odorava di muffa e infestato dai topi. Unico conforto, della paglia, con la quale il principe si coprì, per trovare sollievo da quel freddo che lo attanagliava. Passò la notte alternando la veglia al sonno, tempestato da incubi, da voci e da fantasmi.

Si svegliava pensando alla sua dolce Velia, al destino crudele, a suo figlio mai nato e l’odio e il risentimento crebbe a dismisura gonfiandogli il cuore nel petto, mentre dagli occhi gli uscirono calde lacrime.

Postumio Megello! Suo padre lo temeva ma lo ammirava, possibile che si fosse macchiato di una tale infamia? E se anche lui fosse stato vittima di un tradimento? Se fosse stata iniziativa dei suoi luogotenenti? Marco Vinicio e l’altro, l’assassino di suo padre, come si chiamava? L’avrebbe scoperto, li avrebbe uccisi entrambi con le sue stesse mani.

Doveva solo avere pazienza e far credere che il suo spirito orgoglioso e ferito fosse morto per sempre; attendere il momento propizio e cercare di sopravvivere per poter compiere la sua missione.

 Accompagnato da questi pensieri feroci, venne il mattino.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

Ringrazio per il sostegno morale e per l'incoraggiamento:

 

Adamsmith

Bea

Cateviola

Kappa

Tiu

 

CHI C'E'?

 

MARITO DI ZOE!

 

L'ETRUSCA VI TIENE D'OCCHIO ANCHE QUI!

 

L'ALTRO MIO BLOG

 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

ULTIME VISITE AL BLOG

federicone77zoe_scrivezoealviaggiosolo742016circedgl3Kappa_Aodio_via_col_ventostefano.perini1ninograg1caterina.gallorikeikomorituscanioferna.cossimora
 

ULTIMI COMMENTI

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: zoe_scrive
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 48
Prov: GR
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom