PROSPETTIVACOMUNISTA

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PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI Perché nasce il nostro Partito Con l’ingresso di Rifondazione Comunista nel governo “Prodi-Padoa Schioppa” si è chiusa la parabola di questo Partito, nato nel 1991 come “cuore dell’opposizione” alle politiche liberiste e, dopo 15 anni di giravolte politiche, approdato al traguardo finale: entrare a far parte del governo più liberista che si possa immaginare. In cambio di qualche poltrona si sono svenduti 15 anni di lotte, di scioperi, di marce per la pace. Rifondazione è quindi entrata nel Governo Prodi con il chiaro intento di fornire a questa maggioranza, insieme al resto della cosiddetta “sinistra radicale” (Verdi, Comunisti Italiani e sinistra D.S.), una necessaria copertura a sinistra, che possa far digerire ai lavoratori le politiche antipopolari e guerrafondaie che i veri Padroni d’Italia (industriali e banchieri) richiedono a gran voce, e che il Governo si è affrettato ad eseguire: _ una finanziaria “lacrime e sangue”, incredibilmente spacciata per “equa e solidale”, ma che è composta dai seguenti elementi: Taglio del cuneo fiscale: nulla ne verrà ai lavoratori, pertanto il provvedimento si risolve in un puro e semplice travaso di 6 miliardi di euro annui dalle casse dell’INPS (e quindi dei lavoratori, futuri pensionati) alle tasche dei Padroni!!! Riforma delle pensioni: diretta conseguenza del furto di cui sopra è la preannunciata Riforma delle pensioni, con elevamento dell’età pensionabile e revisione al ribasso dei coefficienti. Riforma del TFR: anticipo al gennaio 2007 dello scippo delle liquidazioni. Ce ne sarebbe già abbastanza, ma non è finita qui: a tutto quanto sopra si aggiungono la preannunciata valanga di tasse locali, gli aumenti delle tariffe (ENEL, Telecom, Gas,ecc….), l’odiosa introduzione dei ticket sanitari sul Pronto Soccorso, il taglio di 50.000 posti di lavoro alla Scuola Pubblica e l’aumento dei finanziamenti alle scuole private, l’incremento delle spese militari (21 miliardi di euro!), il via libera alla TAV, al MOSE, ai rigassificatori. _ In campo internazionale viene ribadita la leale alleanza con gli U.S.A. e con la N.A.T.O:, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: rifinanziamento di tutte le missioni militari, compresa quella in Afghanistan, partecipazione dell’Italia in prima linea nell’occupazione coloniale del Libano, a tutto vantaggio di Israele, e in ultimo ampliamento delle basi U.S.A. C’è bisogno di un polo autonomo dei lavoratori: destra e sinistra usano un linguaggio diverso ma fanno le stesse cose Le esperienze degli ultimi anni ci hanno insegnato che le classi dominanti, cioè i manager e gli azionisti di maggioranza delle grandi multinazionali che gestiscono banche, industrie, compagnie d’assicurazione, utilizzano indifferentemente governi di centro destra o di centrosinistra per condurre una politica di oppressione nei confronti delle classi subalterne, riducendone costantemente il reddito, i diritti, gli spazi politici. Ma il vero carattere di classe del centro sinistra, vero rappresentante degli interessi della alta borghesia, è apparso chiaro in occasione del Referendum per l’estensione dell’articolo 18, che impedisce i licenziamenti senza giusta causa: tutti i partiti dell’Ulivo insieme a tutti i partiti della Casa delle Libertà invitarono a non andare a votare, per far fallire il referendum. Nonostante questo ben 11 milioni di persone andarono a votare SI’. Questo fatto dimostrò una volta di più che il potere dei mass media, di chi ha in mano i mezzi finanziari per condizionare l’opinione pubblica, e delle burocrazie partitocratriche non è illimitato: i lavoratori sono ancora in grado di distinguere chi sono i loro nemici. E’ per questo motivo che gruppi di ex militanti di Rifondazione, del PdCI, del sindacalismo di base, della sinistra storica e di quella extraparlamentare, di giovani studenti, di precari, hanno deciso di unirsi per dare vita a un soggetto politico che metta al primo posto l’organizzazione dei lavoratori per la difesa e la conquista di diritti, al di fuori della vecchia politica dei palazzi, sull’esempio delle lotte che in questi anni dall’America Latina alla Francia masse di operai, di studenti, di disoccupati organizzati hanno saputo combattere (e talvolta vincere) per diritti fondamentali, quali la difesa delle proprie risorse naturali, il diritto alla salute, allo studio, ad un lavoro sicuro, ad un futuro.