LEGGE ELETTORALE: MERCATO DI PRINCÌPI COMUNICATO STAMPA DI MARCO FERRANDO Portavoce naz. del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori (13 dicembre 2007) Tutto il contenzioso sulla legge elettorale rimuove il principio democratico più elementare: la corrispondenza tra la composizione del parlamento e l'orientamento degli elettori. Le proposte in campo partono infatti dal principio opposto: regalare a partiti e/o coalizioni di minoranza una rappresentanza parlamentare di maggioranza. Ossia regalare loro a tavolino quel consenso che non riescono a conquistarsi sul campo, per consentire loro di governare "più stabilmente" contro la maggioranza della società: e così di varare "più rapidamente" missioni militari, sacrifici sociali, decreti xenofobi. È vero, così va in larga parte dell'Europa capitalista. Ma che interesse hanno i lavoratori a leggi elettorali di questo tipo? È triste vedere il PRC mercanteggiare su questo terreno con Veltroni e Berlusconi: al solo scopo di ottenere da una soglia di sbarramento del 5% una "cosa arcobaleno" libera di ricandidarsi a sinistra di governo, senza ostacoli a sinistra. Come è triste vedere il PDCI disporsi ad accettare il referendum ipermaggioritario di Segni-Guzzetta, pur di ottenere la garanzia di essere imbarcati in una lista governativa guidata dal PD. Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è l'unica sinistra italiana che, anche sul terreno democratico, parte dai principi e dall'interesse generale del mondo del lavoro. Che non è quello della "governabilità" delle politiche antioperaie, ma è quello del diritto democratico di rappresentanza delle ragioni indipendenti dei lavoratori, senza regali ai partiti borghesi. Una testa, un voto; proporzionale pura, ovunque, senza sbarramenti: questa è la nostra rivendicazione.
Post N° 30
LEGGE ELETTORALE: MERCATO DI PRINCÌPI COMUNICATO STAMPA DI MARCO FERRANDO Portavoce naz. del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori (13 dicembre 2007) Tutto il contenzioso sulla legge elettorale rimuove il principio democratico più elementare: la corrispondenza tra la composizione del parlamento e l'orientamento degli elettori. Le proposte in campo partono infatti dal principio opposto: regalare a partiti e/o coalizioni di minoranza una rappresentanza parlamentare di maggioranza. Ossia regalare loro a tavolino quel consenso che non riescono a conquistarsi sul campo, per consentire loro di governare "più stabilmente" contro la maggioranza della società: e così di varare "più rapidamente" missioni militari, sacrifici sociali, decreti xenofobi. È vero, così va in larga parte dell'Europa capitalista. Ma che interesse hanno i lavoratori a leggi elettorali di questo tipo? È triste vedere il PRC mercanteggiare su questo terreno con Veltroni e Berlusconi: al solo scopo di ottenere da una soglia di sbarramento del 5% una "cosa arcobaleno" libera di ricandidarsi a sinistra di governo, senza ostacoli a sinistra. Come è triste vedere il PDCI disporsi ad accettare il referendum ipermaggioritario di Segni-Guzzetta, pur di ottenere la garanzia di essere imbarcati in una lista governativa guidata dal PD. Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è l'unica sinistra italiana che, anche sul terreno democratico, parte dai principi e dall'interesse generale del mondo del lavoro. Che non è quello della "governabilità" delle politiche antioperaie, ma è quello del diritto democratico di rappresentanza delle ragioni indipendenti dei lavoratori, senza regali ai partiti borghesi. Una testa, un voto; proporzionale pura, ovunque, senza sbarramenti: questa è la nostra rivendicazione.