COSA VOGLIAMO MANIFESTO APPELLO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI LA REGRESSIONE STORICA CHE ATTRAVERSA IL MONDO L’annuncio trionfale di una nuova era di pace e di progresso, che i circoli liberali d’occidente avevano sbandierato dopo il crollo del Muro di Berlino (1989) è stato smentito dai 20 anni successivi. La restaurazione capitalistica promossa dalle vecchie burocrazie staliniste in Russia e nell’Est Europeo; ed in particolare il processo restaurativo in Cina hanno certo assicurato al capitalismo internazionale un tonificante economico insperato. Ma le contraddizioni mondiali si estendono, contro tutte le promesse di un “nuovo ordine internazionale”. E la stessa “globalizzazione” capitalista non si è affatto tradotta in un miglioramento della condizione dell’umanità. Al contrario. Le condizioni sociali e di vita della maggioranza della popolazione mondiale conoscono un arretramento progressivo a tutte le latitudini del globo: sotto la spinta di una nuova e più ampia competizione internazionale che proprio il crollo dell’URSS ha liberato e che l’emergere della Cina sul mercato mondiale alimenta ogni giorno. Avanza ovunque un attacco radicale ai salari, alla stabilità del posto di lavoro, ai diritti sindacali, alle conquiste sociali delle generazioni precedenti. Tornano le guerre imperialiste e le corse coloniali per il controllo di zone d’influenza, materie prime, manodopera a basso costo, col loro carico di devastazioni e di orrori. Si affacciano enormi flussi migratori, quali fughe di massa dalla fame e dalla morte, pretesto di nuove campagne razziste e xenofobe. Si aggrava la catastrofe ambientale e gli squilibri ecologici su scala planetaria. Il capitalismo ha dunque celebrato la sua “vittoria” nel momento stesso in cui non ha più nulla di progressivo da offrire alle giovani generazioni. Peraltro tutte le domande e rivendicazioni di progresso – sociali, nazionali, ambientali, di genere - che salgono dalle classi subalterne, cozzano come non mai con le regole del gioco del capitalismo mondiale e i loro riflessi nei diversi paesi e continenti. Tanto più nell’attuale epoca storica, ogni illusione di riforma socialmente progressiva del capitalismo e dell’imperialismo è priva di qualsiasi fondamento materiale. Non c’è un solo governo borghese oggi al mondo che promuova riforme sociali progressive di una qualche rilevanza. Ovunque i governi borghesi – siano essi di centrodestra, di centrosinistra, di socialdemocrazia – gestiscono le medesime politiche di austerità sociale e di “sacrifici” per le grandi masse. Le sinistre che entrano in questi governi o che li appoggiano – quando anche si definiscono abusivamente “comuniste” – si fanno complici di quelle politiche contro i lavoratori, i giovani, i popoli oppressi: dal Brasile, all’India, dal Sudafrica all’Italia. La verità è che non c’è via d’uscita “progressiva” per l’umanità dentro il regime capitalista. Solo una prospettiva socialista e rivoluzionaria su scala internazionale può liberare il mondo dalla regressione storica che l’attraversa. L’ATTUALITA’ DELL’ALTERNATIVA SOCIALISTA Le potenzialità di progresso sociale contenute negli sviluppi della tecnica e della scienza, si convertono, entro il quadro capitalistico, in nuovi fattori di oppressione e disuguaglianza. L’incremento della produttività del lavoro incorporato alla tecnica consentirebbe una riduzione progressiva dell’orario di lavoro e una distribuzione tra tutti del lavoro che c’è: e invece si combina con un aumento del tempo di lavoro giornaliero e di vita (età pensionabile), della disoccupazione, dello sfruttamento. Grandi risorse del sapere scientifico e della ricerca potrebbero essere impiegate nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta contro il cancro e l’AIDS: e invece sono investite nella spesa per armamenti, che ammonta globalmente a un milione di miliardi e costituisce il principale campo d’applicazione dell’elettronica e dell’informatica. Le potenzialità della produzione alimentare consentirebbero di sfamare la popolazione mondiale per un totale di 12 volte la sua attuale entità: e invece aumenta massicciamente la fame nel mondo secondo gli stessi dati ufficiali dell’ONU, sullo sfondo della desertificazione di intere parti della terra. La crisi finanziaria dei mutui americani chiarisce una volta di più la natura antisociale del capitalismo: con i pescecani della grande finanza che speculano sull’indebitamento delle famiglie truffando milioni di risparmiatori; e le banche centrali (FED e BCE) che spendono enormi ricchezze, destinabili a ben altri scopi, a sostegno dei banchieri speculatori, per evitare che crolli il loro castello di truffe. Proprio nell’attuale epoca storica si manifesta dunque al massimo grado tutta l’irrazionalità dell’attuale ordine del mondo. Tutta la moderna barbarie di un’economia fondata sul profitto che concentra nelle mani di 750 multinazionali, dei loro giochi di borsa, delle loro contese, le leve della ricchezza e delle sue destinazioni d’uso. E che affida a un pugno di grandi potenze, in concorrenza tra loro, a partire dagli USA, il controllo del pianeta. Solo l’esproprio della borghesia e il rovesciamento del suo potere politico; solo riconducendo le leve dell’economia e della scienza sotto il controllo pubblico del mondo del lavoro e della maggioranza della società, è possibile riorganizzare su basi razionali la società del mondo: restituendo alla specie umana il potere di decidere del proprio futuro. IL SOCIALISMO NON E’ “FALLITO”. E’ STATO TRADITO. La prospettiva socialista non è “fallita”. E’ stata tradita dalla socialdemocrazia e dallo stalinismo, nel nome di interessi e ragioni materiali del tutto estranei all’emancipazione del lavoro. La socialdemocrazia internazionale, a partire dal suo sostegno alla prima guerra mondiale, ha utilizzato la bandiera del “socialismo” solo per subordinare i lavoratori ai propri appetiti ministeriali e istituzionali a braccetto con la propria borghesia e il proprio imperialismo. Ed oggi conosce una diffusa evoluzione liberale (blairismo). Lo stalinismo, a partire dagli anni 30, ha usato la bandiera della Rivoluzione d’Ottobre e del comunismo come pura retorica d’apparato: al servizio degli interessi di una burocrazia parassitaria che prima ha distrutto e decapitato il partito bolscevico e gli strumenti dell’autorganizzazione democratica delle masse; poi ha subordinato a sé l’intero movimento comunista internazionale indirizzandolo progressivamente verso la collaborazione con la borghesia e la coesistenza con l’imperialismo; infine ha realizzato e gestito la restaurazione del capitalismo per sopravvivere al proprio crollo e salvaguardare – mutandone il segno - i propri privilegi. La figura di Cernomirdyn in Russia, prima alto burocrate del PCUS e oggi grande capitalista russo riassume in sé l’intera parabola della burocrazia staliniana. In Cina la mutazione capitalistica della burocrazia dominante conosce un processo analogo. Certo, la natura e il crollo dello stalinismo, in particolare, sono stati cinicamente utilizzati dalla borghesia internazionale e dalla stessa socialdemocrazia come “prova” del fallimento del socialismo, e quindi dell’eternità del capitalismo. Una campagna di intossicazione ideologica che ha inciso profondamente sull’immaginario collettivo di grandi masse nel mondo. Ma al tempo stesso e paradossalmente proprio il crollo dello stalinismo internazionale – se nell’immediato ha favorito l’imperialismo – ha liberato su scala storica la possibilità di rilanciare nella sua autenticità la prospettiva socialista internazionale, e di restituirla ai suoi principi originari e al suo programma di liberazione. Non un programma di potere della “burocrazia”, con le sue ville, i suoi negozi speciali, i suoi superstipendi. Ma un programma di potere dei lavoratori per i lavoratori, basato sulla loro autorganizzazione democratica di massa, senza privilegi per i rappresentanti eletti, sulla base di un'economia pianificata, finalmente liberata dal dominio del profitto. Su queste basi nacque il comunismo di Marx, di Lenin, di Trotsky e della rivoluzione d’Ottobre. Il socialismo nel XXI secolo può rinascere solo recuperando e riattualizzando quei fondamenti.
Post N° 62
COSA VOGLIAMO MANIFESTO APPELLO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI LA REGRESSIONE STORICA CHE ATTRAVERSA IL MONDO L’annuncio trionfale di una nuova era di pace e di progresso, che i circoli liberali d’occidente avevano sbandierato dopo il crollo del Muro di Berlino (1989) è stato smentito dai 20 anni successivi. La restaurazione capitalistica promossa dalle vecchie burocrazie staliniste in Russia e nell’Est Europeo; ed in particolare il processo restaurativo in Cina hanno certo assicurato al capitalismo internazionale un tonificante economico insperato. Ma le contraddizioni mondiali si estendono, contro tutte le promesse di un “nuovo ordine internazionale”. E la stessa “globalizzazione” capitalista non si è affatto tradotta in un miglioramento della condizione dell’umanità. Al contrario. Le condizioni sociali e di vita della maggioranza della popolazione mondiale conoscono un arretramento progressivo a tutte le latitudini del globo: sotto la spinta di una nuova e più ampia competizione internazionale che proprio il crollo dell’URSS ha liberato e che l’emergere della Cina sul mercato mondiale alimenta ogni giorno. Avanza ovunque un attacco radicale ai salari, alla stabilità del posto di lavoro, ai diritti sindacali, alle conquiste sociali delle generazioni precedenti. Tornano le guerre imperialiste e le corse coloniali per il controllo di zone d’influenza, materie prime, manodopera a basso costo, col loro carico di devastazioni e di orrori. Si affacciano enormi flussi migratori, quali fughe di massa dalla fame e dalla morte, pretesto di nuove campagne razziste e xenofobe. Si aggrava la catastrofe ambientale e gli squilibri ecologici su scala planetaria. Il capitalismo ha dunque celebrato la sua “vittoria” nel momento stesso in cui non ha più nulla di progressivo da offrire alle giovani generazioni. Peraltro tutte le domande e rivendicazioni di progresso – sociali, nazionali, ambientali, di genere - che salgono dalle classi subalterne, cozzano come non mai con le regole del gioco del capitalismo mondiale e i loro riflessi nei diversi paesi e continenti. Tanto più nell’attuale epoca storica, ogni illusione di riforma socialmente progressiva del capitalismo e dell’imperialismo è priva di qualsiasi fondamento materiale. Non c’è un solo governo borghese oggi al mondo che promuova riforme sociali progressive di una qualche rilevanza. Ovunque i governi borghesi – siano essi di centrodestra, di centrosinistra, di socialdemocrazia – gestiscono le medesime politiche di austerità sociale e di “sacrifici” per le grandi masse. Le sinistre che entrano in questi governi o che li appoggiano – quando anche si definiscono abusivamente “comuniste” – si fanno complici di quelle politiche contro i lavoratori, i giovani, i popoli oppressi: dal Brasile, all’India, dal Sudafrica all’Italia. La verità è che non c’è via d’uscita “progressiva” per l’umanità dentro il regime capitalista. Solo una prospettiva socialista e rivoluzionaria su scala internazionale può liberare il mondo dalla regressione storica che l’attraversa. L’ATTUALITA’ DELL’ALTERNATIVA SOCIALISTA Le potenzialità di progresso sociale contenute negli sviluppi della tecnica e della scienza, si convertono, entro il quadro capitalistico, in nuovi fattori di oppressione e disuguaglianza. L’incremento della produttività del lavoro incorporato alla tecnica consentirebbe una riduzione progressiva dell’orario di lavoro e una distribuzione tra tutti del lavoro che c’è: e invece si combina con un aumento del tempo di lavoro giornaliero e di vita (età pensionabile), della disoccupazione, dello sfruttamento. Grandi risorse del sapere scientifico e della ricerca potrebbero essere impiegate nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta contro il cancro e l’AIDS: e invece sono investite nella spesa per armamenti, che ammonta globalmente a un milione di miliardi e costituisce il principale campo d’applicazione dell’elettronica e dell’informatica. Le potenzialità della produzione alimentare consentirebbero di sfamare la popolazione mondiale per un totale di 12 volte la sua attuale entità: e invece aumenta massicciamente la fame nel mondo secondo gli stessi dati ufficiali dell’ONU, sullo sfondo della desertificazione di intere parti della terra. La crisi finanziaria dei mutui americani chiarisce una volta di più la natura antisociale del capitalismo: con i pescecani della grande finanza che speculano sull’indebitamento delle famiglie truffando milioni di risparmiatori; e le banche centrali (FED e BCE) che spendono enormi ricchezze, destinabili a ben altri scopi, a sostegno dei banchieri speculatori, per evitare che crolli il loro castello di truffe. Proprio nell’attuale epoca storica si manifesta dunque al massimo grado tutta l’irrazionalità dell’attuale ordine del mondo. Tutta la moderna barbarie di un’economia fondata sul profitto che concentra nelle mani di 750 multinazionali, dei loro giochi di borsa, delle loro contese, le leve della ricchezza e delle sue destinazioni d’uso. E che affida a un pugno di grandi potenze, in concorrenza tra loro, a partire dagli USA, il controllo del pianeta. Solo l’esproprio della borghesia e il rovesciamento del suo potere politico; solo riconducendo le leve dell’economia e della scienza sotto il controllo pubblico del mondo del lavoro e della maggioranza della società, è possibile riorganizzare su basi razionali la società del mondo: restituendo alla specie umana il potere di decidere del proprio futuro. IL SOCIALISMO NON E’ “FALLITO”. E’ STATO TRADITO. La prospettiva socialista non è “fallita”. E’ stata tradita dalla socialdemocrazia e dallo stalinismo, nel nome di interessi e ragioni materiali del tutto estranei all’emancipazione del lavoro. La socialdemocrazia internazionale, a partire dal suo sostegno alla prima guerra mondiale, ha utilizzato la bandiera del “socialismo” solo per subordinare i lavoratori ai propri appetiti ministeriali e istituzionali a braccetto con la propria borghesia e il proprio imperialismo. Ed oggi conosce una diffusa evoluzione liberale (blairismo). Lo stalinismo, a partire dagli anni 30, ha usato la bandiera della Rivoluzione d’Ottobre e del comunismo come pura retorica d’apparato: al servizio degli interessi di una burocrazia parassitaria che prima ha distrutto e decapitato il partito bolscevico e gli strumenti dell’autorganizzazione democratica delle masse; poi ha subordinato a sé l’intero movimento comunista internazionale indirizzandolo progressivamente verso la collaborazione con la borghesia e la coesistenza con l’imperialismo; infine ha realizzato e gestito la restaurazione del capitalismo per sopravvivere al proprio crollo e salvaguardare – mutandone il segno - i propri privilegi. La figura di Cernomirdyn in Russia, prima alto burocrate del PCUS e oggi grande capitalista russo riassume in sé l’intera parabola della burocrazia staliniana. In Cina la mutazione capitalistica della burocrazia dominante conosce un processo analogo. Certo, la natura e il crollo dello stalinismo, in particolare, sono stati cinicamente utilizzati dalla borghesia internazionale e dalla stessa socialdemocrazia come “prova” del fallimento del socialismo, e quindi dell’eternità del capitalismo. Una campagna di intossicazione ideologica che ha inciso profondamente sull’immaginario collettivo di grandi masse nel mondo. Ma al tempo stesso e paradossalmente proprio il crollo dello stalinismo internazionale – se nell’immediato ha favorito l’imperialismo – ha liberato su scala storica la possibilità di rilanciare nella sua autenticità la prospettiva socialista internazionale, e di restituirla ai suoi principi originari e al suo programma di liberazione. Non un programma di potere della “burocrazia”, con le sue ville, i suoi negozi speciali, i suoi superstipendi. Ma un programma di potere dei lavoratori per i lavoratori, basato sulla loro autorganizzazione democratica di massa, senza privilegi per i rappresentanti eletti, sulla base di un'economia pianificata, finalmente liberata dal dominio del profitto. Su queste basi nacque il comunismo di Marx, di Lenin, di Trotsky e della rivoluzione d’Ottobre. Il socialismo nel XXI secolo può rinascere solo recuperando e riattualizzando quei fondamenti.