PROSPETTIVACOMUNISTA

Post N° 63


PER LA RIFONDAZIONE DEL PARTITO INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI La crisi di consenso del capitalismo e dell’imperialismo ricostruiscono lo spazio di rilancio di una prospettiva rivoluzionaria internazionale. E’ vero: le classi lavoratrici e i popoli oppressi hanno subito, negli ultimi decenni, sconfitte pesanti e un generale arretramento in gran parte del mondo. Spesso un’involuzione profonda della loro stessa coscienza. E tuttavia il capitalismo fatica a stabilizzare il nuovo ordine internazionale. Non avendo più nulla di progressivo da offrire alle giovani generazioni, fatica a conquistare il loro sostegno. Ed anzi: le politiche dominanti (spese militari, guerre, sacrifici sociali, precarietà dilagante…) registrano ovunque, alla lunga, un’enorme crisi di credibilità e di consenso presso le loro vittime sociali. Ovunque si ammassano le fascine del malcontento. Mentre la pretesa criminale degli Stati Uniti di imporre manu militari il proprio controllo sul mondo conosce in Irak una sostanziale disfatta. Di riflesso, negli ultimi dieci anni, pur con grandi contraddizioni e in un quadro molto disomogeneo, si sono moltiplicati i fenomeni di resistenza o ribellione alle politiche del capitalismo. Innanzitutto nell’America Latina, percorsa da una vasta tendenza alla sollevazione popolare. Ma anche, con intensità diverse e una dinamica irregolare, in paesi cruciali dell’Europa capitalista: con i ripetuti fenomeni di mobilitazione radicale in Francia e con lo sviluppo, su un altro piano, di ampi movimenti sociali e contro la guerra in Italia, in Grecia, in Spagna. Lo stesso emergere del cosiddetto movimento noglobal (99-2003) con un ampio coinvolgimento giovanile è un’espressione di questa realtà. Parallelamente le politiche di aggressione dell’imperialismo hanno trovato forme diverse di resistenza presso i paesi arabi e i popoli aggrediti, dalla Palestina, all’Afghanistan, all’Irak. Questi fenomeni di ribellione e resistenza – pur così diversi tra loro – tenderanno a riprodursi nella prossima fase storica, in un quadro prevedibile di instabilità mondiale. Ma ciò che ancora manca nei vari paesi e su scala mondiale è un progetto anticapitalistico complessivo e una forza organizzata che lo promuova, capaci di unificare le lotte e le ragioni delle grandi masse attorno a una cosciente prospettiva socialista e a un programma di alternativa di potere. E proprio l’assenza o la debolezza ancora di una sinistra rivoluzionaria, consente ai vecchi apparati di estrazione socialdemocratica o staliniana o nazionalista di subordinare le lotte e i movimenti – anche i più grandi – a sbocchi e disegni che nulla hanno a che vedere con le loro ragioni: conquiste di ministeri in governi confindustriali, compromessi subalterni con l’imperialismo, subordinazione a fondamentalismi confessionali o a regimi populisti. Per questo, la costruzione di una sinistra rivoluzionaria internazionale, basata su un programma socialista, è, più che mai, all’ordine del giorno del nostro tempo. La rifondazione di un partito internazionale dei lavoratori, basato sul recupero dei principi del marxismo e della battaglia storica contro lo stalinismo e la socialdemocrazia, risponde a questa necessità: da qui il nostro impegno per la rifondazione della IV Internazionale. PER UN’ALTRA SINISTRA ITALIANA L’intera storia italiana, in particolare del secondo dopoguerra, testimonia la necessità di costruire questa sinistra nuova. Non sono certo mancate, nel nostro paese, esperienze di ribellione al capitalismo da parte di grandi masse operaie, popolari, giovanili. Dalla eroica resistenza partigiana che invocava “la rossa primavera”; alla grande ascesa operaia e giovanile del 68-69, a partire dall’autunno caldo; sino alle stesse mobilitazioni che, pur in un quadro di arretramento sociale si sono sviluppate in anni recenti contro il governo Berlusconi. Ma ogni volta, inesorabilmente, quelle grandi lotte e aspettative di svolta sono state usate dalle direzioni maggioritarie del movimento operaio, vecchie o nuove, come leva di compromesso con le classi dirigenti del paese; contro i lavoratori e i movimenti. La resistenza partigiana fu piegata e subordinata all’unità nazionale tra DC e PCI dell’immediato dopoguerra, in nome della ricostruzione del capitalismo italiano e del suo Stato; l’autunno caldo finì tra le braccia del nuovo compromesso storico tra PCI e DC, su un programma di austerità e di sacrifici. Le grandi lotte contro Berlusconi degli ultimi 15 anni sono state usate e svendute a favore del centrosinistra: la grande lotta del 94 a difesa delle pensioni fu usata per aprire il varco ai governi Dini (95) e Prodi (96-98) che colpirono proprio le pensioni; mentre i grandi movimenti contro il secondo governo Berlusconi sono stati usati a favore di un secondo governo Prodi che sta realizzando le politiche di Berlusconi. E ogni volta, paradossalmente, proprio il tradimento delle mobilitazioni popolari, ha finito con l’aprire il varco alla rivincita delle destre e delle politiche più reazionarie. Il tradimento della resistenza aprì il varco ai manganelli di Scelba e alla repressione anticomunista; il compromesso storico del 76-78 spianò la strada al craxismo, incubatore del berlusconismo; il Centrosinistra degli anni 90 finì col riportare in sella Berlusconi. E oggi stiamo rivivendo, per l’ennesima volta, lo stesso film. Ciò che dunque abbiamo vissuto nell’ultimo anno politico, con la delusione di tutte le aspettative del popolo della sinistra, non è affatto un deprecabile incidente di percorso. Nel suo piccolo, è il condensato di larga parte del 900. La capitolazione del Partito della Rifondazione Comunista – col suo ingresso nel governo confindustriale di Prodi - è solo l’ultimo capitolo di questa storia. Occorre dunque intraprendere la costruzione, a sinistra, di una storia nuova, che tragga le lezioni dal passato e segni una svolta radicale di prospettiva. Partendo da una battaglia di principio per l’indipendenza del movimento operaio e di ogni movimento dalle classi dominanti, i loro partiti, i loro governi. CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA LA CAPITOLAZIONE DELLE SINISTRE DI GOVERNO La competizione tra Centrosinistra e Centrodestra per il governo dell’Italia, non è la competizione tra “progresso” e “conservazione”, come si vuol far credere. E’ la competizione per la rappresentanza politica e la guida del capitalismo italiano, nel momento storico in cui esso sa solo chiedere sacrifici, rinuncie, restrizioni per la maggioranza della società. La differenza è che il Centrodestra è un blocco di forze reazionarie guidate da un capitalista avventuriero e dal suo clan; e il Centrosinistra è guidato dal grosso della grande borghesia, dei suoi salotti, della sua stampa. Subordinare i lavoratori e i movimenti al Centrosinistra, come ha fatto la sinistra italiana non significa “sbagliare politica”: significa consegnare i lavoratori tra le braccia dei loro avversari in cambio di ministeri, sottosegretari, e una Presidenza della Camera. Significa tradire. L’esperienza del governo Prodi ha documentato, giorno dopo giorno, questo tradimento. Il governo Prodi ha risposto fedelmente al mandato della borghesia italiana, ed in particolare delle grandi banche, tutte schierate a suo sostegno: ha lavorato a rilanciare il ruolo del capitalismo italiano in Europa e nel mondo (missioni di guerra e aumento delle spese militari inclusi); ha regalato con la prima Finanziaria miliardi di euro alle grandi imprese, poi allargati anche a banche e assicurazioni e con la seconda Finanziaria ha realizzato una nuova detassazione dei profitti; ha elevato l’età pensionabile a 62 anni e ha programmato l’ulteriore riduzione delle pensioni pubbliche future per i giovani d’oggi – con la revisione automatica e triennale dei “coefficienti” – al solo scopo di regalare a grandi imprese, assicurazioni e banche l’enorme business della previdenza privata; ha reiterato la legge 30 e i contratti a termine per assicurare la continuità dei giganteschi profitti padronali, costruiti su salari da fame e sulla ricattabilità dei lavoratori, italiani e immigrati (omicidi bianchi inclusi). Infine contro gli immigrati ha sviluppato e avallato una campagna reazionaria e xenofoba, applaudita dalle destre. Le burocrazie sindacali e le sinistre di governo (PRC-PDCI-Sinistra Democratica) che hanno sostenuto e votato una dopo l’altra tutte queste misure, non hanno difeso “male” i lavoratori e le loro domande. Hanno sostenuto e votato il programma della borghesia italiana contro i lavoratori. Non hanno garantito il “meno peggio”. Hanno consentito a un governo di centrosinistra il varo di un insieme di misure che Berlusconi non avrebbe avuto la forza di realizzare, a fronte della prevedibile reazione popolare. In questo senso hanno garantito “il peggio”. Di più: il loro coinvolgimento nella concertazione e nel governo era consapevolmente finalizzato a disinnescare ogni possibile reazione di massa ad un programma antipopolare. Questo chiedeva la borghesia, questo le è stato dato. Oggi persino di fronte al peggioramento della legge Maroni sulle pensioni e alla conservazione della legge 30, le sinistre restano al governo e gli rinnovano, imperterrite, la propria fiducia. La loro unica, vera preoccupazione è di poter essere scaricate dalle classi dominanti dopo aver svolto al loro servizio il lavoro sporco. Temono insomma che la borghesia possa proseguire il proprio programma… senza di loro e con un altro governo (ciò che non è escluso). In una parola: i ministeri sono l’unica bussola, l’alfa e l’omega di tutto. A questo oggi è ridotta la sinistra italiana.