LA MIA AFRICA

I FIGLI DELLA MADONNA


Santa Casa dell’Annunziata (Napoli) Nasce nel XIV secolo insieme all'annessa chiesa, come istituzione assistenziale per la cura dell'infanzia abbandonata. Ricostruita una prima volta nel XVI secolo in forme rinascimentali, e nel XVIII secolo, dopo un incendio, da Luigi e Carlo Vanvitelli. Attraverso il raffinato portale marmoreo, realizzato nel Cinquecento dall'artista lombardo Tommaso Malvito e dal figlio Giovan Tommaso, con i battenti lignei intagliati da Pietro Belverte e da Giovanni da Nola nel XVI secolo, si accede al monumentale cortile della Casa e alla "Ruota" lignea. I bambini abbandonati venivano introdotti in una specie di tamburo di legno di forma cilindrica e raccolti all'interno da balie pronte ad intervenire ad ogni chiamata.All’esterno, al di sopra della ruota, vi era un puttino di marmo con la scritta: “O padre e madre che qui ne gettate / Alle vostre limosine siamo raccomandati”. il passaggio attraverso il muro, per mezzo del torno, trasformava i bambini in "figli della Madonna" “figli d’a Nunziata” o “esposti”. La buca dell’Annunziata fu rimpicciolita da un palmo quadrato a tre quarti di palmo per limitarne l'ingresso ai soli neonati, ma accadeva che le madri cospargessero di olio i loro bimbi più grandi causando spesso lesioni interne e fratture agli arti. Alcuni neonati venivano trovati con al collo un foglio di carta con il nome dei genitori, o qualche pezzo di oro o di argento. Tutto quello che indossavano qualsiasi segno particolare veniva annotato in un registro, ogni cosa che potesse servire, un giorno, al suo riconoscimento. Accadeva anche che la madre o il padre tornassero a riprendere il proprio figlio o che la madre si presentasse come balia riuscendo ad allattare il bambino ricevendone anche un compenso. Le condizioni di vita per questi bimbi era pessima all'interno della Santa Casa, molti "esposti"morivano entro la prima settimana di permanenza,i più fortunati venivano affidati a balie esterne sotto compenso. Per quelli ancora piu' fortunati,c'erano coppie senza figli che si recavano al brefotrofio per adottarne uno, dopo averne fatta regolare richiesta al Governatore dell’opera pia. Tutti i bambini ricevevano il nome di battesimo dalla balia che li aveva in carico, il cognome era uguale per tutti: Esposito. Gioacchino Murat volle l’abolizione di tale usanza nel 1814 mentre la ruota venne definitivamente abolita nel 1875 ma il brefotrofio le sopravvisse per oltre un secolo.