LA MIA AFRICA

VITTIMA O MOSTRO?


UN' ANNA MARIA FRANZONI SORRIDENTE, RISPONDE AI GIORNALISTI
Un"figlicidio".Commesso da una donna trascinata da "una rabbia furibonda" mentre cercava di "castigare", picchiando con un mestolo, un bimbo che piangeva troppo. Così il procuratore generale Vittorio Corsi ha inquadrato la morte del piccolo Samuele Lorenzi. Per il magistrato, che oggi, alla ripresa del processo d'appello, ha cominciato la sua requisitoria, "bisogna confermare l'impianto della sentenza" con cui, in primo grado, Annamaria Franzoni è stata condannata a trent'anni di reclusione.
La donna è colpevole, dunque, anche se per sapere quale sarà la pena proposta dal pg bisognerà attendere domattina. Molto dipende da quanto peso il magistrato attribuirà alla perizia psichiatrica che ha definito la madre di Samuele seminferma al momento del fatto: ci potrebbe essere un forte sconto da aggiungere a quello previsto per il rito abbreviato. Nel corso del suo intervento, durato sei ore, Corsi ha manifestato pochi dubbi: "Questa è una vicenda semplice, un caso di figlicidio come ce ne sono, ormai, in media venti all'anno". Ma il processo è diventato "anomalo" perché, ad un certo punto, si è incanalato su un doppio binario, "giudiziario e mediatico". "E non mi sembra vero - si sfoga il pg - di essere arrivato alla fine". Annamaria "é una donna che pratica l'arte della dissimulazione come insegna Machiavelli". "Sa versare lacrime. Seduce con il pianto. Ha sedotto milioni di persone in tv, e decine di migliaia con il suo libro". Ma nonostante la sua professione di innocenza, e nonostante la cura con cui prepara le interviste, ogni tanto si tradisce. Corsi cita un frammento di conversazione captato dai microfoni dell'Arma il 6 marzo 2002: "Dice 'non so cosa mi e' succ...', poi si corregge in 'non so cosa gli e' successo". Il 30 gennaio 2002, nella villetta di Cogne, ha colpito Samuele "sette volte in 15-20 secondi con un mestolo o un pentolino di rame" (una particella di metallo è stata trovata in una ferita). E' stato "un delitto d'impeto, provocato da una rabbia allucinante". La donna è salita sul lettone di Sammy "in posizione sovrastante, punitiva, che fa pensare al tentativo di bloccare un figlio che si nasconde sotto le lenzuola per evitare gli scappellotti". Per Corsi, Annamaria Franzoni ha avuto cinque minuti per agire senza essere vista. L'altro figlio, Davide, era fuori a giocare. "Lei è stanca, ha dormito male, tanto che in piena notte ha fatto chiamare un medico. Sammy piange, le monta la rabbia, prende un oggetto di rame e scende nella camera da letto. Devi dormire, testone! Devi dormire ... Perde il controllo e colpisce. Poi copre il bimbo con un piumone. Un gesto di rimozione". Fa a tempo ad accompagnare Davide allo scuolabus. Poi rientra, dà l'allarme e, prima che arrivi la psichiatra Ada Satragni ("l'ineffabile Satragni, che la protegge sostenendo che a Samuele è scoppiata la testa per il troppo piangere") ha tre minuti per rimettere tutto in ordine. "Al processo - afferma Corsi - Annamaria ha ridotto al minimo il periodo in cui Davide è rimasto all'aperto. Voleva procurarsi un testimone. Ma non è andata così: subito dopo il fatto lei stessa aveva detto che si è trattato di quattro, cinque minuti". La famiglia, prosegue, ha fatto quadrato intorno ad Annamaria, ingaggiando una battaglia senza esclusione di colpi. "Per il clan Franzoni - ha detto Corsi, avvalendosi di intercettazioni ambientali che ha fatto ascoltare in aula - era una sfida da vincere con tutti i mezzi, anche con le truffe. Hanno costruito il personaggio di Annamaria, donna serena e innamorata, madre affettuosa e puntuale, e l'hanno offerta all'opinione pubblica. Hanno cercato di influenzare certi giornalisti. Hanno cercato l'appoggio dei politici (Corsi ha citato la segreteria dell'allora presidente della camera, Casini, ed 'esponenti leghisti di Torino' - ndr). Hanno studiato a tavolino le cose da dire e da non dire. Hanno denunciato giudici, pm, vicini di casa, consulenti". Al centro di queste manovre, per Corsi, c'é Giorgio, il papà, che ha pure escogitato l'idea "di fare trovare un martelletto e presentarlo come l'arma del delitto, al limite della frode processuale", visto che, come si sente in una conversazione captata dai microfoni dei carabinieri, "dobbiamo metterci al riparo con la fantasia". E ora Annamaria non merita nemmeno le attenuanti generiche: "Le chiederei - avverte Corsi - solo se ci dicesse almeno quale oggetto ha usato". "Mi è stata mai simpatica, Annamaria Franzoni, è una questione di pelle, di istinto, dal primo giorno che l'ho vista in TV, con il suo pigolio, che vorrebbe essere pianto, ma non lo è...Sembro disumana con queste parole? Non so...Posso solo dire che in tutta questa vicenda, il mio pensiero va al piccolo Samuele, che è stato così poco "rispettato" da tutti: la famiglia, i media, i curiosi...unica vittima, perchè ha subito la cosa più atroce al mondo...essere privato della vita dal proprio genitore. Per gli altri interessati alla vicenda, non riesco a provar pena........"