Circa sei milioni di bambini muoiono ogni anno per fame e denutrizione, praticamente l'intera popolazione prescolare di un Paese grande come il Giappone. A fornire le cifre drammatiche è la Fao, l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura dell'Onu, nel rapporto annuale sullo 'Stato d'insicurezza alimentare nel mondo' presentato oggi, che fotografa una situazione tragica, in cui le cause di mortalità infantile restano malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria. Il rapporto dell'agenzia Onu si sofferma sulla necessità di attuare politiche di aiuto atte a combattere la fame nel mondo, che è poi l'obiettivo del World Food Summit (Wfs) del 1996 e uno degli obiettivi del millennio (Mdg), da realizzare nel 2015. ''I progressi per dimezzare il numero di persone che soffrono di fame nei Paesi in via di sviluppo - scrive nelle conclusioni del rapporto il direttore della Fao, Jacques Diouf, - sono molto lenti e la comunità internazionale è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi e gli impegni assunti al Wfs e Mdg''. ''Se ognuna delle regioni in via di sviluppo continuerà di questo passo - aggiunge l'ex ambasciatore senegalese all'Onu - solo il Sudamerica e i Caraibi raggiungeranno gli obiettivi del millennio. La maggior parte, se non tutti, gli obiettivi del Wfs e del Mdg possono essere raggiunti, ma solo se gli sforzi saranno raddoppiati e ripensati''.
La geografia del problema è quella ormai nota, considerando che il 75% delle persone che soffrono la fame vivono in zone rurali nei Paesi più poveri, soprattutto in Africa. Qui vive la maggior parte dei circa 11 milioni di bambini che non superano i cinque anni, delle 530mila donne che muoiono durante la gravidanza ed il parto e dei 300 milioni di persone che muoiono di malaria. L'Africa, si legge ancora nel rapporto, resta il continente dove l'aids è a livelli di pandemia, che provoca ogni anno circa sei milioni di morti, la maggior parte dei quali nell'Africa subsahariana.
Il rapporto evidenzia poi le condizioni necessarie per garantire sviluppo economico e quindi combattere il problema della denutrizione, che vanno dall'assenza di conflitti alla parità tra uomini e donne, al principio del buon governo. Ma servono soprattutto investimenti, conclude il rapporto, sia a livello nazionale che internazionale, attraverso cui finanziare progetti per la costruzione di infrastrutture e di sistemi di irrigazione e programmi di assistenza alla popolazione, soprattutto di donne e bambini.