Ho risposto con una mail ad un’amica che commentava un mio messaggio di qualche tempo fa, sul disagio giovanile, mi fa piacere rendere partecipe anche qualche altro amico/a di blog. Questa è una parte del mio post.“Sicuramente viviamo un periodo difficile. Tanti giovani si confrontano con situazioni che appartengono a questo periodo storico, come i mutamenti in ambito familiare. Tantissimi dei ragazzi vedono naufragare il matrimonio dei propri genitori, quando questo finisce, spesso sono i figli che ne subiscono il trauma, hanno più problemi a scuola e a relazionarsi con gli altri rispetto ai ragazzi che vivono in una famiglia unita. E’ una generazione senza legami affettivi, con notevoli problemi di comunicazione. La situazione peggiora, quando entrambi i genitori lavorano. Tantissimi ragazzi quando tornano a casa dopo la scuola la trovano vuota e quando i genitori rientrano dal lavoro sono troppo stanchi e presi da altri problemi che stare dietro a loro. Senza una guida trascorrono tante ore di fronte alla TV, che si sa bene, non è una dispensatrice di valori ed esempi, con personaggi di dubbio gusto ed intelligenza (vedi Grande Fratello) o veline che le ragazze vorrebbero emulare. Si parla sempre di mancanza di valori, di esempi ed io credo poco di disciplina. Tanti genitori tendono a giustificare troppo i loro ragazzi, un bambino indisciplinato, che disturba, danneggia cose, urla, schiamazza, a volte, è accompagnato con un sorriso .”. come a dire, che vuoi farci, è un bambino”-, senza capire che l’età non giustifica un comportamento tale ed è difficile da accettare, da chi, non è genitore di quel bambino”.Carissima D. mi sono sentita un po’ in colpa per quello che ho scritto, non era mia intenzione attaccare i genitori in toto, capisco che questo è il mestiere più difficile al mondo, anche se non ho figli. Non siamo bacchettone, concordo con te, mi ricordo che alle medie a noi ragazze era vietato portare i pantaloni in classe, anche sotto al grembiule, sembra una cosa assurda, ma è proprio così ed abbiamo fatto molte lotte per sconfiggere questo modo di pensare. Ho lottato abbastanza nella mia vita, ho perso mio padre…avevo 18 anni…era la persona che più mi amava, mi capiva pienamente, perché eravamo molto simili, per carattere e passioni, è morto ancora giovane, aveva 53 anni!Mi è mancato moltissimo, sai bene che a quella età si cercano ancora punti di riferimento…e la sua scomparsa ha sconvolto il mio modo di vivere ed agire; da figlia di famiglia, ho assunto io, a 18 anni, il ruolo morale di capofamiglia. Mia madre era troppo impegnata a mandare avanti la baracca, ed io e mio fratello più giovane di me di un 1 anno e mezzo, eravamo ancora impegnati negli studi. Si saranno frenati anche i miei sogni giovanili: volevo studiare medicina, ma dopo il diploma ho dovuto iniziare subito a lavorare. Adesso il mio è un dolce rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Poi penso: il lavoro non è malaccio e mi da’ la possibilità di vivere dignitosamente e di coltivare la mia grande passione: viaggiare. Qualcuno mi rimprovera di “fissare” le mie emozioni unicamente sui viaggi, ed è difficile far capire che le mie non sono fughe dalla realtà del quotidiano, anche se io penso che “gli eroi” sono quelli che per 40 anni ogni giorno si svegliano sempre alla stessa ora, affrontano il traffico…sorbiscono un’interminabile giornata di lavoro…e la sera stanchi, annoiati e molto spesso incazzati crollano davanti ad un televisore….certo che ci vuole molto coraggio o un’estrema inconsapevolezza! Forse tutto questo mi ha portato ad essere un po’ “estrema” nel giudicare questa voglia sfrenata ad avere tutto e subito, perché ho dovuto conquistare ogni cosa con le mie forze e sono state le “vittorie” più appaganti.Ti abbraccio forte, sei una persona splendida e sensibile e sono sicura anche una grandissima mamma.CiaoRosy
Una vecchia ragazza del '52
Ho risposto con una mail ad un’amica che commentava un mio messaggio di qualche tempo fa, sul disagio giovanile, mi fa piacere rendere partecipe anche qualche altro amico/a di blog. Questa è una parte del mio post.“Sicuramente viviamo un periodo difficile. Tanti giovani si confrontano con situazioni che appartengono a questo periodo storico, come i mutamenti in ambito familiare. Tantissimi dei ragazzi vedono naufragare il matrimonio dei propri genitori, quando questo finisce, spesso sono i figli che ne subiscono il trauma, hanno più problemi a scuola e a relazionarsi con gli altri rispetto ai ragazzi che vivono in una famiglia unita. E’ una generazione senza legami affettivi, con notevoli problemi di comunicazione. La situazione peggiora, quando entrambi i genitori lavorano. Tantissimi ragazzi quando tornano a casa dopo la scuola la trovano vuota e quando i genitori rientrano dal lavoro sono troppo stanchi e presi da altri problemi che stare dietro a loro. Senza una guida trascorrono tante ore di fronte alla TV, che si sa bene, non è una dispensatrice di valori ed esempi, con personaggi di dubbio gusto ed intelligenza (vedi Grande Fratello) o veline che le ragazze vorrebbero emulare. Si parla sempre di mancanza di valori, di esempi ed io credo poco di disciplina. Tanti genitori tendono a giustificare troppo i loro ragazzi, un bambino indisciplinato, che disturba, danneggia cose, urla, schiamazza, a volte, è accompagnato con un sorriso .”. come a dire, che vuoi farci, è un bambino”-, senza capire che l’età non giustifica un comportamento tale ed è difficile da accettare, da chi, non è genitore di quel bambino”.Carissima D. mi sono sentita un po’ in colpa per quello che ho scritto, non era mia intenzione attaccare i genitori in toto, capisco che questo è il mestiere più difficile al mondo, anche se non ho figli. Non siamo bacchettone, concordo con te, mi ricordo che alle medie a noi ragazze era vietato portare i pantaloni in classe, anche sotto al grembiule, sembra una cosa assurda, ma è proprio così ed abbiamo fatto molte lotte per sconfiggere questo modo di pensare. Ho lottato abbastanza nella mia vita, ho perso mio padre…avevo 18 anni…era la persona che più mi amava, mi capiva pienamente, perché eravamo molto simili, per carattere e passioni, è morto ancora giovane, aveva 53 anni!Mi è mancato moltissimo, sai bene che a quella età si cercano ancora punti di riferimento…e la sua scomparsa ha sconvolto il mio modo di vivere ed agire; da figlia di famiglia, ho assunto io, a 18 anni, il ruolo morale di capofamiglia. Mia madre era troppo impegnata a mandare avanti la baracca, ed io e mio fratello più giovane di me di un 1 anno e mezzo, eravamo ancora impegnati negli studi. Si saranno frenati anche i miei sogni giovanili: volevo studiare medicina, ma dopo il diploma ho dovuto iniziare subito a lavorare. Adesso il mio è un dolce rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Poi penso: il lavoro non è malaccio e mi da’ la possibilità di vivere dignitosamente e di coltivare la mia grande passione: viaggiare. Qualcuno mi rimprovera di “fissare” le mie emozioni unicamente sui viaggi, ed è difficile far capire che le mie non sono fughe dalla realtà del quotidiano, anche se io penso che “gli eroi” sono quelli che per 40 anni ogni giorno si svegliano sempre alla stessa ora, affrontano il traffico…sorbiscono un’interminabile giornata di lavoro…e la sera stanchi, annoiati e molto spesso incazzati crollano davanti ad un televisore….certo che ci vuole molto coraggio o un’estrema inconsapevolezza! Forse tutto questo mi ha portato ad essere un po’ “estrema” nel giudicare questa voglia sfrenata ad avere tutto e subito, perché ho dovuto conquistare ogni cosa con le mie forze e sono state le “vittorie” più appaganti.Ti abbraccio forte, sei una persona splendida e sensibile e sono sicura anche una grandissima mamma.CiaoRosy