La sfida della Via Crucis bruciati coltelli e pistole«La Via della Croce e del Martirio percorre anche Napoli, questa nostra amata e nobile città dove il volere e la prepotenza di pochi tendono a ferirla ed umiliarla agli occhi del mondo intero». Davanti a oltre tremila fedeli, riuniti in piazza del Gesù, il cardinale Crescenzio Sepe celebra il giorno della passione di Cristo e invita, ancora una volta, ad abbandonare ogni forma di violenza. «A quanti praticano le vie della morte, chiediamo di non continuare a mettere le spine sul capo di Cristo, a non flagellarlo, a non farlo cadere sotto il peso della Croce. Quanti “Calvari” pieni di croci registra anche qui da noi la storia di oggi». È solo il preludio al gesto simbolico che proprio al termine della Via Crucis il vescovo di Napoli compie bruciando i 150 COLTELLI raccolti nelle ultime settimane, da quando cioè ha lanciato un forte appello ai giovani soprattutto ad abbandonare ogni forma di violenza. Bruciano anche simbolicamente due pistole giocattolo. «Noi vogliamo cambiare - prosegue Sepe - vogliamo deporre le armi che procurano morte ai piedi del Crocifisso, come hanno fatto tante persone coraggiose nelle nostre chiese. Vogliamo bruciare questi strumenti di odio, di vendetta, di sopruso e di violenza nel fuoco della Speranza». Forte anche il passaggio nel quale il cardinale fa riferimento alla Resurrezione che è di Cristo ma che deve essere di un’intera città. Un richiamo a tutto tondo che fa riferimento ai deboli, ai disoccupati, ai bambini, «ai tantissimi giovani che aspirano legittimamente ad avere un posto nella società è che vedono invece svanire ogni prospettiva, con il trascorrere degli anni più belli della loro vita». Per questo Sepe ricorda ancora «i molti padri di famiglia che non hanno di che sfamare i propri figli, i disoccupati, ai quali purtroppo non si riesce a dare un concreto segno di svolta e agli ammalati che chiedono una sanità più umanizzata». Alla Via Crucis sono presenti il sindaco Iervolino e il presidente della provincia Di Palma, l’assessore regionale Teresa Armato e, al completo, i vertici dell’Arma. Ogni stazione è stata commentata da una meditazione scritta dalle suore di clausura napoletane: anche qui molti riferimenti alla città che soffre. «Di quanti Cirenei - è stato detto - ha bisogno Napoli? Di tanti»; ed ancora: «Quanti delitti nella nostra città, quante vendette a catena, quanti soprusi, ingiustizie». Alla fine delle meditazioni una parola di speranza: «Il dilagare del male che fa cadere ombre anche sulle bellezze di questa Napoli - si legge - non può lasciarci nello sconforto».Giuseppe GrimaldiIl Mattino 07/04/07
150 COLTELLI
La sfida della Via Crucis bruciati coltelli e pistole«La Via della Croce e del Martirio percorre anche Napoli, questa nostra amata e nobile città dove il volere e la prepotenza di pochi tendono a ferirla ed umiliarla agli occhi del mondo intero». Davanti a oltre tremila fedeli, riuniti in piazza del Gesù, il cardinale Crescenzio Sepe celebra il giorno della passione di Cristo e invita, ancora una volta, ad abbandonare ogni forma di violenza. «A quanti praticano le vie della morte, chiediamo di non continuare a mettere le spine sul capo di Cristo, a non flagellarlo, a non farlo cadere sotto il peso della Croce. Quanti “Calvari” pieni di croci registra anche qui da noi la storia di oggi». È solo il preludio al gesto simbolico che proprio al termine della Via Crucis il vescovo di Napoli compie bruciando i 150 COLTELLI raccolti nelle ultime settimane, da quando cioè ha lanciato un forte appello ai giovani soprattutto ad abbandonare ogni forma di violenza. Bruciano anche simbolicamente due pistole giocattolo. «Noi vogliamo cambiare - prosegue Sepe - vogliamo deporre le armi che procurano morte ai piedi del Crocifisso, come hanno fatto tante persone coraggiose nelle nostre chiese. Vogliamo bruciare questi strumenti di odio, di vendetta, di sopruso e di violenza nel fuoco della Speranza». Forte anche il passaggio nel quale il cardinale fa riferimento alla Resurrezione che è di Cristo ma che deve essere di un’intera città. Un richiamo a tutto tondo che fa riferimento ai deboli, ai disoccupati, ai bambini, «ai tantissimi giovani che aspirano legittimamente ad avere un posto nella società è che vedono invece svanire ogni prospettiva, con il trascorrere degli anni più belli della loro vita». Per questo Sepe ricorda ancora «i molti padri di famiglia che non hanno di che sfamare i propri figli, i disoccupati, ai quali purtroppo non si riesce a dare un concreto segno di svolta e agli ammalati che chiedono una sanità più umanizzata». Alla Via Crucis sono presenti il sindaco Iervolino e il presidente della provincia Di Palma, l’assessore regionale Teresa Armato e, al completo, i vertici dell’Arma. Ogni stazione è stata commentata da una meditazione scritta dalle suore di clausura napoletane: anche qui molti riferimenti alla città che soffre. «Di quanti Cirenei - è stato detto - ha bisogno Napoli? Di tanti»; ed ancora: «Quanti delitti nella nostra città, quante vendette a catena, quanti soprusi, ingiustizie». Alla fine delle meditazioni una parola di speranza: «Il dilagare del male che fa cadere ombre anche sulle bellezze di questa Napoli - si legge - non può lasciarci nello sconforto».Giuseppe GrimaldiIl Mattino 07/04/07