Racconti

ERA LEI ?


. . . S E G U E . . .“Quale?” chiedo insicuro.“Quando mi hai chiesto di rifletterci bene prima di stare con te. É un eternità che lo faccio, Alessandra ha tentato di dissuadermi spiegandomi che la tua vera ed unica amante è il lavoro, ma quando le ho detto che sensazioni mi dai, ha riso e mi ha detto che se non fossi riuscita io a farti uscire dal castello che sei costruito attorno non ci riusciva nessuno. Le tue parole di oggi, la tua tenerezza, le tue preoccupazioni ma anche la tua forza mi hanno detto che non mi hai chiusa fuori. Sento che ci sono ancora tante porte da valicare, ma sento che non mi opporrai resistenza anche se dovrò essere io a scoprire quelle porte per aprirle”.Non so se scoppiare a ridere per nascondere l’imbarazzo o se lasciarmi andare e piangere di commozione per aver trovato qualcuno capace di leggermi dentro.Solamente una persona in seguito ci era riuscito quando dopo avergli detto dell’esistenza di Francesca e di sua figlia, guardandomi negli occhi mi ha chiesto: “sei felice?” “si Babbo!”. “Allora non preoccuparti che andrà tutto bene”. Mio padre, grande vecchio.Qualcuno dice che nulla avviene per caso ed il cammino intrapreso insieme mi suggerisce che i film esistono ed hanno un bel finale.“Io accolgo te in sposa in salute e malattia, in povertà e ricchezza...” parole che dipingono un quadro in cui due amati camminano verso il tramonto mano nella mano perchè ogni giorno sarà una benedizione per il loro cuore.Ma ogni strada ha mille svolte, mille sentieri su cui ci si può smarrire ed allora...“Fammi sapere, sempre che tu possa, quando sei arrivato, ciao ti abbraccio”Non c’è che dire, un modo meraviglioso per terminare la telefonata. Maledetto lavoro, e maledetti i cretini che in giro per il mondo non trovano modo di vivere sereni in santa pace senza rompere le palle al mondo, che tra l’intenerito e l’infastidito, prende dei cretini come il sottoscritto e li scaraventa a 3000 km di distanza a fare cosa poi? Cammino come un leone in gabbia disturbato da una nota stonata nelle parole di Francesca. Non che abbia detto qualcosa che non andava: è qualcosa che non ha detto.L’anno scorso, terminata la cena e dopo aver messo a letto Nicoletta, quando le ho detto che dovevo partire prima si è rabbuiata, poi ha chiesto: “Posso almeno domandarti quanto starai via stavolta?” ed il tono era dispiaciuto, di non potermi trattenere. Di non poter impedire che il suo amore mettesse a repentaglio tutta la loro vita andando in squallidi e pericolosi posti.Ora invece il tono quasi rassegnato come se le avessi detto che andavo a pesca con amici. Mi sforzo in tutti i modi di comprendere le sue difficoltà ma sembra quasi che si sia rassegnata e non è bello. No, non è proprio un bel segno.“Avrà un altro?” ma mentre me lo domando mi accorgo di quanto sia meschina la domanda, come se una donna che non gridi il suo amore debba per forza aver trovato un altro. “La stò allontanando?” è una domanda altrettanto sciocca, come se dipendesse da me partire o stare a casa.Ovviamente il destino ci mette sempre lo zampino, infatti proprio adesso che devo ripartire dopo essere stato a casa solo tre mesi invece di poterla raggiunge per spiegarle di persona perchè devo partire urgentemente, cosa che non posso assolutamente fare al telefono, è proprio l’urgenza che mi metterà stanotte su un aereo. Mi rimane appena il tempo di preparare i bagagli.É con animo pesante che stavolta salgo sull’aereo e chi mi conosce, vedendo la speditezza con cui coordino l’imbarco capisce che non è aria di scherzi e lazzi. Il mio atteggiamento incupisce l’atmosfera di per se già poco allegra e questo mi fa letteralmente incazzare.. . . . S E G U E . . .