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Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 3

Post n°15 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da famigliaarcobaleno

 

Attenzione, se é la prima volta che leggi questo racconto, ti consiglio prima di leggerti le parti precedenti, ovvero:

Famiglia Arcobaleno - I – Prefazione
Famiglia Arcobaleno - I – Presentazione
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 2
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 3
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 4
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 5
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 6
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 7
Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 2



Questo é il seguito del racconto. Buon Divertimento!

 

Il giorno dopo le energie erano sempre più forti. Stavamo meglio del giorno prima. Facemmo come al solito colazione da soli, e dopo aver preso i nostri zaini, andammo a scuola.

Durante la ricreazione Andrea mi chiese se poteva parlarmi in un posto tranquillo.

Vieni Ale, andiamo dietro la scuola, c'è un posto dove non c'è quasi mai nessuno, solo qualche coppietta che di sicuro non ci ascolterà, dato che sono impegnati in altre cose ben più interessanti!”

OK, non correre troppo, ho piede dolorante”

Dobbiamo sbrigarci, la ricreazione é molto breve. Vieni, sediamoci qui!”

E ci sedemmo su una panchina dietro la scuola. In quel angolo della scuola non ero mai stato. effettivamente ci andavano solo alcune coppiette che volevano stare tranquilli per qualche minuto, e gli altri naturalmente si ravvedevano di disturbarli!

Ale, ti avevo promesso di non parlare con nessuno di quello che mi hai raccontato ieri, e non l’ho fatto. Ieri sera riflettendo ho pensato che sicuramente i miei nonni di sicuro possono aiutarti. Sono delle persone molto brave, non perché sono i miei nonni, ma perché lo sono per davvero. Mia nonna ha lavorato per un’organizzazione umanitaria per molto anni, e mio nonno é una specie di investigatore. Ha lavorato tanti anni aiutando tante persone disagiate, e molto spesso lo ha fatto gratuitamente. Mia nonna si arrabbiava con lui perché lavoravano tanto, ma a volte non riuscivano ad avere abbastanza soldi per arrivare a fine mese.”

Ma... non so... penso che...” rimuginò Aleksey, ma Andrea non gli diede il tempo di formulare una frase.

Se vuoi possiamo parlare con loro. Li conosco, di sicuro ti potranno aiutare. Magari già oggi possiamo andare da loro e parlargli!”

No, oggi non é possibile. Forse domani. Se veniamo a lavorare nel pomeriggio nella zona dei tuoi nonni, possiamo trovare un po di tempo per parlare con loro.”

Ok, allora ci incontriamo domani alle 3 del pomeriggio nel posto in cui lavorate. Rimarrò a distanza, ma mi farò vedere. Se potete, venitemi incontro”

Ok, se ci sono dei cambiamenti ti faccio sapere” e dicendo questo si alzarono ed entrarono nella scuola.

Il giorno dopo Aleksey disse ai suoi genitori che nel pomeriggio sarebbero andati a lavorare. Gli adulti rimasero in un primo momento perplessi dalla singolare richiesta, ma non trovando niente in contrario, acconsentirono.

Puntuali all’appuntamento, videro Andrea che li aspettava a 50 metri di distanza seduto su un muretto. Si avviarono verso di lui, e dopo essersi salutati, andarono a casa dei nonni. Andrea aveva avvisato i nonni, quindi sapeva che stavano ad aspettarli.

Buongiorno sig.ra Müller, io sono Ale, un amico di Andrea, e questo é mio fratello Roman”

Buongiorno sig.ra Müller” aggiunse mio fratello

Buongiorno ragazzi, piacere di conoscervi. Ma chiamatemi semplicemente Hanna. Adesso entrate, ho preparato un’ora da una torta alle mele, ed é ancora calda.”

Entrando nel salotto dei Müller, videro che un signore anziano stava seduto su un divano, leggendo un giornale. Sicuramente era il nonno di Andrea.

Jochen, Andrea ed i suoi amici sono arrivati” e rifecero le presentazioni con il sig. Müller.

Sedetevi ragazzi... la nonna tra qualche secondo porterà una squisita torta alle mele. Volete bere Succo d’arancia o di mele?”

Tutti scelsero che un succo d’arancia si intonava con la torta di mele. Il nonno verso il succo nei 3 bicchieri, e nel frattempo si rivolse a me.

Andrea, mi ha detto che volevate dirmi qualcosa di molto importante. Mi ha parlato di un grande problema che avete, ma non ha aggiunto altro perché ti aveva promesso di non farne parola con nessuno!” e porgendoci i bicchieri aggiunse “puoi dirci quale problema avete? Se Andrea vi ha consigliato a noi,vuol dire che possiamo fare qualcosa per aiutarvi”

Fu così che che raccontai di nuovo quello che avevo detto ad Andrea qualche giorno prima. Nel frattempo la nonna ci aveva portato le torte di mele, e si era seduta di fianco al marito. Rimasero ad ascoltare senza interrompermi. Durante il racconto vidi che la nonna piangeva, ma dopo qualche esitazione, decisi che dovevo raccontare tutto fino alla fine. Impiegai circa mezz’ora per raccontare tutto. Quando finii mi resi conto che nel salotto c’era un silenzio tale che avrei sentito anche il rumore che uno spillo fa quando cadeva. Il nonno,forse anche in qualità del capo famiglia ruppe il silenzio.

Andrea mi aveva detto che era qualcosa di importante, ma non avrei mai pensato che fosse qualcosa di così grave. Figliolo, se tutto quello che ci hai detto é vero, devi aver avuto una infanzia difficile, e non posso accettare questo. Ognuno ha il diritto di avere una infanzia felice. Leggo dai tuoi occhi tanto dolore. Non ti preoccupare, faremo qualcosa, anzi dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo solo studiare cosa fare di concreto. Adesso dovete scusarmi, ma ho bisogno di prendere un po d’aria in giardino” e andò verso la porta che portava al giardino.

Andrea, sono fiera di te. Hai avuto il coraggio di prenderti a cuore i tuoi amici. Bravo.” disse al nonna rivolgendosi al nipote. “Ragazzi, volete un’altra fetta di torta?” tutti accettammo volentieri un’altra fetta della squisita torta di mele.

Andrea passò ad un altro argomento più leggero, parlando della scuola, e delle materie che più odiava. C’erano un paio di professori che odiava, o meglio erano le materie che insegnavano che non gli stavano simpatiche.

Dopo un quarto d’ora il nonno tornò in salotto, si sedette di nuovo sul divano, e rimase a meditare. Nel frattempo rimanemmo in silenzio e lo guardavamo fisso negli occhi.

Allora ragazzi, é chiaro che in un modo o nell’altro dovete andare via dalla vostra famiglia. Purtroppo siete minorenni, e le leggi sono molto severe in materia. I vostri aguzzini sono in definitiva i vostri genitori, e se andate via, rischiate che comunque vi rispediscano da loro! Comunque, a rischio di nascondervi in casa, vi prometto che molto presto non avrete più a che fare con loro.” il nonno fece una pausa, e bevve del succo di mele, quindi continuò “Ale, questa sera tornate a casa. Avete bisogno dei vostri documenti. Domani portatevi i vostri documenti con voi a scuola. Quando uscirete, ci incontreremo fuori della scuola, e venite qui a casa. Io in mattinata contatterò degli amici. Vediamo cosa possiamo fare. In qualche modo dobbiamo portarvi fuori dai vostri aguzzini anche dal punto di vista giuridico. Non vorrei che qualche giudice decida di rispedirvi da loro.”

Ma, sig. Müller, perché lo vuol fare? È molto pericoloso per Lei. Addirittura rischi di avere dei problemi con la giustizia. Non voglio questo!” Dissi, interrompendolo.

Ale, lo so che posso avere dei problemi, ma so che agisco in fin di bene. Non posso permettere nella maniera più assoluta che certe persone possano abusare di voi. Ogni bambino, ogni ragazzo ha il diritto di avere una infanzia spensierata. Non so quante persone della mia età posso dire di aver avuto tante disavventure quante ne avete avute voi. E non siete ancora maggiorenni!” fece una pausa e continuò “Anche se fosse l’ultima cosa che faccio vi tirerò fuori. Se non avete avuto una infanzia tranquilla, almeno da domani la avrete.” si alzò di nuovo, e andò di nuovo in giardino.

Rimanemmo per qualche minuto a guardarci, senza dire niente. Poi,mi alzai,ed andai anche io in giardino.

Sig. Müller, la ringrazio per quello che sta facendo”

Il sig. Müller si girò, e mi abbracciò “Fissiamo delle regole. Primo, non mi dare più del Lei. Secondo, per te non sono il sig. Müller, ma Jochen. Terzo, lo so che io e mia moglie non possiamo essere i tuoi genitori, ma spero che avremo un rapporto in qualità di nonni, quindi comincia ad abituarti all’idea di chiamarmi nonno.”

Alcune lacrime scesero dagli occhi di Jochen. Anche io piansi e lo abbracciai.

Ci salutammo, e ci demmo appuntamento per l’indomani. Jochen ci diede 50 euro in banconote di piccolo taglio. In definitiva dovevamo giustificare la nostra giornata lavorativa ai nostri genitori. Ringraziando, ci dirigemmo verso casa.

--------------------------------

Wow, state diventando una fonte di guadagno molto redditizia. Con solo 3 ore di lavoro avete guadagnato quasi 50 Euro” mi disse il nostro padrone dopo che gli diedi il guadagno della giornata. Avevo speso qualche euro per comprarci un gelato!

Abbiamo avuto molta fortuna oggi. Un paio di passanti ci hanno lasciato delle mance molto grandi” risposi in maniera molto innocente.

Aleksey, il prossimo fine settimana lo passerete con alcune persone. Non ti preoccupare, non solo quelli dell’altra volta, ma sono più sicuri. Vogliono fare con voi dei filmini. Mi hanno promesso che non vi drogheranno. Non vi costringeranno a fare cose che non volete, ma se farete quello che vi chiederanno ci daranno un sacco di soldi”

Ma Roman é ancora scioccato dall’ultimo fine settimana. Come farà a farcela in così breve tempo a subire altri adulti?” risposi, senza comunque alzare troppo il tono. Volevo che sapesse che non ero d’accordo, ma non volevo nemmeno rifiutarmi totalmente. Tanto avevamo altri piani.

Voi farete quello che vi dico. E se vi dico che andrete con loro, voi andrete. É nell’interesse di tutta la famiglia. Abbiamo bisogno di soldi”

Si, ma non hai mai pensato a lavorare e guadagnarteli? Invece per te e per la tua donna é più comodo fare lavorare noi, costringerci a mendicare per poter soddisfare i tuoi vizi al gioco e all’alcol. E se non siamo d’accordo basta bastonarci. Non avete nemmeno compassione se qualcuna abusa di noi, tanto per voi siamo solo carne da vendere al miglior offerente. Dissi nei miei pensieri, ma mi guardai bene dal dirlo ad alta voce. Annuendo agli ordini ricevuti, andai nella mia camera dove c’era Roman che stava sbrigando i suoi compiti. Lo aiutai su alcuni problemi di matematica che non riusciva a risolvere. Nonostante tutto il ragazzo era molto intelligente e riusciva ad imparare molto in fretta. Ero fiero di mio fratello.

Prima di andare a letto, mi intrufolai nella camera dei nostri genitori, e presi da un cassetto dell’armadio i nostri passaporti. Sapevo dove erano, li avevo visti già molto tempo prima casualmente. Un giorno la donna mi fece entrare nella sua camera da letto, ed aprì il cassetto dove c’erano un album delle foto. I nostri passaporti erano sotto l’album. Voleva farmi vedere le foto di quanto era una ragazza. Era una donna molto bella, ma anche lei non aveva avuto una vita facile. In un certo senso provavo compassione per lei. In definitiva quando era una ragazza avevano abusato di lei. Quello che faceva adesso non era altro quello che lei aveva subito da piccola. Fortunatamente aveva litigato con il suo uomo per farci andare a scuola. Penso che in fondo in fondo anche lei sperava che noi avessimo un futuro migliore.

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Il giorno dopo preparammo i nostri zaini come sempre. Mettemmo solo i libri che ci servivano. Non potevamo mettere indumenti. Non volevo dare alcun motivo per scoprirci. Sapevo che in qualche modo i nostri nuovi nonni avrebbero fato qualcosa.

Andammo a scuola come sempre. Andrea non disse niente. Anche lui era molto nervoso. Durante la ricreazione si avvicinò, e mi disse che una Mercedes classe A nera ci avrebbe aspettato fuori. Al volante avremmo trovato una persona vestita con una camicia a quadri e con gli occhiali. Lui non sarebbe venuto con noi,ma ci saremmo visti direttamente dai nonni.

Senza dire niente, annuii, e ritornai in aula.

Come previsto, all’uscita della scuola c’era la Mercedes e l’uomo come descritto da Andrea. Senza dire niente, salimmo in auto. Ci portò in un centro commerciale. Scendemmo dall’auto, e dopo essere entrati nel centro, ci sedemmo in un bar. L’uomo ordinò un caffè per lui e per me, ed una cioccolata per mio fratello. Dopo qualche minuto si materializzò anche il nonno di Andrea che si sedette di fianco a Roman.

Grazie Uli. Ragazzi, questa persona oltre ad essere un mio caro amico, é anche un avvocato. Questa mattina gli ho raccontato sommariamente di voi, e gli detto quello che vogliamo fare.” disse il nonno presentando il suo amico.

Non voglio prolungarmi con le questioni tecniche, anche perché sono molto complicate, ma in maniera semplice possiamo agire per passi successivi. Primo, possiamo denunciarli e chiedere subito il disconoscimento della patria potestà su di voi. In questo modo non avranno alcun diritto e pretese su di voi. Secondo, verificare con chi stare per il vostro futuro. Il vostro nuovo nonno é disposto a tenervi, ma quello che mi preoccupa sono i vostri aguzzini. Al meglio dovete trasferirvi altrove. Al momento non sappiamo dove e come, ma parlando anche con l’ufficio dei minori, possiamo capire come muoverci al meglio. Tenete conto che in qualche modo dovete continuare ad andare a scuola. Purtroppo un’altra scuola. Nei prossimi giorni starete con loro in attesa di capire quali alternative abbiamo. Importante, non dovete farvi vedere troppo in giro. Quella gente non scherza. Secondo, vi consiglio di informare la polizia anche quello che vi é successo qualche giorno fa, e soprattutto dovete fare alcuni esami in ospedale. Dovete farvi controllare da uno specialista, e da quanto posso presume, durante gli abusi non é stato utilizzata alcuna protezione, quindi dobbiamo verificare quali conseguenze ci sono per voi.”

All’ultimo punto non ci avevo ancora pensato. Un tremito di freddo scese sulle mie spalle. Avevo intuito a cosa si riferiva. Non mi ero mai trovato di fronte ai rischi e pericoli di un rapporto sessuale, e in questi giorni non mi ero posto minimamente il problema. Guardai l’avvocato con occhi sbarrati.

Ale, non é detto che vi hanno trasmesso qualche malattia, ma dobbiamo comunque controllare. È per il vostro bene.”

Si, capisco. Non ci avevo pensato prima a questo aspetto.”

È normale, sei ancora un ragazzo. Vogliamo solo il tuo bene, e speriamo che nei prossimi giorni riceveremo notizie confortanti.” disse Uli guardando entrambi i ragazzi. “Comunque, per tutte le pratiche burocratiche ci penso io. Voi domani andate con Jochen in ospedale. Ho fissato un appuntamento per voi da mio amico che lavora in ospedale. Io non ci sarò perché sono impegnato, ma nel pomeriggio tardi vi verrò a trovare a casa.” e rivolgendosi a Jochen “Ragazzi, voglio aggiungere solo un’altra cosa. Da adesso si occuperanno di voi i Müller, e posso garantirvi che non potevate finire in mani migliori. Spero che questo significhi anche finalmente una svolta in positivo del vostro futuro.” e con questo abbraccio sia me che mio fratello.

La nonna sta preparando una cena di benvenuto. Per adesso la lasciamo in pace, e andiamo subito a comprare qualche indumento di prima necessità. Penso che nei vostri zaini ci sono solo libri.” disse il nonno rompendo il momento romantico che si era creato! Quindi ordinò il conto, e dopo aver pagato ci congedammo da Jochen. Ufficialmente adesso eravamo nelle mani del nostro nuovo nonno.

Per il resto del pomeriggio rimanemmo nel centro commerciale, e comprammo alcuni nuovi boxer, T-Shirt, calze, e tutto quello che ci sarebbe servito per i prossimi giorni. Il nonno aveva portato con se un bel po di soldi. Non era abituato a pagare con le carte di plastica. Lui voleva vedere i soldi fisicamente. Non si fidava delle nuove tecnologie.

Dopo aver dato fondo al suo portafoglio, salimmo nella sua auto, e andammo a casa, dove ci aspettava la nonna ed Andrea.

Continua...


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Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 2

Post n°14 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da famigliaarcobaleno

 

Attenzione, se é la prima volta che leggi questo racconto, ti consiglio prima di leggerti le parti precedenti, ovvero:

Famiglia Arcobaleno - I – Prefazione
Famiglia Arcobaleno - I – Presentazione
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 2
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 3
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 4
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 5
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 6
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 7
Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 1



Questo é il seguito del racconto. Buon Divertimento!

 

Mi risvegliai in una stanza nudo e dolorante. Non ero da solo. C’erano altri ragazzo insieme a noi. Dovevamo esserci all’incirca altri 3 ragazzi oltre a me e mio fratellino. Inoltre c’erano altri 8 adulti, o almeno mi sembra di averne visti così tanti. Erano tutti nudi o indossavano degli asciugamani. Su alcuni letti c’erano gruppi di adulti con uno o due ragazzi. Ciò che udivo erano lamenti. Due degli adulti avevano delle telecamere. Riprendevano tutto quello che succedeva nella stanza. Poi di nuovo buio.

Quando mi risvegliai di nuovo mi ritrovai nel letto con un altro ragazzo che come uno zombie mi toccava. Due adulti che erano attorno a noi dicevano cosa doveva fare, e nel frattempo ci toccavano. Sentivo tanto dolore, volevo gridare, ma poi di nuovo buio.

Al nuovo risveglio ero in angolo della stanza. Questa volta era mio fratello che era sul letto, e...oddio, stavano abusando di mio fratello. Cercai di muovermi per andare da mio fratello, alzandomi inciampai su un altro ragazzo che era steso a terra. Uno degli adulti si avvicinò mi fece una iniezione. Il buio si impadronì nuovamente della mia mente.

L’ennesimo risveglio fu causato da enormi dolori nel fondo schiena. Mi ritrovai di nuovo su un letto, legato con delle corde, circondato non so da quanti adulti, tutti nudi. Tutti giocavano con il loro giocattolo,ed uno era dietro di me, e mi faceva tantissimo male. Quando realizzai che stavano abusando di me, di nuovo scese per me il buio.

Un raggio di sole scaldò i miei occhi che per istinto si aprirono. Ero sdraiato su un letto. Mi voltai al lato sinistro e vidi che mio fratello stava dormendo di fianco a me. Ruotai gli occhi dall’altra parte, e vidi un armadio che mi sembrava di riconoscere. Anche la scrivania di lato mi era familiare. Impiegai un paio di minuti per realizzare che eravamo nella mia camera. Avevo la testa che sembrava stesse scoppiando dal dolore, ma anche tante altre parti del corpo mi facevano male. Raccolsi un po di forze e mi avvicinai a mio fratello. Quando tolsi il lenzuolo,realizzai che era nudo, e ricoperto da molteplici ferite. Non erano ferite profonde, ma erano tante. Aveva segni sui polsi, evidentemente era stato legato. Le ferite sulle spalle facevano presumere che fosse stato picchiato o forse frustato. Il fondo schiena era ancora peggio. Inorridii dal vedere le condizioni in cui era mio fratello. Mi alzai dal letto per andare in bagno, e passando davanti allo specchio vidi che le mie condizioni non erano migliori di quelle di mio fratello. Ritornai nel letto, mi sdraiai a lato di mio fratello, e lo abbracciandolo cominciai a piangere. E piangendo mi riaddormentai.

Non so quando tempo dormii, comunque fui risvegliato dalla voce della donna che avrebbe dovuto essere nostra madre.

Sveglia ragazzi, per quanto tempo volete rimanere ancora a dormire? Dormite da oramai più di 30 ore”

Sia io che mio fratello aprimmo gli occhi e guardammo in direzione della fonte del rumore femminile.

Ma cosa é successo? Ho dolori dappertutto! Non riesco nemmeno ad alzarmi” disse mio fratello

Dai non lamentarti troppo, entro qualche giorno tutto ti passerà” disse la donna che nel frattempo si era andato da mio fratello e lo aiutava ad alzarsi.

Andarono insieme nel bagno, e lo aiutò a fare i suoi bisogni e a farsi la doccia. Dopo che lo fece uscire dal bagno, lo spalmò con una crema. Quando ritornarono nella camera, mio fratello si sdraiò di nuovo nel letto, e capii che adesso era il mio turno.

Dopo che anche io ritornai nel letto, ci diede delle pillole, credo degli antidolorifici, e ci lasciò a riposare.

Dopo un’ora mi sentii molto meglio. Aprii di nuovo gli occhi, e vidi che mio fratello mi guardava senza dire niente. Appena si rese conto che ero sveglio, mi abbraccio e si mise a piangere.

Dai Roman, é tutto finito. Quei bruti non ci faranno più del male” dissi a mio fratello mentre gli accarezzavo i capelli biondi e rimanendo abbracciati per almeno 10 minuti.

Roman, adesso é arrivato il momento di alzarci. Andiamo giù,e vediamo se c’é qualcosa da mangiare”

OK, Aleksey. Ho una fame da lupi”

Aspetta che prendo degli indumenti da metterci”

Dopo esserci rivestiti, andammo in cucina, dove erano seduti ertrambi i nostri genitori.

Ah, finalmente ci siamo svegliati. Vostra madre ha preparato qualcosa da mangiare. Sedetevi. É già tutto pronto. Di sicuro in questi giorni non avete mangiato tanto.

Ci sedemmo, e mangiammo tutto quello che ci fu servito a tavola. Credo che negli ultimi giorni non avevo mangiato affatto, o almeno non ricordo di averlo fatto. I nostri genitori rimasero a fissarci, e ci lasciarono finire di mangiare.

Allora, vedo che vi state mettendo di nuovo in forma. Vedrete che domani potrete andare di nuovo a scuola. Avete perso 2 giorni di scuola, ma non vi preoccupate, abbiamo detto che siete a letto con la febbre.” disse l’uomo mentre si alzava e camminava su e giù perla cucina.

Comunque se non ve la sentite, potete rimanere anche domani a letto. Comunque sia domani andate solo a scuola e poi rimarrete a casa. Per tutta la settimana non dovete lavorare.” Disse la donna seduta a fianco di mio fratello.

Quei bastardi non ci avevano detto che vi avrebbero tenuti anche lunedì, e che vi avrebbero fatto stancare così tanto. Comunque li abbiamo minacciati di denunciarli e ci hanno dato il triplo di quanto pattuito. Con questo fine settimana, ci avete fatto guadagnare un bel po di soldini.” disse l’uomo che nel frattempo si era riseduto.

Ma sapete quello che ci hanno fatto? Sapete quello che abbiamo dovuto subire?” dissi io dopo che l’uomo finì di parlare.

Ma che vuoi che sia, tanto prima o poi lo avresti fatto. Nel vostro caso, lo avete fatto e ci avete fatto incassare tantissimi soldi.” disse l’uomo guardandomi negli occhi.

Ehi, naturalmente non dovete farne parola a nessuno. Se volete, potete anche non lavorare la prossima settimana. In definitiva con quello che ci hanno dato dovreste lavorare almeno 5 anni mendicando sulla strada. Ma naturalmente prima o poi dovete fare il vostro lavoro” disse al donna guardandoci fisso.

Posso dormire con Aleksey?” Disse mio fratello con voce bassa

Certo, puoi dormire con lui. Ma prima usate di nuovo la crema su tutto il corpo. Vedrete che vi sentirete meglio” Disse la donna, e ci congedò facendosi salire in camera mia.

Dopo essere entrati in camera, Roman andò alla finestra e fissó le luci che venicano dalla strada.

Aleksey, pensi che lo rifaranno di nuovo?”

No, non ci pensare. Ti prometto che non lo rifaranno più. Nessuno ci toccherà.” dissi mentre mi avvicinavo a mio fratello. “Prima che altri bruti ti tocchino un capello dovranno vedersela prima con me” aggiunsi mentre lo abbracciavo.

Ma se i nostri genitori lo hanno fatto una volta, di sicuro lo rifaranno di nuovo. Hai sentito? Hanno pagato tanti soldi, e loro pensano solo a quelli” disse mio fratello abbracciandomi stretto.

Non so come, ma non ci faranno più del male. Comunque se domani riesci ad andare a scuola non dire niente di quello che ci é successo. Se ti chiedono qualcosa, di che siamo caduti dalla bicicletta e ci siamo fatti entrambi male. Se hai l’ora di ginnastica, cerca di non andarci. Non farti vedere nudo da altri.”

Ok, fratellone. Farò quello che tu mi dici”

Vedrai, una soluzione la troveremo.”

Che ne dici di spalmarci la crema e poi di andare a letto?”

Buona idea. Il sonno ci porterà le forze di cui abbiamo bisogno”

Durante la notte mi ritrovai proiettato di nuovo in una camera buia. Sentivo dei lamenti, e sentivo gente che mi toccava dappertutto. Non ero solo. Ero con altri ragazzi, e adulti. Gli adulti ci spogliavano, ci toccavano,ci palpeggiavano. Poi uno mi legò, mi fece girare, e sentii un dolore allucinante. In quello stesso momento mi svegliai in preda allo spavento, terrorizzato e sudato. Anche mio fratello si era svegliato urlando. Anche lui aveva fatto un sogno simile al mio.

Ci abbracciammo, e ci sdraiammo nuovamente, e mentre tremavamo, ci riaddormentammo.

Appena svegliati, decidemmo di farci una doccia e scendere giù in cucina. Anche se non in piena forma, decidemmo comunque di andare a scuola.

Entrato nella mia aula, mi sedetti subito al mio posto. Non ero nelle condizioni di parlare con altri, e non volevo che si accorgessero che non stavo bene. Durante l’intervallo, tutti uscirono fuori. Solo io rimasi seduto a leggere. Era da giorni che non avevo studiato, ed avevo tanto da recuperare.

Andrea era uscito dall’aula con il suo compagno di banco, ma vedendomi che ero rimasto seduto da solo, si congedò dal suo amico, e venne verso di me.

Ciao Ale, é da qualche giorno che non ti sei fatto più vedere. Tutto bene? Non hai una bella cera.”

Grazie, sono rimasto a letto con la febbre, ma adesso sto già meglio.”

Anche tuo fratello non si é fatto vedere in giro” disse Andrea mentre si sedeva di fianco, e parlando a voce molto bassa continuò “nemmeno al paese dove lavorate non vi siete fatti vedere... hm... comunque l’importante é che adesso sei di nuovo tra noi”

Sì, adesso va decisamente meglio, anche se non so quanto tempo abbiamo bisogno per rimetterci a posto”

Beh, comunque raccontami quello che vuoi, ma a me non la dai a bere che eravate a letto con la febbre” disse Andrea. Dopo di chè si alzò per andare al suo posto, dato che la campanella di fine ricreazione aveva suonato.

L’ultima ora avevamo ginnastica, e chiesi al nostro insegnante di essere esonerato, dato che non stavo bene. Quindi rimasi nel cortile della scuola ad aspettare che mio fratello uscisse. Non volevo che ritornasse a casa da solo. Mentre leggevo le parti che avevo perso di geografia, mi resi conto che un’ombra si era materializzata al mio fianco. Voltai lo sguardo verso l’ombra, e vidi che Andrea si stava sedendo sulla mia stessa panchina.

Non dovresti essere con gli altri a fare esercizi?”

L’insegnate ci ha detto di giocare a pallacanestro, e come tu sai, quel tipo di sport non é proprio il mio forte. Dato che eravamo in numero dispari, gli altri sono stati felici nel vedere che io non volevo partecipare”

Effettivamente Andrea giocava molto bene a calcio, ma pallacanestro era una frana. “Si, altrimenti le 2 squadre avrebbero litigato per farti giocare in quella avversaria!” dissi ad Andrea con un sorriso

Finalmente, un sorriso é sbocciato dalle tue labbra...Ale, se hai dei problemi, puoi parlarne con me. Vedo che non hai tanti amici, o meglio, forse non ne hai nessuno. Ogni ragazzo ha bisogno di un amico con cui confidarsi. Tutti abbiamo dei problemi, anche se a volte sono solo delle cavolate. Solo parlandone con i tuoi amici puoi uscirne fuori!”

Guardai negli occhi di Andrea, e gli dissi “I miei problemi non possono essere risolti. È tutta la mia vita un problema, e adesso mi sto preoccupando anche per mio fratello. Ma tu purtroppo non puoi aiutarmi. Cerca di capirmi”

OK, forse io non posso aiutarti, ma forse puoi parlamene. Magari riesco a darti delle dritte. Chissà”

Io posso anche parlarne con te, ma quello che sentirai non ti farà piacere. Sei sicuro che vuoi stare ad ascoltarmi. Inoltre, mi prometti che non ne parlerai con gli altri?”

Ti prometto che non farò parola a nessuno, se non prima mi autorizzi tu. Non so cosa di tanto grave possa avere un ragazzo della nostra età, ma io sono qui ad ascoltarti.”

Fu così che decisi di confidarmi con Andrea raccontandogli dei miei genitori che in realtà non erano i miei veri genitori, del lavoro che eravamo costretti a fare, e soprattutto di ciò che ricordavo dell’ultimo fine settimana. Mentre gli raccontavo degli ultimi dettagli, gli feci vedere una parte dei segni che avevo oramai stampato sul mio corpo, alzandomi in parte la mia T-Shirt. Andrea mi lasciò raccontare senza interrompermi, ogni tanto annuendo di capire ciò che dicevo, ed ogni tanto vedendo nei sui occhi momenti di comprensione a momenti di rabbia.

Quando finii, rimanemmo a fissarci per un paio di minuti. Negli occhi di Andrea leggevo tanta rabbia mista a dolore.

Grazie per esserti aperto a me. La storia è talmente incredibile che non credo possa essere un frutto della tua fantasia. Comunque,come ti ho promesso non ne farò parola ad altri. Anzi capisco che non posso parlarne ad altri,altrimenti ti ritroverai con altri guai. Comunque dobbiamo trovare una via d’uscita”

Non so come uscirne fuori. Grazie per essere stato ad ascoltarmi. Adesso devo andare. Mio fratello è appena uscito.”

Nel frattempo una massa bionda di capelli si avvicinava a noi. Era Roman che ci aveva visto e ci stava vendendo incontro.

Ciao fratellone, ciao Andrea, cosa fate seduti qui? Non fa un troppo freddo per stare qui in pantaloncini?”

Ops, devo scappare negli spogliatoi, prima che li chiudano. Ciao ragazzi, ci si vede”

Vedo che il tuo sorriso è sempre stampato sul tuo viso. Mi fa piacere. Dai, andiamo a casa” gli disse mentre mettevo la mia mano destra sulla spella del mio fratellino, e ci incamminavamo verso casa.



Continua...


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Famiglia Arcobaleno - II - Aleksey - Parte 1

Post n°13 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da famigliaarcobaleno

 

Attenzione, se é la prima volta che leggi questo racconto, ti consiglio prima di leggerti le parti precedenti, ovvero:

Famiglia Arcobaleno - I – Prefazione
Famiglia Arcobaleno - I – Presentazione
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 2
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 3
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 4
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 5
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 6
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 7



Questo é il seguito del racconto. Buon Divertimento!

 

Capitolo 2


Aleksey

Come puoi immaginare dal mio nome, sono di origini russe. I miei genitori mi hanno messo al mondo in uno sperduto villaggio della Siberia. Sesto di 8 figli,di cui 5 maschi, la mia infanzia é trascorsa a momenti di felicità con i miei fratelli, a periodi di terrore dovuti al fatto che mio padre aveva l’abitudine di alzare il gomito, sperperando quel poco che guadagnava in alcolici. Per fortuna mia madre riusciva con qualche lavoretto a rimediare sempre qualcosa da mangiare per noi. Ma soprattutto la sera, quando nostro padre tornava a casa, il terrore era diventato quotidiano in famiglia. Ogni sera si accaniva su uno di noi, e ci picchiava senza alcun motivo. La sera tremavamo dal terrore sapendo che uno di noi sarebbe stato bastonato da un ubriaco pazzo. Mia madre spesso cercava di calmarlo, soprattutto quando si accaniva sui più piccoli, ma finiva sempre che oltre a bastonare noi, bastonava anche mia madre.

Un giorno mia madre non sopportando più la situazione che si era creata, mise del veleno nel cibo, e glielo fece mangiare al suo uomo. Quella sera mia madre dopo avergli servito la macabra cena, si mise di fronte al suo uomo e vide come ingoiava quello che lo avrebbe portato all’inferno. Finì di cenare senza accorgersi di nulla. Dopo aver picchiato il secondo dei miei fratelli, prese mia madre ed andarono a dormire. Alcune ore dopo i primi sintomi della cena cominciarono a farsi sentire, e l’uomo accusò dolori allucinanti allo stomaco. Chiese aiuto a mia madre, e fu in quel momento che rilevò a lui il piano che aveva architettato. Glielo disse perchè voleva che sapesse che non sarebbe morto senza motivo, ma perchè c’era qualcuno che lo odiava. L’uomo che nel frattempo stava stramazzando al suolo per il dolore, riuscì a raccogliere quel che gli rimaneva delle sue forze, tirò fuori un coltello che aveva sempre con se, anche di notte, e lo lanciò contro la madre, colpendola direttamente al collo.

Le urla di entrambi i genitori richiamarono l’attenzione dei vicini che accorsero, ma quando arrivarono, si ritrovarono di fronte a 2 cadaveri, e 8 ragazzi terrorizzati da quello che avevano appena visto.

I funerali furono molto spartani, dato che anche i nostri parenti non avevano tanti soldi disponibili. Inoltre, nessuno di loro poteva permettersi di mettersi in casa 8 nuove bocche da sfamare. Subito dopo i funerali, ci spedirono in diversi orfanotrofi, e praticamente da quel momento le nostre vite si divisero.

Io fui spedito in un orfanotrofio di Mosca insieme alla mio fratellino che all’epoca aveva sei anni. Io avevo invece 9 anni. Gli altri fratelli e sorelle invece furono mandati in altri orfanotrofi di altre città. Purtroppo i fondi non erano tanti e del in bimbi erano numerosi. A volte i nostri tutori facevano fatica a organizzare un pranzo o la cena. Rimanemmo due anni nell’orfanotrofio quando una famiglia rumena ci previste in adozione. La coppia sembrava apposto e quando venirono all’orfanotrofio si presentarono con un’auto di grossa cilindrata. I documenti per il trasferimento impiegarono alcuni mesi presso la arrivare. Quando tutto fu pronto sia io che mio fratello ci trasferimmo nella nuova casa in Romania.purtroppo quello che sembrava una famiglia perfetta in realtà si trattava di una banda il cui scopo era quello di reclutare bambini e mandarli a per strada.

Per fortuna la donna che si occupava di nuovi aveva insistito che almeno la mattinadovessimo andare a scuola. Quindi la nostra giornata iniziava la mattina con la scuola e poi dopo venivamo subito spediti per strada a chiedere l’elemosina. Facemmo questo tipo di vita terra camminano quattro anni. A volte ci portavano in una fabbrica dove c’erano altri bambini e dovevamo lavorare fino a sera tardi. Altre volte invece dovevamo andare a pulire nei giardini o nelle casse di altra gente ricca. Quando non avevamo nessun lavoro dovevamo chiedere l’elemosina per strada.

La maggior parte dei soldi guadagnati venivano comunque spedisci dalla padrone di casa in alcolici. Un giorno la nostra mamma ebbe un incidente sul lavoro e dopo due mesi di ospedale morì, lasciandoci da soli con il suo marito. Purtroppo l’uomo non era in grado di gestire la casa senza la moglie e cominciò a bere sempre di più e si indebitò al gioco. Un giorno due uomini vennero a casa e dopo aver parlato con nostro padre ci portarono via. Praticamente per poter pagare i debiti di gioco, ci aveva venduti ad una banda di persone che trafficavano con i bambini. Io nel frattempo avevo 14 anni mentre mio fratello mi aveva solo 12 di anni.

Ci cambiarono identità e con dei passaporti che dovevano in realtà appartenere ad altri ragazzi ci spedirono in Germania. Dato che eravamo ufficialmente registrati in Germania la coppia che ci aveva accolto dovette mandarci a scuola. Anche qui dopo la scuola dovevamo lavorare. Ci avevano assegnato un angolo di una strada trafficata, e li dovevo fare dei piccoli spettacoli, mentre mio fratello girava tra le persone che si fermavano e chiedeva l’elemosina. La sera quando ritornavamo a casa se non portavamo abbastanza soldi non ci facevano mangiare e spesso ci picchiavano. Fino ad allora non avevamo mai avuto una vita vera e propria. Uno giorno per caso un amico di scuola mi vide mentre suonavo una fisarmonica. I nostri aguzzini ci mandavano a chiedere l’elemosina in un’altra città per evitare che amici di scuola o insegnanti ci riconoscessero. Casualmente il ragazzo aveva i nonni proprio nel paese in cui noi lavoravamo, che quel giorno insieme ai nonni avevano deciso di andare a fare delle compere in centro. Appena mi vide mi salutò agitando la mano. Quando io lo vidi diventare rosso per la vergogna. Lui si accorse dell’imbarazzo che rimase fermo a guardarmi. Quando finì il brano mi alzai e andai da lui. Ci salutammo stringendoci la mano è che purtroppo dovevo lavorare. Sia lui che i nomi non dissero niente, annuirono, e dopo aver dato una banconota da cinque euro a mio fratello continuarono con la loro passeggiata.

La notte che venne non riuscii a dormire. Avevo terrore di quello che gli altri amici di scuola e insegnanti avessero pensato di me. Decisi anche di non dire niente alla mia famiglia perché non sapevo come avrebbero reagito.

Il giorno dopo quando andai a scuola vidi Andrea già seduto in aula. Le prime due ore passarono senza problemi. Mi resi anche conto che Andria non aveva parlato del mio incontro del giorno prima con gli altri. Durante la pausa uscii nell’atrio della scuola mi sedetti su una panchina e rimasti lì a pensare. Ad un certo punto vidi Andrea parlare con altri amici. Andrea mi vide seduto da solo e congedandosi dagli altri si avvicinò a me.

ciao Ale, posso sedermi?” mi disse Andrea appoggiandomi la sua mano destra sulla mia spalla.

se il prego, sono da solo”

mi dispiace che sei costretto a lavorare dopo la scuola. Vicino al posto dove ci siamo incontrati ieri abitano i miei nonni. Mi hanno detto che siete lì già da tanto tempo. Spero che presto non sarai più costretto a lavorare” mi disse Andrea mentre mi guardava negli occhi.

lo hai detto a qualcuno?”

No, non ti preoccupare oltre ai miei nonni nessuno sa del nostro incontro di ieri. Comunque, se hai bisogno di una mano o di aiuto puoi parlarne con me. Sei un bravo ragazzo che nonostante devi lavorare il pomeriggio sei anche bravo a scuola. In poco tempo hai imparato il tedesco e i tuoi voti non sono bassi” disse Andrea mentre mi alzava dalla panchina.

Grazie Andrea, purtroppo nessuno può aiutarmi” gli dissi, mentre mi alzavo anche io e ci incamminammo verso la nostra aula.

Alcuni giorni dopo il nostro aguzzino decise che era arrivato il momento di darci anche un nuovo lavoro. Voleva che ci prostituissimo. Scoprii che c’erano persone disposte a pagare tantissimo per poter rimanere alcune ore con i ragazzi della mia età. Era quel giorno con venerdì quando insieme a mio fratello tornammo a casa dopo la scuola. Insieme ai nostri genitori c’erano due uomini che pranzarono insieme a noi. Dopo aver finito di pranzare, il nostro padrone ci disse che saremmo dovuti andare con i due uomini per tutto il fine settimana. Saremmo tornati a casa il lunedì.

Ma io non voglio andare con loro. Non mi sembrano delle persone di cui fidarsi” dissi mentre una lacrima scendeva dal mio viso.

Voi dovete andare. Ci pagano molto bene per un fine settimana” mi disse, mentre mi dava un ceffone.

Dopo un quarto d’ora eravamo pronti con il nostro zaino. Avevamo messo qualche indumento ed un paio di libri. Inoltre il mio fratellino aveva con sé anche un koala in peluche che aveva dai tempi dell’orfanotrofio.

Dove volete portarci?” chi si hanno uno dei due uomini mentre ci facevano salire in auto.

Andremo in un posto molto tranquillo. Vedrete, vi divertirete” ci disse l’altro uomo che era già al volante.

bevete questo del succo di frutta, è molto buono” disse uno dei due porgendoci due bottigliette di succo di frutta.

Grazie” rispondemmo in coro io e mio fratello.

Il sapore della succo di frutta era strano, comunque lo bevvi anche perché avevo tanta sete. Dopo circa 20 minuti sia io che mio fratello non riuscivamo a tenere gli occhi aperti. Un senso di torpore ci indusse a sdraiarci e a dormire.

Da qual momento e per i successivi giorni i ricordi diventano vaghi ed a tratti.



Continua...


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Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 7

Post n°12 pubblicato il 21 Novembre 2011 da famigliaarcobaleno

 

Attenzione, se é la prima volta che leggi questo racconto, ti consiglio prima di leggerti le parti precedenti, ovvero:

Famiglia Arcobaleno - I – Prefazione
Famiglia Arcobaleno - I – Presentazione
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 2
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 3
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 4
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 5
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick – Parte 6



Questo é il seguito del racconto. Buon Divertimento!

 


Dal diario di Jannik

Quando sono arrivato in questa famiglia, l’accoglienza è stata molto calorosa. Sapevo che si potevano formare famiglie con persone dello stesso sesso, ma pensavo che il tutto era un qualcosa di anormale, o comunque di forzato. Ok, lo so, forse non posso stabilire io cosa sia una vera famiglia, dato che non ne ho mai avuto una, ma con Tony e Justin mi sembra di essere entrato in una famiglia normale. Addirittura hanno 2 gemelli, cosa che in un primo momento mi ha stupito, ma quando ne abbiamo parlato,ho capito che in definitiva è qualcosa di assolutamente normale. Infine un cagnone completa il quadretto familiare. In questo ultimo periodo ho conosciuto nuove persone, molte delle quali gay, ma devo dire che la loro vita è una normalissima vita, con i loro problemi giornalieri, con i loro sentimenti, piani e speranze. Peccato che tante persone li confondono con qualcosa di negativo. In definitiva il loro obiettivo è un obiettivo comune a tutti, ovvero trovare il loro amore, anche se è dello stesso sesso!

Già dalla prima serata ho capito che con loro le cose sarebbero girate come un orologio svizzero. Per ogni problema, anche se piccolo, viene discusso fino a trovare la soluzione più idonea. Dal momento in viene pianificato come affrontare il problema, gira il tutto come un orologio svizzero.

In questi giorni ho deciso che è meglio dare una sterzata definitiva alla mia vita, ed accettare l’invito di Regis. Dopo aver informato Tony, si è messo in moto un sistema che ha come obiettivo finale il trasloco in America con il minimo dei problemi.

Per prima cosa abbiamo deciso che devo frequentare un corso di inglese, in maniera tale da poter da poter sbarcare in terra americana con una conoscenza della lingua sufficiente a comunicare con gli yankee. Ok, posso parlare inglese, ma il livello di cui ho bisogno è decisamente superiore. Inoltre abbiamo deciso che per almeno un paio di ore al giorno sia Tony che Justin comunicheranno con me in inglese.

Inoltre da qualche giorno sono ritornato a scuola. Tony è riuscito ad iscrivermi ad un scuola del paese in maniera tale da poter continuare l’anno scolastico. Il nostro obiettivo è cercare di non perdere l’anno scolastico, che poi è l’ultimo. Se tutto va bene riuscirò ad avere lamia maturità un anno prima rispetto agli altri, anche grazie ai miei nonni che anni fa con pazienza e costanza riuscirono a farmi risparmiare un anno scolastico. Spero che il loro lavoro non sia stato fatto invano dalle ultime vicende che mi sono successe.

Tra la scuola e l’inglese, devo trovare tempo per delle visite dal dentista. Purtroppo mi hanno dovuto estrarre 2 denti, ed adesso sono in cura. Se tutto va bene tra qualche settimana avrò 2 denti nuovi di zecca.

Poi la cosa più bella sono i 2 gemelli che riempiono la giornata con il loro sorriso e la loro gioia di vivere. Hanno solo 20 mesi, ma è bellissimo vedere quanta vita è in loro, e la voglia che hanno di scoprire questo mondo che a volte è troppo ingiusto. Fortunatamente hanno dietro le loro spalle 2 persone molto forti, e non ho dubbi che riceveranno tanto amore, tanto quanto ho ricevuto io dai miei nonni, se non di più!

Le prime notti dormivo sempre con il mio orsacchiotto, ma il calore che questa famiglia riesce a comunicarmi ha fatto si che negli ultimi giorni il mio amato orsacchiotto non divide più il letto con me, ma mi guarda dal davanzale della finestra.

Tra le altre cose oggi ho mostrato a Tony la scatola che i miei nonni mi hanno lasciato. Abbiamo trovato alcuni documenti che a parere di Tony sono molto interessanti. In questi giorni vogliamo farli vedere ad un suo amico avvocato e cercare di capire cosa possiamo fare dei documenti.

Tony inoltre quando ha un po di tempo libero, mi coinvolge nelle sue trovate hi-tech. Siamo riusciti adesso a stabilire un collegamento con Regis tramite computer, e riusciamo a comunicare con le webcam. Si,dopo tanto tempo sono riuscito a rivedere sia Regis che Cristine. La prima volta è stata molto emozionante. Ho visto alcune lacrime sul viso di Cristine quando ho fatto vedere i segni che mi sono rimasti sul mio corpo. Regis inoltre è diventato ancora più attraente di quanto era a Monaco. Gli ormoni stanno lavorando molto bene sul ragazzo, e di sicuro avrà una fila di spasimanti che attendono solo un suo segnale! Eh Eh

Inoltre qui la vita è molto movimentata. Ok, una famiglia con 2 marmocchi in giro un cane che corre per tutta la casa tutto il giorno può sembrare già molto agitata. Tony riesce a trovare tempo per me, e proprio ieri è arrivato un altro ragazzo che ha anche qualche problema alle spalle. Il suo nome è Aleksey, ed è un mio coetaneo. Anche lui ha una camera tutta sua. Anche se la casa è molto grande, le camere non hanno il bagno interno. Io adesso condivido il bagno con lui. Ha una camera al secondo piano, ma il bagno che ha è molto piccolo. Quando vuole farsi la doccia, utilizza sempre il mio bagno. Oggi pomeriggio abbiamo trascorso molto tempo insieme e gli ho raccontato dei miei problemi. Quando ho finito, Aleksey mi ha raccontato come è arrivato in questa famiglia.

Fine Capitolo 1

Continua...



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Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 6

Post n°11 pubblicato il 19 Novembre 2011 da famigliaarcobaleno

 

Attenzione, se é la prima volta che leggi questo racconto, ti consiglio prima di leggerti le parti precedenti, ovvero:

Famiglia Arcobaleno - I – Prefazione
Famiglia Arcobaleno - I – Presentazione
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 1
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 2
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 3
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 4
Famiglia Arcobaleno - I - Jannick - Parte 5


Questo é il seguito del racconto. Buon Divertimento!


Dopo aver pranzato insieme a Max, si incamminarono verso il centro.

“E adesso shopping!” disse Max mentre mostrava la carta di credito “adesso abbiamo bisogno di rifarti il guardaroba, e con noi di sicuro vedrai la differenza di gusti.”

“Ma io non ho bisogno di tanto, in definitiva non ho molte pretese!”

“Dato che siamo in anticipo per l’appuntamento, andiamo prima dal parrucchiere da un mio amico. Non è molto lontano da qui. Possiamo andarci a piedi”

Jannik annuì, quindi andarono prima dal parrucchiere e dopo essersi incontrati con gli altri rifecero un nuovo guardaroba a Jannik. Jannik dapprima era molto titubante, in definitiva non voleva gravare sulle finanze degli amici, ma alla fine si lasciò convincere, e si “sottomise” ai gusti degli amici.

I giorni passarono senza particolari novità. Jannik, oltre agli appuntamenti con il dentista aveva molto tempo libero, ed i ragazzi nel loro tempo libero stavano sempre con Jannik.

Dopo circa 10 giorni ricevette una email da Regis:

Caro Jannik,

Mi fa piacere il ricevere buone notizie. Stai ritornando in forma, e so che hai svuotato la carta di credito di Max. Eh Eh. Comunque di sicuro l’investimento fatto si ripercuote sul tuo look adesso, quindi di sicuro un paio di ragazze in più ti faranno il filo!

Per quanto riguarda invece il futuro, ho un buon amico vicino Düsseldorf dove potresti andare. È una brava persona, e di sicuro ti potrà aiutare al meglio. Penso che trascorrere un po di tempo da loro (abita insieme al suo compagno ed hanno 2 figli) ti potrà aiutare a pensare con calma ai tuoi progetti futuri. Per adesso,gli ho solo accennato di te, ma se vuoi posso dargli maggiori dettagli, o forse potresti contattarlo direttamente tu stesso. Fammi sapere cosa fare.

Un abbraccio

Regis


Questa volta Jannik rispose subito alla email

Caro Regis,

Mi fa sempre piacere ricevere le tue email. Non solo perché mi dai tante novità e speranze, ma soprattutto perché so che posso contare su un vero amico. Scusa se non mi sono fatto sentire in questi giorni, sai ero intento a dar fondo alla carta di Max.

Il restyling di Jannik, ha dato i suoi frutti. L’altra sera eravamo nel locale dove mi avevi presentato i tuoi amici, e non so perché, mi sentivo osservato più del solito. Penso che se avessi voluto, avrei potuto organizzare tanti appuntamenti, ma per fortuna Max mi ha ricordato che gli occhi che mi scrutavano non erano in linea con i miei gusti sessuali, quindi sono stato sempre molto vicino a Micky, facendo pensare che ero già impegnato... in compenso Micky ha ricevuto occhiate di disappunto! Molti sarebbero voluti essere al suo posto!

Bando alle chiacchiere adesso! Penso che cambiare posto possa giovarmi. Mi trovo molto bene qui con Max, Micky ed Eko, ma lentamente ho il bisogno di cambiare completamente, anche città. Vorrei andare lontano, e penso che Düsseldorf possa andare bene. Non ci sono mai stato, ma mi piacerebbe andarci. Se possibile vorrei farlo al più presto. In questo modo posso liberare casa tua al più presto. Fammi sapere quando il tuo amico è pronto ad ospitarmi. Sicuramente se me lo consigli, non può essere altro che una persona affidabile.

Un abbraccio a te e Cristine

Jannik

Il giorno dopo ricevette una risposta alla sua email.

Caro Jannik,

ho parlato di nuovo con Tony, l’amico che ti dicevo, e praticamente ti aspetta! Ho detto qualcosa di te, ma i dettagli li lascio a te quando lo incontrerai personalmente. Organizza con gli altri ragazzi il viaggio per Düsseldorf.

Tienimi aggiornato. Ciao da Regis

PS: Saluti dalla mamma

La sera stessa Jannik informò i ragazzi della disponibilità di Tony ad ospitarlo, e spiegò la voglia di trasferirsi al più presto. Decisero che il giorno dopo avrebbero festeggiato la partenza del loro nuovo amico, e quindi l’indomani avrebbe preso il treno per Düsseldorf. L’aria che si respirava era da un lato festosa perché sapevano che era un passo avanti per lo sfortunato ragazzo, ma dall’altro sapevano che sarebbe passato tanto tempo prima di rivederlo di nuovo. Per l’immediato decisero di vedersi un film in TV, ma dopo una mezz’ora Eko trasformò con delle scuse banali la serata in una guerra di cuscini. Per il salotto volarono cuscini da ogni parte. Era una guerra di tutti contro tutti!

Il giorno dopo i ragazzi decisero di passare la giornata insieme, quindi Micky invitò gli altri per pranzo in una catena di ristoranti spagnoli, ed Eko utilizzò la sua carta di credito per una mega coppa gelato in gelateria. All’unisono decisero che Max sarebbe esonerato per tutto il giorno ad utilizzare i suoi risparmi, che negli ultimi giorni si erano ridimensionati consistentemente.

Non mancarono anche gli acquisti di piccoli regali.

Max comprò un libro di insegnamento di inglese. Eko comprò un paio di cd di musica da discoteca. Micky invece optò per una T-Shirt personalizzata. Fece stampare sul fronte della T-Shirt la scritta “Buona Fortuna, Cucciolo” e sul retro fece stampare i nomi dei 3 ragazzi. Inoltre dopo che gliela consegnarono, ognuno firmò il retro della T-Shirt.

Jannik invece comprò3 piccoli ferma carte con la scritta: “Amici per sempre”

Dopo cena, come stabilito andarono nel loro locale preferito. Durante il quale il disk jockey dedicò ai 4 ragazzi la canzone Best Friends Forever


We don’t always like the same things
Take ice cream we like different flavors
And we don’t always see things the same
Once you called me a name
And I returned the favor

But you are my best friend...Forever
we won’t ever let that end... No never
You are here for me and I am here for you
That’s what best friends do

We don’t always see eye to eye
Don’t ask me why
But we don’t mind it

And we don’t always get along
but our friendship’s strong
We can always find it

We don’t always fit in with the crowd
but we still stand proud
and we stand together

And we don’t care what other people say
We go our own true way
That works a whole lot better

I ragazzi si raggrupparono in cerchio, e ballarono insieme.

Il giorno dopo Eko stupì tutti con una colazione preparata in tutti i dettagli. In definitiva era quello che più di tutti preferiva rimanere nel letto. Fecero colazione, e si avviarono verso la stazione.

Prima di farlo salire sul treno, Jannik abbracciò i suoi amici. Non aveva bisogno di ringraziarli ulteriormente, sapeva che non era necessario.

Il viaggio in treno fu molto tranquillo. Durante la corsa verso Düsseldorf, approfittò per ascoltare uno dei cd regalati da Eko. Regis gli aveva dato un numero di telefono ed un indirizzo email di Tony. Il giorno prima aveva inviato a Tony una email comunicandogli l’orario di arrivo del treno alla stazione di Düsseldorf, e confermandogli che appena arrivato lo avrebbe chiamato.

Il treno arrivò puntuale. Jannik fu praticamente l’ultimo a scendere, dato che aveva oltre allo zaino anche una valigia piena di tutto ciò che aveva comprato negli ultimi giorni. Appena sceso, chiamò il numero che Regis gli aveva fornito, ed il mio cellulare squillò!

“Hallo Jannik, sei arrivato in stazione” disse mentre mi guardavo intorno.

“Si Tony, sono arrivato, e proprio in questo momento i nostri occhi si stanno incrociando” disse Jannik mentre alzava la mano sinistra. Vidi il ragazzo che con una mano si sbracciava nella mia direzione, mentre l’altra era occupata con un telefonino.

“Piacere Antonio, ma puoi chiamarmi semplicemente Tony” “Piacere, Jannik”

“Il viaggio, tutto bene? Dammi la valigia, vedo che hai già problemi a portare lo zaino”

“Grazie Tony, alcuni amici a Monaco mi hanno comprato un po di vestiti, a loro parere lo stretto necessario che un teenager dovrebbe avere nell’armadio. Ma hanno un po esagerato!”

“Beh, se il tuo obiettivo è far colpo con le ragazze, allora hai bisogno delle armi giuste per colpirle, e una buona t-Shirt con jeans alla moda sono le armi giuste.”

Un sorriso innocente invase il viso di Jannik, e ci avviammo verso l’auto parcheggiata fuori dalla stazione.

Impiegammo circa 20 minuti per arrivare a casa durante il viaggio raccontò del viaggio che aveva appena fatto in treno e dal commovente saluto fatto con gli amici a Monaco

Arrivati a casa presentai il ragazzo al nostro cane altrimenti non sarebbe potuto entrare nel nostro giardino, quindi entrammo in casa dove il mio compagno stava già preparando la cena. I bimbi stavano giocando in un angolo del salotto con i loro giochi

Vuoi un caffè prima di cenare?

Sì grazie, nero bollente senza latte

Preparai il caffè, lo portai in salotto insieme a dei biscottini che avevo fatto il giorno prima

Mentre bevevamo i nostri caffè, Jannik mi raccontò di ciò che aveva subito negli ultimi mesi. Prima però raccontò dei momenti passati con i suoi nonni, quindi parlò della vita sregolata della mamma, di quando era stato costretto a vivere di nuovo con lei dopo la morte dei nonni. Inoltre mi raccontò dell’arrivo dell’amico della mamma e degli incubi che dovette subire durante la convivenza con la mamma. Infine mi raccontò della denuncia fatta e si soffermò a parlare a lungo dei nuovi amici conosciuti a Monaco.

“Ragazzi la cena è pronta. Potete venire in cucina” disse Justin, il mio compagno, e ci accomodammo in cucina.

Durante la cena raccontai della nostra famiglia, della nostra vita è presentai i nostri figli al nuovo ospite.

Dopo cena portai Jannik in camera sua, gli mostrai il funzionamento del televisore e gli indicai il bagno che poteva utilizzare durante la permanenza a casa nostra.

Ok Jannik, adesso se vuoi puoi farti una doccia e rinfrescarti e se non sei troppo stanco puoi scendere giù più tardi. Io vado dormire sempre molto tardi, quindi se vuoi, possiamo parlare davanti ad una tazza di tè con comodo. E quindi lasciai Jannik con le sue cose personali da sbrigare.

Una volta uscito dalla sua camera, Jannik tirò fuori dalla sua valigia un paio di jeans e una t-shirt, e si chiuse in bagno.

Dopo circa un’ora, un ragazzo rinfrescato e con indumenti puliti si sedette di fianco a me nel salotto

“Vuoi del tè, Jannik? Ho una teiera con del te verde, buono da bere a quest’ora della giornata”

“Si, grazie” e dopo aver bevuto un sorso, rimase immerso in silenzio nel sofà.

“Jannik, visto che sei qui, vorrei parlarti su cosa fare nei prossimi giorni. Innanzitutto voglio ricordarti che potrai stare qui tutto il tempo che vuoi. La camera degli ospiti per i prossimi mesi è a tua completa disposizione. Regis mi ha detto che molto probabilmente lo vorrai raggiungere in America, ma questo non è possibile se non sei maggiorenne. Comunque il problema si risolverà tra meno di un mese, dopo il giorno del tuo 18esimo compleanno.”

Jannik annuì, quindi potevo continuare.

“Domani andremo da un mio amico dentista. Vedo che i tuoi denti hanno bisogno di un professionista. Inoltre conosco anche un buon dottore che può visitarti e rimetterti in sesto.”

Jannik ascoltava attentamente quello che dicevo, e ogni volta annuiva.

“Per quanto riguarda le denunce in corso, dovremmo ricontattare il sig. Schmitz di Monaco, e informare della tua partenza. Credo comunque che se le denunce vadano avanti, dovrai prima o poi ritornare a Monaco per alcune deposizioni. Comunque un amico avvocato si sta interessando del tuo problema, e mi darà maggiori dettagli.”

Su questo punto Jannik era contrariato visibilmente, ma alla fine annuì.

“Infine, per quanto riguarda i rapporti rimanenti con tua madre, diventando maggiorenne, ha molti meno diritti su di te, quindi tu sarai praticamente indipendente da lei. A quanto pare non ha nemmeno sporto denuncia della tua scomparsa, quindi presumo che non voglia sapere nemmeno dove tu sei adesso.”

Jannik,si rannicchiò in un angolo del sofà, e tenendo stretto un cuscino, una lacrima scese sulla su guancia.

“Scusa Jannik, non volevo essere troppo duro”

“No, fa niente. Adesso va meglio” rispose Jannik

“I bimbi sono a letto, il cane è già a cuccia, ma vedo che qui nessuno ha ancora intenzione di andare a dormire” disse Justin mentre entrava in salotto con un succo di mele in mano.

“No, abbiamo quasi finito con le cose serie” dissi, mentre la mia dolce metà si sedeva al mio fianco.


Continua...

 

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