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Soddisfazione!

Post n°10 pubblicato il 07 Maggio 2007 da rebelott62
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Soddisfazione!
Dopo anni di vita travagliata e incasinata tra mille problemi stamani, ovvero ieri mattina Domenica mi sono alzato alle 09,00.
Non mi succedeva da più di vent’anni. I problemi passati, con 28 anni di girovagare per ospedali, per i miei due fratelli, per mio padre che reduce dai campi di concentramento ed essere ritornato in patria pesando solo 37 kg, con mille problemi, di malattie continue, un fratello che a 17 anni, cadde nel baratro dell’eroina e poi morto nel 1984, con mia mamma che a causa di un operazione di tre Bypass comportò l’acquizione di artrite reumatoide che la portò alla devastazione.Poi nel 98 persi mio padre e nel 2002 mia madre. Poi senza entrare nei dettagli di tutto quello che ho fatto per i miei ex suoceri, che sono mancati pure loro, dopo innumerevoli sofferenze, la perdita di due gemelle in arrivo, e la perdita sia della mia compagna, sia di mio figlio. Ora sto cominciando una nuova vita, la sto affrontando in maniera serena, anche se con mille rischi e disposto addirittura a trasferirmi, nel caso le esigenze lo impongano per cominciare a rivivere e trovare un nuovo lavoro, ma quello che conta di più è l’amore, se una persona lo trova nella compagna della sua vita può passare miriadi di problemi ed avere una vita serena e felice. Sarò pazzo? No, non giudicatemi male, stò ricominciando ad avere delle piccole soddisfazioni giorno dopo giorno. Domenica prossima si ripete, riposo senza pensieri.

 
 
 

Parco Lambro anni 70    

Post n°9 pubblicato il 05 Maggio 2007 da rebelott62
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Parco Lambro anni 70                                                 

Oggi sappiamo che Parco Lambro non fu, o non soltanto, l'"apocalisse del pop", come i piú fantasiosi la definirono, o l'"apoteosi della provocazione". E, contrariamente a quanto affermarono alla fine dei quattro giorni gli stessi organizzatori, stanchi, incazzati, confusi, non fu neppure l'ultima festa del movimento. Piuttosto, proprio lí, dallo sfacelo del mito di un certo modo di stare insieme - pace, amore e misticismo collettivo, musica come droga e droga come musica ecc. - nacque la necessitá di trovare altre strade, altri modi. E vennero, infatti, altre feste. Alcune quasi clandestine per pochi iniziati come quella di Guello (giugno '77); altre di grande massa, come quella di Bologna (settembre '77), che certo qualche militante ortodosso, anche se della sinistra "nuova", considererá eresia chiamarla festa, ma che é stata, invece, senza alcun dubbio, una delle piú grandi sagre del movimento. Un festival senza orchestre e divi pop-rock, senza danze collettive e girotondi di corpi nudi sotto la pioggia, ma con lunghi e anche gioiosi cortei, canti e slogans. E , soprattutto con un'intera cittá per palcoscenico, anziché un recinto grande molti chilometri ma pur sempre ghetto dell'emarginazione e dell'autoemarginazione, un parco spelacchiato, e ricoperto di rifiuti, ai margini della metropoli. É chiaro dunque, che nel fallimento del Parco Lambro '76, se cosí vogliamo chiamarlo drammatizzando un po' i termini, c'era giá l'embrione di un nuovo movimento, o meglio, della trasformazione del movimento e della sua separazione in diversi filoni, spesso contradditori, come vedremo tra poco. Ma allora né i protagonisti né gli osservatori potevano essere in grado di cogliere questa realtá "in fieri". Ne registrarono solo il punto di arrivo.Certo, ancor piú dopo Parco Lambro '76, fu chiaro anche per gli ex figli dei fiori trapiantati in Italia, che la rivoluzione non era dietro l'angolo. "Questa festa ha segnato la fine del '68", fu il "refrain" che si sentí ripetere fino alla nausea nei giorni successivi al festival. Dalla stampa borghese, dalla stampa della sinistra giá non piú extraparlamentare e da quella ancora extraparlamentare; ma anche dagli stessi organizzatori. Seppelliamo il mito dell'immaginazione al potere; basta con la presunzione di trasformare il "personale in politico", quando manca una precisa ideologia di fondo. Questo, in sintesi, il loro pensiero. E bisogna dare loro atto di aver saputo subito individuare i punti fondamentali di un'autocritica senza compiacimenti. Andrea Valcarenghi, "papá" indiscusso dell'underground italiano, fondatore e direttore di "Re Nudo" e organizzatore di tutti i precedenti festival del proletariato, fu ancora piú preciso. Raccontando, poco piú tardi, in "Non contate su di noi"(Arcana Editrice), come lui e i compagni avevano vissuto la fase preparatoria di Parco Lambro '76, scrisse: "Con l'avvicinarsi dell'estate, quasi automaticamente ci troviamo con il cartello dei gruppi, piú i circoli proletari, gli autonomi e gli anarchici a preparare la VIa festa del proletariato giovanile (.....). Decine di giovani proletari arriveranno da tutta Italia. Nessuno ipotizzó quello che sarebbe successo, nessuno accennó alla possibilitá che la proiezione collettiva dei fantasmi della disperazione avrebbe materializzato mostri da combattere. Nessuno previde che per tanti di noi ancora é necessario darsi un nemico esterno per potere sentirsi uniti contro qualcosa o qualcuno". Anche se "col senno di poi", Andrea ha colto nel segno: il discorso della disperazione che genera violenza fino al punto di partorire "nemici esterni", é indispensabile per capire l'esplosione di comportamenti violenti, che caratterizzó, non solo Parco Lambro '76, ma molte delle grandi manifestazioni giovanili a partire da allora. Gli organizzatori arrivano alla festa giá divisi tra loro, con grosse contraddizioni, che non toccano tanto i problemi tecnici-organizzativi quanto proprio i contenuti politici-ideologici (in questo caso sarebbe piú esatto dire i "bisogni"). E non potrebbe essere diversamente: dietro i "leaders" dei circoli proletari (uso il termine leaders per comoditá, ma so che i diretti interessati lo rifiutano), ci sta una massa abbastanza consistente di giovani e giovanissimi, anche se con tutta la fluiditá che nasce dallo sbandamento, dall'emarginazione; i circoli hanno il ruolo di aggregazione dei nuovi soggetti politici venuti fuori dalle sacche del proletariato, dal profondo Sud trapiantato nei quartieri-dormitorio delle metropoli industriali. Questi soggetti politici emergenti, che sono tali anche se non hanno - non possono avere - una cultura e una ideologia politica limpida, rappresentano il prodotto della crisi economica, della disoccupazione e sottoccupazione galoppante, dello sfacelo delle istituzioni, dello scollamento sempre piú drammatico fra civiltá contadina e civiltá industriale, tra Nord e Sud. Che cosa possono avere in comune col '68 e con i suoi protagonisti? La loro comparsa sullo scenario sociale italiano non avviene certo a Parco Lambro '76; giá da alcuni mesi, soprattutto a Milano, perfino i benpensanti che preferiscono il gioco dello struzzo, non hanno potuto fare a meno di accorgersi, con paura, della loro nuova realtá. Tuttavia, é vero che Parco Lambro, offrendo l'occasione di trovarsi tutti insieme, elargendo la speranza-illusione di una "cittá del sole", ha reso inevitabile il loro passaggio dal ruolo di comparse, o al massimo comprimari, a quello di protagonisti. Ma la rappresentazione non poteva essere che a senso unico: quella, terribile e frustrante per tutti, della loro incazzatura, della loro solitudine, della loro ribellione impotente. Logico, a questo punto, che, con un gioco degli scambi anch'esso molto teatrale, il ruolo di semplici comparse spettasse, invece, ai primi attori dei festival precedenti, fra l'altro soggetti politici molto piú omogenei: i ragazzi "alternativi" che si riconoscevano nella linea libertaria e pacifista di "Re Nudo", con larghe aperture, almeno fino ad una certa fase, verso Marco Pannella, i suoi digiuni e i suoi spinelli; poi, piú verso "Lotta Continua"; con molti vacillamenti nella line marxista, ma con massimi spalancamenti nei confronti di Wilhelm, Reich, Laing, Cooper. E, naturalmente, con travolgenti amori, poco contrastati, per le filosofie orientali. Le universitá di Roma e Bologna sono oggi il crogiolo di una realtá molto esplosiva rispetto alla "Statale" milanese (centro, invece, del movimento dle '68). Ma é importante anche la presenza - per quanto riguarda il capoluogo emiliano - da una parte, di un gruppo di nuovi intellettuali ("nuovi", anche se non piú giovani) che fanno capo alla rivista "Il cerchio di gesso"; dall'altra, dei "creativi" di "A/traverso" e di "Radio Alice". Il movimento bolognese, anche con lo strumento di queste voci, ha rappresentato la calamita del contatto con i "nouveaux philosophes" francesi; la scintilla del conflitto aperto col PCI e la giunta rossa e, infine, il punto di partenza per la grande manifestazione-spettacolo del settembre '77, a Bologna, appunto. Tutto, o quasi, ;e giá stato detto di questo "cinemascope" del movimento. Qui ci interessa soprattutto mettere in luce i punti di confronto-scontro con l'altra grande festa di 15 mesi prima, quella di Parco Lambro, appunto. Capire, ad esempio, perché, pur essendo i suoi protagonisti altrettanto e anche piú eterogenei di allora, riuscirono a trovare dei motivi di contatto e di aggregazione molto forti (a Bologna c'erano gli studenti del movimento, ma in un arco assai vasto, da quelli della nuova sinistra, peró moderati, fino agli autonomi; e poi gli indiani metropolitani, le femministe, gli omosessuali, gli emarginati, ormai ribattezzati "non garantiti". La ragione essenziale, mi pare, é questa: mentre a Parco Lambro fu necessario, come abbiamo visto, inventarsi un "nemico esterno", su cui neppure tutti si trovarono d'accordo, a Bologna, invece, ci fu compattezza totale nel manifestare contro la repressione, scatenata negli ultimi mesi da Cossiga e dai suoi "servi". Una repressione forse piú feroce di quella del '68, perché ha portato alla criminalizzazione indiscriminata del movimento; una repressione capillare e subdola che ha fatto temere, nei momenti piú drammatici, qualcosa di peggio della instaurazione di uno stato di polizia, addirittura una specie di edizione italiana del famigerato "berufsverbot" germanico. Naturalmente il nemico "non da inventare" era anche il PCI, che, dopo la prima fase di trionfalismo post-elettorale, aveva profondamente deluso le aspettative dei giovani. Tutti uniti, dunque, questa volta: perfino gli autonomi di Oreste Scalzone non sono stati emarginati, poiché aveva provveduto lui stesso ad emarginare le frange piú violente. Ma esiste un altro motivo importante nel successo di Bologna rispetto a Parco Lambro: "l'ultima festa del proletariato giovanile" non era riuscita a distruggere la separazione schizofrenica "io-faccio-qualcosa-e-tu-stai-a-guardare"; a Bologna, invece, gli adoratori della formula magica "eliminare il palco" sono stati finalmente soddisfatti. Il palcoscenico si é dissolto. Palcoscenico é diventata la strada. "Siamo stati tutti quanti attori, tutti quanti poeti, cantanti, ballerini, giocolieri". E questo ha permesso anche l'esplodere della massima creativitá, anche nei cortei piú duri, anche negli slogans piú violenti: il nuovo modo tutto creativo e ironico - e autoironico - di fare politica/non politica degli "indiani" ha contagiato un po' tutti. E questo (che era mancato completamente a Parco Lambro) resterá come uno dei tratti essenziali nell'identikit del "movimento" del '77, anche dopo Bologna.

 

 
 
 

Una storia con un lieto fine.

Post n°8 pubblicato il 05 Maggio 2007 da rebelott62
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Vi racconto una storia con un lieto fine.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Moe, ho 20 anni e sono di Napoli. Ho deciso anche io di scrivere perchè voglio incoraggiamenti e certezze (ma tanto lo so che nessuno le ha!). Il 21 agosto del 2005 tornai dalle vacanze e entrando nella mia stanza trovo mia sorella su msn che chatta con un ragazzo, un suo amico che vedeva anche in web-cam. Tra me e me, vedendo quel viso angelico, pensai che era troppo bello per stare con me! Allora decisi di andare a recuperare un pò il sonno perduto durante la vacanza. Il giorno dopo mio fratello stava a computer e stava parlando sempre con il "viso angelico" allora decisi di scrivergli anche io qualcosa non consapevole di molte cose. Parlammo e ci scrivemmo per 3 o 4 giorni tramite msn e telefono .......... nei nostri discorsi lui mi confidò di essere tetra non completo c7 e d1 (tutti termini che adesso comprendo bene!). Il mondo mi cadde addosso. Decidemmo di vederci ... e fu subito colpo di fulmine! Mi innamorai all'istante ma avevo tantissima paura perchè stavo per entrare in un mondo diverso. Dopo quella volta ci vedemmo altre 2 volte e poi lui partã per operarsi una piaga al piede per Montecatone. Rimase fuori per 1 mese ma ci sentivamo 24 ore su 24 ... in quel mese riuscã a capire realmente che lui doveva essere mio! Non vi dico come fu bello rivedelo. Per i primi mesi di fidanzamento io avevo ancora tutte le mie paure e ogni tanto ci lasciavamo ma io piangevo perkè lo amavo ... allora quando festeggiammo gli otto mesi di fidanzamento decisi che l'avrei lasciato solo quando non avrei più pianto ... perkè il mio pianto era d'amore. Oggi siamo fidanzati da 1 anno e 8 mesi ed insieme ne abbiamo fatte tante: cinema, discoteca, pub, viaggio a rimini e chi più ne ha più ne metta. Tutti ci definiscono una coppia perfetta. Lui è un ragazzo fantastico ed ha un carattere invidiabile. Mi tratta come fossi una regina e ci stiamo veramente dando tanto. Infatti ci siamo promessi che appena guarisce ci sposiamo. Ancora oggi ho le mie paure ma con l'amore le riesco a mettere da parte.
Per quanto riguarda lui, il tronco l'ha recuperato al100% ed infatti chi guarda le cartelle cliniche e poi lo vede non ci crede che è lui! E' un ragazzo pieno di vita. Lavora come programmatore dalla mattina alle 9 fino alle 17 del pomeriggio, fa palestra e piscina, ha la macchina e soprattutto una bellissima famiglia che lo ha aiutato; lui dice sempre :"è meglio che sto cosã perkè se poi fossi diventato un drogato o un ladro .... " ed io lo invidio. Tutti pensano che lui guarirà.
Oggi lui ha 22 anni e si fece male a quasi 18 anni con un tuffo a sorrento e poi e meglio non raccontarvi tutta la sua storia perkè forse nessuno ci crederebbe.
Auguro a tutti voi di alzarvi da queste sedie e bruciarle ... adesso vi saluto perkè vado a fare un esame all'università ... incorociate le dita!
By Moe

 
 
 

Ricordi passati 2

Post n°7 pubblicato il 04 Maggio 2007 da rebelott62
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Ricordi passati 2

Nel 1997 conoscemmo un tipo per CB , ai tempi non si utilizzava internet come adesso e

Si fece avanti con Roberta nella maniera più assurda e strafottente che possa esistere.

Aveva un sorriso, un ghigno da farti venire voglia di piantargli un diretto sul naso.

A metà dell’anno li beccai un pomeriggio a dialogare in gran segreto. M’incazzai come non mai

Ma arrivai ad una conclusione: o me o lui! Dopo una litigata furiosa e una spiegazione davanti ai suoi genitori lei prese la decisione di  restare con me. A Settembre decidemmo di andare a farci un weekend a Rimini. Era tempo che non mi facevo una microvacanza come si deve.

Mi divertii tanto e fui felice. Ai primi dell’anno dopo lei restò incinta come per incanto, dato che

stando a quello che avevano detto vari luminari non poteva avere figli. A quel punto avevo una paura del diavolo per qualsiasi disfunzione che potesse risultare. Ogni mese andavamo a fare l’ecografia e andò davvero tutto bene. Quando Giampaolo nacque fu il giorno davvero più bello della mia vita. Lei dovette fare un parto cesareo perché purtroppo si presentò chiuso a libro. Il giorno che nacque esattamente alle 12,47 ero in trepida attesa fuori dalla sala parto in quanto non era permesso entrare e quando me lo portarono dissi: Ciao Giampaolo, te se propri ti?

Mi si apri il cuore e volli dirlo al mondo intero. Essere padre è la cosa più bella che possa succedere.Per nove mesi viaggiammo a latte di soia che alla confezione costava circa 70.000 lire di allora e mi durava circa sei giorni. Perciò pensate quanto mi costava ai tempi, ma ciò non mi turbava affatto. Lui aveva coliche continue e oltre a ciò aveva un piccolo problema: non prendeva mai sonno.

La pediatra mi preparò una ricetta con uno sciroppo che lo aiutava a dormire anche perché Giampaolo era il classico bambino che si svegliava anche alle 05,00 del mattino e ti tirava sino a mezzanotte senza mai dormire. Da notare che questo sciroppo lo prese sino a quando era il momento di andare a scuola. Ora lei mi accusa che non volevo bene al mio “Guby”, questo era il soprannome che gli avevamo dato e che anche oggi lo chiamiamo. Io per lui darei la mia vita ed è veramente come se mi mancasse il cuore a pensare che tra un mese si trasferisce. A pensarci mi vengono le lacrime ma purtroppo la vita và cosi e non possiamo farci nulla!!!

 
 
 

Matrimoni in crisi profonda ci si sposa meno e si divorzia di più

Post n°6 pubblicato il 03 Maggio 2007 da rebelott62
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Matrimoni in crisi profonda ci si sposa meno e si divorzia di più

Ogni quattro minuti si sfascia una coppia, in dieci anni incremento del 59%. In netto calo le unioni con rito religioso, resiste solo il Meridione
ROMA - Sempre meno matrimoni e un divorzio ogni quattro minuti. E´ quanto risulta dal rapporto Eures "Finché vita non ci separi...Caratteristiche ed evoluzione dei matrimoni in Italia". In Italia, stabilisce la ricerca, negli ultimi trent´anni i matrimoni sono diminuiti del 32,4 per cento, passando dai 373.784 del 1975 (con un indice pari al 6,7 per mille abitanti) ai 250.974 del 2005 (con un indice del 4,3).


Più matrimoni al Sud. La Campania presenta l´indice di nuzialità più alto (5,3 ogni mille abitanti); ma è il Lazio l´unica regione d´Italia in cui il numero dei matrimoni abbia fatto segnare un incremento rispetto al 1995 (da 4,7 a 5,1), anche per effetto del "turismo matrimoniale": le coppie arrivano da mezzo mondo nella città eterna per convolare a nozze. Al Nord ci si sposa meno della media nazionale, con un picco negativo in Emilia-Romagna (3,5 matrimoni ogni mille abitanti). Napoli è la città in cui ci si sposa di più (17.881 matrimoni nel 2005, pari a 5,8 ogni mille abitanti). L´età media del matrimonio, negli ultimi tre decenni, è salita di 7 anni tra gli uomini e di oltre 5 per le donne. Nel 2006 lo sposo aveva in media 33,7 anni, la sposa 30,6.


Rito religioso in declino. In calo il matrimonio in chiesa, che nel 1975 veniva scelto dal 91,6 delle coppie, contro il 67,6 del 2005. Fa eccezione il Sud, dove otto coppie su dieci ancora vogliono andare all´altare. L´incidenza più bassa delle nozze religiose si registra in Friuli (48,5 per cento). Prudentemente, si preferisce in ogni caso optare per la separazione dei beni, scelta dal 54,3 per cento delle coppie italiane; e la percentuale sale ancora al nord (61,7%). C´è poi anche chi ci riprova: il 7,7 degli sposi e il 6,6 delle spose sono alla seconda esperienza matrimoniale, con un´età media di 45 anni. Ed è pari al 10,5 per cento l´incidenza dei matrimoni con almeno un coniuge non italiano: nella maggior parte dei casi (58,1%) l´italiano è lo sposo, mentre lei è straniera.

Divorzi a ritmo frenetico. Ma quello che salta agli occhi è il dato delle separazioni e dei divorzi, saliti rispettivamente a +59% e +66% per cento negli ultimi dieci anni. E´ il Sud a registrare l´incremento più consistente, sia delle separazioni (+84,7 per cento, contro il 46,3 del Nord) sia dei divorzi (+74,7 per cento, contro il +61,3 del Nord). Complessivamente, nel 2004 si contano oltre 128 mila separazioni e divorzi (rispettivamente 83.179 e 45.097), pari a 352 sentenze al giorno: come dire che ogni quattro minuti, in Italia, si spegne un sogno d´amore sancito con le nozze.


Il record in Liguria. A livello regionale, i valori più elevati si registrano in Liguria, con 91,2 separazioni e divorzi ogni cento matrimoni); i legami più solidi sono in Calabria, dove per cento matrimoni si registrano "solo" 24 tra divorzi e separazioni. Più "resistenti" si rivelano i matrimoni religiosi (5,6 divorzi ogni cento matrimoni in chiesa, nel 1975, contro 13,1 divorzi tra chi si era sposato civilmente).

In crisi già dopo tre anni. Il picco delle separazioni si registra fra il terzo e il quinto anno di matrimonio (come dire che alla classica crisi del settimo anno non si fa nemmeno in tempo ad arrivare). E non ci si lascia più per colpa, ma per intolleranza reciproca, e consensualmente: la stragrande maggioranza dei divorzi è concessa a seguito di domanda congiunta dei coniugi, con valori che passano dal 69,4 per cento del 1995 al 78,2 del 2005.


Cambia la famiglia. Dall´aumento delle separazioni scaturisce l´incremento delle famiglie monogenitoriali e dei figli affidati: secondo i dati Istat, il numero dei minori affidati dopo una separazione è pari nel 2004 a 64.292. In oltre la metà delle separazioni (52,9 per cento) è presente almeno un figlio minore; nell´80 per cento dei casi, è la madre che ottiene l´affidamento, mentre si rileva una crescita costante degli affidamenti congiunti, che arrivano nel 2004 al 12,7 dei casi di separazione e al 10% dei divorzi.

 
 
 
 
 

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