Creato da MabelRock il 05/04/2005

We Will Rock You

=[[Every thing else is still]]=

 

 

Brothers of the Head

Post n°220 pubblicato il 21 Marzo 2008 da MabelRock

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C’era due volte. La storia di uno scisma.
Una specie di documentario sull’exploitation degli anni ’70:  punk dantan a base di droga, chitarre fracassate e qualche cadavere esibito.

Bang Bang e head music, un nuovo ibrido territorio in cui incarcerare l’ossessione vera, il fiato corto dell’accanimento, il trionfo di un voyeurismo glam che è come un’onda d’urto che spara a salve. Ma con esorbitante fragore.

Ti odio – gli disse.

Sei nella mia testa, nella mia carne, nel mio tutto di ogni giorno.
Sei me. In me, per me.

Ti odio – gli disse.
Perché non posso esistere se non ci sei. Sei il mostro capovolto che scruto nello specchio.
Quando morirono fu per una scelta.
Decisero di sciogliersi dall’abbraccio e non ce la fecero.
In quel crollo disperato, si salvò solo la musica.

Immensa, crudele sorella maggiore che, come sempre accade, si è voltata ed è scomparsa.

 
 
 

La vita è un suicidio e l'amore è un rogo

Post n°217 pubblicato il 14 Febbraio 2008 da MabelRock

Volevo che fosse uno dei miei soliti errori.
Uno dei miei schianti all’improvviso, sempre uguali, sempre oscuri.
Uno dei miei cedimenti rovinosi che fuorviano la perfezione.
Il buio dopo il bianco accecante dei neon.
Il nero dopo la luce argentea della purezza.
Spengo momenti, sensazioni, entusiasmi.
Spengo me sempre sul più bello.

E resto immobile come una bambola meccanica che ha esaurito le pile.
Ci si costruisce grandi storie intorno.
Si trascorre del tempo pensando al momento esatto in cui queste, vedendosi realizzate, prendano a sedimentarsi lì dove l’anima lambisce il corpo, con colpetti leggeri.
Io non regalo normalità di solito.
Ma altro.
Corse nella notte. Telefonate mute. Palpitazioni e malesseri.
E tempi lunghissimi e tormentati. Prima di essere.
- Come ti senti – ha chiesto un giorno.
- Mi sembra, sai, di essere al posto giusto, per la prima volta.
Io non regalo normalità di solito.
Ma stavolta si.
Perché davvero, sono stanca di infilarmi in altre vite.
Voglio la mia.



 
 
 

2008 BAD TRIP

Post n°216 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da MabelRock

E’ un sogno umido e affannato, accaldato e carnale, di membra pesanti cadere dal corpo, saliva rappresa, respiri furenti, sudore freddo.
Le pulsazioni alte, come un’interferenza nelle tempie.
La mente annebbiata, le parole di troppo.
Sono qui dove il sole ha smesso di sorgere, nello spazio angusto e sterile di un loculo di plastica rosa, nel quale svegliarmi ogni giorno al bacio sadico di un nuovo principe azzurro che azzanna le mie carni con strumenti sottili, lasciando piccoli segni, palesi e funesti.
Nessun suono mi giunge, solo il ticchettio metallico e monotono del tempo scandito attraverso la mia finestra oblò, quando la vita mi passa davanti.
E non si ferma.
Lei che non ha tempo per me. Io che volevo che fosse da star.
Ho avuto invece una morte apparente, solitaria e imprevista.
Dentro la pelle, attraverso le articolazioni, fino al plasma, in una crisi che si è aperta e ha ristretto il tempo.
Aggressione violenta e silenzio.
Mi aggrappo all’idea che qualcuno che mi veda. Esisto.
Frusciare di pensieri e parole scavate, strozzate dalla solitudine.
Quando riemergo, sul treno verso casa vedo un finestrino chiuso e lo alzo, nel gesto automatico di una vita precedente.
Apro un atto pensato, forse voluto, chissà.
Scopro la libertà e smetto di cercare il tempo che scorre.
Stai attenta che gli altri si accorgano che qualcosa non va, mi dico da sempre.

 
 
 

The Bride of Dracula

Post n°215 pubblicato il 27 Novembre 2007 da MabelRock

In principio fu il romanticismo.
Plasmò la mia mente vergine e ne assottigliò le fibre per meglio soggiogarla.
Poi fu la volta delle sue insofferenze. Poi quella dei silenzi.
Fu la volta delle sue fratture emotive a segnare la fine di tutte le mie certezze.
Era un eroe maledetto, dalla bellezza introversa, torbida e volitiva.
Una creatura ignota nella quale il mondo si perdeva per poi ricrearsi, nel suo ambiguo trascorrere del tempo.
Io sono leggenda. Diceva.
Sono il padre di tutti i vampiri.
Il re degli incubi.
Vieni – disse, tagliandosi i polsi -  e bevi.
Per l’eternità.

 
 
 

I'm not there

Post n°213 pubblicato il 21 Novembre 2007 da MabelRock

Sono invece in una landa di incertezze e sbadigli dove trascorro il mio tempo a rivoltare le argomentazioni nutrendomi di buone intenzioni.
Cambio pelle nel quotidiano convulso e illusorio che ho sognato per me, una notte di qualche tempo fa, invocando un equilibrio persistente.
Non amarmi.  
Io non esisto.

 
 
 

The Last Day

Post n°212 pubblicato il 13 Ottobre 2007 da MabelRock

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Mentre scrivo qualcuno ride fuori di qui.
E’ in strada, non so chi sia, non riesco a vederlo.
Vorrei essere lui in questo momento,
io sempre vorrei essere un'altra persona,
una qualsiasi, che rida forte per strada,
con la gola felice.
[Isabella Santacroce]

 
 
 

Gocce di pioggia in uno stagno di provincia

Post n°211 pubblicato il 04 Ottobre 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

Ascolto il mio ritmo.
Rispetto il mio tempo giocando a non esserci.
Nascondendomi negli anfratti delle cose che mi diletto a fare, nella vita che vivo.
Scrivere e ridere.
Non rispondo al telefono invece, lascio che squilli mentre mi concentro nel pensare ad altro, roteando con la lingua intorno al mio punto metallico. Poi mi vedo con persone che sono troppo di tutto o tutto di niente e che comunque non hanno tempo/voglia per/di tenermi stretta.
Io lo so cos’è l’amore. E non è questo.
Non è un lento affezionarsi agli occhi di qualcuno.
Non è non sapere cosa pensare, pensandolo.
Io affittavo ogni volta un paio di ali pesanti per raggiungerlo lassù, dov’era barricato, insieme ai suoi demoni, in quel frenetico susseguirsi di illusioni temporanee e magnifiche che tutto possedevano della fortuna nella sua eccezione più eccelsa.
Mi hanno riempito l’esistenza tanto e così a lungo che, ormai sparite, lasciano in pegno vorticosi mulinelli di vuoto che mi risucchiano da dentro.
Gli errori commessi invece, quasi indipendentemente dalla mia volontà, hanno lasciato ferite profondissime e sanguinanti che ora bruciano.
Ieri sera ci ho rovesciato su un po’ di disinfettante rosa confetto riuscendo a peggiorarne lo stato, poi sono andata a letto.
Quando mi sono svegliata non ero più la stessa.
Così oggi tutti notano cambiamenti di me che io non trovo.
Tutti conoscono qualcosa di me che io non so.
Trascorro il mio tempo grattando la mia superficie pruriginosa cercando risposte, lasciando che tutto cada in pezzi, mentre si alternano nella mente immagini sovrapposte di speranze disfatte e aspettative fallite in un addio senza eco.


 
 
 

Me, giovane Holden

Post n°210 pubblicato il 12 Settembre 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

C’è questa nebbia fitta che avvolge mollemente una crudeltà ovattata e subdola all’interno della quale ho deciso di rinchiudermi, io che, come lui, ho deciso di andarmene ad ovest, trovare lavoro in una stazione di servizio e fingermi sordomuta per risparmiarmi tutte le chiacchiere idiote della gente.
La mia è una storia sulla resistenza, con un eroe che combatte per la libertà, oppressori e prigionieri, battaglie vinte e guerre perse, combattute in trincea, grazie a strategie destinate a fallire e un ideale, per cui vale la pena morire.
C’è del metodo in questa follia.



Per un poco il professor Antolini non disse niente. Si alzò, prese un altro cubetto di ghiaccio, lo mise nel suo cocktail, poi tornò a sedersi. Era chiaro che stava pensando. Io però avrei voluto con tutta l'anima che continuasse quel discorso la mattina dopo, anziché in quel momento, ma lui era partito in quarta. La gente ha sempre la smania di discutere quando tu non ce l'hai. - Benissimo. Ora stammi a sentire un momento... può darsi che non esprima tutto questo in modo memorabile come vorrei, ma tra un giorno o due ti scriverò una lettera. Allora ti riuscirà tutto chiaro. Ma adesso sta' a sentire, ad ogni modo -. Ricominciò a concentrarsi. Poi disse: - Il capitombolo che secondo me ti stai preparando a fare... è un tipo speciale di capitombolo, orribile. A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giú. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato. Mi segui? - Sí, professore. - Sicuro? - Sí. Si alzò e andò a versarsi un altro cicchetto. Poi si sedette di nuovo. Per un pezzo non disse niente. - Non voglio spaventarti, - disse poi. - Ma non stento affatto a vederti morire nobilmente, in un modo o nell'altro per una causa indicibilmente ignobile -. Mi diede una strana occhiata. - Se ti scrivo una cosa, la leggi con attenzione? E la conservi? - Sí. Ma certo, - dissi. E l'ho fatto, anche. Ho ancora il foglietto che mi ha dato. Si avvicinò a quella scrivania dall'altra parte della stanza e senza nemmeno sedersi scrisse qualcosa su un pezzo di carta, poi tornò e si sedette con quel foglio in mano. - Per quanto sembri strano, questo non l'ha scritto un poeta di mestiere, l'ha scritto uno psicanalista che si chiamava Wilhelm Stekel, ecco quello che... mi segui ancora? - Ma sí, certo. - Ecco quello che ha detto: “Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa”. [J.D. Salinger]

 
 
 

Magdalene's girl

Post n°209 pubblicato il 31 Luglio 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

Io l’ho sognato: era un lager abitato da un esercito di migliaia di donne senza identità.
Vittime prima delle imposizioni di ruoli stereotipati e poi del lato crudele della chiesa che considera la compassione una debolezza.
Esiste sai, un’istituzione totalitaria e poco conosciuta, rimossa, passata sotto silenzio.
Un incubo presente solo nella memoria delle pressioni fisiche e psicologiche subite.
Loro non parlano nemmeno sotto tortura, forse per il dolore, forse per la sofferenza, probabilmente per la pazzia – perché quello che ti segna – ha detto un giorno una delle tante Vera prima di sparire – sono le ferite che fanno alla tua mente.
Trasparente metafora del silenzio e dell'alienazione, strumento funzionale alla mutilazione.
Lì dove una volta entrata perdi ogni cosa.
L’identità, la dignità, il nome.
Vergini o puttane, ma mai donne.
A loro nessuno ha ancora mai chiesto perdono.


One day I'm going to die here too
And they'll plant me in the dirt
Like some lame bulb
That never blooms come any spring
Not any spring
No, not any spring
Not any spring

 
 
 

Voglio un pensiero superficiale...

Post n°207 pubblicato il 20 Luglio 2007 da MabelRock

 
 
 

The butterfly effect

Post n°206 pubblicato il 08 Giugno 2007 da MabelRock

E’ una sera che piange.
Con miliardi di lacrime che toccano terra e si spezzano.
Mentre ascolto la stucchevole ninnananna di qualcuno che vuole proteggere il mio sonno.
Mi sono rinchiusa, così, nell’angolo più nascosto che ho.
Dietro le palpebre. Per non vedere.
Umberto diceva che tutti gli uomini sono pazzi e chi non vuole vedere dei pazzi deve restare in camera sua e rompere lo specchio.
Frammenti ovunque.
Sottomettiti alla magia della parola e sarai salvo.
Sono incinta di un sogno.
Provo un amore infinito per questo essere che al mattino scompare con la luce del giorno.
Lo cullo senza braccia, così come ho imparato a fare da Simona, lei che non le ha mai avute.
Non saprei che farmene -  dice.
Stringere qualcuno che non ha ancora un nome. Penso.
Lasciarti vincere, per una volta, dalla disperazione e dallo sconforto.
E dire: li detesto i tuoi occhi addosso.
Perché sono una donna disegnata dai ricordi.

Ho lame taglienti sulla punta della lingua e diamanti di ferro fra le ciglia; ho violini, nella voce e una luce come di mattino, tra i capelli.
Amami.

Potessi dargli un nome, a questo dolore,
lo chiamerei Tristana, come mia figlia.

 
 
 

Post N° 205

Post n°205 pubblicato il 05 Giugno 2007 da MabelRock

Per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l'unico desiderio di ritornare all'inferno che ci ha generati e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell'inferno ci ha salvato.  Pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d'improvviso clemente.
E senza sangue.
[Alessandro Baricco]

 
 
 

Post N° 204

Post n°204 pubblicato il 18 Maggio 2007 da MabelRock

Amo il talento

inconsapevole

Segen Max

 
 
 

Save me

Post n°203 pubblicato il 14 Maggio 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

TG delle 20. Incubatore per malattie psico degenerative. 

La foto di gruppo, il primo giorno di scuola, liberta di movimento, liberta di parola, le otto principesse e i settecento nani, le armi gli scudi, i diritti umani, i corvi che gracchiano "rivoluzione"!!  Pero' non c'e' pietà e non c'e' compassione, il sangue si coagula sul pavimento, si inceppa l'articolazione del movimento, la voce che balbetta, la speranza che inciampa, la capra che crepa, la capra che campa, la giornalista scrittrice che ama la guerra perchè le ricorda quando era giovane e bella, amici e nemici, che comodità, villaggi di fango contro grandi città. Le reti, i cancelli, le zone rosse, migliaia di croci, milioni di fosse, la nato, la fao, le nazioni unite, seimiliarditrecentomilioni di vite. Dignità,  dignità, una virtù normale. L'indifferenza è il più grave peccato mortale, il mercato mondiale, il mercato rionale, la croce del sud e la Stella polare, il nasdaq che crolla, il petrolio che sale, la borsa che scende, la borsa che sale. La storia ci insegna che non c'e fine all'orrore. La vita ci insegna che vale solo l'amore. Il PIL, la ricchezza misurata in consumo, la rete globale, i segnali di fumo, la riconversione dell'energia, il colpo di coda dell'economia, i microcomputer, le trasformazioni e noi sopra un ferro che ha ancora i pistoni. Le facce impaurite, la vita che vola, lo stomaco, il fegato, il petto, la gola, Peshawar, New York, Sierra Leone, la polizza vita dell'assicurazione,l'innocenza perduta, le ragioni di stato, una sola potenza, un solo mercato, un solo giornale, una sola radio e mille scheletri dentro l'armadio.

Tutto è permesso, qui dentro. E tutto è rappresentato, per esplicitazione diretta o implicitazione metaforica. Perchè si ottenga quello statuto di epifania collettiva, specie di rito pagano catartico, capace di rigenerarsi in quanto emblema di una "civiltà" dove il rispetto per la dignità umana è stato affossato irrimediabilmente e adesso scalcia debolmente per tornare ad esistere. Dove l
a sopravvivenza non conosce altro segno distintivo all’infuori della competizione feroce e dissennata, qui, dove non c’è spazio per la pietà fra i concorrenti e l’unica empatia del "pubblico" è nei confronti della sofferenza altrui.

Non si uccidono così anche i cavalli? Salvami l'anima.

For Whom The Bell Tolls


 
 
 

Extraordinary Machine

Post n°202 pubblicato il 17 Aprile 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso,e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbero non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello. [A.B.]

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This is not about love
'Cause I am not in love
In fact I cant stop falling out...

[listen!]

 
 
 

Post N° 201

Post n°201 pubblicato il 09 Marzo 2007 da MabelRock

Avrei voluto poggiare
le
labbra sulle sue,
socchiuderle
e poi urlare...

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 ...ho come un senso di vuoto...

 
 
 

Un giorno mi sveglierò piena di potere e sfiderò il destino

Post n°200 pubblicato il 22 Febbraio 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

Sono morta da un mese.
Ma continuo a resuscitare ogni giorno.
Se guardo mio corpo ora mi sembra solo un pensiero.
Niente carne.
Cerco il mio sguardo negli angoli delle cose che stentano a succedere. E non lo trovo.
Quando mi ha guardata non sapeva fossi via da me. Un involucro di pelle. Il niente.
Solo una foto. Sua.
La testa reclina, schermi solari, le labbra increspate nel bacio.
Ci sono io accanto. Pronta per essere strappata via da dita incandescenti.
Come fossi petali di rose appassite.
Lui mi ama da sempre.
Mi ha conosciuta quando vivevo tra scaffali di metallo, nel girone degli ingordi. Ricordo che non rideva mai. Io si.
Poi un frastuono melodrammatico di singulto che precipita e si rovescia.
Posso essere sincera di fronte alla disfatta.
Io. Non. So. Chi. Sono.
Poi, un addio carico di echi.
Se smetterà di rimbombare, allora, sarà la fine.

She dreams in color,
she dreams in red,
can't find a better man...
[Pearl Jam]

 
 
 

Oggettivazione del sé - part 2

Post n°199 pubblicato il 02 Febbraio 2007 da MabelRock

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|  _________________  |
| | MAB          3. | |
| |_________________| |
|  ___ ___ ___   ___  |
| | 7 | 8 | 9 | | + | |
| |___|___|___| |___| |
| | 4 | 5 | 6 | | - | |
| |___|___|___| |___| |
| | 1 | 2 | 3 | | x | |
| |___|___|___| |___| |
| | . | 0 | = | | / | |
| |___|___|___| |___| |
|_____________________|

 
 
 

Niente di vero, tranne gli occhi

Post n°198 pubblicato il 19 Gennaio 2007 da MabelRock
Foto di MabelRock

Lei diceva che un’intera vita interiore non serve a dire chi sei.  Né come sei.
Lui diceva che la proprietà intellettuale è un’ingiustizia.
Ma per chi?
Tu mandavi messaggi in bottiglia, come incomprensibili lettere da tradurre grazie all’ausilio di una qualche dose di paziente patologia psichiatrica. Che io possedevo.
Con tutti gli angoli smussati e gli aculei spuntati, com’era giusto che fosse.
Poi non più. Mentre ricostruivo il mio viso allo specchio, sovrapponendo le linee. Giocando a non esserci.
Per evitare di incontrarti.
Meccanismo perverso di archiviazione omissiva.
Non ti vedo. Perciò non esisti.
Verrebbe da chiedersi: perché. Anche.
E reagire all’oblio con una qualche provocazione sottovetro.
E’ che ti vedo, invece. Sei in questi irish pub semideserti, dove la musica è una scusa e il buio un’occasione, dentro un'atmosfera che frantuma i gusci delle buone maniere e sale veloce, fino alle palpebre.
E allora senti, o ti siedi con me o non esisti.
Ascolta bene.
O ti siedi con me.
O non esisti.

Come to me
Deliver me from you

And from all the days of the Earth
No last words to say
Only memories remain
A farewell then, my path goes forever on...
[Nightwish]

 
 
 

Sacred life

Post n°197 pubblicato il 18 Dicembre 2006 da MabelRock
Foto di MabelRock

Fanno una conferenza per dirmi che non esiste. Negazionisti senza memoria.
La storia di un ex imbianchino e dei suoi 6 milioni di morti senza perché.
Dicono che non esistono, che sono il frutto di un missunderstanding planetario.
E invece fu come una guerra biblica.
Fu come se il mondo ad un certo punto si fosse rivoltato su se stesso e avesse partorito un pianto di sangue e carne.
Fu come la coscienza che si annulla e la follia che divaga, impazzendo nelle menti.
Fu come un sogno al contrario, quando la lucidità viene meno e l’unica certezza è un dubbio senza risposta.
Perché è impossibile essere uomini. Così.
Con le responsabilità che ci portiamo dentro come figli mai abortiti e il ricordo di ogni vita fatta a pezzi.
Mi sento sai, come se fossi stata io, a chiudere i cancelli.
Come se avessi aperto i bocchettoni e avessi detto - Dio è con noi - inaugurando un nuovo inferno.

I can kill 'cause in God I trust

 
 
 


Puntualizzazione ultima:
IO NON SONO UNA MAB.
IO SONO MAB.

 

Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un'altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. salvati. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti ad un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirar su due soldi. Ti regali una cena fuori, ti tingi i capelli. Tanto, ringiovanire non ringiovanisci. Quello che succede qui, all'inizio ti farà incazzare. E poi sarà sempre peggio.

 

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Età: 41
Prov: CH
 

A volte penso sia stata la luna a partorirmi tra spasmi di cosce pallide sapientemente allargate tra le stelle proprio in alto.
Così appesa sopra un concerto di David Bowie lei si apriva lasciandomi cadere.
Io sono Demon e la luna è mia madre

 

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REVOLVER - Isabella Santacroce

"L'abbandono che sento. Ora. Dopo quanto è successo.
Il senso d'esserne vittima. D'essere orribile.
L'amplificazione a dilatarmi la solitudine.
Diventa una macchia indelebile.
La vesti quasi fosse il tuo abito della domenica.
Quello coi nastri nel collo. T'appende. T'impicca lontano da tutti.
Nel regno dei crocifissi. Hai il marchio.
Quasi fossi una vacca da carne in attesa del boia che ti costringe in ginocchio. Ti spara alla testa.
Senti ciò che per te è stato scelto.
Nascere e sentire in maniera costante la morte".


 

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OCEANO MARE - A. BARICCO
Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo. C'erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

 

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... forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, lèggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la
certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che a una ad una
stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima ... lèggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura - un libro che inizia ... [A.B.]
 

 
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