LETTERA APERTA

PAROLE SPARSE DAL WEB


Torno a Roma e di casa ne avevo voglia.Avevo voglia di stanza mia, chiudere la mia porta, ascoltare la mia musica, scrivere con la mia penna, scrivere, scrivere le mie storie al mio tavolo da scrivere.Mi piace dire “mia” e mi piace dire “scrivere”: parole di proprietà che nessuno può togliermi.Mi piace anche dire “tua”, ma quella è parola di un’altra razza, è parola espropriabile.Parole come “tua” sono terre di chi le occupa, sono di chi se le sente dire, andrebbero dette il meno possibile, ecco.Io penso che il vocabolario di ognuno si restringa giorno dopo giorno.Ci sono parole che smettiamo, come vestiti stretti, o forse, quelle parole vengono cedute alla persona a cui le diciamo, si sottraggono al nostro e si aggiungono al vocabolario di un altro, quando noi diventiamo di un altro.Io non ho una riserva infinita di parole, alcune le ho dette e non hanno girato a boomerang, non sono tornate indietro. Il mio vocabolario si fa ogni giorno più sottile.Ci sono persone che vanno in giro con le mie parole in tasca.Ci sono le mie parole in giro, in qualche vocabolario, da qualche parte.Se qualcuno di voi le trova, è pregato di riportarmele.Ma le stelle quante sono Giulia Carcasi