Inizio del racconto:- Quella non era una notte come tante, e non perché c'era l'eclissi di luna. John sentiva trasalire dei brividi e delle strane sensazioni, misti a un leggero ed insistente sudore che colava dalla sua fronte. Forse pensava che tutto fosse dovuto ad una giornata di lavoro più intensa del solito, e quando sarebbe rientrato a casa, fatta una doccia, tutto si sarebbe placato, perfino quei sibili che sembravano rantoli come di chi stesse agonizzando... A un certo punto, lungo il tragitto, a mezzo chilometro da casa sua, accostò di fianco a un piccolo parco ... quei rantoli erano più vicini, lui accese gli abbaglianti e:- …un rantolo sconosciuto…rantolo di un tenero cane investito da un automobilista frettoloso, di un innocente bambino abbandonato, di una incolpevole prostituta massacrata, di un vecchio barbone isolato, di una indifesa donna violentata, di un povero drogato che si era fatto di roba non buona (non è mai buona), di un colpevole criminale vittima di un regolamento di conti, di…tutte queste possibilità ed altre ancora erano il brivido che colava dalla fronte di John. Non era mai stato un cuor di leone…e ora più che mai sentiva il dubbio della mente e del coraggio arrivare...- ad un tratto una pira di scarpe s'ergeva nel pietroso cortileun sandalo blu di bambino singhiozzava l'abbandonoil freddo lacerava lembi di pelle diafanaossi di seppia le costole di larve umane.Giorni assassinati da urlanti aguzziniFalene impazzite masticando ariaarrancavano dentro stracci a righe, marchiati da triangoli rossi, versi, viola, gialli... Lo Ziclon B infettava l'aria col fumo fetido delle camere a gas.....- La luce dei fari colpiva la pira di luce irreale, le ombre proiettate sulle pietre sembravano spettri filanti. Meditò che erano come spettri di una civiltà disumana che aveva divorato ogni cosa rigurgitandone poi residui inanimati. John guardò verso la luna che in quel preciso momento si celava alla vista, pensò: - ombre, ancora ombre - Poi, un movimento, furtivo, attirò la sua attenzione, qualcosa si era mosso sul fondo del prato, proprio accanto alla piccola fontana. Durante il giorno era sempre piena di piccioni che contendevano il rito del bagno con il pettirosso. Si asciugò il sudore dalla fronte, il respiro si era fatto pesante. La giornata appena trascorsa lo aveva lasciato spossato e nervoso, eppure la strana sensazione che percepiva quella notte era simile alle altre che aveva avuto nel corso della sua vita. Improvvisamente e senza motivo alcuno sentiva che qualcosa di orribile era in agguato. Se solo avesse potuto avere una visione chiara o anche solo un piccolo dettaglio, avrebbe potuto vantare una qualche capacità extrasensoriale. Scese dall’auto, lasciando i fari accesi e si diresse in direzione della fontana...
- il prato emanava puzza di bruciato, intorno il ronzare vorticoso di mosche e altri insetti facevano presagire qualcosa di terribile ... che si trattasse, di un cadavere? di chi ? se fosse solo un animale morto avrebbe pensato che di battaglie gli animali ne affrontano molte più degli umani per la sopravvivienza ... oppure poteva dare del "bastardo" a qualche sconosciuto bracconiere o a chi semplicemente ammazza un gatto o un cane per mero sadismo ... eppure alzando lo sguardo, sembrava che le pietre accanto alla fontana sanguinassero come se fossero carne umana appena recisa dalla lama di un pugnale ... si guardò attorno, adesso temeva un po' anche per la sua stessa incolumità ...- John si avvicinò ancor di più alla vasca: - stupido, stupido, torna in macchina e parti! – si scoprì a parlare da solo. Il rantolo nel frattempo si era fatto più un raschiare di metallo contro metallo, confuso e distante.Uno squarcio del cielo e la luna illuminò nuovamente il parco facendogli dono di tenui chiarori e fredde ombre. Lo sguardo di John fu catturato da un bagliore, un luccichio nell’acqua della fontana.Allungò la mano...- improvvisamente un rumore si alzò dalla fontana che non era ghiacciata come appariva ad un primo sguardo...l'occhio si faceva catturare da quelle pietre sanguinanti distraendolo dallo zampillo d'acqua che aveva il ritmo di una cupa solitaria canzone di donna dalle note di campo e assomigliava al vento quando si intrufola tra imposte e orecchio e fischia di andato...era quell'acqua senza colore e senza forma, aveva solo il rumore, quello dell'inquietudine di un'anima senza pelle e d'ossa di seppia nel cuore che vagava tra le pietre del tempo andato in cerca della chiave della carezza...
- ...la chiave della carezza fu una voce la voce che tremava e li disse: Ti Accarezzo come accarezzavo i ricordi dentro nel nascondino della mia mente… la mia mente, ti aveva strappata i sorrisi e gli aveva conservato nel cuore… continuavo a sognarti, anche se con dolore…Quel pensieri erano architetture virtuale irrealizzabile, i più belli mai capitato … cromatici, una vasta di immagini, come un almanacco che si diventavano pagine di un romanzo … E poi, io mai visto quel luoghi meravigliosi in cui la mia mente ti afferrava a te.. e insieme viaggiavamo Non c’era solo il nostro mondo.. era l’universo… un paradiso costruita di anima e tessuto umano, circondata di un giardino di fauna e flora meravigliosa….- Non so dire con precisione che cosa provavo per Te ma so solo che Tu, in tutte quelli viali invisibile, eri sangue, la linfa della stessa mia primavera… Eri un vento dolce …lo sentivo sulla pelle, e lo volevo sempre lì… come vortice… E quel vento si trasformava in labbra, baci, morsi…era anima e corpo… Era un liquido, fragranza in cui si diventava una cosa in polsi… a volte quel calore conservato con tanta cura nelle pieghe delle mie mani, lo esternavo come un dolce calore, mentre camminavo nella fitta nebbia e sulla foresta in cui l’anima vagava...- Quel fluido in certi momenti si trasformava nei ricordi nostalgici, in frammenti di stessi echi, ponte è barriera, liquidi di suoni che erano interno a me, che scivolava, come il "tempo" che striscia su di noi… e dopo ogni intervallo del sogno, c’era un traguardo.. in cui mi emergevo.. e pian pianino sentivo che mi bruciavo e mi spegnevo lentamente, come una “dolce” sofferenza…- E poi come se era una rinascita….mi venivo di nuovo quella voglia di stare vicino…aggrapparsi nelle tue spalle…immaginare il sorriso e a volte bocca a bocca sentire il tuo respiro… Sentivo che ero sulle tue labbra…nei tuoi panini caldi…e a volta quando mi mancava sentivo come si sente l'angoscia… in quel spazio anche il silenzio era di sangue…Eri dovunque, nei posti affollati la tua ombra la sentivo, solo io…ed era bello, questo occulto di intimità, perché era lo spazio solo nostro…e nessun altro non mi infastidiva… - AvendoTi nell’ anima.. mi rilassavo la tensione della mente… nessuno mi separava mai dalla tua anima… mi preoccupavo di te quando non ti vedevo… Quel tipo di preoccupazione in cui anima non prende pace… guardavo le stelle e scambiavo con loro nel silenzio, per ricevere… Tu eri li una catena inossidabile vicino a me.. anche se spesso la tua testa era girata… ti chiamavo… ti chiamavo… ti cercavo e ti desideravo… e non respiravo se non ti vedevo… dissolvi in un attimo la mia rigidità e quando dormivo ti chiudevo dentro le mie pupille… Nel sonno mi svegliavo come se tu eri una creatura che voleva la mia mano… e io a volte cercavo le tue braccia per sentire i suoi battito… e mi addormentavo sussurrando le parole più belle d’amore… John rimase impietrito...
continua nel prossimo post