Lady Juliette

continuo del racconto


 Più che impietrito affascinato : quella presenza invisibile gli parlava di un amore dedicato, di zahir , qualcosa che lui aveva sempre rincorso . Il pensiero di quello che lui credeva fosse amore non gli appariva inconsciamente ma doveva trascinarlo nella mente , e ad esso si aggrappava come un naufrago ad una zattera. Non era certo lui il destinatario di quel messaggio : eppure pareva riconoscerne la voce , questa voce che aleggiava nell'aria e che gli era penetrata nella testa più che nelle orecchie , amplificata come i suoni lontani e nascosti vengono distorti quando si é immersi nell'acqua , una voce che accompagnava i suoi sogni. Il rantolio che l'aveva spinto fino a quella fontana come il richiamo delle sirene ora lo percepiva più intenso, un grattare dal marmo posto sopra la fontana. Appoggiò una mano e ne sentì la vibrazione , come se qualcuno , dall'altra parte, stesse scavando. Si accentuò la sensazione che finora l'aveva assalito , quella di vivere in un sogno, in un incubo : quale natura poteva avere quella presenza che gli parlava senza voce , che stava cercando di aprirsi un varco per uscire? Pensò all'idea di mondi paralleli , non a quelli che potrebbero prendere vita ad ogni scelta che si presenta , come se esistessero altri se' stesso che vivevano quello che lui aveva lasciato alle spalle , ma mondi in altre dimensioni nei quali o dai quali la possibilità di accedervi od uscirci è legata a magiche condizioni .Si sentiva confuso: l'istinto gli suggeriva di fuggire, ma c'era qualcosa che lo tratteneva, la mano lì ancora ad ascoltare la vibrazione, il rumore che sembrava accellerarsi, avvicinarsi, nella mente gli si creavano immagini d'acqua, di esseri simili a sirene che sussurravana ancora e ancora. L'odore di bruciato attorno si fece sempre più intenso, gli sembrava di percepire un calore che lo investiva come un vento caldo, la cascata d'acqua emanava un tiepido vapore, pareva rallentare il suo corso, cambiare in una materia più densa che cadeva con un rumore sordo come quello di sassi. Ritrasse la mano e si girò verso l'auto rimanendo abbagliato dai fari e proprio in quel momento scoppiò un fragore alle sue spalle e venne investito da un violento scroscio d'acqua che lo gettò a terra. La terra sembrava inghiottirlo poco a poco e cantare una canzone che  gli ricordava una vecchia poesia ..."Stridono singhiozzicome cocci di vetro tra la gola e il cuorel'emozione è paralisi che cerca via d'uscitatra gli alberi impolverati d'argentoiostendo le mani al buioma trovo riflessi di pietra e mi pare un secolo,il tempo della mia vita anticosecolo di solitudine dopo quella ferita ...E subito dopo questo ricordo la sua voce prese a dire "…che accompagna la solitudine dello scorrere del tempo simile al rotolare di pietra che raccolgo con mani raggianti tra alberi germogliati di verde in movimento che si fa danza tra il cuore e la gola esplode un nuovo respiro …"Tutto può essere materia di poesia la spirale di fumo dell'incenso gli occhi a mandorla d'un santo Un alloro incappucciato di neve grasse zolle di terra. Anche nel sonno scriviamo una poesia camminando, scriviamo una poesia amando,scriviamo una poesia in preda alla rabbia scriviamo una poesia sognando scriviamo una poesia ma il poeta che è dentro di noi non la riconosce come sua...Ma la vita è provocatoria, ti rimprovera, ti opprime, ti soffoca e  stranamente inizi a muoverti e non comprendi se sono momenti che assomigliano a quelli di una condanna o di una speranza per il giorno avvenire...Percepisci che la vta è potente e nella sua supremazia ti eserciti in quelle strisce di etere che già combatti con la Sopravivenza nel Caos, raccogliendo i pezzettini d'intorno, tutto quello e l'incontrario del nulla e senti una cascata di rose pungenti che aumentano il palpito del tuo battito. Tu sei lì, circondato da pozzi d'acqua e petali di sale, cerchi di cavalcare le onde senza smettere di osservare i giorni...senti con il peso di ali soffocanti. Si stendono le parole ad asciugare anche senza sole, ma al vento e stranamente non volano ma assomigliano ad una ferita...come quel rantolo sconosciuto....Si è vero...non sono mai stato un cuor di leone...e ora più che mai sentivo il dubbio della mente e del coraggio perchè sono riuscito a dialogare con la potenza della coscienza!E nel vortice d'acqua e pensieri...ecco, apparve Lei...Si ricordò di Lei … della sua bellezza… e di quello spazio in cui il sole entra cosi caloroso con la sua suite e illumina il mare regalandoli a Lei quella testa di riccioli gialli in cui nessuno, uomo o donna che sia, possiede quell'oceano ondeggiante che cambia colore al cambiare della luce di fuori… Soltanto Lei… Lei si sentiva migliore.. potente e la più bella… Ma in quel 'universo solo una cosa davvero non è concessa ai mortali: quel pensiero un po' strambo e rivoluzionario che ti fa credere di essere il migliore, di essere superiore persino alla divinità... e, infatti, neppure a Medusa moderna questo è permesso Tropo bella e arrogante…e fu punita dal tempo… mutata quella meraviglia dorata in teste ondeggianti di serpenti, che sibilano, ronzano…fischiano intorno alla sua testa… Lui si ricordava bene di quel giorno, in cui lei si spaventò e cade all'indietro… ma non fa neppure in tempo a toccare per terra… Lui notò soltanto due ali d'oro, mosaico di grigio, e lei si spari... Da quel tempo Lui vidi solo una volta, la sua ombra …. Bastarono uno sguardo, terribile, dei suoi occhi grigi, un piccolo lama , e il cuore si ferma, il sangue gela nelle vene, come stalattiti nei torrenti d'inverno…! Ma ora, quel sguardo e quella voce era diversa … i due sguardi si incontrarono, quel grigio del mostro e quello morbido verde dei occhi di lui… Il freddo con il caldo… la pietra, con la materia viva ...Lei ... che lui credeva fosse solo la visitatrice dei suoi sogni , la compagna della sua solitudine di un tempo ...Di quella solitudine antica fatta di ombra … di quell' ombra che aveva  guadagnato per essere un po’ tranquillo, e che sorge poi come luce - lo vivo come il sole -e uccide la notte ... Ci sono le asse di ombre in cui ti può aggrappare, perché ti danno un forma di sicurezza…sono mormorio dell'onde che ti consolano quando il cielo è torrido e la sua manto di vestale blu è già di un verde smorto... unto nella cenere, come preda di "vampiro" immerso in una ribagnai di pensieri caldi.. E si sta così tra i confini nella nutro cerebrale… come le attese lunghi che Ispirano i palpiti e perfezionano l’arte di ansia... anche se il cuore rallenta...e riprende il fiato e mentre la bocca cala nella caverna dei buoni sentimenti, ma la retina gelida, disegna sul pezzo di etere, quello che desidera e sul volto si stampano le righe rovente…John,  rimasto confuso da quella voce … delirio o allucinazione … prima non era in grado di capire se era nel sonno o sogno… in quel piccolo frammento di istante, in cui ancora non ci si ricorda nulla di sé o del mondo… ma ora aveva davanti Lei e gli occhi gli si aprirono ...