Creato da Lady_Juliette il 07/02/2011

Lady Juliette

Giochi e Gare di nuovi Autori da conoscere su pensieri, prosa, poesia, racconti. . . tutti meravigliosi respiri di parole dell'anima, tutti vincitori nella creatività, nei contenuti, nelle forme e nella fantasia, nell'impegno e nel donare parti della propria anima nella complessità dei vari giochi, dove sanno creare composizioni che donano emozioni, riflessioni e unione di sentimenti. Momenti condivisi dall'amore per la scrittura, dalla bellezza dei pensieri come abbraccio al sentire altrui che unisce nel sentirsi parte della meraviglia della creatività umana.

 

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Chiacchere tra amici:(perchè continua questo periodo di merda?).

 

[Estraiamo bellezza, ingoiamo emozioni depositandole nella gola, che si chiude togliendoci il respiro]

[E' una follia la nostra, l'unica libertà che ci è concessa. E' una follia che sta sfidando l'attacco di un tempo che non avrà pietà per nessuno.]


 


Si potrebbe trasformare la tua domanda in: ma che colpa abbiamo noi?

Il punto di domanda la differenzia dalla famosa canzone degli anni ’60 dei Rokes di Shel Shapiro, dove anche se non c’era si poteva intuire un’esclamazione assolutoria.

https://www.youtube.com/watch?v=6oL38QHAJOY

[sei ancora giovane, forse non la conosci, ascoltala, è semplice, con poche parole e note si programma il mondo che io sognavo, forse quello che ora sogni anche tu.]


Non voglio darti risposte scontate o che puoi trovare banalmente vomitate e camuffate tutte le volte che accendi il televisore, e i media si animano di personaggi che discutono sui nostri problemi senza averli mai vissuti. Non ti darò risposte, non le ho. Voglio restare assolutamente dentro di noi, dove le nostre tempie pulsano così forte da farci stare male ogni attimo che scorre. Non cercherò colpe, davvero faccio fatica ad individuarle se non in quella assente proiezione al mercanteggiare che non ci appartiene dettata da un orgoglio e da una dignità che non ha paragoni ma che ci presenta conti altissimi da pagare.


Siamo quelli che anteponiamo l’emozione del pensiero a qualunque altro valore materiale. Questo non ci permette di vedere la contingenza del problema se non quando è ormai troppo tardi. Lo sappiamo benissimo che arriverà il brutto tempo, l’abbiamo messo in conto, ma posticipiamo l’azione il più a lungo possibile. Non siamo freddi programmatori del nostro vivere, viviamo alla giornata, io da sempre (come tutti d'altronde, anche se non lo sanno perché non si fanno le domande e continuano ad organizzare la loro esistenza sino a programmare la nascita o meno di un figlio) ci accontentiamo di poco, buonissimo orientamento per vivere. Poi il poco diventa pochissimo ed infine nulla. Si finisce di vivere, ci si rinchiude dentro la prigione delle mura domestiche, chi ce le ha, insomma inizia il calvario della sopravvivenza. Che poi non abbiamo bisogno di grandi cose. Non ci serve l’auto di lusso, la vacanza sulle spiagge a la page, gioielli preziosi da esibire, televisori più grandi delle pareti che devono supportarli.

Ci serve solo avere un minimo di sicurezza (ahimè soldi) che ci permetta di far crescere i nostri figli (il mio ormai è pronto per andarsene ma non so dove potrà finire, e quanto potrà realizzare le sue aspirazioni, non ambiziose fra l’altro e questo da una parte mi fa felice dall’altra mi angoscia perché rischi di finire come noi), di stare bene con la nostra famiglia, e poter continuare a coltivare quel Giardino che abbiamo dentro e che non è pieno solo di fiori, come tutti dicono quando parlano di sé stessi, ma che è abitato da tutte le stagioni. Tutte, quella delle foglie che cadono e quella delle foglie che rinascono. Le ombre e le luci, i chiaroscuri a cui siamo tanto affezionati.

Perché non finisce questo tempo di merda mi chiedevi. Non finisce, per ora, nell’assente soluzione alla nostra ricerca. Non finisce perché non riusciamo ad organizzare un’attività (non sopporto questa parola) economica che possa funzionare come strumento di mantenimento (questo è per me il lavoro, niente di più, niente a che vedere con gli scopi ultimi della vita).

Non finisce perché ci ostiniamo ad ascoltare il nostro cuore e la nostra mente. In quei momenti ci distacchiamo dalle angosce e scriviamo pensieri bellissimi o tristissimi che va sempre bene. Ora questi momenti ci vengono vietati. Il poeta è quello che vive il disagio, colui che sta male, in molli piume non nacque mai poeta, ecc. Quante menzogne si sono dette su chi ascolta l’anima, riesce ad andare a graffiarla sino a farla sanguinare per motivare l’arte della parola. Sono tutte definizioni senza senso. Non è la condizione difficile, disumana, border line ad insegnarti ad ascoltare il tuo profondo che urla. Non c’è realtà, né scuola che ti possa insegnare a raggiungerti dove nessuno potrà mai arrivare. Se non ci sei portato, non farai nessun passo...


Questo tempo di merda non finisce perché noi continuiamo a scovare meraviglie scavando negli angoli più recessi del noi, gli stessi agli indifferenti inaccessibili.

Estraiamo bellezza, ingoiamo emozioni depositandole nella gola, che si chiude togliendoci il respiro.

Io non sono disposto a rinunciarci, potrebbe essere una lenta agonia, ma non posso rinunciare a nutrire la mia essenza.

E’ una follia la nostra, l’unica libertà che ci è concessa. E’ una follia che sta sfidando l’attacco di un tempo che non avrà pietà per nessuno.

 

Chiudo, abbracciandoti[/vi] forte, sempre con i Rokes:

https://www.youtube.com/watch?v=D6I1_FFDhak

E’ la pioggia che va e ritorna il sereno.

[Shel Shapiro dopo decenni di silenzio (nel senso che ha fatto altro o solo che forse da noi non è arrivato) negli ultimi dieci e più anni ha ripreso con un piglio meno scanzonato di allora ma in fondo se ascolti bene le canzoni che cantava negli anni ’60 i contenuti sono gli stessi, ora però il cosiddetto impegno sociale è la direzione del suo essere artista:

https://www.youtube.com/watch?v=CdENKLbQ5yA    ]

 
P.S. avrei potuto parlarti di lavoro, di delusioni, di farabutti e disonesti, di chi riconosciamo sa scrivere bene (nel senso che ci rilascia emozioni) ma che ha una condizione di assoluta sicurezza, di chi si lamenta senza motivazioni valide, di chi ci batte una mano sulla spalla o ci riserva pensieri compassionevoli che arrivano a condividere il nostro disagio ma di cui non sanno nulla (e quando scopri che fingono ci colpisce un’altra delusione)… Sarebbe stato solo un tentativo di sfuggire scaricando le colpe su qualcosa che sta fuori di noi, che il sistema sia colpevole è un dato di fatto inutile parlarne. Avrei potuto rivedere i miei pensieri, correggermi, riscrivere tutto, aprire altri percorsi, continuare ancora per lunghe pagine…


Avrei potuto parlarti di…invece ho preferito parlarti di noi.
Con un profondo sentimento di solidarietà

AlfaZulu31

 
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