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    Creato da: wendypari il 31/03/2005

Ricorda e Racconta
   
Racconti del passato di gente comune oltre gli

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   Messaggio N° 10 24-05-2005 
 

LA PRIMA MATTINA



La prima mattina non è una categoria temporale, è una categoria metafisica, i suoi riferimenti sono alla luce, quella particolare luce, ai colori, ai suoni, agli odori;
La prima mattina non si verifica tutti i giorni, ovverossia non tutti giorni vi è una prima mattina.
E’ una categoria dei sentimenti delle sensazioni ha come riferimento “La bella giornata” di Raffaele La Capria è un evento che si verifica e viene riconosciuto solo all’interno di una disposizione di anima particolare.
Non tutto l’anno avviene la prima mattina, il suo calendario di frequenza va all’incirca dal 15 maggio alla prima settimana di luglio, negli altri giorni dell’anno vi è una presta mattina non una prima mattina.
La prima mattina non comincia molto presto col sorgere del sole che in quei giorni dell’anno sorge prima, ma inizia presso a poco verso le sette, sette meno un quarto e finisce verso le nove, nove e mezza.
Sarebbe assai superficiale identificare una prima mattina con una levataccia all’alba.
Quando è una prima mattina ci si sveglia dolcemente, serenamente, giustamente sazi di sonno, si vede filtrare tra le persiane quella che descriverò poi come la luce speciale della prima mattina, anche se si vive in città si ascoltano dei suoni particolari, gli uccelli, tanto in città ce ne sono quasi di più che in campagna, altri suoni segnalano che il mondo intorno si sta mettendo in moto, non si poltrisce nel letto se si vuole godere una prima mattina.
Nella prima mattina si prende un caffè, niente cappuccino, infatti cappuccino e prima mattina non vanno assolutamente d’accordo, neppure una abbondante colazione, il caffé si può prenderlo in casa e allora farà parte della prima mattina il prepararselo da soli, vuoi con la napoletana vuoi con la moka il gesto dell’ avvitare la macchinetta è tipico della prima mattina.
Nulla osta che il caffe si prenda al bar, ma che sia il bar sotto casa comunque uno dove si è ben conosciuti,lì il barista appena vi vede si appresta a preparare "il solito” il barista ha un nome che comincia per A Alfonso o Alfredo, meno frequentemente Annibale o Amerigo e da scartare assolutamente un barista di nome Vincenzo al massimo si potrà chiamarlo Enzo, ovviamente sono esclusi dalla prima mattina le bariste.
Il telefono non squilla nella prima mattina, per particolari esigenze si può chiamare qualche persona molto intima per una rapida comunicazione esordendo: scusa la prima mattina ma devo dirti..;devo sapere….. SMS, cellulari dalle bizzarre suonerie e altre oscenità sono bandite.
Il principio è godersi l’aria, il tempo della tranquilla riflessione della pausa, guardare sentire odorare sperimentare tutti i sensi.
Non saprei se la prima mattina può verificarsi in montagna, ma tenderei ad escluderlo, è certamente una sensazione di città, meglio ancora una città di mare, o al mare stesso.

Si è il mare il suo colore il suo odore che da un senso alla prima mattina, anche in città il suo odore si sparge per le vie di prima mattina, il colore è sempre identico un celeste slavato che vira al grigio, quel colore deciso eppure sfumato tipico delle guaches, il mare è una tavola liscio uniforme appena solcato da qualche barca che sembra tagliarlo con un coltello, a riva non produce onde, batte sulla battigia con un ricciolo limpido che non crea una spuma bianca, mette in risalto il colore della sabbia che spesso è nera lavica; una sabbia bionda ha meno valore in una prima mattina.
Non c’è una bava di vento di una prima mattina, odori di fiori lontani, pitosforo, philadelfo, fiori bianchi,più in la l’odore aspro degli oleandri,la presenza inodore delle ortensie, ma su tutti aleggia quello di caffe e di pane appena sfornato, mentre col progredire della giornata avanza quello delle automobili che chiuderà definitivamente la prima mattina.

 
Inviato da wendypari @ 12:48
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   Messaggio N° 8 04-05-2005 
 

La buccia di limone

La buccia di limone

Le cucine di una volta non erano lisce squadrate come quelle di oggi, avevano sporgenze e rientranze, spazi vuoti si alternavano a spazi affollati, angoli dimenticati dove da tempo immemorabile giaceva abbandonata una vecchia sedia su cui nessuno sedeva mai.
Non il bianco assoluto, il metallo, il legno lucidato, i colori squillanti di moda, le cucine di una volta erano azzurrine o verdine, grigi i lavelli di graniglia, la vernice azzurra passata e ripassata sui legni del tavolo e della credenza formava grumoli e bolle che irresistibilmente schiacciavo con l'unghia.
Le cucine di una volta avevano un tavolo al centro col piano di marmo bianco un po corroso agli angoli, li si preparavano i cibi, li si stirava coprendolo con una vecchia coperta bruciacchiata, li mangiavano i bambini sul seggiolone rosa coi pupazzetti e il sedile di incerata col buco al centro e i biscotti sbriciolati negli angoli che non si riuscivano a pulire, li mangiavano in fretta anche le cameriere spesso col piatto in mano.
I signori mangiavano in sala da pranzo.
Nel tavolo due cassetti uno per le posate, nel'altro mille cose, i fiammiferi, i tappi di sughero, una vecchia lista, due presine bisunte.
Troneggiava la cucina a gas, a quattro fuochi,con uno sportello forno e un altro in basso, la cui funzione di scaldavivande non era mai usata,perché vi erano riposte le vecchie padelle senza manico, era un mobile immenso e pesante di ghisa porcellanata bianca o marmorizzata con lucide maniglie di ottone, un tubo di gomma nera lo collegava alla parete.
"Avete chiuso il gas" la raccomandazione serale che scongiurava chissà quali disastri.
Perchè non ricordo mattinate in cucina?
In fretta bevevo il caffelatte coi biscotti, non c'era cornetto e cappuccino, correvo a scuola.
In mattinata si faceva la spesa, si pulivano le verdure, si preparava il pasto di mezzogiorno, poi si rigovernava.
Entravamo in cucina solo nel pomeriggio a fare dolci o a preparare qualcosa di speciale per la sera.
La mia famiglia composta di cinque figlie femmine, io la maggiore, la mamma, due o tre collaboratrici domestiche allora si chiamavano "persone di servizio", unico maschio, poco presente, mio padre.
Anche la cucina aveva una impostazione prevalentemente femminile si cucinavano dolci e " le belle cose per le bambine".
Cosi quasi ogni pomeriggio ci si avviava a fare qualcosa di buono per la cena, qualcosa di gradito alle "bambine" le pizzette fritte, i panzarotti imbottiti di ricotta, ma ve ne sarebbero stati alcuni ripieni di marmellata, le brioches, il gattò (sformato di patate ripieno di mozzarella) anch'esso profumato con la buccia di limone, ma la regina delle preparazioni era "la crema gialla";
La bibbia domestica "Il talismano della felicità"di Ada Boni edizione 1933 era l'unico libro di cucina allora in circolazione, non credo che in casa ci fosse una vera Bibbia, ma quel "Talismano" l'ho ereditato io, porta annotazioni di pugno di mia madre.
Nella sezione dolci la crema pasticciera era la base, in casa veniva chiamata la crema gialla per distinguerla dalla analoga crema al cioccolato.
Semplicissima la ricetta; tre rossi d'uovo, tre cucchiai di zucchero, tre cucchiai di amido o fecola, o in mancanza di farina per mezzo litro di latte mescolare bene e girare a fuoco lento fino che non si addensa formando bolle.
Per profumarla il tocco finale la buccia di limone.
Essere chiamati a collaborare alla cottura della crema era un grande onore, significava essere "grandi" e ricevere poi per premio la buccia da leccare.
La buccia veniva con grande abilità tagliata in un lungo ricciolo, immersa nel pentolino quello col manico lungo di alluminio pesante, e a me toccava girarla continuamente affinché non si attaccasse al fondo bruciandosi.
Saltellando su un piede o arrampicata su una sedia giravo con il cucchiaio di legno che precedentemente era stato strofinato generosamente anch'esso col limone.
Pian piano con compunzione giravo, il tempo sembrava infinito, poi plof ecco la prima bolla che si forma, rotonda, un cerchio che all'interno si solleva, si apre, plof, plof un'altra, un'altra ancora" é fatta" grido ora bisogna girare con più attenzione, maggiore é il pericolo che si attacchi;
Fuori dal fuoco ancora bisogna girare perché non si formasse" la pelle", ma ora mamma interviene, pesca nel composto la buccia di limone e me la porge in un piattino.
Somma felicità che non divido con le sorelle, prima col cucchiaino raccolgo la crema, poi a pezzi, faccio scivolare la buccia in bocca succhiando la crema e con la lingua spingo giù per la gola mentre il profumo di limone mi invade tutta.
Rivedo oggi quel piattino, quel giallo, quella buccia, ma quel profumo dov'é.




 
Inviato da wendypari @ 08:59
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   Messaggio N° 7 02-05-2005 
 

Venapoetica di Stefirina

Ieri Stefania accanto a me seduta in terrazza ronzava come un'ape, che vuoi? voglio scrivere una poesia! bene prendi carta e penna e scrivi.
Così da sola ha scritto . Tornati in città lo ha riportato faticosamente sul computer, pieno di errori di battitura , solo quelli ho corretto ecco qui il prodotto :


VILLA RINALDI


La villa delle lunghe passeggiate
La villa degli amori
La villa della mia caduta in giardino
La villa dei pensieri
La villa dei sogni romantici
all’ ombra del glicine
profumo stordente.
Qui gli amici gioiscono con noi,
in lunghe feste cantano canzoni di una volta.
Qui si respira l’amicizia.
Lontano il mare ci ricorda la gioia dell’estate;
Il profumo degli aranci il colore dell’ inverno,
il Natale, i fuochi del capodanno,
le feste paesane, il grande presepe.
Amiamo questa casa,
saliamo affannati le scale,
qui dove tutto parla di natura felice,
sole, mare, fiori, ramarri,gechi e lucertole,
formiche in fila si avventano,
su briciole abbandonate
viviamo l’estate, viviamo la primavera
d’autunno il melograno ci accoglie con i suoi frutti,
profumo di legna bruciata nell’aria
notti stellate,una luna limpida sulla terrazza,
guida i nostri sonni.



By Stefirina

 
Inviato da wendypari @ 13:10
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   Messaggio N° 6 18-04-2005 
 

41


Ieri Stefania ha compito 41 anni,abbiamo festeggiato questo compleanno molto
tranquillamente, solo una cena in famiglia con Gabriella, suo marito e mia
sorella.
Menu da lei ordinato: lasagna alla bolognese, rosbiff, e una favolosa torta
di pandispagna, crema chantilly fragole e arancia preparata dalla zia che
nel rispetto delle femmine Pane é una regina pasticciera.
Fin qui tutto normale, ma cosa sono per me i 41 anni di Stefania, cosa sono
per una madre 41 anni con una donna così.
E 'Stef. una donna, la mia bambina io preferisco definirla una grossa
adolescente; bella perché si é bella secondo i canoni di giudizio in vigore
oggi, un metro e settanta ben proporzionati un po sovrappeso, nulla della
sua malattia ha influito sul suo sviluppo, i suoi occhi verdi sono vivaci, i
suoi capelli lisci come spaghetti indomabili lunghi e neri, mani bianche
lisce quelle di chi non le usa, unghie rosicchiate da adolescente, non un
filo di trucco, denti rovinati dalle cadute e dai medicinali, stretta e
larga nei punti giusti.
Ma qui perché ne parlo, per raccogliere la storia i sentimenti di questa mia
vita con lei, della gioia, della disperazione di queste nostre vite.
Il mio narcisismo mi porta ad affermare con forza: sono stata brava, non lo
dico solo io lo dicono in tanti tutti quelli che ci conoscono.
E poi sanno gli altri , ma anche quelli più vicini a me e a lei, il padre,
la sorella, coma ha significato giorno per giorno affrontare, scegliere,
analizzare, decidere, scartare, andare avanti, temere, molti troppi atti,
troppe risposte, troppe scelte non sono spontLnee sono il frutto di un
allenamento alla scelta, meglio così o cosà.
la spontaneità forse non so più cosa sia devo rapidamente decidere ed
uniformarmi a ciò che sarà forse meglio per il futuro, fra un'ora,
domani,fra un anno, quando io non ci sarò più.
Devo lodarla, rinforzarla, rassicurarla delle sue capacità, renderla
autonoma tremando devo darle fiducia in se stessa, anche se lei con
chiarezza sa benissimo che così non é.



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Inviato da wendypari @ 16:37
COMMENTI: 0
 
   Messaggio N° 5 18-04-2005 
 

Lunedì


Lunedì mattina , un'altra settimana di passione, stanotte ha piovuto, ora é
uscito il sole, l'aria é limpida e pulita quasi trasparente, una luce di
striscio colpisce Capri, si possono distinguere le case, mi sembra quasi di
riconoscere la mia casa sulla costiera. L'affetto fa questi scherzi, per
oggi ho finito di combattere con lo stenditoio, panni dentro, panni fuori,
stendo serena il mio bucato.
Prima di accompagnare Stefania in piscina alla tv accesa vedo" La storia
siamo noi" Napoli durante la guerra, ora Stefania può aspettare il ricordo
di quei tempi vissuti da bambina mi affascina, é un mix di documentari
d'epoca, testimonianze di signori con le rughe come le mie che hanno vissuto
quei fatti, e riprese di luoghi oggi.
Le scale dell'università dove fu ammazzato dai tedeschi un marinaio senza
nome, ieri e oggi, la masseria Pagliarone al Vomero da dove parti il primo
nucleo della rivolta, li ci passo ogni giorno, c'é ora un vivaista ci compro
i fiori e via dicendo.
Rimango davanti al televisore fin quando Stefania non mi scuote e mi
costringe ad andare e ripenso.
Ripenso, ma come abbiamo fatto a risollevarci da tanta miseria da tanta
distruzione a ricostruire una città, un paese, una nazione.
La forza degli uomini é indescrivibile, penso ad alcuni aspetti del mio
carattere strutturatisi forse in quegli anni, il bisogno di partire daccapo
e di rifare tutto, in casa nelle cose di tutti i giorni, nel lavoro ho
sempre avuto questa abitudine incominciare dal principio, fare il punto
della situazione e vedere da dove si deve partire per andare avanti, per
cambiare , ma soprattutto per migliorare una situazione che ha raggiunto un
punto tanto in basso da definirsi cruciale.
Mi sovviene il compito di storia che mi toccò alla licenza liceale" Il
punto più basso della ruota l'abbiamo raggiunto , da qui si comincia a
risalire" e continuava affermando che tale frase era stata detta da un
personaggio storico, svolsi il tema senza sapere chi fosse e il personaggio
e quale il momento storico . Presi sette in italiano ma ancora oggi a 50
anni di distanza non ho mai saputo l'autore della frase , né il periodo
storico in cui fu pronunziata.
Penso tuttavia che si possa attribuire a molti periodi anche attuali.
Ben venga una sana dose di austerity individuale e sociale, se ripresa ci
deve essere deve essere dei singoli e della collettività, nel privato e nel
sociale, nell'educazione dei bambini, degli adolescenti nell'autolimitazione
degli adulti.
Quei politici che hanno promesso lacrime e sangue hanno portato al fine
benessere alle loro nazioni, cosa hanno portato quelli che hanno promesso
merendine e veline? Wanda










 
Inviato da wendypari @ 16:33
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