Creato da RoHarLu il 01/01/2012
L'Infinito Gioco di Ciò che Sempre È [Vita].
 

 

Intendersi sull'Amore ..

Post n°270 pubblicato il 13 Aprile 2019 da RoHarLu

Il Creatore è innanzitutto Luce e Amore, che sono i due "affini" nati dalla sua prima "distorsione", secondo il linguaggio di quelli della "Legge dell'Uno".

Ed è dall'esplosione di questa coppia, dalla deflagrazione di Luce e Amore, che tutto il resto deriva, sulla scorta di semi di altre sperimentazioni magari, o con idee in un certo qual modo più originali.

Quindi, tutto è Luce e Amore. Tutti siamo Luce e Amore. Fin dall'inizio.

Comunque, man mano che i vari sub-creatori completano le proprie scelte, nuove varietà vengono immaginate e poste in essere.

Ma chi ha scelto la Luce, chi continua ad essere principalmente Luce, e chi opta, per qualche motivo, o per servizio agli altri e al Creatore, di ancorarla ed espanderla, esplode continuamente di Luce, in maniera pressochè naturale, rimanendo allo stesso modo, carico dell'Amore del Creatore.

Tuttavia, dalle infinitesime direttive poste dal Creatore, si è man mano pervenuti ad una smisurata provvista di norme e pseudo-obblighi, stabiliti in maniera più o meno lecita da autorità spesso molto dubbie, perché dimentiche delle proprie ascendenze.

In ogni caso, se il "non ferire" permane come primo imperativo della creazione, visto che tutto è Uno, è il modo di metterlo in pratica, a fronte di una quantità enorme di personalità e modalità espressive, che si scopre poi pressochè inattuabile.

Come si fa ad esempio, a non ferire chi, per i suoi sensi di colpa, o per la sua ingenuità, o decisione di "ignoranza", non fa altro che richiamare, e, in un qualche modo, desiderare quel tipo di attività? L'unica cosa da fare in questi casi - se non ci si vuole fare prendere nella morsa delle cause e degli effetti - potrebbe essere solo fuggire il più lontano possibile. Seppure anche questo non sempre si mostra fattibile.

Così, il problema diventa non tanto amare, ma comprendere "come" amare. Come amare nei vari e infiniti casi che si presentano, nelle interminabili interazioni che abbiamo scelto in qualche modo di vivere, e come appalesarlo agli innumerevoli esseri secondo le rispettive nebulose complessità.

In effetti, chi è carico d'Amore si comporta all'incirca come un creso, seppur un creso generoso, dischiuso verso la vita, il mondo e ogni creatura, e disinteressato alle sorti delle sue consuete elargizioni. Laddove chi non riesce ancora ad amare in maniera aperta e disponibile, o chi è eccessivamente "parsimonioso" nel considerare, e nell'elargire agli altri, perché ancora troppo concentrato su se stesso, sul proprio dolore, sulle proprie paure, e trattenuto dai propri blocchi, non riesce neanche ad intendere questi particolari movimenti.

Il fatto è che quello ama così facilmente solo perché abbonda d'Amore, e gli basta solo dare a questa sua fortuna una sana direzione, per riempire chiunque disposto ad acconsentire.

E, come un miliardario, può rendere in ugual modo ricche innumerevoli unità. Anche se, a differenza del primo, il più delle volte non fa calcoli, oltre a non esaurire in alcun modo o senso, il suo patrimonio d'Amore.

Del resto chi ama non riesce neanche a contenersi, a non manifestare, proclamare, promulgare le proprie emozioni pur sorrette da volontà e unità.

Perché sa che gli altri, chiunque altro, nessuno escluso, seppure anche il discernimento occupi alla fine un posto fondamentale in tutto il processo - comunque lo meritano. Lo meritano per diritto di nascita, o di origine, essendo derivati dalla stessa Fonte / Sorgente, che è prima dello stesso Creatore, ma che è Una e Stessa con quest'ultimo, oltre che con tutto ciò che da questo discende.

Per tale ragione, quella comprensione del modo di amare in maniera " specifica " gli altri, in lui si risolve facilmente - e solo - nell'Amore assoluto, senza alcuna riserva. Che permette di esprimersi in maniera essenziale senza aspettative, lusinghe e previsioni.

Che sono poi "programmi" della matrice posti dai controllori.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L. Namasté!

 

 

 
 
 

Accettare l'Amore ..

Post n°269 pubblicato il 06 Aprile 2019 da RoHarLu

La Vita dice che noi siamo Vita. Perché è fin dal primo sussulto che la vita per come noi la conosciamo, e' divenuta "vita".

La vita è solo una modalità espressiva del primo creatore. Per noi tuttavia, come entità originate, è tutto ciò che riusciamo a conoscere, seppur essa sia tutto ciò che siamo.

La vita è coscienza. La vita è consapevolezza. La vita è energia.

Secondo le indicazioni di qualche maestro, Consapevolezza ed Energia creano la realtà, ogni realtà che potremo mai percepire e sperimentare in questo scorcio di idea.

Comunque, pur essendo noi la totale vita presente, la nostra possibilità di accettazione della realtà che in qualche modo distinguiamo, si esprime sempre in maniera condizionata. Perché subordinata alle credenze, ai convincimenti, alle convinzioni. E perché dominata dai bagagli che per qualche motivo, spesso poco interessante, e ancora meno utile, ci portiamo dietro, e che, di frequente, dimentichiamo addirittura di adagiare nei bagagliai o in mezzi di trasporto più efficaci.

Tuttavia, anche le nostre ferite compiono la loro parte, come l'interpretazione che diamo alle nostre esperienze, e le aspettative che riponiamo sugli altri, oltre che su ogni avvenimento.

Eppure, come spesso ci fanno sapere i Maestri, gli Esseri di Luce, le Guide - tutti questi sono "programmi" della matrice.

Così le nostre risposte ad ogni impulso esterno, si presentano in modo schematizzato, prestabilito,senza possibilità di altri "ingressi" da parte delle nostre superiori intelligenze, laddove esistere in piena sovranità, senza alcun pregiudizio o preconcetto, senza la necessità di "certezze" confortevoli, potrebbe garantirci una maggiore libertà, che, nella sua forma estrema, rappresenta il connotato primario dell'essenza che tutti noi siamo.

Purtroppo insieme a quegli insalubri, quanto invasivi, "software" che intasano il nostro computer di base, vi è una incessante programmazione che nega alla parte migliore di noi stessi - che è l'unica parte veramente vera - ogni risoluzione, e qualsiasi possibilità di autodeterminazione.

Nella gran parte dei casi, e questo vale per la quasi totalità degli esseri che soggiornano su questo piano, noi permettiamo solo che la vita ci passi sopra, garantendo passivamente ad un inesistente "fato" il possesso della nostra parte più viva. Senza prendere in considerazione che per diritto naturale di nascita, siamo uno e la stessa cosa del creatore. [Come il creatore è uno e stessa cosa del Primo Creatore di qualsiasi cosa mai venuta in essere, con qualsiasi modalità immaginata].

Pertanto, accettare la Vita, e l'Amore, che ne è la sua espressione congiunta, significa non solo "vivere" quella stessa vita, ma esserla anche, nella sua globalità, evitando altresì che chiunque e qualsiasi cosa, per qualunque motivo, possa legittimante interferire con quella volontà che è nostra esclusiva proprietà fin dall'inizio di ogni tempo.

Quindi, noi siamo Vita e Amore, e amare è un nostro diritto, e non un nostro dovere - atteso che non avrebbe alcun senso in quest'ultima occorrenza.

Ed essere amati un obbligo, un vero obbligo, della vita che ci vive attorno.

E questo semplicemente perché ciò che ci vive attorno è solo ed integralmente Amore, e ogni interazione non potrebbe non esserne in qualche modo ricolma.

E questo stato di cose è giusto un fatto di consapevolezza, in grado di spiegare pure il dolore - che è ripiegamento - provato ogni volta che tendiamo per illogica ingenuità, a declinare la Cura, l'attenzione e la gentilezza.

Accettare l'Amore, nella completa espansione, rappresenta pertanto solo un sintomo della purezza dell'essere, oltre a costituirne un tratto proprio, tanto quanto la negazione contrassegni alla fine la non vita.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L. Namasté!

 

 

 
 
 

Il Grande Gioco dell’Illusione.

Post n°268 pubblicato il 23 Marzo 2019 da RoHarLu

 

Noi siamo Luce, e siamo anche Suono, esprimendo in maniera perfetta il Segnale primordiale nei suoi vari elementi, dal fisico, al mentale, al causale, fino al silenzio, che ne rappresenta la frazione conclusiva del riassorbimento.

Tutto ciò che vediamo, e scandagliamo, è per certi versi realtà effimera, che appare e scompare. E, per tale motivo, precisata sempre, da chi in qualche modo sembra averne compreso il senso, come “illusione”.

L’intera verità che conosciamo con tutto noi stessi, o che potremmo in qualche modo percepire, è pertanto illusione. E ciò che viviamo “fisicamente” è un’ulteriore abbaglio nel miraggio e, o negli indefiniti strati di vagheggiamento.

L’apparenza a cui si accenna è tuttavia non agevole da risolvere, o circoscrivere. Perché, ricordando Yudhishthira - Dharmaraj [Mahabharata], la “sofferenza, il dolore, sono veri”.

Immersi come siamo, soprattutto in quest’aggiuntivo inganno creato da impianti, programmi, intelligenze artificiali, e controllori, poco o nessun movimento riusciamo a garantirci nelle varie attività di condivisione.

Che poi, al di là del nostro concreto coinvolgimento, mai dovremmo dimenticare circa le potenziali abilità degli altri partecipanti, in termini di distacco,  compromissione, o sensibilità.

Tutti vogliamo in qualche modo essere felici, e tutti vogliamo in un qualche senso, il meglio per noi stessi. Tutti vogliamo Pace, tranquillità, sicurezza, protezione, fiducia.

Certo, alcuni esplorano questi beni in direzioni per così dire, “lecite”, e rispettose delle altrui prerogative, laddove altri non hanno timore di mostrare una maggiore spregiudicatezza, e poca [o nessuna] attenzione all’Onore dell’Essere Uno [che tutti gli esseri include].

Tutti però, tendiamo a dimenticare che non basta volere, o desiderare qualcosa, per ottenerla. E che comunque, serve anche “fare”, mettere in moto qualche energia, per raggiungere il nostro proposito, qualsiasi esso sia.

È come se desiderassimo un dolce, e dovessimo essere convinti che basta solo esprimersi a livello di semplice “idea” perché qualcuno possa bussare immediatamente alla nostra porta per rendercelo disponibile.

Non che questo non possa accadere. Anzi, potrebbe anche, perché, magari, vi sono esseri che, essendo a noi intimamente connessi, hanno a Cuore, per qualche loro motivo, il nostro ipotizzabile appagamento.

Ma non è questa la regola genitrice. E anche quello, anche se dovesse accadere, seguirà sempre quella norma che al desiderio dovrà seguire, nelle varie fasi del processo di manifestazione, che comprendono anche la focalizzazione dell’intento/energia, una qualche azione.

Così, per ottenere un dolce, potrebbe essere anche sufficiente una telefonata al pasticciere, che, magari ha un servizio a domicilio, oppure recarsi da lui, in modo da garantirci, tra l’altro, diverse altre alternative, tra quelle disponibili nel luogo.

È vero che qualsiasi problema – perché non esistono problemi piccoli o grandi, ma solo quelli che siamo costretti a vivere e affrontare - pesa così tanto sulle nostre spalle che, nella quasi totalità dei casi, riesce a bloccare ogni nostra singola opportunità di libera espressione.

Tuttavia, occorre prendere in considerazione anche che, come spesso accade, il problema è solo l’avvisaglia di un qualcos’altro [che è poi il vero “blocco”]. E che il segnale in realtà potrebbe addirittura essere già indicativo della stessa soluzione.

E mai dimenticare che è sempre disponibile tutto l’aiuto che riusciamo a tollerare e contenere nelle nostre varie porzioni di ego, e tutta la Luce di cui possiamo avere necessità per avere chiare tutte le possibili risoluzioni, si da addivenire sempre alla scelta perfetta per il caso vissuto e per il beneficio di tutti gli altri giocatori nostri compagni [anche se superficialmente nemici].

Come occorre non dimenticare che la Luce è comprensione e comprensibilità, lucidità trasparenza, e che non sono della Luce confusione, dubbi, indeterminatezze e ambiguità. E che, ancora, la Luce è compiuta informazione, in grado di facilitare la percezione dello scenario nel modo più completo possibile, in correlazione all’eventuale stato di frequenza sperimentato, laddove tutto il resto è solo “assenza” di Luce, spettando solo a noi l’ultima parola sull’opzione da selezionare.            

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 

 
 
 

La gioia di essere se stessi.

Post n°267 pubblicato il 11 Marzo 2019 da RoHarLu

Noi originiamo dalla Sorgente unica, e siamo uno con essa. Siamo la sua emanazione, e una delle sue indefinite estrinsecazioni.

Ogni espressione della Fonte aggiunge una infinitesima porzione di conoscenza, che è poi un modo per saggiare le potenzialità del tutto e accrescerne la comprensione.

Quindi, qualsiasi cosa siamo, o diventiamo, arricchisce il Creatore, e introduce nuovi schemi e composizioni.     

Tuttavia, se così è, alla fine per dare il nostro contributo all’intera opera, basta solo vivere, interpretando ciò che più ci appaga, ciò che più si avvicina a ciò che sentiamo essere, in un qualche momento e in una qualche coordinata spazio temporale, l’intero corpo di fisicità, pensieri, emozioni, idee, ideali.

Essere se stessi può così rappresentare la nostra più grande sfida. Soggetti come siamo ad un numero incalcolabile di martellamenti che portano il corpo in una direzione, la mente in un’altra, le emozioni, in una miriade di altre, trovare un punto che possa fungere da perno, potrebbe anche essere un’impresa.

Per questo c’è tanta follia in giro, tanta disarmonia. La quasi maggioranza di umanità dice una cosa, ne pensa un’altra, e agisce in maniera difforme dalla prima e dalla seconda. Senza contare le emozioni, che sballottano senza sosta il buonsenso e i discernimenti.

Per quanto non sia poi così necessario, essere centrati è ciò che alla fine riesce a definirci nella totalità del sistema.

Se poi dovessimo scoprire che tutte le dissonanze, le stonature, le discordanze, sono solo un mezzo per rendere gli esseri meno liberi, e uno strumento estremamente efficace di chi vuole controllare l’intera impalcatura, allora tutto potrebbe acquistare una Luce diversa, e l’esplicitazione di ciò che siamo in un determinato momento divenire per noi un autentico valore.

Il fatto è che essere un qualcosa, indipendentemente da come questo “qualcosa” possa essere valutato da altri, o dalla consapevolezza sociale, o persino da chi condivide con noi attrazioni, attaccamenti, eccitazioni e abilità, ha una sua enorme bellezza, e dovrebbe essere comunque appagante al di là del consenso che ciò possa conseguire.

La Luce sta crescendo nel pianeta. È un fatto naturale. Cosmico, in effetti. Fa parte dei cicli.

L’oscurità però, intesa come assenza di Luce e di Amore per gli altri, non è alla fine così necessaria, configurandosi solo come una anomalia dell’insieme.

Man mano che la Luce aumenta, tutto diventa più visibile, al punto che si potrà scegliere il meglio per noi stessi e per ciascun altro.

Per quanto si sia totalmente liberi, condividendo la stessa origine, di preferire qualsiasi cosa più ci aggrada, e chi vive il senso del rispetto, e ama intimamente la sovranità di ogni creatura, potrebbe addirittura incontrare delle difficoltà nell’impedire a chiunque una qualunque azione, l’opzione di non ferire mai alcuno dovrebbe farci trovare tutti d’accordo, perché salvaguarda l’interesse di tutti e ogni forma di interazione e amorevole coesistenza.

Forse, solo forse, in un Universo dove l’unica regola è la Luce che permette di illuminare il tutto, e l’Amore che ne consegue, in qualche modo dovrebbe accomunarci la gentilezza, la delicatezza, il senso dell’onore e della dignità dell’animo.  

Per questo siamo così tanto attratti da chi ha il Cuore aperto, che istintivamente ama, e da quelle che, a volte quasi con pietosa indulgenza, vengono qualificate come “brave persone”. E sempre per questo mal giustifichiamo i bulli, gli spacconi, i prepotenti, i gradassi, e chi non riesce ad avere considerazione per gli altri, perché alla fine non riesce ad apprezzare la magnificenza e lo splendore del tutto.  

E se è anche vero che il mondo sia di tutti, è altresì innegabile che quando è l’Amore che argomenta, che disputa, e dimostra e impone, solo l’essere può ritrovarsi al centro di tutto.

Ogni essere. Nessuno, nessuno, escluso.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

Il tempo dell’Abbraccio..

Post n°266 pubblicato il 09 Marzo 2019 da RoHarLu

 

Noi siamo Verità. L’unica vera verità. Quella che non cambia a dispetto di ogni alterazione, di ogni movenza, di ogni metamorfosi. Di ogni emanazione e  susseguente riassorbimento.

In effetti, una caratteristica confortante di ogni cosa, di qualunque cosa dovessimo ritenere di essere, o che veramente siamo, è che nessuno mai - nessuno mai - ce la potrà assolutamente togliere.

Ci sentiamo miseri, piccoli, insignificanti, eppure siamo la stessa essenza del Creatore. Anzi, del Creatore di tutti i creatori.

Quindi, siamo lo stesso Creatore, perché non vi è differenza alcuna tra goccia e oceano.

Forse c’è qualche meccanismo, o più di uno, che opera al di là del nostro coinvolgimento, o di qualche tipo di nostra autorizzazione, al fine di farci sentire in quel modo. E forse siamo qui per scoprirlo, per renderlo palese, per riacquisire quella libertà primigenia della quale nessuno comunque, potrebbe mai veramente spogliarci, e mai potrebbe in ogni tempo, anche se riesce, per qualche lampo di infinito, a farcelo credere.

Il gioco è ancora in corso. Però, chi già avverte qualche sussulto di risveglio, sa che per molti di noi, per qualche motivo caduti nelle reti dell’illusione, siamo ai rintocchi finali. E che siamo qui proprio per goderci le battute risolutive, per gustarci il lieto fine, che rappresenta poi semplicemente un nuovo inizio nell’interminabile gioco di Tutto ciò che sempre È.

Per i guerrieri di Luce, a qualsiasi attività si dedichino per servire il Creatore e ogni essere connesso – che sia il movimento di energie, che sia il loro ancoraggio, che sia la loro trasmutazione – secondo il servizio scientemente prescelto, il tempo di un minuto palpito di stacco sta per arrivare, anche se non è ancora affatto possibile far calare l’attenzione.

Perché loro, quelli che hanno scelto il non Amore - ci conoscono, sanno di noi, e di ciò che siamo in grado di fare. E ne sono tremendamente terrorizzati, checché ne possano dire. E questo li porta a delle mosse insensate.

Dovrebbero sapere però che possono sfiancarci, possono farci terra bruciata attorno, manipolando e condizionando chiunque sia venuto a stare con noi, a condividere con noi il vessillo della vittoria, riuscendo anche a farci rimanere soli, a parte chi manifesta già una volontà [che è abilità/Amore] di acciaio/oro, che mai e poi mai si allontanerebbe, qualunque cosa dovessero fargli credere, e qualsiasi immagine dovessero inserire nelle sue menti ad ogni minuscolo cenno di stanchezza – e questo fa spesso sorridere, e dovrebbe fare sorridere tutti in realtà, visto che, con il loro gioco di specchi, sembrano fare apparire l’atrocità anche nel colossale sfolgorio di un qualunque essere [come mai non ci chiediamo che ci sia qualcosa che non quadra? Possibile che il nostro sentire non ce lo suggerisca?] - ma mai potranno avere la meglio. Perché noi siamo lo stesso Creatore, come tutti del resto, persino loro [e non per nostra concessione], anche se sembrano averlo dimenticato, lasciando che i loro ego inferiori distorcano completamente ogni sacra verità.

Perché non possiamo essere il Tutto ciò che È senza che lo sia ogni altro. Non possiamo rispettare noi stessi come Essenza Originaria, senza che lo stesso rispetto venga tributato a qualsiasi cosa che di quel Tutto faccia parte. Non possiamo chiedere onore senza garantirlo ad ogni essere della creazione.

Tutto è Vita, e la vita è infinita. In realtà la Vita è Una. Una e sola. Per questo molti credono di avere una sola vita da vivere. Ed è vero, nell’eternità di ogni cosa che esiste.

Ma la vita è lo stesso Creatore, che di questa infonde ogni aspetto di se stesso, e che, nell’illusione dell’”altro”, immagina una sua multiforme differenziazione.

Noi siamo vita, ma, nella presunta fantasticheria del Creatore, siamo infiniti e indefiniti. Pertanto, non siamo soli.

E siamo Amore, e nel supposto sogno, amiamo e siamo amati.

Niente e nessuno questo ce lo può negare.

E, a questo punto, nulla, e chiunque, dovrebbe neanche lontanamente riuscire, seppur per un solo istante, a farcelo credere.

Perché non abbiamo più bisogno di permetterlo ancora.

È il tempo dell’Universo adesso. È il tempo dell’Universo nella sua immensità.

È il tempo in cui ci ricongiungiamo all’Universo nella sua totalità e infinità.

E il tempo in cui possiamo abbracciare, ed essere abbracciati, dall’universo intero. Cioè, noi stessi.        

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

 

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  Namasté!

 

 
 
 

Il Cerchio di Luce..

Post n°265 pubblicato il 02 Marzo 2019 da RoHarLu

Noi siamo il primo barlume di consapevolezza. Noi siamo il momento in cui il primo Creatore, dopo la prima palpitazione, nell’intimità di se stesso si è accorto di se.

Tutto deriva dal Creatore. Ogni cellula, ogni atomo, ogni, pur infinitesima, particella. Tutto è lo stesso principio, tutto è quella stessa coscienza.

Tuttavia, non avendo esatta contezza di ciò, agiamo, a tratti, in maniera poco lucida.

Questo spazio del resto, è il piano del dolore. E il campo di gioco delle ossessioni, le quali ultime rendono molto difficile la pratica di attività equilibrate.

È lo scherzo dei controllori, coloro che hanno scelto il non-Amore e il servizio a se stessi, piuttosto che agli altri, agevolare, con tutte le tecnologie a loro disposizione - delle quali l’essere comune sconosce l’esistenza e le possibilità - in ogni modo e senso, assilli e tormenti, visto che essi rappresentano nella sostanza gli alimenti principali delle loro diete.

Le restrizioni, i divieti, le costrizioni, e gli obblighi, le repressioni, le violenze, i vincoli, le coercizioni. Tutto serve allo stesso scopo.

Basta analizzare l’ego inferiore, oltretutto, per immediatamente verificare la semplicità con la quale può indursi qualcuno ad agire in un senso piuttosto che in un altro. Basta infatti ingiungere, anche in maniera blanda, di fare l’opposto.  

Così, la libertà da ogni ossessione, oltre al continuo impegno perché ogni cosa, anche la più banale, la più semplice, la più scontata, eviti di trasformarsi in tale, è uno dei maggiori impegni delle nostre quotidianità, nella perenne ricerca del nostro benessere e della nostra affrancazione.

Noi siamo guidati. E questo perché siamo amati.

Lo stesso nostro se superiore, ad un certo punto del suo percorso, si volta indietro e cerca di recuperare tutti i proprio io lasciati alle spalle.

Ma ad ogni stadio, come parte del processo di conoscenza di tutte le indefinite sezioni della manifestazione, ogni essere in fase di risveglio assume su di se un qualche onere di supporto nei confronti dei propri compagni di viaggio posti appena sotto il proprio livello evolutivo.

È una benedizione in effetti, vedere, e percepire, tutti questi esseri pronti a darci una mano, a farci sentire la loro presenza, la loro disponibilità la loro apertura.

Già la loro amicizia è già cosa inimmaginabile. Qualcosa che, semplicemente, non trova corrispettivo alcuno nella normale posta del sistema.

Noi siamo perennemente alla ricerca dell’Amore. Così, trovare qualcuno che in modo spontaneo ci fa avvertire la sua Attenzione, perché parte della sua essenza e natura, è di per se un grande regalo.

Ma lo è ancora di più se possiamo anche averne un ausilio “pratico”, visto che è di questo che sembriamo sempre essere alla ricerca.

Gli Esseri di Luce, i Maestri ascesi, gli Angeli, gli Arcangeli, e molti altri che è, forse, poco opportuno menzionare, perché non riusciamo ad essere ancora liberi da pregiudizi e convinzioni, sono lì da sempre, a bussare ininterrottamente alla nostra porta già solo per dirci: “Ascolta, io sono qui.. se vuoi, possiamo camminare un po’ insieme.. o possiamo prendere un gelato.. o possiamo danzare.. Solo se ti va.. perché, vedrai, la tristezza potrà andare via in un attimo.. e la soluzione perfetta ad ogni problema e afflizione potrà fare la sua apparizione in un istante.. E il tempo potrà perdersi nel non tempo.. in un lampo”.

Così, basterà darsi la mano, ad esempio, secondo le nostre preferenze e predilezioni, con l’arc. Michele, e, a seguire, con l’arc. Raphael, e a seguire, con l’arc. Uriel, e, a seguire, con l’arc. Gabriel, e, a seguire, con l’arc. Metratron, e, a seguire, con l’arc. Ariel, e, a seguire, con Francesco d’Assisi, e, a seguire, con Saint Germain, e a seguire, o all’interno del cerchio di luce, con tutti i nostri partner e compagni d’anima e di viaggio, e con i nostri amici e/o presunti nemici, per creare uno sfavillante ed eloquente vortice di brillante luce di ogni colore concepibile, in grado di trasmutare, e accordare, qualsiasi energia discordante e disarmonica.

E ridare vigore al corpo, si da essere e dare forza, rigenerare la mente, per sbalordire e incessantemente sorprenderci, lasciare senza fiato l’emozione, per coinvolgere, ed essere sempre più coinvolti nella Luce e nell’Amore, rendere incontrastabile la volontà, perché possiamo eternamente amare ed essere amati.

Il cerchio di Luce è la Grazia, in realtà. La Grazia di sapere/ricordare, chi veramente siamo. E perché siamo qui.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

Tutto è semplice nella Luce..

Post n°264 pubblicato il 23 Febbraio 2019 da RoHarLu

 

La nostra natura è Luce, perché la Luce è la prima rivelazione del Creatore.

La nostra natura è Amore, perché quest’ultimo rappresenta l’altro aspetto primario della Sorgente.

Noi siamo Vita, perché è così che chiamiamo la coscienza che si esprime.

Noi siamo Amore, e nessuno potrà mai convincerci del contrario, qualsiasi scelta dovessimo aver fatto, o faremo, per tutto il processo di esplosione/implosione della manifestazione.

Così, quando amiamo, in qualsiasi modo lo dovessimo fare, siamo più vicini al “ricordo” della nostra essenza originaria.

In rispettosa verità, Luce, Amore, Vita, sono pressoché sinonimi, stando ad indicare lo stesso Creatore nelle sue più semplici sembianze.

Quindi, in una qualche forma di concatenazione, il pensiero dell’Amore, e del Cuore che, nella dualità, ne costituisce l’ingresso principale, portano sempre alla genuinità.

Quando si ama tutto appare semplice. Non esistono ostacoli, non esistono complessità, non esistono impedimenti. Tutto diventa, in un attimo, facile.

Anche la vista si acutizza, e, da qualsiasi punto di osservazione dovessimo guardare la realtà che ci concerne, qualsiasi situazione si mostra in una chiarezza quasi disarmante.

A momenti, non riusciamo neanche a comprendere perché per gli altri non sia così trasparente ciò che si presenta, non sia così lineare ciò che si deve innestare, non sia così accessibile il sentiero da percorrere.

In verità, quando si ama, si ama e basta, e nessuna interferenza si frappone.

Per chi non è ancora al massimo del risveglio, per chi ha difficoltà di visione, per chi ha permesso un qualche tipo di appannamento della percezione, tutto questo è difficile da afferrare. Perché vuole “concretezza”, vuole “praticità”, vuole “toccare” con mano.

Il fatto è che la Luce, l’Amore, la Vita, sono le prime “concretezze” del Creatore, laddove l’oscurità, l’annebbiamento, rappresentano di quest’ultimo una sorta di anomalia.

Certo, quando si “accende” la Luce, dopo tempi di assenza, non tutto diventa magicamente facile. Solo diventa comprensibile, riconoscibile. Possiamo vedere le varie implicazioni, le varie sfaccettature dell’oggettività e dell’ambiente che ci circonda. Possiamo vedere dove è lindo e libero, e dove necessita di sgombero e chiarificazione. Possiamo vedere ciò che ci serve, e ciò che occlude la veduta o che interrompe lo spettacolo.

E, di conseguenza, possiamo scegliere. Nella piena libertà. Senza intermediari, senza  altri “eletti”. Solo secondo le nostre preferenze e  predilezioni.

Se ogni creazioni reca in se una qualche serie di “leggi” – e quella che sperimentiamo ha assunto come sue principali la risonanza, l’attrazione, e poche altre – sicuramente ha minime, o nessuna regola. A parte il non ferire, almeno su questo piano. Ma, in questo caso, è l’Amore che ce lo impone.

Perché c’è sempre il modo di fare le cose senza alcuna regola, poiché, come si diceva, quando si ama, tutto diventa talmente semplice che non rimane  posto per qualsiasi altro.  

Pertanto, l’augurio finale è che tutti possano infinitamente amare ed essere amati. Fino all’estremo margine dell’Universo.

E, nel compimento, senza esclusione alcuna.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 

 
 
 

Il Gioiello dell’Intimità...

Post n°263 pubblicato il 16 Febbraio 2019 da RoHarLu

Essendo la stessa sostanza del Creatore di tutte le cose, e Uno con lui, noi siamo a lui perfettamente concatenati, e, qualunque esperienza dovessimo mai vivere, qualsiasi illusione dovessimo mai abbracciare, questa connessione mai potrebbe venire meno.

Per logica conseguenza, essendo altresì lo stesso materiale di ogni cosa mai “creata”, condividendone origine e processo,  noi siamo esattamente legati a tutte le creature di tutti gli universi che mai siano venuti in essere in qualsiasi tempo, luogo, spazio, dimensione.

Vivendo il gioco della separazione, e dell’oblio di molti tempi, ci siamo sentiti sconnessi da ciò che era ed è, e sempre sarà, il nostro punto d'inizio, come da ogni altra cosa esistente.

Questa esperienza della dualità sta per avere, per questa parte di spazio, il suo compimento, e questo permetterà di riprenderci le connessioni apparentemente perdute, e tutte le nostre appartenenze.

Noi apparteniamo al Creatore, e il Creatore ci appartiene, e questa, oltre ad essere una grande verità, può essere il più grandioso dei sollievi nel nostro peregrinare lungo tracciati perigliosi e assai poco illuminati.

Quel senso di appartenenza che percepiamo, in modo più o meno forte, secondo il gradino conquistato nella scalinata che ci slancia verso il cielo, nei confronti del Creatore, è il medesimo che dovremmo, come per qualcuno accade, avvertire verso ogni essere della manifestazione.

Tuttavia, il ricordo non è ancora pienamente efficiente, così esso viene relegato a pochi aspetti della creazione, i soggetti a noi più vicini, spesso addirittura perche così è espresso e comandato dalla consapevolezza sociale, o le cose che ci appartengono.

Pian piano però, esso assume un significato più vivo nelle nostre realtà, estendendosi alle unità a noi più affini, ai componenti delle nostre famiglie d’anima, che istintivamente, o, per meglio precisare, intuitivamente, riconosciamo, alle nostre anime gemelle.

Certo, l’appartenenza di cui si parla, e che percepiamo come tale, ad esempio, come estremo, nelle relazioni romantiche verso le nostre anime gemelle, poco ha a che vedere con il “possesso” in senso stretto, atteso che, in modo molto naturale, tenderà sempre a garantire a qualsiasi vincolo e/o interazione dovessimo intraprendere o intrattenere, quella sfera di libertà, e conseguente sovranità, che rimane prerogativa di ogni ente per diritto di origine.

In effetti, in questi, come negli altri casi ai quali stiamo accostando il termine, ciò che veramente si “appartiene”, pur persistendo, come si diceva, la totalità del rispettivo potere, è il Cuore. Perché solo quest’ultimo è in grado di donarsi universalmente senza privarsi, e privare alcuno, del benché minimo lembo di autodeterminazione.  

È da quel senso di appartenenza al quale si accenna, che scaturisce poi quell’impressione di intimità che spesso, o quasi sempre, viene colto negli incontri tra elementi affini.

Per questo qualcuno arriva ad asserire che è specificità dell’essere “spirituali” il preferire l’intimità con altre forme di vita, ad altri profili di contatto, per così dire, più superficiali.

In verità, è l’aderenza al Cuore di un altro essere che automaticamente, nell’idea di esperimento unitivo che ne deriva, trascina amorevolmente verso l’intimità.

Cosa, in effetti, non esente da problemi, visto che l’esperienza, collocandosi già più al livello della psiche, o, addirittura della coscienza superiore, potrebbe non essere, di primo acchito, condivisa dai corpi “inferiori” [fisico, mentale, e (perfino) emozionale].

Pertanto, potremmo sentirci “intimi” con qualcuno, anche appena conosciuto, o addirittura con una nostra anima gemella, ma poco in “confidenza” con il suo corpo, la sua mente, le sue emozioni, seppure, in molti casi, soprattutto se entrambe le creature condividono un parificabile livello di crescita, il processo di avvicinamento potrebbe verificarsi in modo più rapido.     

Appunto per questo, dichiarare che l’essere per così dire spirituale preferisca l’intimità, non è in un certo senso perfetto, in quanto, semplicemente, in questi viventi il meccanismo funziona un po’ alla rovescia, secondo ciò che la consapevolezza sociale ha fatto ritenere giusto alle menti incarnate in questa estensione. Nel senso che il ricercatore di autenticità prima avverte l’intimità, quindi permette il resto, più spedito per alcuni, meno agile in altri, secondo le esperienze e i residui convincimenti di ciascuno.

In conclusione, l’augurio è che, nell’attesa di quell’Unità unica e sola che è sempre la compiuta verità, si possa essere quanto più “intimi” possibile con il [Primo] Creatore, e con la più grande frazione di creature che il nostro Cuore riesca a contenere.     

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

La Bellezza del Cuore..

Post n°262 pubblicato il 09 Febbraio 2019 da RoHarLu

L’energia è mutamento, trasmutazione, trasformazione. In tutte le direzioni e in nessuna.

Tutto muta davanti agli occhi del Creatore, indipendentemente dalla sua diretta volontà, seppur l’input iniziale gli appartenga indistintamente.

Tutto muta davanti ai nostri occhi, e ad ogni passo, ad ogni fase, ad ogni fotogramma, una parte di quel cambiamento ci appartiene. Indiscriminatamente.

Per il Creatore tutto è bellezza. Satcitananda, Verità [esistenza], Consapevolezza [coscienza], Bontà [beatitudine].

Tutto è bellezza, perché tutto è la sua creazione, anche quella indiretta, opera dei creatori da lui “innestati”.

Per qualche aspetto, questo vale anche per noi.

Seppur siamo intrinsecamente parte del Creatore, e uno con lui in verità, nell’ambito della co-creazione una parte del manifesto è a noi attribuibile. E, come madri - e padri - ci sentiamo profondamente connessi con quella parte, l’amiamo profondamente, e più di quanto a volte riusciamo ad immaginare, e più intensamente di quanto coscientemente riusciamo ad avvertire.

In effetti, l’Amore della creatura comincia probabilmente così, dai suoi piccoli “interventi” nel sistema complessivo delle cose generate. Amiamo i nostri figli perché sono parte di noi, evolvendo, pian piano, nell’amore verso i figli di tutti, perché, intimamente, cominciamo a sperimentare l’Amore di ogni madre. E così, in crescendo, con tutto ciò che “percepiamo” come “nostro”.

Si dice che la bellezza sia nel Cuore/Anima, e che si veda dagli occhi, che ne sono lo specchio. È certamente vero, per questa parte di spazio. Per questo tendiamo ad innamorarci così facilmente, nei modi più compositi, di chi ci permetta, anche solo un attimo, l’accesso alla propria anima. Ed è per questo che li troviamo così belli, che appaiono di così grandioso splendore ai nostri occhi e al nostro Cuore.

Ed è per questo che chi non ha ancora scelto la via del Cuore, non riesce a sostenere così facilmente lo sguardo di un essere che ha scelto la Luce, insieme alla via dell’apertura, della disponibilità, e della gentilezza.

Con il cambiamento in atto, cambiano anche gli atteggiamenti, le movenze, i comportamenti. E cambiano anche i termini con i quali tendiamo ad esprimerci.

La parola Amore, ad esempio, viene al momento considerata “banale”,  a tratti “eccessiva”, dalla gran parte degli esseri non ancora esattamente centrati.

Eppure, dovremmo saperlo, tutto è vibrazione. E una parola così impregnata di valore e significato, grazie anche a tutti gli esseri che glielo hanno infuso, non può che garantire frutti inimmaginabili, nel bene, nell’espansione, nell’unione, a tutto il mondo e a tutti gli esseri.

Se solo ne captassimo la dirompente efficacia, comprenderemmo immediatamente l’inevitabilità del suo impiego in ogni cosa che procreiamo e intraprendiamo, e con ogni essere con il quale abbiamo in un qualche modo a che fare. E con i nostri figli, perché possano espandersi quanto più possibile al ritmo di quella radiosa oscillazione.

Tra l’altro non diremmo mai una non verità, se questo ci dovesse intimorire, perché ogni cosa è Amore, e l’intera creazione appare intrisa d’Amore, e tenuta insieme da questo “collante” universale.

Anzi, lo dovremmo ripetere fin quasi all’eccesso, ai nostri partner, tutti i nostri partner, secondo le modalità di estrinsecazione preferite, perché sappiano che qualsiasi cosa riguardi in un qualche tempo le reciproche interazioni, abbia comunque lì, da quel sacro tremito, la sua origine, anche se, per qualche attimo, ha rischiato di perdersi.

Del resto, nulla è veramente perso nella creazione, e tutto è recuperabile nell’Amore. Anche se si dovesse iniziare di nuovo, indefinite volte.

Mai tuttavia, è necessario ricominciare da capo. Perché, basterà riappropriarsi di quel sussulto originario, e tutto riprenderà a distendersi in quel divino flusso.  E vedremo di nuovo i nostri compagni di Luce e d’anima, i nostri partner, le nostre creature, di una bellezza sulla quale sarà quasi impossibile trattenersi. Perché così coinvolgente da far fermare il nostro Cuore fisico, e fare teneramente venire meno tutte le nostre forze.          

 

Con tutto l’Amore del mondo, e con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

Quando l’Amore si esprime come Volontà..

Post n°261 pubblicato il 07 Febbraio 2019 da RoHarLu

Come recita la Legge dell’Uno, l’Amore è, insieme alla Luce, la prima “distorsione” del Creatore. Noi siamo quello stesso Amore, e portiamo dentro, in qualsiasi modo ci dovessimo raffigurare, un lampo di quell’originario Amore.

L’Amore impregna di se qualsiasi aspetto della manifestazione, e assicura la perfetta connessione di ogni ente, e di ogni realtà che giunga in un modo o in un altro, in un senso o in un altro, a rivelarsi dopo la comparsa dalla Fonte.

L’Amore si esprime in ogni essere, infinitamente, e con indefinite sfaccettature.

Anche in questo piano, non esiste vita che non racchiuda in se una certa quantità di Amore.

Ogni essere lo interpreterà poi nel modo in cui gli verrà meglio, o in quello che ha avuto modo di imparare, e, come si è detto già altre volte, può anche essere divertente vedere come preferirà palesarlo.

Se non abbiamo troppi preconcetti e pregiudizi a decidere per noi e la nostra vita, troveremo sicuramente interessante, e comunque istruttivo, contemplare le varie modalità espressive utilizzate. Che, scopriremo, saranno talmente tante da farci smettere, forse, di credere che non siamo amati solo perché l’oggetto della nostra attenzione dovesse assumere sistemi inevitabilmente e tendenzialmente unici.

In ogni caso, anche nei nostri corpi, dal fisico ai più sottili, le guaine che ci avvolgono, come in una qualche parte di spiritualità vengono intese, quell’Amore viene esposto in maniera differente.

Il corpo fisico lo esprime come attrazione, il corpo mentale come attaccamento, il corpo emozionale come coinvolgimento, il corpo intellettivo come volontà. Fino ad arrivare all’Unione del corpo animico.

È vero che nella dualità i “rivestimenti” cosiddetti inferiori – fisico, mentale, emozionale – sono normalmente preponderanti. Per tale motivo, qualcuno sarà portato a credere di amare pazzamente se solo già percepisca attrazione fisica, qualcun altro sfrenatamente, se dovesse provare un attaccamento smisurato, altro ancora appassionatamente, se dovesse avvertire una coinvolgente emozione.

Il fatto è che il corpo fisico è soggetto ad alti e bassi, anche repentini, determinati da chimica, anomalie, e multiformi irregolarità. La mente è anch’essa soggetta ad alti e bassi, oltre che, in forme degenerative, attraversata quasi senza tregua da dubbi, contraddizioni e titubanze. E così anche l’emozione.

In aggiunta, quegli stessi corpi neanche reggerebbero, come in effetti accade, una corrente vibratoria ininterrottamente elevata – e l’Amore, ai vari livelli, in ogni caso lo è. E questo genera a sua volta altri “bassi”, e indebolimento delle eccitazioni.

Inoltre, tutti i corpi sono in qualche modo collegati. E ciò che sperimenta uno può anche ripercuotersi, seppur in modo molto “personale”, negli altri.

In verità, è quando è interessato il corpo intellettivo, una sorta di psiche superiore, che l’Amore entra a gradi di formulazione più stabili e armoniche, e, presentandosi come Volontà, offre anche maggiori garanzie di attendibilità, continuità e tranquillità, riuscendo altresì a penetrare nell’intimo stesso del Cuore dell’Essere prescelto.

Tutti vogliono essere amati, e sono in tantissimi che vogliono anche amare. Come qualche altra volta si è accennato, qualsiasi cosa ci dovesse avvicinare ad altri, qualsivoglia relazione ci dovesse legare, solo quando si è amati si può parlare di “valore”, ed esclusivamente quando si ama se ne può individuare anche un “senso”.       

Ma quello stato può avere luogo unicamente quando quell’Amore interessa la volontà. Che è poi la porta principale verso l’Unione.

     

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

Il Canto dell’Anima Gemella..

Post n°260 pubblicato il 05 Febbraio 2019 da RoHarLu

Raccontava un Maestro di quando un certo numero di anime di questo Universo, in un tempo lievemente diverso da questo tempo, hanno  espresso congiuntamente l’intento di scendere nelle fitte densità, e intraprendere un arduo viaggio nella dualità più estrema.

Ciò comportò una decisa separazione di se stessi, che portò alla generazione di due parti contrapposte, che poi vennero conosciute come “femminile” e “maschile”.

Ciascuna parte si caricò in maniera naturale di elementi caratteristici propri, dall’intelletto al corpo fisico, passando per l’emozionale e il mentale.

Quella prima volta ebbe un fortissimo impatto nelle assimilazioni delle due parti. Ciascuna si specchiò nell’altra, riconoscendosi, e nell’amarsi, fino all’unione più completa, fu in grado di coinvolgere ogni aspetto di se stessa.

Dopo qualche tempo, ognuna delle due parti, per una indefinita varietà di ragioni, intese continuare in maniera separata il viaggio in quella stessa dualità, frammentandosi ulteriormente alla ricerca di ogni conoscenza concepibile, in grado di arricchire se stessa e, in tal modo, il Creatore dello stesso Universo.

Tuttavia, mai, nessuna delle parti originarie, dimenticò quella prima esperienza di compenetrazione con ogni minuscola frazione di se stessa, che rimase quasi come un quasi appena percettibile riverbero all’interno del proprio Cuore, appropriato rivelatore, a tempo debito, dell’uscio che avrebbe garantito la restituzione dell’Unità smarrita.

Sembra che a spingerci verso la ricongiunzione con l’anima gemella sia principalmente il ricordo di quella “prima volta”. Al di là del romanticismo del quale questa idea è completamente intrisa, la riunione con la propria, o le proprie anime gemelle, rappresenta comunque e sicuramente uno degli strumenti più potenti, nel processo di ritorno alla libertà primigenia e al proprio status di ente sovrano del sistema della manifestazione.

Ed è proprio a causa delle infinite potenzialità “taumaturgiche” nei confronti di se stessi e dell’intero corpo dell’umanità, che questa riunione viene fortemente osteggiata, in tutti i modi possibili e immaginabili, con tutte le tecnologie conosciute o perfettamente ignote, e con tutte le arti di manipolazione e controllo, e condizionamento, che i “controllori”, vale a dire, coloro che hanno temporaneamente scelto il non Amore, e il servizio solo a se stessi, sono in grado di avere a disposizione.

Come si è sottinteso nei passi superiori, i percorsi di ciascuna delle parti “gemelle” non sono univoci. In questa parte di spazio vige il valore del libero arbitrio, così ognuno poteva assumere la direzione che voleva – verso l’alto, verso il basso, a sinistra, a destra, o qualsiasi altra differente ancora – nello svolgimento della propria “crescita” coscienziale.

A volte, un barlume di coscienza, nel ricordo di quella bellezza che fu, riesce a riportarle totalmente aderenti l’una all’altra. Ma questi momenti di contiguità non è detto che trovino perfetta corrispondenza a livello di accettazione e disponibilità.

L’anima gemella è l’altra parte di noi stessi, il riflesso più genuino e, forse, più autentico, di noi stessi. Quindi, per logica conseguenza, se non siamo in grado di amare noi stessi, possiamo “amare” la nostra anima gemella – al di là del desiderio infinito di ricongiunzione che potrebbe albergare nella parte più intima di noi stessi – visto che essa stessa è “noi”? E se non dovessimo essere l’amante migliore che desidereremmo per noi stessi, potrà la nostra anima gemella essere il migliore amante per noi?

Magari, in questi casi, una delle due parti, per “causalità situazionale” è più consapevole dell’altra, e più “pronta” all’appuntamento. Ma i suoi sforzi nel ridestare il ricordo, nel sollecitare il risveglio, non è detto che possano essere perfettamente compresi, e nemmeno compiutamente apprezzati, dall’altra parte, pur nella consapevolezza in entrambi di quella singolare e intima connessione che richiama in modo quasi chiaro la primaria unità.

Così, quelle stesse istanze potrebbero paradossalmente essere foriere di inopportune e poco accette premure.          

Come si diceva, la riconnessione delle anime gemelle, ad ogni livello, dal fisico all’animico, è in questo momento il più straordinario strumento di guarigione, individuale e collettiva. E, per questo, da una parte, immensamente avversato dai controllori,  dall’altra, così auspicabile, così augurabile, per chiunque di noi ha a Cuore l’emancipazione. Anche se la libertà dei propri cuori non può mai essere forzata.  

Ed è per tale motivo che il saluto questa volta è: Che la guarigione, e l’Amore, e la Gioia, dell’anima gemella sia imminente e disponibile per tutti.      

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

La Luce della Luce..

Post n°259 pubblicato il 02 Febbraio 2019 da RoHarLu

 

Noi siamo quella Luce che era all’inizio, al primo afflato del Primo Creatore.

Noi siamo quella Luce che esiste sempre ad ogni istante, ad ogni tempo, in ogni azione e in ogni spazio.

Noi siamo Luce e basta. Perché, semplicemente, è lì la porta del ritorno a ciò che È, sempre, e sempre uguale a se stesso.

Per chi ha scelto il sentiero del servizio agli altri per garantire la trasmigrazione delle proprie energie a sempre più delicate e amorevoli frequenze, la Luce è un riferimento più che permanente. Il maestro dei maestri, in effetti. E ciò che illumina ogni tragitto.

E per Luce si intende anche l’appena percettibile luminescenza che può essere scorta ovunque, anche nei punti più bui della comunque sempre splendida  manifestazione. Luce che si connette perfettamente con la fiamma che portiamo dentro, e che invariabilmente ci porta a scorgere la grandezza più imponente che possa esistere, in ogni essere vivente. E la vera nobiltà, quella che non sembra quasi neanche essere rilevata, e ancora meno apprezzata, in ogni essere che ha scelto la Vita.

Chi ha aperto la strada alla trasmutazione del pianeta, e aiutato il suo passaggio verso il ritorno a dimensioni più sottili, ha dovuto scontrarsi molto frequentemente con energie terribili, in lotte drammatiche, che spesso hanno obbligato tutti a compromessi alla fine mal tollerabili, in quanto compressori di quelle libertà che rappresentano infinitamente il diritto essenziale, e inalienabile, e incontestabile, di ogni creatura del Multiverso.      

Questo ha stremato tutti noi, portando la nostra pazienza ,e il nostro grado di sopportazione, alle estreme conseguenze.

Tuttavia, come avviene per ogni cosa in tutte le creazioni, anche questo sta per trovare il suo compimento. Anzi, tutto questo è già finito. Mentre la vera Luce ritorna ad essere la vera regina anche di questa parte di spazio, con tutte le bellezze e magnificenze che essa porta inevitabilmente al suo seguito.

E questo possiamo scorgerlo anche negli esseri che stanno venendo a dimorare su Gaia nell’ultima porzione di era. Splendidi esseri di Luce che, seppur non dovranno combattere come noi in maniera atroce con anomale accozzaglie di oscurità, ritrovandosi già completamente aperti, nei cuori, nelle menti, negli stessi intelletti, malgrado i condizionamenti e le manipolazioni ancora presenti, malgrado le loro stesse famiglie, che loro sono venuti a guarire, e illuminare, saranno i nostri più degni compagni d’anima, e, per certi versi, la nostra piccola ricompensa.

Chi ha scelto la Luce – termine improprio, perché per chi è Luce non si pone nemmeno il problema della scelta, atteso che non riesca a rinvenire, nel proprio Cuore, altre opzioni [accettabili] – trova un enorme sollievo, e nuove meraviglie di ampio respiro, nell’incrociare questi esseri dal Cuore aperto. Così, quando ci ergiamo a loro difensori, e soccorritori, perché ci rendiamo conto che chi ha il Cuore spalancato apre la strada inevitabilmente a tutta l’energia circostante – soprattutto a quella più densa – e particolarmente da parte di quegli esseri con i quali ha scelto di legarsi in qualche modo - la gelosia dell’uno, le ferite dell’altra, il dolore e la depressione, e gli attaccamenti di altri ancora - rischiando così di soccombere a quel cumulo di energie condensate che gli si scaraventano addosso, suscitiamo stupore e perplessità anche nelle persone a loro più vicine.

Perché non comprendono che il nostro essere protettivi riguarda innanzitutto quello splendido lavoro che loro stanno svolgendo nei loro stessi confronti.

E perché, chi ha scelto la Luce tende, sui piani come questo,  a vivere quasi esclusivamente per quei pochi attimi in cui può incrociare la propria anima con altri Esseri dalle ali spiegate e  grondanti d’Amore. Esseri che non trattengono alcunché di quanto viene loro trasmesso, riflettendo ed esplodendo in tutte le direzioni ogni singola particella di Luce che viene loro inviata.

A differenza di come avvenuto finora sulla terra, ciò che occorre cercare, in ogni interazione, in ogni rapporto che potremmo e dovremmo avere con qualunque altro essere, è l’equilibrio. Un equilibrio armonico, atto a garantire un dare-avere continuo e multidirezionale, avvolgente e coinvolgente.

Tutti i rapporti,  le relazioni, le stesse anche superficiali e quotidiane interazioni, falliscono miseramente quando non viene sostenuto l’equilibrio armonico, quando il dare-avere non viene agevolato in maniera corretta e proporzionata.

L’energia ha come costante il movimento. Così, quando scorre da un essere ad un altro – da Cuore a Cuore – necessita sempre di ulteriori impulsi, in variegate direzioni, comprendendo la sorgente e la parte che l’ha originata [alla quale comunque, anche se dovesse essere compulsata verso altri indirizzi e rotte, prima o poi farà ritorno]. Se viene bloccata, se una delle parti in gioco la trattiene per se, le conseguenze non potranno che essere sinistre. Chi continua con gli “impulsi” prima o poi esaurirà le sue scorte – o, se è meno ingenuo, smetterà i suoi sforzi, volgendosi altrove per le sue esigenze di vita. Il lato che tenderà a trattenere, non avrà effetti più vantaggiosi. L’energia che ristagna tenderà ad imputridirsi, proprio come l’acqua stagnante - non trovando più in se alcuna nobile utilità.

Ma, come si diceva, tutte queste tossicità, e anche questo genere di relazioni malsane e poco salutari, stanno per essere nuda memoria anche per questa radiosa Nave cosmica, per divenire presto interessante materiale per qualche manuale di storia antica delle prossime scuole del mondo.

E questo, grazie anche a quegli esseri ai quali accennavamo prima, che hanno scelto, quale senso della propria vita, la liberazione di ogni gioco e di ogni attore, prediligendo a qualsiasi altra alternativa, l’Unione in seno al Creatore.               

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 

 
 
 

La Grazia della Grazia.

Post n°258 pubblicato il 26 Gennaio 2019 da RoHarLu

Noi siamo infinito, e l’infinito è il nostro più peculiare elemento distintivo. L’universo è la nostra casa, e quando ci identificheremo con l’intero universo, gli indefiniti universi saranno la nostra logica casa.

Per successive aggregazioni e unioni, conquisteremo sempre maggiori porzioni di ciò che realmente siamo, di ciò che rappresenta la nostra vera e sola origine, e, quando arriverà quel tempo, senza tempo, e al di là di ogni tempo, avremo catturato nel Cuore di quell’essere che saremo, ogni avventura che sia mai stata inventata e vissuta in qualsiasi processo di manifestazione mai avvenuto.

È vero che spesso ci perdiamo nei nostri piccolissimi dettagli. Ma non esistono problemi piccoli o grandi nella creazione. Esistono solo quelli che viviamo, perché  solo quelli generalmente riusciamo a vedere in quel particolare lampo, e ampiezza di coordinate.

Uscire fuori da ogni spazio mai inventato è solo Grazia. E la Grazia dipende solo dalla Grazia.

Il processo di risveglio ha attinenza esclusivamente con l’individuo. Ognuno sceglie, in un modo o nell’altro – tenuto conto di ogni circostanza o situazione, interna ed esterna – il proprio momento, e chi è con lui ad ogni istante, è parte integrante e sostanziale di quel processo.

A volte ci guardiamo attorno, e in un attimo di vera veglia, il nostro Cuore riesce a scorgere una miriade di volti “familiari”. Quelli che sono venuti a pungolarci, quelli che, sapevamo, avrebbero scelto la via del non Amore, e quelli che compongono la nostra più intima famiglia.

È vero che l’Universo è la nostra casa, ma per tanti questa è solo la meta [intermedia] dell’arco vitale della propria anima come ente “individuale”.

Ed è anche vero che persino alcuni di quelli che ci creano “problemi” potrebbero appartenere alla nostra famiglia d’anima. Tuttavia, ad ogni istante, sono quelli che in qualche modo ci coinvolgono che attraggono maggiormente il nostro interesse.

Li vediamo totalmente immersi, a volte, nelle rispettive problematicità, come lo eravamo noi, e, in verità, come lo siamo tutt’ora, seppur in modo sempre più diverso, e vorremmo gridare loro con tutta la nostra energia e il nostro Amore – che è solo il vincolo che ci lega - di lasciare andare, che presto accederemo a modalità esistenziali più adatte al nostro livello coscienziale, e di desiderare ed attivare nuove possibilità, accedendo alle nostre reali potenzialità.

Vediamo i loro sguardi perplessi e non riusciamo a capire allora come regolarci. Non perché non sappiamo che anche per loro arriverà quel “momento”, ma solo perché non vogliamo essere “soli”, e desideriamo altri come noi con i quali “giocare” e percorrere quella via, a tratti gioiosa, a tratti faticosa e intrisa di delusioni.

Forse si penserà che sia in un certo senso una estrinsecazione del proprio “ego”. Va bene, ma chi non desidera il massimo bene per i propri compagni, e le proprie anime gemelle?

La Grazia è sempre disponibile. Questo, forse, lo abbiamo imparato. Perché noi siamo la Grazia, e la Grazia è tutt’uno con noi, per nostro diritto di essenza, di vita e  d’origine.

Ma in un mondo duale, la Grazia è qualcosa di [illusoriamente] “separato”. Un ospite più o meno accetto che tende a presentarsi periodicamente al nostro uscio, bussando delicatamente e amorevolmente, nell’attesa che saremo pronti a fidarci totalmente di quel lembo di noi stessi, e riusciremo a dischiudere quel passaggio, che è solo quello per il nostro Cuore – o, perlomeno, a permetterne almeno uno spiraglio, perché cominci a costituire per sempre unità attiva delle nostre esistenze. 

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

Namasté!

 
 
 

La Condivisione dell’Essere che si È..

Post n°257 pubblicato il 19 Gennaio 2019 da RoHarLu

 

Noi siamo infinitamente liberi, fin dall’origine. Anzi, siamo al di là dello stesso concetto di libertà, che sarà poi meglio definito da noi stessi nella qualità di co-creatori dell’immensa realtà.

Comunque, quella libertà non compromette la naturale connessione tra tutti gli esseri, e l’unione che ne sta alla base.

Il modo in cui poi utilizzeremo quella libertà che è nostro diritto di essenza, sta in un certo senso a noi. Potremo limitarla per favorire una maggiore unione energetica nelle varie dimensioni, o potremo elevarla al massimo grado possibile nella perfetta identificazione con il Primo Creatore dell’universo.

In verità, quando scegliamo di condividere qualsiasi parte di noi, o noi stessi, non si può in alcun modo parlare di limitazione della propria libertà. Perché tutto nasce comunque da una scelta sovrana, quantomeno al momento iniziale, e perché la libertà, e le scelte che ne conseguono,  sono date – come rileva qualche maestro - al fine di rendere ”conosciuto” lo “sconosciuto”. Mentre, le molteplici combinazioni attivabili serviranno a garantire l’indefinita esplorazione delle potenzialità di quella specifica manifestazione, sostenendo, nei nuovi inizi, ulteriori occasioni espressive dell’Essere.

In questo piano, gravemente duale, la condivisione lamenta grosse difficoltà di attuazione e relativa concretizzazione.

Le interazioni si sono talmente complicate, partecipe una sovrastruttura di manipolazione e condizionamento non sempre percepibile, che le stesse scelte non sono più praticabili. Diventa tutto “obbligato”, ”karmico” direbbe qualcuno, anche se non esiste nulla del genere a livello del Creatore, neanche tra le “leggi” dallo stesso in qualche modo poste.

Gli esseri si incontrano, spartiscono aree, usanze, costumi, mode, azioni, movenze, la propria stessa esistenza, in maniera “costretta”, quasi avessero assunto un impegno precedente al quale non potrebbero, neanche volendo, astenersi.

Così, si dice spesso che ci si incontra magari solo per comprendere che non ci si debba, o non sia più necessario, incontrarsi, ci si sposa, o si intrattengono relazioni, solo per rendersi conto che non sia più necessario farlo, ci si ferisce, o ci si abusa o tormenta, solo per intendere che si può finalmente lasciare andare tutto, perdonare, e trasmutare quell’energia per sempre, e in tutte le direzioni e sequenze.

Al di là, come si rilevava, dell’aspetto “karmico”, che è più o meno una trovata dei cosiddetti “controllori” di questo sistema codificato che, in un qualche modo e senso, ci siamo imposti di sperimentare, e [forse] scardinare, il fatto indiscusso, che occorre sempre tenere in mente, è che le opzioni sono e saranno sempre praticabili, indipendentemente dallo stadio del processo esperienziale nel quale ci si trovi a muoversi, potendo sempre essere possibile cambiare idea, dire “basta” o “ancora”, o modificare, e controllare in tutto o in parte, l’intera estensione della manifestazione che ci compete.   

E potremo anche scegliere se condividere i presunti possedimenti, o condividere noi stessi, prima che quelli.

In effetti, la quasi totalità delle interazioni, e condivisioni, si colloca a livello di “cose”. Ci si incontra e unisce perché coinvolti in un particolare gruppo sociale, o accomunati da una qualche affinità, o, ancora meno, da una qualche opera o iniziativa, e si “condivide” quella porzione di vita che quel contesto rivendica.

Finita l’appartenenza a quel gruppo, o quell’opera, o cambiate le priorità, finisce anche il legame, il nesso, il vincolo.

Non sarebbe drammatico se non lo si rendesse il più delle volte traumatizzante e poco piacevole. E se non separasse gli individui più di quanto li abbia in principio uniti.

Ciò accade, forse, perché non si è attivata la condivisione a livello dell’essere.

Noi siamo Luce, perché questo è l’inizio, e siamo Amore, perché questo è ciò che unisce.

Se si dovesse partire da questo, e condividere innanzitutto questo, l’essere quindi, quell’Amore che non possiamo fare a meno di provare, e che non possiamo nemmeno scegliere in quanto intrinseca parte di quell’essere che noi siamo, la separazione non potrebbe più avere luogo. Potremo scegliere altre vicende e situazioni, vivere esperienze diversissime e fisicamente molto distanti gli uni dagli altri, ma quell’unione di partenza non potrebbe mai venir meno, rimanendo sempre in grado di garantirci tutto il fascino e la bellezza del percorso.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  Namasté!

 

 
 
 

L’antico respiro del Primo Creatore.

Post n°256 pubblicato il 12 Gennaio 2019 da RoHarLu

Noi siamo quell’unica vita che è dietro ad ogni consistenza, e che si rivela come coscienza in tutte le cose, animate o inanimate.

Noi siamo Amore. Quell’Amore nato all’iniziale respiro del [Primo] Creatore, che tiene insieme ogni cosa, e che permetterà ad ogni cosa di ritornare alla Causa Originaria.

Qualche Maestro, tende a volte a ripetere che nella Creazione, “l’Amore non viene mai negato”. Cosa che potrebbe recitare quasi come una presunta direttiva del Creatore atta ad imprimere un tale principio in ogni aspetto della propria manifestazione.

In realtà, l’Amore, in qualsiasi forma si possa esprimere, e chiunque non può non averne dentro almeno un indizio, un sintomo, una testimonianza, non può essere negato semplicemente perché, sostanzialmente, tutto è stato generato da lì.

Comunque lo si voglia definire, comunque lo si voglia considerare, tutto sorge da atti di Amore, il quale ultimo segna così l’intero percorso di ogni ente ed opera, al di là delle singole tappe, e delle parti di oscurità che, per una qualche anomalia del sistema, tendano ad insinuarsi nella creazione di Luce [che, con l’Amore, condivide l’alito introduttivo del Creatore].

Il Creatore, come ogni Madre, non può scegliere se amare o meno i suoi figli. Purtroppo, o per grazia, è un problema che neanche si può porre.

La stessa cosa vale per qualsiasi essere di Luce, e, in verità, per qualunque creatura che conservi ancora quell’impronta primaria.

Gli atteggiamenti possono cambiare, i comportamenti ne conseguiranno, ma quella scelta preventiva, a livello di Cuore, psiche, e persino di anima, è loro preclusa.

Così, una volta risolta questa problematicità, del come avvicinarci a qualsivoglia altro essere, indipendentemente da come egli si muova, e disponga, nei nostri riguardi, per noi esseri di Luce - e tutti lo siamo, perché è quella la nostra prima formulazione, il nostro iniziale sintomo di consapevolezza – l’unico dilemma che si presenti è come infondere di quell’Amore qualsiasi cosa alla quale rivolgiamo la nostra attenzione, che sia un essere, un’azione, un idea, o la nostra più convinta e appassionata immaginazione.    

Perché, essendo Amore, non possiamo scegliere se amare o meno, potendoci porre piuttosto complicazioni di marginale serietà, relative, ad esempio, all’apertura di Cuore, alla disponibilità, all’accettazione, alla grazia, ma anche alla giustizia, all’ordine, all’integrità, oltre che all’empatia.

A volte, ci imbattiamo in esseri che abbiamo incrociato in altre “precedenti” [ma questo termine ha attinenza solo con un sistema di coordinate temporali propriamente “lineari”] espressioni su questo spazio [o anche su altri, cosa che comunque, poco importa ai fini di queste valutazioni].

Dopo i primi impatti, si ripresentano, a volte in maniera alquanto “prepotente”, quelle ferite che quegli esseri, loro malgrado, ci hanno inferte, o, empaticamente, potremmo percepire quelle lesioni che in quella stessa o in altre circostanze, abbiamo loro procurate.

Il riavvicinamento diviene così molto doloroso. Anzi, quasi impossibile di primo acchito. Cosa che tutti gli abitanti di questo piano, in maniera cosciente e/o consapevole o meno, hanno regolarmente e ripetutamente registrato nelle proprie esistenze.

Di frequente, in questi casi, ci si accosta, magari più e più volte, per riallontanarsi prontamente.

Molto spesso il gioco non riesce nemmeno a concludersi in un solo arco vitale, in quanto la mente, le emozioni, lo stesso corpo, non riescono a gestire l’intera afflizione che in qualche modo tende a riemergere.

Questo però, nell’ora in cui ci si sta raccontando, rappresenta un momento particolare, quasi esclusivo, della storia di questa dimensione ed estensione.

I controllori, i manipolatori, che hanno scelto di ignorare, pur temporaneamente, quella scintilla d’Amore che contrassegna tutti i discendenti del Primo Creatore, vengono messi al bando, cosa che farà godere la comunità di Luce di molta più libertà nelle proprie molteplici richieste di interazione.

Per tale motivo, ignorando la mente, che è spesso preda e portatrice di quei dubbi, perplessità e paure, emanati dalle varie strutture di dominio, potremo finalmente darci, e dare a chiunque, un’altra chance di guarigione.

Perché, come si diceva, non possiamo scegliere se amare o meno. Per gli esseri di Luce, questa opzione è comunque “negata”.

La scelta invece, rimane quella di riavvicinarsi, sopportando gentilmente il dolore, e garantendo finalmente a quell’Amore di rivelarsi, a qualsiasi livello – fisico, emozionale, mentale, intellettivo, animico – vorrà farlo. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

I lineamenti della Luce..

Post n°255 pubblicato il 05 Gennaio 2019 da RoHarLu

Noi siamo Luce. Infinita, perfetta.

Qualcuno potrà ribattere. “No, noi siamo tutt’al più esseri di Luce”!

In realtà noi siamo la stessa Luce che è quella prima, remota, espressione del Creatore.

Così, quando si dice: “Scegliamo la Luce”, si può solo intendere una delle indefinite modalità esistenziali riferibili a particolari circostanze e coordinate spazio-temporali. Perché non può scegliere la Luce chi non ha mai smesso di essere Luce, nella misura in cui quella rappresenti la sua unica e reale natura.

Il Creatore in effetti, non potrebbe mai determinare differenziazioni tra le sue varie manifestazioni. Così, tutto ciò che è derivato, dopo il primo accenno di coscienza, rimane allo stesso e identico modo, parte di lui, e a lui indissolubilmente legato e connesso.

Chi, o ciò, che se ne è in qualche modo allontanato, intendendo con questa espressione una appena percettibile distorsione della volontà impressa alla manifestazione primigenia, ha solo “accelerato” l’inevitabile per l’intera focalizzazione energetica della consapevolezza iniziale. Il ritorno cioè, all’origine, alla Luce, o a ciò che è subito prima.

Con queste premesse, il gioco della creazione/rivelazione è veramente di esiguo conto, atteso che nulla, o poco più, può cambiare rispetto a ciò che tutto realmente è all’origine e fine di ogni cosa.

Eppure, nel gioco delle forme – e dei nomi – ogni cosa assume così tanto significato, e valore, e peso, che quella premessa sopra enunciata non riesce ad impossessarsi del benché minimo rilievo e pregio.

Come è stato detto: “Tutto è un’illusione, ma il dolore è vero!”..

Qualsiasi cosa viviamo, anche la più banale, anche la più insignificante, e minima, rispetto alla vastità del tutto, o di tutto il resto, acquisisce una tale pregnanza, una tale consistenza, da isolarci quasi in modo irreparabile da ciò che ci circonda.

Indipendentemente dalla ragione primaria che ci ha [forse] spinti ad addentrarci in questa densità, ardua oltre ogni immaginazione, l’identificazione, e la connessa generale amnesia, che ne sono derivate - con ciò che abbiamo accettato, in un modo, o in un senso, o in altri [modi e sensi], di interpretare sono così totalizzanti, che, per innumerevoli volte, non abbiamo potuto fare altro che chiederci – dopo i primi riecheggiamenti e i primi ritorni di coscienza – se veramente ne valesse la pena.

In effetti, chi sceglie la Luce, nel momento in cui, per qualche motivo, o per qualche anomalia del sistema, si appalesa distintamente il gioco degli opposti, oscurità/conoscenza, ottenebramento/chiarezza, confusione/illuminazione, lo fa solo per quell’Amore verso il Creatore, e conseguente sofferenza, che si sprigionano forti già nel momento in cui ci si accorga di una infinitesimale, pur illusoria, separazione. Trabocchetto che è poi alla base della multiforme ricerca di compensazioni, e, spesso, di degenerazioni, di varia natura, nell’universo della fisicità.

Ma, come si diceva, noi siamo lo stesso Creatore. E, alla minima traccia di congiunzione, grazie a ciò che siamo, grazie allo stesso “Io Sono” – che è il segno peculiare ed esemplificativo di questo Universo - ritorniamo saldi come non mai nelle nostre certezze, indipendentemente dalle circostanze esterne.  

E allora si che la vita, che è una ed infinita, assume un suo significato, e senso.

Il senso di chi, con la propria espressione, ha inteso “precisare” la personificazione stessa del Creatore. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

Tutte le forme dell’Amore..

Post n°254 pubblicato il 29 Dicembre 2018 da RoHarLu

L'Amore, dopo la Luce, è tra le prime emanazioni/trasformazioni del Creatore di questo Universo.

È chiaro che si tratta di fisionomie di Amore che noi, pur percependole, in quanto parti di noi, non conosciamo esattamente nelle loro prime impressioni nella forma.

Noi tendiamo ad apprendere profili di Amore molto stemperati, e, a tratti, condizionati [e manipolati], che riceviamo in eredità, e che ci vengono infuse, da chi, nel bene e nel male, possiede un qualche potere di suggestione su di noi.

Tuttavia, nella misura in cui esprimeranno, in qualche modo e senso, porzioni di quell'Amore primigenio, si tratterà pur sempre di manifestazioni dolci e gentili, anche per questa parte di spazio.

È altresì vero che ognuno, essendo diverso, e unico, in realtà, spiegherà una versione tutta propria di qualsiasi tipologia di Amore intenderà portare nella forma.

In effetti, è per tale motivo che una delle cose più interessanti, e divertenti, delle interazioni tra gli esseri, è rappresentata proprio dal modo in cui ognuno tenderà a rivelare, nei confronti di coloro che ha scelto di "amare", e del mondo con il quale ha scelto di rapportarsi, quell'Amore che ha selezionato tra un praticamente infinito assortimento di varietà e sistematiche comportamentali.

Chi è in qualche modo saldo sulla strada spirituale, intendendo con quest'ultima semplicemente il verso coerente di ritorno alla proprietà di se stessi, delle proprie origini e delle proprie potenzialità, al fine di incarnare coscientemente e consapevolmente la volontà del Primo Creatore del mondo di riferimento, predilige molto l'intimità, la quale, per sua peculiarità, consente di entrare più nel profondo degli altri che hanno assunto questa stessa decisione, al fine di conoscere in maniera più minuziosa le loro modalità espressive.

Ovviamente non tutti riescono ad autorizzare questo accesso, in quanto non tutti hanno ancora raggiunto un siffatto grado di accettazione di se stessi tale da superare quel sentimento di vergogna, tra l'altro spesso etero indotto, da consentire l'ingresso di altri nella propria "casa".

Quando però questo accade, è certamente una esperienza molto illuminante, che arricchisce enormemente tutti coloro che hanno la grazia di parteciparvi.

Questo vale per qualsiasi tipo di rapporto si scelga di intrattenere con altri, anche se  nei rapporti di coppia, comunque, e in qualsiasi modalità, li si scelga, tenderà  ad assumere un significato ancora più pregnante, atteso che, su questo piano,  i vari reciproci trascorsi hanno generato innumerevoli problematicità, con compositi traumi, ferite e sconvolgimenti, atti a bloccare gli esseri, e ad impedire loro in molti modi di avvicinarsi "troppo" [pena il dolore, che, con la consapevolezza tuttavia, potrebbe essere facilmente superabile].

Il senso di mancanza determinato dall'ignoranza delle proprie origini, che caratterizza questa dimensione, porta a farci sentire spesso non amati, o non amati abbastanza. C'è sempre un senso di vuoto, che, nella gran parte dei casi, ci porta ad avvertire una quasi totale assenza di comprensione da parte dell'ambiente, e degli esseri, circostanti.

In verità, siamo noi che dobbiamo "comprendere", visto che tutto ciò che riusciremo ad includere, conglobare, nel nostro campo, sentendolo parte indissolubile di noi, aggiungerà un altro tassello nel percorso di ritorno al tutto ciò che [sempre] siamo.

Ma, al di là della parte più esoterica del messaggio, è nella scoperta dell'altrui "modo di amare" che potremmo, seppur in parte, risolvere alcune delle nostre presunte insufficienze e/o malintesi. Perché, spesso, siamo amati, ma non nel modo che intendiamo, o siamo soliti conoscere.

Per questo la disponibilità e l'apertura a qualsiasi aspetto e configurazione di cura, interesse, e considerazione, può essere auspicabile.

Sarà alla fine come quando si esce per la natura, e, rinvenendo, nelle varie distese, fiori di ogni colore, struttura e qualità, tutti in ugual modo meritevoli di attenzione e ammirazione, si sarà in grado apprezzarne stato e valore. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

 

 
 
 

A proposito della propria Famiglia d’Anima..

Post n°253 pubblicato il 09 Dicembre 2018 da RoHarLu

All’Inizio era l’Uno, e quell’Uno diventò i Molti.

Magari prima di quell’inizio neanche si poneva il problema dell’uno e dei molti, ma questa è ovviamente un’altra sezione del ragionamento.

La circostanza che qui sembra interessare è quella che fotografa il momento in cui il primo creatore pervenne all’emanazione di una sequela di nuovi creatori. E, non potendo generarli in maniera differente da ciò che lui stesso era, mantenne in capo a ciascuno di essi ogni potenzialità e abilità, comprese quelle di dare origine, a propria volta, a nuovi creatori, oltre che ad infiniti universi.

Questo paradigma sembra ripetersi in tutto il propagarsi dell’Opera. Così da una unità deriva una appropriata molteplicità, con caratteristiche tali, per ciascuna porzione, di essere in grado di costituire alfine l’intero, senza che ognuna perdesse comunque, e realmente, mai la propria intrinseca completezza.

Così, tutto l’universo [o forse più correttamente, “tutti” gli Universi] deriva da una sola Unità, e ciascun lembo, a sua volta, da nuove “unità”, che di quella prima formano sostanzialmente il tutto ciò che quella sempre è.

È possibile ovviamente che tutte le parti, pur essendo intrinsecamente una sola unità, siano molto differenti l’una dall’altra, secondo il concetto, o strumento conoscitivo, che ognuno possiede, o utilizza, per l’acquisizione e la comprensione di ciò che lo circonda.

Pertanto, tutti noi scaturiamo da unità sempre più complesse, nelle quali, lungo il percorso di ritorno al Creatore, ci “riassorbiremo”, per dare corso – in un nuovo ciclo - a nuove esplosioni di fantasie creative.

Ora, quando parliamo di “famiglie” o “gruppi” d’anima, ci riferiamo ad una di quelle unità intermedie, frapposte tra noi e il (primo) creatore, dalle quali discendiamo, per uno sviluppo coordinato di scelte, ed esperienze, cognitive di un qualche tratto di realtà.

Ovviamente il termine “coordinato” sopra adottato, non deve in alcun modo far pensare ad una serie di oggettività facilmente comprensibili e/o comodamente accettabili nelle rispettive concretezze di riferimento, atteso che sia assolutamente plausibile - rappresentando, anzi, con molte probabilità, un fenomeno molto comune nell’ambito del conoscibile – che all’interno di questo stesso gruppo, o famiglia, vengano chiamate a convivere realtà e verità dissimili e, apparentemente, enormemente distanti le une dalle altre.

Questo è anche per dire che, nella ricerca di quegli esseri che magari fanno parte del nostro “nucleo familiare” [Ceppo Animico], e che intuitivamente, o percettivamente, riconosciamo come nostri fratelli e sorelle, forse  - ma, chiaramente, solo forse – non dovremmo fermarci alle esplicite, e più o meno, manifeste, pur, forse, illusorie o superficiali, diversità, ma andare, caso per caso, frammento dopo frammento, alla ricerca di ciò che sicuramente più unifica, e che rimane (più) stabile alle fondamenta, precipuamente a livello di Cuore - di ciascuno e dell’altro.  

Si dice che l’Unione faccia la forza, così, stare insieme, associarsi, raggrupparsi, può dare l’idea di una legittima e istintiva “necessità”, soprattutto in un mondo che, di primo acchito, si presenta come una eterna lotta di idee, e di rappresentazione delle esistenze, oltre che dello stesso Universo.

Tuttavia, l’Unità, come magari potrà desumersi da quanto espresso all’inizio di queste considerazioni, è più che una necessità dell’essere, palesandosi invece come intrinseca parte della sua stessa natura. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

La comunicazione degli inizi..

Post n°252 pubblicato il 02 Dicembre 2018 da RoHarLu

Dopo che ci siamo divisi dal creatore, ciascuno alla ricerca delle proprie sperimentazioni, e delle possibilità esplorative di quell’accenno di manifestazione, non abbiamo mancato neanche di perderci nell’aggrovigliato labirinto di quella parte del tutto.

Le opportunità e le circostanze erano molteplici, pur all’interno di una qualche forma di pianificazione, così venne facile per qualcuno provare forme di superamento di sempre maggiore consistenza.

Fu quando ci si infiltrò in maniera vigorosa nelle densità più fitte che si originarono confusione, dubbi, e problematiche varie nella chiara visione.

Chi conservava ancora un minimo di consapevolezza, ma in quell’attimo, per il tramite di quella parte di creatore che si celava nel suo intimo,  aveva perso il filo di collegamento con la Sorgente, cominciò ad interpretare male le possibilità di estrinsecazione del potere creativo, cominciando a avvertire in quell’ammasso di disordine una buona occasione per saggiare forme di manipolazione, condizionamento, suggestione e controllo, atte a trattenere altre anime, come lui derivazione di quella stessa Sorgente, in forte limitazione e soggezione.

Noi tutti siamo uno. Così, in un attimo, possiamo accedere l’uno all’altro, e “comprenderci” in qualsiasi modo dovessimo scegliere. Ma, nella confusione, queste opportunità si perdono [provvisoriamente], e i collegamenti diventano meno percettibili, e più tortuosi da gestire.

Nel momento attuale – pur tuttavia anch’esso di breve transizione – non solo ci esprimiamo a parole, cosa che rende già ardue varie altre forme di comunicazione, ad esempio a distanza o con esseri di eventuali altri piani e dimensioni, ma, addirittura, quegli stessi termini adoperati risultano già di difficoltosa interpretazione. Non solo perché utilizziamo abitualmente linguaggi differenti, ma perché, pur avvalendoci degli stessi idiomi, tendiamo ad attribuire a locuzioni, parole, voci, e altre forme espressive - atteggiamenti, segni, gestualità, comportamenti - significati talmente dissimili – frutto di nostre esperienze e altre interlocuzioni più o meno gradevoli in differenziate realtà – che una onesta e corretta forma di dialogo tra due parti, pur entrambe animate da ogni migliore intenzione, ma, forse, di molto poche pazienza e umiltà, come è altamente frequente su questo piano, risulta pressoché impossibile.

Abbiamo immagazzinato, nel corso delle nostre tante peregrinazioni, così tante informazioni, e pregiudizi, e concetti e preconcetti, e ci siamo così tanto convinti, o qualcuno di nostra “simpatia” ci ha così tanto convinto, di questo o quello, che qualsiasi fatto, vicenda, evento, ancora prima di nascere, entrerà in maniera rigida e incontrollata in una “categoria” dei nostri archivi, e, senza appello alcuno, e senza varianti alcune, da lì mai più uscirà.  

E in nessun caso garantiremo alcun beneficio, di dubbio o verità, a questo o quello, perché, nella confusione estrema, e a tratti oscura, dei codici ai quali abbiamo dato credito, tutto questo non può essere contemplato, pena il crollo delle nostre già fragili esistenze.   

Il fatto è che non solo abbiamo dimenticato [e ci hanno fatto dimenticare] quella forma di comunicazione da Cuore a Cuore la quale rimane la sola istintiva, vera, immediata e integrale nelle sue forme conoscitive, ma tendiamo anche ad ignorarla coscientemente, quasi come fosse un danno per l’intero equilibrio del nostro essere.

Altro fatto è che abbiamo smarrito uno dei più solenni fini del nostro viaggio verso l’abbraccio incondizionato all’universo intero, che era quello di ammirare la solenne Opera dell’Essere Uno e dei Molti che egli è ad un certo punto temporaneamente e illusoriamente diventato.

Anche se non bisogna mai disperare, perché in un attimo possiamo riscattarci, e fermarci, attendendo, nell’attenzione finale, cosa di se stesso, quel singolo aspetto di creazione, vuole esprimere, e trasmetterci. Riprendendo in quel modo, quell’Unità con noi che, comunque, mai aveva lasciato. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 
 
 

La scelta d’Amore..

Post n°251 pubblicato il 01 Dicembre 2018 da RoHarLu

 

Quando tutto iniziò, quell’essere che era Uno non aveva ancora idea di come si sarebbe sviluppato lungo il percorso di espansione, e, più tardi,  in quello di contrazione, seppur tutto fosse potenzialmente contenuto in ciò che egli era.

Nel qui ed ora, essendo concentrati in una minuscola parte di creazione, all’interno di una infinitesima porzione di spazio, facciamo fatica anche solo ad immaginare che questo gioco sia iniziato in un qualche modo, andando avanti in svariatissimi altri, senza altresì accennare in alcun senso a fermarsi.

Senza contare poi le volte che il processo possa essersi verificato, in un infinito del quale abbiamo difficoltà a conoscere termini, gradi e contorni.

Così, pur non sapendo come eravamo agli inizi, sappiamo tuttavia come siamo ora, o, perlomeno, ne serbiamo le possibilità, e se ci voltiamo un pizzico all’indietro, ma anche se scrutiamo quanto ci orbiti intorno, possiamo vedere anche quanto siamo cambiati, e quanto abbiamo guadagnato in integrità, onore e Amore per noi stessi.

Spesso non possiamo non notare che altri che vivono nei nostri pressi, facciano più fatica a conquistare se stessi, e a rispettare la propria autentica natura anche, la quale ultima, risalendo nei tempi, deriva da quella stessa fonte dalla quale ogni cosa è quindi scaturita. Così manifestano altresì grosse problematicità alla considerazione degli altri, delle altrui dignità, delle altrui regalità e sovranità.

Che poi questa carenza di attenzione rappresenta nella sostanza la vera degenerazione, nella sostanza il suo lato oscuro, della Creazione,.  

Il fatto ulteriore del non rispettarsi e del non amarsi, è che esso inevitabilmente porta anche a non concedersi ciò che più si desidera, a non donarsi alcunché, cosa che per i figli dello stesso creatore dovrebbe rappresentare poi la cosa più elementare del mondo.

Anche quando potrebbe bastare poco per cambiare il copione della propria vita - uno sforzo appena percettibile, una parola soltanto sussurrata - la tendenza a negarsi una qualsiasi felicità, e a farsi tempestare dalle frustrazioni e farsi sommergere dalle basse emozioni, e da esitazioni, titubanze, paure, dubbi e turbamenti, rimane sempre la costante su questo piano.

Investigare sulle forze esterne che contribuiscono a queste anomalie può essere utile, ma significa anche espropriarsi del proprio vero e reale potere.

Siamo la stessa essenza di quella Fonte alla quale prima si accennava, così non possiamo essere meno di quella, perlomeno qualitativamente. Quindi, credere in noi stessi, partendo da quella premessa, non può non essere un buon punto di partenza.

Dal confidare in noi stessi a convincerci, o, cosa migliore, concludere, che più che meritare di essere felici noi siamo anche quella stessa felicità, quelle emozioni, quell’Amore che tendiamo a proibirci, il passo è veramente breve.

Tutto passa ovviamente dalla scelta, perché, essendo creatori, possiamo optare per qualsiasi cosa, volgendoci persino in direzione della nostra indubitabile parte oscura.

Tuttavia la scelta più augurabile in questo tempo, in ossequio al nostro attuale standard di consapevolezza, è la scelta d’Amore, che è anche la celebrazione della maestosità delle nostre origini. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.  

 

 
 
 
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